Amore senza confini

Una donna sposata lascia il marito e si innamora di un medico che fa parte di un’organizzazione umanitaria attiva nei paesi del Terzo Mondo: la loro relazione continuerà per anni, attraverso vari continenti e altrettante emergenze umanitarie. La descrizione delle terribili condizioni di vita degli abitanti delle zone più arretrate del globo terrestre è descritta magistralmente, e trasmette l’idea dell’urgenza e dell’importanza di qualsiasi aiuto. Ma che diavolo c’entra la storia d’amore in tutto questo? Mistero… Fortunatamente la presenza scenica di Owen riesce quantomeno a tenere in piedi il suo personaggio. J-D-C Scope.

A Mighty Heart – Un cuore grande

Il 23 gennaio 2002 il mondo di Mariane Pearl è cambiato per sempre. Il marito Daniel, responsabile per il Sud dell’Asia del Wall Street Journal, sta facendo delle ricerche per ricostruire la vicenda di Richard Reid, l’uomo che tempo prima aveva cercato di far saltare un aereo imbottendosi le scarpe di esplosivo. Le sue indagini lo portano a Karachi, dove un intermediario aveva promesso l’accesso ad una fonte preziosissima. Quando Danny è uscito per andare all’appuntamento ha detto a Mariane che forse sarebbe arrivato tardi per la cena. Non è mai tornato. Questo film racconta la disperata ricerca di Daniel da parte della moglie Marianne. Tratto dal libro di Mariane Pearl Un grande cuore: La vita e la morte coraggiose di mio marito Danny Pearl.

Falso tracciato

Negli Usa non ci hanno sputato sopra, e hanno anzi ventilato dei paragoni con
M.A.S.H.
. Perché viene descritto un gruppo di controllori di volo che sono dei cretini totali, interessati solo a battere record, gonfiare i muscoli e cornificarsi a vicenda. Peccato solo non sia una satira, e non ci sia la minima ironia nella descrizione dei personaggi. Cusack è un bulletto che entra in crisi quando arriva un nuovo collega, Thornton: il quale non solo va in giro con una penna in testa perché è mezzo indiano, ma è anche molto più spericolato e ha una moglie (Angelina Jolie) molto più giovane e sexy. Siccome il budget è ridotto, non succede nessun disastro aereo. In compenso nell’ultima mezz’ora il film prende due svolte: prima New Age (con Thornton che, con un’esperienza estrema, riaggiusta i chakra di Cusack), e poi romantica (con Cusack che si fa passare alla radio la moglie che sta viaggiando in aereo, e le canta una canzone). Da non crederci. Soprattutto per i nomi coinvolti.
(alberto pezzotta)

Hell’s Kitchen – New York City

Dopo aver scontato cinque anni di galera per un omicidio che non ha commesso, Johnny ritorna a Hell’s Kitchen, leggendario quartiere malfamato di New York. Qui trova ad attenderlo la sua ex ragazza, che gli attribuisce la morte del fratello e intende ucciderlo. Per stare lontano dai guai Johnny va da Lou, ex pugile che lavora come stalliere. Avremmo fatto volentieri a meno di Hell’s Kitchen , filmetto di un paio d’anni fa ripescato per sfruttare l’appeal divistico conquistato nel frattempo da Angelina Jolie. Comunque, vedere per credere: c’è vita dopo l’ultracult (negativo…) The Boondock Saints . Cinciripini adora Scorsese, Ferrara, Spike Lee, ma non ha capito niente di cinema. Tra scene madri prive di qualsiasi afflato drammatico, dialoghi sentenziosi che gridano vendetta al cielo, attori che vanno a ruota libera si finisce per rimpiangere un filmetto come Bobby G. Can’t Swim e persino la furia distruttrice – pre-Dogma – di Gravesend (opera prima di Salvatore Stabile). Rosanna Arquette che canta strafatta «Ho bisogno che Gesù muoia di nuovo per i miei peccati» è cool, ma dura pochi secondi. Il resto è inguardabile. Nei titoli di coda viene ringraziato Peter Gabriel, ma non si capisce cosa abbia fatto. (giona a.nazzaro)

