Billy the Kid

Nella seconda metà del secolo scorso, il ventenne William Bonnie vendica la morte dell’amico Tunston e diventa un fuorilegge. Trova rifugio a Fort Summer, presso l’amico Pat Garrett. Qualche tempo, sarà proprio Garrett, nominato sceriffo, a dare la caccia al giovane Billy. Il film, realizzato per la televisione via cavo, è stato sceneggiato da Gore Vidal. Lo scrittore aveva già affrontato il personaggio di Billy The Kid negli anni Cinquanta in un originale televisivo, poi trasportato sul grande schermo da Arthur Penn con il titolo Furia selvaggia (con un memorabile Paul Newman nei panni di William Bonnie). (andrea tagliacozzo)

Tombstone

Wyatt Earp (Russell) cerca di lasciarsi alle spalle i suoi giorni violenti, trasferendosi a Tombstone coi due fratelli… ma la banda assassina nota come “i Cowboys” (tra i cui membri ci sono i Clanton) impone diversamente. Saga western non male, con una prova energica di Russell e una piacevolmente eccentrica di Kilmer nel ruolo del tubercolare Doc Holliday. La Delany, comunque, è completamente inadeguata come oggetto dell’amore di Wyatt, e la storia va avanti fino alla sparatoria dell’O.K. Corral, con una serie di ridondanti scontri a fuoco e rese dei conti. il vero cugino di quinto grado di Earp, Wyatt Earp, interpreta Billy Claiborne. Panavision.

Kiss Kiss Bang Bang

Harry Lockhart è un ladro professionista. Un giorno, scappando dalla polizia, si ritrova in mezzo a dei provini per un film poliziesco. Per non essere catturato si finge un aspirante attore. Aiutato da un investigatore privato e da un’attrice, cercherà di lanciare la sua nuova carriera, ma i tre, loro malgrado, si troveranno coinvolti in uno misterioso omicidio.

Cuore di tuono

Un agente dell’Fbi per metà di sangue Sioux (Kilmer) si riavvicina alle proprie origini quando gli viene assegnata un’indagine su un omicidio in una riserva Oglala. Un thriller avvincente, da segnalare per l’intensa attenzione ai dettagli dei riti e della spiritualità Sioux, nonché per il suo illuminato punto di vista. Ispirato a fatti reali avvenuti negli anni Settanta nella riserva di Pine Ridge nel South Dakota, luogo in cui sono state effettuate le riprese. Co-prodotto da Robert De Niro; prima di questo film, Apted ha girato il documentario Incident at Oglala, sull’attivista pellerossa Leonard Peltier.

Top Secret!

Commedia demenziale ma gradevole dal gruppo che ha scritto e diretto L’aereo più pazzo del mondo: una rockstar che assomiglia a Elvis viene coinvolta in una missione di spionaggio durante una tournée nella Germania dell’Est, con i nazisti dalla parte dei cattivi e la resistenza francese alleata! Molte risate ma nessun vero slancio; e poi, dov’è il finale?

Déjà vu- Corsa contro il tempo

New Orleans. Un attentato terroristico fa esplodere un traghetto di marines con i loro familiari e amici in festa per il martedì grasso. I morti sono 543, una tragedia all’indomani di un’altra altrettanto spietata che ha colpito le coste della città. A occuparsi del caso è Doug Carlin, agente dell’agenzia federale ATF, parallelamente a un’altra inchiesta su cui sta lavorando, riguardante la misteriosa morte di una donna, avvenuta mezz’ora prima dell’esplosione. Grazie a una sorta di deja-vù intravede una connessione tra il sequestro della ragazza e l’esplosione: il dinamitardo e l’assassino sono la stessa persona. Con l’aiuto di un corpo speciale dell’FBI specializzato in studi di alta tecnologia inizia una corsa contro il tempo. L’FBI ha progettato una porta spazio-temporale che permette di rivedere il passato in tempo reale. Il dilemma riguarda allora il modus operandi delle indagini: è possibile penetrare nel passato e modificarlo come se il presente non fosse mai esistito?

Stateside – Anime ribelli

L’infausta storia d’amore fra un giovane marine e una musicista schizofrenica, confinata in un ospedale psichiatrico. Anche se famiglie e amici cercano di tenere separati questi due ragazzi problematici, non sempre ci riescono. Il racconto di un rapporto strano e incoerente, con un sacco di dettagli lasciati in sospeso e slegati. Molti membri del notevole cast appaiono in bislacchi cammei. Kilmer è uno spasso nei panni dell’istruttore; apparizione non accreditata di Penny Marshall nel ruolo di un tenente. 

