Ambizione

Nell’Ottocento, un commerciante di legname (Edward Arnold) riesce a costruire un impero dal nulla, ma sacrifica l’unico vero amore della sua vita. Iniziato da Hawks, il film venne terminato da Wyler dopo che il primo fu allontanato dalla produzione. Il risultato non è quindi tra i più omogenei, specialmente dal punto di vista stilistico, ma è comunque notevole. Frances Farmer, nella sua migliore interpretazione cinematografica, ha il doppio ruolo di una giovane ballerina di saloon e (diversi anni dopo) della figlia della stessa donna. Walter Brennan vinse il suo primo Oscar come miglior attore non protagonista (nella stessa categoria si aggiudicherà altre due statuette nel 1938 e nel 1940). (andrea tagliacozzo)

I migliori anni della nostra vita

Un classico rimasto inalterato nonostante il passare del tempo, che racconta il ritorno a casa di tre reduci americani della seconda guerra mondiale. La sceneggiatura di Robert Sherwood, ispirata al romanzo di MacKinlay Kantor, cattura perfettamente gli umori degli Stati Uniti del periodo postbellico. Sette Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, attori (March e Russel), montaggio (Daniel Mandell) e colonna sonora (Hugo Friedhofer). Russel, che è davvero un reduce (ha perso una mano in guerra), è stato insignito anche di un premio speciale dall’Academy, per “aver dato coraggio e speranza a tutti i veterani”. Un remake per la tv nel 1975, Returning Home, con Tom Selleck e Dabney Coleman.

La voce nella tempesta

Questa emozionante versione del romanzo di Emily Bronte si ferma al diciassettesimo capitolo, ma gli spettatori non disperino: regia sensibile e recitazione d’alto livello esaltano questa storia magnifica di amore condannato, ambientata nell’Inghilterra pre-vittoriana. Ammaliante e imperdibile. La suggestiva fotografia di Gregg Toland vinse l’Oscar (e il film ricevette altre otto nomination). Sceneggiato da Ben Hecht e Charles MacArthur. Rifatto nel 1953, nel 1970, nel 1992 e nel 2003 per la tv via cavo.

L’uomo del West

Eccellente racconto che ha per oggetto le dispute terriere che degenerano nel vecchio West, con Brennan nei panni del volubile giudice Roy Bean (ruolo che gli è valso il suo terzo Oscar). Debutto cinematografico per Tucker. Disponibile anche in versione colorizzata al computer.

Ben-Hur

Ben Hur, principe ebreo, viene tradito dal suo amico d’infanzia Messala, un tribuno romano, e condannato al remo sulle galere. Ma il principe, salvando la vita a un console, riesce a riacquistare la libertà e a tornare a Gerusalemme. Un vero e proprio kolossal hollywoodiano, con i pregi e i difetti del caso. Vincitore di ben 11 Oscar, il film è comunque ben lontano dall’essere un capolavoro e si ricorda soprattutto per la spettacolare corsa delle bighe (diretta peraltro non da Wyler, ma dal regista della seconda unità, Andrew Marton). La stessa storia era già stata portata sullo schermo nel 1907 da Sidney Alcott e nel 1926 da Fred Niblo. (andrea tagliacozzo)

Piccole volpi

Eccezionale versione cinematografica della commedia di Lillian Hellman sull’avidità e sulla corruzione in ambito finanziario all’interno di una famiglia decadente del Sud, con a capo la maestosa Davis nei panni della spietata Regina. Collinge, Duryea, Dingle, Carl Benton Reid, e John Marriott rifanno tutti i loro ruoli dello spettacolo di Broadway, Collinge, Duryea, Reid, e Teresa Wright debuttando sul grande schermo. Sceneggiatura di Hellman, ebbe nove nominationa gli Oscar. Con un prequel: Un’altra parte della foresta.