Lara Croft: Tomb Raider

Va bene per gli appassionati di videogiochi. Per chi va matto per gli effetti speciali, il ritmo forsennato, le storie inverosimili… E per chi apprezza la bellezza di Angelina Jolie. Il film, ispirato al popolarissimo videogioco, è un kolossal americano degli effetti speciali. Lara Croft è la figlia di un archeologo che le ha lasciato la chiave per decifrare il mistero del tempo. Quando i pianeti sono allineati, quando ci sarà un’eclissi, allora due pezzi di una pietra incisa (naturalmente uno in un continente, l’altro dalla parte opposta del globo) dovranno essere riuniti per diventare padroni dello spazio e del tempo. Inutile dire che lady Croft, bravissima, intelligentissima, agilissima (si rilassa prima di andare a dormire facendo acrobazie da circo librandosi su liane di cuoio a decine di metri da terra…), scaltrissima, troverà i pezzi mancanti, li ricongiungerà al momento giusto e nel posto giusto, eliminerà i cattivi e vincerà… Se la vede con mostri di acciaio comandati per ucciderla (e li stronca lei), con interi battaglioni di omaccioni armati fino ai denti (li stermina), con statue di pietra di budda giganti che si animano e con le loro sei braccia cercano di colpirla (sbriciolerà anche le statue)… Restando, per carità, senza un graffio, con le sue canottiere aderentissime come fossero appena stirate, con la lunga treccia in ordine… Aggiungete, una società segreta (gli Illuminati), un babbo morto che riappare alla figlia…

Girato in tre continenti (si passa in un amen dalla Gran Bretagna, all’Islanda, a Venezia, alla Cambogia), costato uno sproposito, avrà tra poco un seguito per il quale Angelina Jolie è già stata scritturata. Nel film la figura del padre di Lara Croft, lord Croft è John Voight, padre dell’attrice anche nella realtà.

The Good Shepherd – L’ombra del potere

Storia avvincente di un giovane emotivamente represso che a Yale viene reclutato per un lavoro di spionaggio durante la seconda guerra mondiale e che in seguito entrerà nella nascente Central Intelligence Agency, anche se ciò significherà un enorme sacrificio della sua vita famigliare. L’immaginaria sceneggiatura di Eric Roth (basata su fatti reali) spiega parecchie vicende e offre un’ottima prospettiva interna sulla natura dello “spy business”. De Niro usa, con buon successo, Il padrino come forma drammatica. Damon è ottimo nel suo ruolo e circondato da attori ben scelti per ciascuna parte, poco importa se piccola. Eccezionale fotografia di Robert Richardson. Una nomination agli Oscar per la Migliore Scenografia.

Fuori in 60 secondi

Un famoso ladro di automobili di lusso (Cage), da tempo fuori dal giro, è costretto a riprendere l’attività per evitare al fratello (Ribisi) una brutta fine; il mandante è un supercattivo senza pietà (Eccleston). Per aiutare il fratello, accetta l’ultima missione: rubare 50 automobili in un colpo solo… Ispirato a una pellicola del 1974 (
Rollercar, sessanta secondi e vai!
di H.B. Halicki),
Fuori in 60
secondi è un filmone fracassone che cade nel peccato più grave per un lavoro di questo tipo: la noia. Strano, ma non si riesce più a trovare un giocattolone ad azzeramento generale di cervello capace di divertire senza offendere la decenza.
Fuori in 60 secondi
cerca disperatamente di cogliere lo spirito leggero di molti heist movies degli anni Sessanta e Settanta, ma ruzzola perché pretende anche di essere aggiornato ai tempi. Quindi via con una musica assordante e mod (tra Moby e Groove Armada, più un orripilante pezzo dei Cult) e con una galleria di facce finte da far paura (a parte Cage, che aggrotta le sopracciglia quando deve fare il pensoso, Angelina Jolie sembra Anna Oxa, Eccleston un ballerino scappato da
Tante scuse
, James Duval sbalzato direttamente da
Totally F***ed Up
di Araki, Robert Duvall e Delroy Lindo vecchi e imbarazzati, per non parlare dell’apparizione spaventosa di Grace Zabriskie, distrutta; Vinnie Jones è un buzzurro simpatico, ma soltanto perché non dice una parola). I personaggi sono tirati e buttati via, e i dialoghi delle sequenze «intimistiche» da far rabbrividire. Scott Rosenberg, che firma lo script, non ha mai più ritrovato la quasi-perfezione della sceneggiatura di
Cosa fare a Denver quando sei morto
, anche se
Generazione perfetta
non fa così schifo come molti affermano: evidentemente ci siamo persi pure lui. Il delirante inseguimento tra la polizia e Cage nel pre-finale non è da buttare, perché Sena non è Michael Bay (per fortuna), ma è il solo momento in cui ci si sveglia: per il resto non ci sono altro che le battute idiote dei membri della banda, che chiamati per il colpo se ne escono regolarmente con «Ormai sono fuori, mi spiace» e poi accettano tutti. La notte in cui finalmente si rubano le auto è eccitante quanto un cerotto. Qualsiasi tentazione di leggere questa bufala alla luce di passioni metalliche, erotismo meccanico o simili è da ghigliottina. (
pier maria bocchi
)