Pianeta rosso

Per far fronte al sovrappopolamento della Terra, viene varata una missione spaziale su Marte per saggiare le condizioni di vivibilità del pianeta. Ma i problemi iniziano già durante la fase dell’atterraggio.
Pianeta rosso
affida massime alberoniane ai suoi interpreti, accumula déjà vu e citazioni, si dilunga in spiegazioni parascientifiche e ottiene un unico risultato: la noia. Terence Stamp, che è uno serio, pensa bene di morire subito per togliersi dall’imbarazzo, perché altrimenti avrebbe dovuto vedersela con AMEE, versione
Terminator
dell’innocuo robotino di Corto circuito. La sceneggiatura (cui ha messo mano anche il letale Chuck Pfarrer) non trova niente di meglio che accumulare problemi tecnici per far aumentare (?) la tensione. Esempio: «Oddio! Ci serve una batteria!», «Eccola!»; «Oddio! Ci serve una presa!», e così via. Nemmeno la fotografia del cronenberghiano Suschitzky riesce a destare il minimo interesse, ed è quanto dire. E pensare che il De Palma di
Mission to Mars
, straordinario saggio filosofico sul cinema alla fine del cinema, ha dovuto subire tali stroncature!
(giona a. nazzaro)

Top Gun

Top Gun

mame cinema TOP GUN - STASERA IN TV IL CULT D'AZIONE scena
Una scena del film

Diretto da Tony Scott, Top Gun (1986) ha come protagonista il tenente e pilota Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise). Insieme al sottotenente Nick “Goose” Bradshaw (Anthony Edwards), sta pattugliando l’Oceano Indiano su un F-14 della Marina degli Stati Uniti quando intercetta una coppia di MiG-28 sovietici. Con un altro F-14, Maverick e Goose affrontano subito gli aerei sovietici e diventano così l’equipaggio di punta della Marina, al punto da frequentare la prestigiosa scuola Top Gun.

Ha così inizio il nuovo percorso professionale dei due piloti. Maverick incontra anche l’affascinante Charlotte “Charlie” Blackwood (Kelly McGillis), un’astrofisica che fa parte del programma di addestramento della scuola. Quali altre vicende, dunque, coinvolgeranno il tenente Mitchell? Che ne sarà della sua carriera nella Marina? Quali preziose lezioni imparerà nell’ambita scuola?

Curiosità

  • La produzione del film inizia quando i produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer decidono di fare un film traendo spunto da un articolo apparso a maggio del 1983 sulla rivista California Magazine. Il pezzo è infatti dedicato all’addestramento dei piloti da caccia Top Gun che avviene alla Miramar Naval Air Station di San Diego. Il Dipartimento della Difesa statunitense decide di sponsorizzare e finanziare il film.
  • I produttori si sono messi in contatto con Pete Pettigrew, un vero istruttore della scuola, il quale si dimostra disposto ad aiutare i produttori, a condizione che essi siano intenzionati a ritrarre in maniera fedele la vera scuola per piloti della marina.
  • Il personaggio di Charlie è basato su Christine Fox, un’analista civile del Pentagono.
  • La colonna sonora, prodotta dalla Columbia Records nel 1986, viene ricordata come una delle più belle colonne sonore di tutti i tempi, capace di stazionare per diverse settimane alla prima posizione della Billboard. Infatti, il brano Take My Breath Away ha vinto il premio Oscar e il Golden Globe come Miglior canzone.
  • Il film segna la definitiva consacrazione di Tom Cruise come star di Hollywood e attore di fama internazionale.
  • La pellicola è stata un clamoroso successo al botteghino: ha incassato un totale di 353.816.701$.

The Doors

Negli anni Sessanta, Jim Morrison, appassionato di poesia, abbandona il corso cinematografia per fondare un gruppo rock, i Doors, del quale diviene il cantante e il leader indiscusso. Raggiunto il successo, Jim, sotto il costante effetto dell’LSD, conduce una vita sfrenata, dissoluta e all’insegna della trasgressione. Ambiziosa (e confusa) biografia rock del celebre cantante, straordinaria sul piano puramente visivo, ma «flippata» quanto il suo protagonista, interpretato con grande aderenza fisica da Val Kilmer (che in
Una vita al massimo
veste, in un contesto surreale, i panni di un’altra star del rock: Elvis Presley). Il meglio e il peggio di Oliver Stone in un unico film.
(andrea tagliacozzo)

Alexander

Esce in Italia il kolossal-peplo che Oliver Stone ha dedicato a un grande e mitico personaggio,
Alexander,
ovverosia quell’Alessandro Magno sulle cui scarse fonti storiche e tutte di seconda mano (come I vangeli) si è costruita una secolare esaltante mitologia.

