Ritratto di signora

Una bella e ricca americana sposa un avventuriero che la ridurrà in uno stato di sudditanza psicologica. Sembrerebbe un adattamento letterario come tanti altri: i costumi e le scenografie sono quelli, la musica è addirittura Schubert e il cast è perfetto (Malkovich sembra un aggiornamento del Valmont delle Relazioni pericolose, la Kidman si conferma una delle migliori attrici della sua generazione). Il canovaccio jamesiano, coi suoi molteplici fattori di repressione, costringe invece la regista a far esplodere la violenza dei rapporti in frammenti minimi di racconto, a squarciare la vicenda con lampi sempre trattenuti, in costante conflitto con l’epoca, i personaggi, le loro psicologie. Questa tensione diventa l’anima stessa del film. La notte, i sogni, i ralenti, i primissimi piani fanno di questo film un piccolo gioiello di ambiguità, lontano da ogni manicheismo e psicologismo. Due nomination agli Oscar. (emiliano morreale)

Fine pena mai

Dal piccolo spaccio alle reti internazionali dei traffici di droga, ai crimini più efferati, fino all’arresto e all’isolamento in carcere: la storia vera di Antonio Perrone che promise alla moglie e al figlio di non abbandonarli mai e che ora può vederli solo da dietro un vetro. Senza imprecare contro il destino ma con riflessioni ad alta voce sulla sua condizione di marito, padre e detenuto, osserviamo da vicino la figura di un ragazzo nella sua trasformazione in boss criminale, sullo sfondo di un’Italia e di una Puglia che nei primi anni Ottanta conoscono l’emergere di una nuova mafia, la Sacra Corona Unita. (gerardo nobile)

La tempesta

Un appassionato d’arte, Patrick Donovan, si dirige verso l’Italia per prendere in esame un dipinto del Giorgione, pittore veneto del cinquecento, intitolato La tempesta. Il quadro però viene trafugato prima che Patrick lo possa vedere, tanto da convincerlo a mettersi sulle tracce del ladro. Entrerà così nel mondo dei trafficanti d’arte e dei falsari, conoscendo anche la figlia del direttore di un museo, Chiara.

L’anima gemella

Un paesino del Sud Italia, in Puglia, affacciato su un coloratissimo Mediteraneo. Tonino (Michele Venitucci) e Maddalena (Violante Placido) si amano in maniera pura e incondizionata. Teresa (Valentina Cervi) cugina ricca di Maddalena, però, è innamorata di Tonino e fa di tutto per portarlo all’altare. Stretto tra le pressioni familiari dei genitori e quelle di Teresa, Tonino sembra cedere all’offerta di matrimonio. Ma Teresa si sente brutta e non sopporta la bellezza angelica di Maddalena, è disposta a tutto pur di essere come lei. La sua ossessione la porta da una fattucchiera del paese, per ordire qualche magia contro i due innamorati. Angeloantonio, barbiere scalcagnato e truffaldino, figlio della fattucchiera, spera di riuscire a ricavare un po’ di soldi da questa situazione, ma dopo aver complicato la vita a tutti, riuscirà a rimettere le cose a posto. Una storia irreale, una favola, raccontata in una cornice molto passionale, colorata e vivace. Dove credenze antiche si mescolano a frenesie attuali. Un film sui doppi, sugli equivoci, con una trama che rimanda alla tradizione shakespiriana. Un amore forte, una passione che va oltre le percezioni fisiche, ma che è radicato nell’anima e che quindi non si può raggirare con nessun incantesimo. Sesto lungometraggio di Sergio Rubini nella veste di regista, con una storia ambientata a casa sua, nel Sud. Ben scritto, fantasioso, ben recitato e ben confezionato, con alcune trovate registiche di tutto rispetto. A partire dai piccoli effetti speciali usati come raccordi nel montaggio. Da fare attenzione anche alle musiche di Pino Donaggio.
(andrea amato)

La via degli angeli

In pieno ventennio fascista, è tempo di primavera sull’appennino bolognese. Come ogni anno il primo sabato della stagione è grande festa a Castel del Vescovo e tutti vanno a divertirsi. Ines va a festeggiare, sperando di trovare l’uomo della propria vita e si innamora del figlio di un antiquario. Pellicola dalle aspirazioni tipicamente avatiane, ma piagata da molta retorica.