L’ombra del potere – The Good Shepherd

Storia romanzata di Edward Wilson, uno dei fondatori della CIA. Entrato nei servizi segreti nel corso della seconda guerra mondiale, Wilson dovrà sacrificare la sua vita personale e i suoi affetti familiari per il bene della patria: una scelta che lo logorerà nel profondo.

Tomb Raider II – La culla della vita

Nell’isola di Santorini, in Grecia, Lara Croft scopre un tempio risalente all’epoca di Alessandro il Grande, completamente sommerso dal mare. All’interno delle rovine trova un codice per raggiungere il vaso di Pandora, che contiene il potere per il controllo del destino del mondo. Del vaso vuole impossessarsi anche Chen Lo, un malvagio cinese che lavora per il vecchio scienziato milionario Jonathan Reiss. Quando torna in Inghilterra, a Lara viene chiesto di recuperare il vaso di Pandora e di salvare il mondo dalla rovina. Affiancata nell’impresa dall’ex fidanzato Terry Sheridan, l’affascinante archeologa tenta di recuperare il prezioso oggetto, nascosto alle pendici del monte Kilimanjaro.
Sono trascorsi due anni dall’uscita nelle sale di Lara Croft: Tomb Raider, primo episodio della saga mutuata dall’omonimo videogame. La culla della vita, il secondo episodio, non porta con sé nulla di nuovo. La regia è stata affidata a Jan De Bont, che ha deciso di strafare. Molti, e a tratti superflui, gli effetti speciali presenti nel film, nel corso del quale un sonoro invadente stordisce lo spettatore, proiettato dalla vecchia Inghilterra ai paesaggi esotici dell’estremo Oriente in un’avventura che in ben pochi momenti riesce a coinvolgere fino in fondo. I personaggi, nel primo episodio ben caratterizzati dall’allora regista Simon West, non sembrano presentare la stessa carica ironica, rendendo i poco scorrevoli. L’atletica e superdotata Angelina Jolie si muove tra percorsi obbligati che sembrano studiati a tavolino ma non convince del tutto, riuscendo a far sorridere solo quando si barcamena tra terribili creature dalle dentature affilate e nemici invincibili, nei lunghi e spettacolari combattimenti che costellano la pellicola. Ma Lara Croft non ha davvero nulla a che vedere con lo spielberghiano Indiana Jones: il sentimento e il proverbiale sarcasmo dell’archeologo più famoso del grande schermo sono assenti. Quando le luci si riaccendono una domanda sorge spontanea: vale davvero la pena portare la Playstation al cinema? (emilia de bartolomeis)

Wanted – Scegli il tuo destino

Una killer apparentemente spietata deve trasformare un ragazzo timido, pigro e insicuro, che in realtà nasconde poteri fuori dall’ordinario, in una macchina per uccidere capace di sparare da veicoli in rapido movimento come auto, treni e metropolitane. Il ragazzo si trasformerà da umile impiegato in killer superdotato, prendendosi anche piccole-grandi rivincite sulla capoufficio che lo tormenta e sulla fidanzata che lo tradisce con il suo migliore amico.

