Il commissario Pepe

Sulla base di alcune lettere anonime, il commissario Pepe fa partire un’inchiesta sulle perversioni e gli scheletri nell’armadio di una cittadina settentrionale. Ma ben presto si accorge di aver scoperchiato un verminaio. Quando la commedia all’italiana morì, alcuni dei suoi autori migliori tentarono degli affondi moralistici, di un cinismo piuttosto plumbeo ma capaci di rendere bene l’atmosfera di quegli anni (il più terribile di tutti, forse,
Un borghese piccolo piccolo
di Monicelli). Certo, ben altro che sessuali erano e sono le magagne d’Italia, eppure il tutto ha una sua inquietante credibilità. Questo è forse il primo film interessante di Scola, amarissimo e con un Tognazzi al suo massimo: se ne ricorderà forse Bertolucci per il suo «uomo ridicolo». Ottimi caratteristi (Dionisio, Cimarosa, Santercole) e particine per lo scrittore lombardo Umberto Simonetta e il gastronomo veneto Maffioli.
(emiliano morreale)

Aragosta a colazione

Considerato un fallito sia dalla moglie che dalla figlioletta, Enrico, modesto piazzista di impianti igienici, tenta più volte di suicidarsi, ma senza troppa fortuna. Giunto alla soglia della disperazione, chiede aiuto a un facoltoso amico. Questi sembra disposto a dargli una mano, ma in cambio gli chiede di spacciarsi per il marito dell’amante. Commedia leggera leggera, che Capitani ha diretto senza troppi slanci, ma anche senza sbavature. Ovviamente è inutile dire che tutto il film si regge sulle spalle (spesso fragili) di Enrico Montesano. (andrea tagliacozzo)

Il… Belpaese

Tornato in Italia dopo sette anni di duro lavoro all’estero, Guido usa i suoi risparmi per mettere su una bottega da orologiaio. Ma deve scontrarsi con la brutalità di una società dominata dalla violenza dell’estremismo politico e dalla dilagante criminalità. In breve tempo, l’uomo si ritrova senza soldi e in un mare di debiti. Una buona idea (seppur didascalica) realizzata con mano pesante e trovate comiche non sempre di prima scelta (la sceneggiatura, d’altronde, porta le firme di Castellano e Pipolo).
(andrea tagliacozzo)

Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete

Dracula emigra nell’Italia degli anni Trenta, convinto che in un paese cattolico e fascista le vergini abbondino. Solo che, ogni volta che morde il collo di una delle scostumate ragazze dell’ignara famiglia che lo ospita (il padre è De Sica, alla sua ultima apparizione), è costretto a vomitare il sangue non puro. Dallesandro, manovale comunista, farà giustizia, anche sessuale. Finalmente la versione integrale: finora, infatti, mancavano quasi tutte le scene erotiche con Stefania Casini, o tagliate o sostituite da altre più caste girate appositamente per il nostro Paese. Antonio Margheriti, che firmò la prima edizione italiana, pare fosse solo un coordinatore degli attori italiani. Uno dei film di Morrissey più felici, dove l’equilibrio tra provocazione, decostruzione dei generi classici e snobismo underground riesce a dare vita a un oggetto inclassificabile, ricco di humour nero, dove la malinconia sotterranea convive con gli eccessi
gore
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(alberto pezzotta)