Trattandosi di Oliver Stone, un regista che ha sempre affrontato tematiche politiche contemporanee con grande coraggio e passione, da
Platoon
a
JKF,
mi aspettavo qualcosa di diverso da Cecil De Mille o dal recente
Troy,
e in qualche modo non sono stato deluso dalle quasi tre ore di frenetica visione di sterminate e sanguinose battaglie, serpenti, grida e furori, intrighi familiari e di corte, balletti bizantini-tardo-romantici alla Massenet e amori gay dolcissimi, con annessa scopata etero molto animalesca; e includo anche un sospetto, un accenno di incesto tra la madre Olimpia e il figlio Alessandro.

Si capisce che Stone ci ha messo l’anima, crede a questo suo visionario e outrèe eroe, come se fosse un archetipo molto lontano di altri eponimi di storia americana, altrettanto mitizzata. Intanto la presenza sul set di un importante studioso, Robin Lane Fox – la sua estesa biografia è stata pubblicata da Einaudi, venticinque anni fa ma chi vuole qualcosa di più agile e più vicino a Stone consiglio Pietro Citati – garantisce una ricostruzione più scrupolosa del periodo, per lo meno per quanto concerne scenografie, costumi e annessi vari, e poi perché qualcosa di un’intenzione diversa, più profonda dell’esigenza spettacolare, traspare in questa congestionata e onirica follia del regista. Ed è appunto la sua follia, simile a quella del grande Michael Cimino: Stone ha costruito un’operona, costosa e rischiosa, che rischia di scontentare ogni tipo di pubblico: quello più «ricreativo» e meno «intellettuale», perché si annoia, si sperde nelle troppe ellissi, nelle sparate dittatoriali di Alexander, nei filosofemi di Tolomeo e dell’inserpentata Olimpia, e poi perché forse non gradisce «ancora» un eroe omo o bisex che sia, comunque sempre accompagnato dall’amichetto Efestione.

Ma rischia anche di scontentare l’altro pubblico, «intellettuale o intellettualoide», per una sceneggiatura che, a causa delle troppo scarse notizie storiche, si carica di melodramma verista e certe scene ricordano più
La cena delle beffe
di Sem Benelli che non tragedie elisabettiane. Dunque il meglio del film è tutto sommato nel suo empito visionario epico, dalle due battaglie strabilianti, quella di Gaugamela, in cui viene sconfitto l’esercito persiano e quella disastrosa in India prima del ritorno in Macedonia, a tutte le sequenze di massa, dagli spostamenti dell’esercito alle ricostruzioni ambientali.

Qui Oliver Stone è bravissimo nel suo inquieto inarrestabile muoversi tra primi piani e piani lunghi. Ma bellissimi sono anche alcuni momenti dell’educazione guerresca del fanciullo Alexander e alcune soluzioni finali, come la morte e ciò che precede gli ultimi istanti del protagonista, in cui Stone sembra quasi emulare (forse inconsciamente) Jarry o Vitrac, quindi l’eccesso del teatro dell’assurdo. E questa visionarietà «assurda», a metà strada tra il ciarpame sembenelliano e la genialità surreale, che salva il kolossal dalla sua destinazione irrimediabilmente kolossale. Forse ci voleva un po’ di coraggio in più. Per esempio, altri attori: Colin Farrel, Alexander, inclina il collo a sinistra come raccontano le cronache, ma con un fare troppo vezzoso su una faccia immancabilmente da bamboccio Wasp; idem per l’amico Efestione, ovvero Jared Leto: entrambi sembrano più adatti a una discoteca gay che a epiche imprese; la madre Olimpia, alias Angelina Jolie con labbra rifattissime e quindi molto barbare, sembra piuttosto un’artista da circo pronta per il suo numero di serpenti.

Nella sua volgarità guerresca Val Kilmer, Filippo, padre dell’eroe, mi sembra quello più in parte; irriconoscibile Anthony Hopkins, nel ruolo del vecchio rincoglionito Tolomeo, colui che nella biblioteca di Alessandria racconta la storia a cui ha preso parte da giovane: a lui viene affidato il messaggio ambiguo della leggenda vivente, erede di Achille o fanatico sterminatore e conquistatore, o tutte e due. Meglio lasciar perdere. Del resto le memorie di Tolomeo sono bruciate insieme alle biblioteca.
(piero gelli)