Quarantena

Per un reality televisivo sulle persone che lavorano mentre il resto del mondo dorme, la cronista Angela Vidal (Jennifer Carpenter) e il suo cameraman Scott (Steve Harris) devono coprire un turno di notte con una coppia di pompieri di Los Angeles. Dopo una serata noiosa, una drammatica chiamata alla polizia nel bel mezzo della notte li porta in un piccolo complesso di appartamenti. I poliziotti sono già sul posto per delle violente urla che provengono da un appartamento del terzo piano. Essendo capitati in mezzo a una storia importante, Angela e Scott sono determinati a registrare tutto. Dopo essere entrati nel complesso per indagare, trovano un’anziana signora in camicia da notte, che sta da sola nell’oscurità. E’ piena di sangue, il suo respiro affannoso e incerto. Sembra malata, ma quando un poliziotto si avvicina per aiutarla, lei improvvisamente lo attacca… coi denti. Il gruppo sottomette la donna e tenta di ottenere aiuto per il poliziotto ferito. Ma quando cercano di uscire dal complesso, scoprono che il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie ha messo in quarantena l’edificio. Tutte le uscite sono sigillate e sorvegliate da uomini armati.

Minority Report

Washington 2054. La Pre-Crime, unità speciale del Dipartimento della Giustizia, è in grado di prevedere gli omicidi prima che questi avvengano grazie a tre veggenti chiamati Pre-Cog che vivono in una sospensione liquida. Le loro premonizioni vengono trasmesse a un sistema video che permette di rintracciare il tempo, il luogo e, soprattutto, i responsabili delle future uccisioni. Il reparto è comandato da John Anderton, un uomo che si è dedicato con grande impegno al suo lavoro dopo la sparizione del figlio, rapito e probabilmente ucciso sei anni prima da uno sconosciuto. Una delle visioni dei Pre-Cog rivela ai monitor un nuovo omicidio: l’autore dello stesso sarà proprio John che per evitare l’arresto decide di fuggire, quasi certo di essere vittima di una diabolica macchinazione. Tratto da un racconto di Philip K. Dick (tanto per capirci, l’autore che ha ispirato Blade Runner e Atto di forza), Minority Report sembra quasi essere una prosecuzione naturale di A.I. – Intelligenza artificiale; anzi, paradossalmente sembra addirittura più kubrickiano del precedente (che era ispirato, come è noto, da un soggetto firmato dall’autore di Eyes Wide Shut), sia per alcune soluzioni della messa in scena (si veda la sequenza con Peter Stormare nei panni di un chirurgo clandestino) che nell’approccio ad alcune tematiche di fondo (come il libero arbitrio, affrontato da Kubrick nel suo Arancia meccanica, esplicitamente citato da Spielberg nella stessa sequenza). Minority Report è il più impegnato dei film commerciali di Steven Spielberg (o il più commerciale dei suo film «impegnati»), un film di genere a tutti gli effetti, ricco di suspense e d’azione, ma altrettanto prodigo di spunti e riflessioni: sui pericoli e gli abusi della tecnologia, sulla presunta infallibilità della Giustizia, sulla fine completa di ogni privacy (i cittadini vengono controllati e riconosciuti tramite gli occhi, salutati da invitanti spot tridimensionali, proprio come gli internauti sono oggigiorno controllati tramite l’indirizzo IP navigando sul Web). Non manca, infine, l’elemento umano, la commozione, fondamentale in Spielberg, costituito dallo struggente dolore della perdita di un figlio, quasi un rovesciamento del tema portante di A.I., dove era invece il piccolo David, essere artificiale, a soffrire dell’assenza della madre. Il tutto filtrato attraverso la maestria tecnica del regista, capace ancora di stupire, ammaliare e girare numerosi pezzi di bravura: una per tutte, la sequenza, realizzata quasi completamente dall’alto, dei ragni elettronici partiti in uno stabile fatiscente alla caccia del protagonista. (andrea tagliacozzo)

The Skulls – I teschi

Uno di quei film in cui tutto quello che c’è da vedere è già nel trailer. Giuro comunque che l’ho visto, e anzi vi dico che alla fine c’è un bacio. Inutile a questo punto che ve lo racconti: il bambacione di Dawson’s Creek viene cooptato in una società segreta universitaria. Gli danno soldi, macchine, donne. Per fare cosa, non si sa. Però gli ammazzano anche l’amico nero, e lui ha un soprassalto di giustizialismo egualitarista: «Se una cosa è segreta, non può essere buona». La cosa più comica, comunque, è William Petersen nella parte del vecchio «Skull» buono e di sinistra (il cattivo è Craig T. Nelson). Perché mica è un film di denuncia, ma una pacchianata prodotta da quello di Cruel Intentions. Con meno soldi, meno canzoni fighe in colonna sonora, meno sesso. Proponiamo un remake italiano, dove al posto degli Skulls c’è la P2, o Lotta Continua. (alberto pezzotta)