Ombre malesi

Leslie cerca di mantenere in piedi il proprio matrimonio nascondendo con la menzogna la vera natura dell’omicidio del proprio amante, senza però poter contrastare la vendetta della moglie dell’uomo; la rivelazione del segreto è racchiusa nei fogli di una lettera.
Italo Calvino diceva che sui testi classici si può attuare una lettura inesauribile, e rinvenire, dietro il riflesso di una luminosità apparente, l’ombra di un presente per niente rassicurante. Ombre malesi , il film più bello di William Wyler, uno dei registi più «classici» della grande Hollywood «classica», continua a dimostrarcelo. Perfetto melodramma esoticheggiante (ambientato a Singapore), crudele e più nero di tanti film noir, The Letter (tratto da un testo di William Somerset Maugham) nasconde dietro uno schema collaudato, tipico dell’epoca, non solo un malessere profondo ma anche il senso di un’ambiguità a tratti inquietante. Quella della protagonista è la cronaca della lotta contro un destino ineluttabile, nascosto dietro il volto impenetrabile – dai tratti fintamente asiatici – della vedova deuteragonista, l’affascinante Gale Sondegaard.
Ombre malesi segna un malessere storico ben diverso dalla fiducia nel futuro del cinema americano degli anni Trenta, e allo stesso tempo funge da specchio di quella crisi dell’individuo che avrebbe plasmato le migliori pellicole degli anni Quaranta. Ma è anche – se non soprattutto – il primo banco di prova per sperimentare la straordinaria complessità dei personaggi femminili di quel cinema, con Bette Davis che inaugura, con il suo inimitabile cinismo, la tradizione dei grandi women’s film che avrebbero contraddistinto la Hollywood del periodo. (michele fadda)

Quelle due

La versione più recente della pièce di Lillian Hellman è più esplicita sotto molti aspetti, tra i quali il lesbismo, rispetto all’originale La calunnia (realizzato sempre da Wyler), ma non ne ha nemmeno metà della bellezza. Manca d’impatto nonostante la MacLaine e la Hepburn nella parte delle due insegnanti, la Hopkins come zia impicciona e la Bainter nella parte della nonna assillante. Cinque nomination agli Oscar.

Vacanze romane

In visita a Roma, una principessa elude l’opprimente sorveglianza dei suoi custodi. Vagando per la capitale, incontra casualmente un giornalista americano che, all’insaputa della ragazza, decide di realizzare un servizio fotografico esclusivo. Un classico della commedia americana, godibile e raffinata nell’esecuzione del regista William Wyler, anche se prevedibile e priva del mordente dei similari film realizzati in seguito dal collega Billy Wilder ( Sabrina e Arianna , sempre interpretati dalla Hepburn). La giovanissima Audrey Hepburn, straordinaria nella sua freschezza, vinse l’Oscar 1953 come migliore attrice protagonista. Si aggiudicarono la statuetta anche i costumi (di Edith Head) e il soggetto, ufficialmente attribuito a Ian Hunter McLellan, ma in realtà scritto da Dalton Trumbo, che non ebbe la possibilità di firmarlo essendo finito sulla lista nera anticomunista del senatore McCarthy. Sceneggiatura dello stesso Ian Hunter e di John Dighton. In totale tre statuette e sette nomination. (andrea tagliacozzo)

La legge del Signore

L’affascinante racconto (dal romanzo di Jessamyn West) delle vicende di una famiglia quacchera impegnata a mantenere la propria identità in mezzo alla confusione e alle sofferenze della guerra civile. Appassionate e riuscite le prove degli attori in questo bellissimo film. Musica di Dimitri Tiomkin. Anche se il suo nome non appare fra gli sceneggiatori, il film fu scritto anche da Michael Wilson, finito sulla lista nera; gli venne riconosciuto il credito postumo nel 1996. Sei nomination agli Oscar ma soprattutto la Palma d’Oro a Cannes per Wyler. Rifatto per la tv nel 1975 con Richard Kiley e Shirley Knight.

La figlia del vento

La Davis vinse il suo secondo Oscar nel ruolo della tempestosa bella sudista che va troppo oltre nell’ingelosire il fidanzato Fonda; anche la Bainter ha ottenuto un Oscar nel ruolo della comprensiva zia della Davis. Bella produzione, eccellente l’intero cast. John Huston è uno degli sceneggiatori. Disponibile anche in versione colorizzata al computer.