Original Sin

Un ricco mercante di caffè sudamericano (Antonio Banderas), che non crede nell’amore, decide di sposarsi con una donna inglese conosciuta per lettera. Gli si presenta una bellissima donna (Angelina Jolie) con qualche lato oscuro. Poco dopo il matrimonio scoprirà che costei è una malvivente in cerca di soldi, ma l’amore è sempre più forte. Grottesco. Non c’è altro aggettivo per descrivere un film del genere. Una sceneggiatura sciatta, curata male, stanca nella narrazione, banale in quelli che dovrebbero essere i colpi di scena. La coppia di star non riesce minimamente a risollevare le sorti del film che, minuto dopo minuto, diventa sempre più insopportabile. Qualche centimetro di nudità della Jolie non vale certo il prezzo del biglietto. (andrea amato)

Changeling

Changeling

mame cinema CHANGELING - STASERA IN TV LA JOLIE DIRETTA DA EASTWOOD scena
Una scena del film

Basato sugli eventi avvenuti a Los Angeles nel 1928, Changeling (2008) ha come protagonista una madre nubile, Christine Collins (Angelina Jolie). In quello che sembra un giorno come tutti gli altri, Christine saluta il figlio Walter e si reca al centralino presso cui lavora. Tornata a casa, scopre che il bambino non c’è più. Hanno così inizio le ricerche, apparentemente senza risultato.

Tuttavia, cinque mesi dopo la scomparsa di Walter, la polizia afferma di aver ritrovato il bambino e lo comunica sia a Christine che alla stampa. Una volta arrivata alla stazione, la donna scopre però che il ragazzino accompagnato dalla polizia non è suo figlio. Eppure, i poliziotti insistono che si tratta proprio di Walter. Stordita da un mix di emozioni contrastanti, Christine prova a convincersi che quel bambino sia suo figlio, dicendo a sé stessa che probabilmente fatica a riconoscerlo per via dei mesi trascorsi nello stress e nella disperazione. Ma una voce dentro di lei non riesce a tacere: il ragazzino che ora ospita in casa non è Walter.

Resasi conto dell’inganno della polizia, protesta contro quest’ingiustizia, ma viene fatta tacere e internata in un manicomio. Sarà il reverendo Briegleb (John Malkovich) ad aiutarla a fare giustizia. Ma in questa lotta contro le autorità corrotte ci sarà posto anche per il ritrovamento di Walter? Che ne è stato del bambino?

Curiosità

  • Il film nasce da un’idea di J. Michael Straczynski, il quale ha più volte dichiarato di averlo studiato per molti anni, prima di riuscire a trovare un supporto finanziario adeguato. Per la stesura della sceneggiatura, Straczynski si è basato sulla serie di sparizioni ed omicidi conosciuti come Wineville Chicken Murders, storia strettamente associata a questo caso di malagiustizia, e a un altro caso di sparizione seguito dal Los Angeles Police Department.
  • A livello mondiale, la pellicola ha incassato circa 111 500 000 dollari, e si è piazzata al 29º posto nella classifica per gli incassi totali del 2008/2009 in Italia e al 75º per gli incassi totali del 2008 negli USA.
  • Il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar, due ai Golden Globe, otto ai premi BAFTA e una al Festival di Cannes del 2009. Sempre in occasione del Festival di Cannes 2009, Clint Eastwood ha ricevuto il Premio speciale.
  • Per il ruolo di Christine, Angelina Jolie ha vinto i Satellite Award nella categoria Miglior attrice in un film drammatico.

Alexander

Esce in Italia il kolossal-peplo che Oliver Stone ha dedicato a un grande e mitico personaggio,
Alexander,
ovverosia quell’Alessandro Magno sulle cui scarse fonti storiche e tutte di seconda mano (come I vangeli) si è costruita una secolare esaltante mitologia.

Trattandosi di Oliver Stone, un regista che ha sempre affrontato tematiche politiche contemporanee con grande coraggio e passione, da
Platoon
a
JKF,
mi aspettavo qualcosa di diverso da Cecil De Mille o dal recente
Troy,
e in qualche modo non sono stato deluso dalle quasi tre ore di frenetica visione di sterminate e sanguinose battaglie, serpenti, grida e furori, intrighi familiari e di corte, balletti bizantini-tardo-romantici alla Massenet e amori gay dolcissimi, con annessa scopata etero molto animalesca; e includo anche un sospetto, un accenno di incesto tra la madre Olimpia e il figlio Alessandro.