Funny Girl

Debutto cinematografico premiato con l’Oscar per la Streisand nel ruolo di Fanny Brice, cantante e attrice di varietà la cui infelice vita privata contrasta con la sua esuberanza comica in scena. Come biografia è deludente, ma come musical è di prima categoria, con le belle musiche di Bob Merrill e Jule Styne (People è la canzone del titolo), il memorabile finale sulle trascinanti note di Don’t Rain on My Parade e dei classici della Brice, My Man e Second Hand Rose. Seguito da Funny Lady. Panavision.

Strada sbarrata

Tratto da una cupa pièce di Sidney Kingsley sulla vita nei bassifondi, il film mostra spaccati di varia umanità, tutti sull’orlo della crisi dentro i casermoni della periferia newyorkese. Ottima regia per una pellicola avvincente. Sceneggiatura di Lilian Hellman, spettacolari scenografie di Richard Day. Compaiono anche i “Dead End Kids”, già nel cast della produzione teatrale originale di Broadway. Quattro nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film.

Infedeltà

Superbo adattamento del romanzo di Sinclair Lewis: un industriale americano di mezza età si ritira e va in Europa, dove insieme alla moglie scopre valori e nuove relazioni. Scritto con intelligenza (da Sidney Howard), girato con gusto e molto ben recitato, con Huston che recupera il ruolo già interpretato a Broadway. Debutto cinematografico per John Payne (accreditato come John Howard Payne) con una piccola parte. Oscar per le scenografie d’interni (Richard Day). Un film hollywoodiano insolitamente maturo, da non perdere.

La calunnia

Sottile dramma su due giovani donne (Oberon e Hopkins), direttrici di una scuola, rovinate dalle maldicenze di una maligna studentessa (Granville). Liberamente tratto da The Children’s Hour di Lillian Hellman, che sceneggia in prima persona. Superba prova di recitazione di tutto il cast, con una Granville agghiacciante e di grande effetto. Rifatto nel 1961 dallo stesso regista con il titolo Quelle due.

L’ereditiera

Superlativa rilettura cinematografica del romanzo Washington Square di Henry James: la de Havilland — premiata con l’Oscar — è una giovane benestante che si lascia irretire da Clift, spregiudicato arrampicatore sociale, nonostante i ripetuti avvertimenti del crudele genitore (Richardson). Anche la colonna sonora di Aaron Copland si è aggiudicata una statuetta. Adattato da Ruth e Augustus Goetz dalla propria pièce teatrale. Rifatto nel 1997 con il titolo Washington Square.

La signora Miniver

La signora Miniver (Greer Garson) è una bella signora con una bella famiglia inglese, ragazzo al college, due bambini e un fascinoso marito (Walter Pidgeon). Una vita tranquilla e agiata, fino a quando scoppia la guerra. Il giovane va al fronte, il marito a Dunkirk, lei deve fronteggiare un nazista in cucina e affrontare la morte della giovane nuora vittima di un bombardamento mentre è in auto con lei. E un concorso per il fiore più bello, quello che il capostazione della cittadina dei Miniver, Mr Ballard (Henry Travers, l’angelo Clarence che deve mettere le ali ne La vita è meravigliosa ) vincerà con una rosa battezzata, appunto, «Signora Miniver», quando i tedeschi stanno per attaccare. Un dramma bellico. Per Churchill il messaggio propagandistico pro Gran Bretagna lanciato da questo film valse più di una dozzina di vittorie della marina inglese… Da manuale (propagandistico) il discorso del sacerdote dal pulpito della chiesa sventrata dalle bombe. E il comportamento di questa mamma coraggiosa che fa di tutto per proteggere se stessa, la sua famiglia e i suoi fiori dai nazisti. Gli Stati Uniti premiarono il film con sei statuette: miglior attrice, fotografia, regia, film, sceneggiatura e attrice non protagonista (la moglie del figlio). È passato alla storia il discorso che l’attrice fece all’Academy Awards quando ricevette la statuina: durò qualcosa come 45 minuti. Nonostante il film sia chiaramente datato – e accusato di artificiosità -, si vede ancora con piacere. Greer Garson sposò negli anni seguenti Richard Ney, che nel film interpretava il ruolo del figlio. Nel 1951, fu realizzato il seguito: Addio, signora Miniver , che non ebbe gran successo.