Si capisce che Stone ci ha messo l’anima, crede a questo suo visionario e outrèe eroe, come se fosse un archetipo molto lontano di altri eponimi di storia americana, altrettanto mitizzata. Intanto la presenza sul set di un importante studioso, Robin Lane Fox – la sua estesa biografia è stata pubblicata da Einaudi, venticinque anni fa ma chi vuole qualcosa di più agile e più vicino a Stone consiglio Pietro Citati – garantisce una ricostruzione più scrupolosa del periodo, per lo meno per quanto concerne scenografie, costumi e annessi vari, e poi perché qualcosa di un’intenzione diversa, più profonda dell’esigenza spettacolare, traspare in questa congestionata e onirica follia del regista. Ed è appunto la sua follia, simile a quella del grande Michael Cimino: Stone ha costruito un’operona, costosa e rischiosa, che rischia di scontentare ogni tipo di pubblico: quello più «ricreativo» e meno «intellettuale», perché si annoia, si sperde nelle troppe ellissi, nelle sparate dittatoriali di Alexander, nei filosofemi di Tolomeo e dell’inserpentata Olimpia, e poi perché forse non gradisce «ancora» un eroe omo o bisex che sia, comunque sempre accompagnato dall’amichetto Efestione.

Ma rischia anche di scontentare l’altro pubblico, «intellettuale o intellettualoide», per una sceneggiatura che, a causa delle troppo scarse notizie storiche, si carica di melodramma verista e certe scene ricordano più
La cena delle beffe
di Sem Benelli che non tragedie elisabettiane. Dunque il meglio del film è tutto sommato nel suo empito visionario epico, dalle due battaglie strabilianti, quella di Gaugamela, in cui viene sconfitto l’esercito persiano e quella disastrosa in India prima del ritorno in Macedonia, a tutte le sequenze di massa, dagli spostamenti dell’esercito alle ricostruzioni ambientali.

Qui Oliver Stone è bravissimo nel suo inquieto inarrestabile muoversi tra primi piani e piani lunghi. Ma bellissimi sono anche alcuni momenti dell’educazione guerresca del fanciullo Alexander e alcune soluzioni finali, come la morte e ciò che precede gli ultimi istanti del protagonista, in cui Stone sembra quasi emulare (forse inconsciamente) Jarry o Vitrac, quindi l’eccesso del teatro dell’assurdo. E questa visionarietà «assurda», a metà strada tra il ciarpame sembenelliano e la genialità surreale, che salva il kolossal dalla sua destinazione irrimediabilmente kolossale. Forse ci voleva un po’ di coraggio in più. Per esempio, altri attori: Colin Farrel, Alexander, inclina il collo a sinistra come raccontano le cronache, ma con un fare troppo vezzoso su una faccia immancabilmente da bamboccio Wasp; idem per l’amico Efestione, ovvero Jared Leto: entrambi sembrano più adatti a una discoteca gay che a epiche imprese; la madre Olimpia, alias Angelina Jolie con labbra rifattissime e quindi molto barbare, sembra piuttosto un’artista da circo pronta per il suo numero di serpenti.

Nella sua volgarità guerresca Val Kilmer, Filippo, padre dell’eroe, mi sembra quello più in parte; irriconoscibile Anthony Hopkins, nel ruolo del vecchio rincoglionito Tolomeo, colui che nella biblioteca di Alessandria racconta la storia a cui ha preso parte da giovane: a lui viene affidato il messaggio ambiguo della leggenda vivente, erede di Achille o fanatico sterminatore e conquistatore, o tutte e due. Meglio lasciar perdere. Del resto le memorie di Tolomeo sono bruciate insieme alle biblioteca.
(piero gelli)

Sky Captain and the World of Tomorrow

Elaborato omaggio ai serial mattutini del sabato e alla loro visione del futuro, ambientato nel 1939. Law è un eroe mercenario, la Paltrow una audace giornalista sua ex fidanzata, Ribisi il suo braccio destro e la Jolie l’esotico capitano di uno squadrone anfibio. Tutte le ambientazioni sono ricreate al computer (curate dall’autore e regista Conran) e sono molto belle, ma non fanno altro che sottolineare l’artificialità del film. I vecchi serial erano dinamici, questo film è inerte. Ribisi e la Jolie sembrano quelli che si divertono di più. Il compianto Lawrence Olivier appare su uno schermo gigante, che ricorda il Mago di Oz. Law è anche co-produttore.