Zabriskie Point

In fuga su un aereo perché accusato di aver ucciso un poliziotto, Mark incontra nel deserto una ragazza con cui fa l’amore a Zabriskie Point (il punto di massima depressione geologica degli Stati Uniti)… Divagante studio di un europeo sull’aggressivo, materialistico e inflessibile stile di vita americano, Antonioni cercò di aggiornare i suoi temi e il suo linguaggio: ma la sua interpretazione del ribellismo giovanile già allora suonava enfatica e fasulla. Due sequenze fortemente simboliche sono passate alla storia: la visione delle coppie che amoreggiano nel deserto, accompagnata dalle improvvisazioni alla chitarra di Jerry Garcia dei Grateful Dead, e l’esplosione finale dei simboli del benessere, girata al rallentatore con 17 macchine da presa. su musica dei Pink Floyd. 

International Hotel

Improbabile trama alla Grand Hotel ambientata in un aeroporto londinese. Tutti sono terribilmente belli e ricchi; se vi piace guardare gente terribilmente bella e ricca bene. Altrimenti non ha senso. Eccellente la Rutherford (che con questo ruolo si aggiudicò l’Oscar) così come Maggie Smith. Scritto da Terrence Rattigan. Panavision.

L’uomo che visse nel futuro

Dal romanzo di H.G. Wells
Time Machine
. Alla fine del secolo scorso, lo scienziato George presenta la macchina del tempo da lui inventata a quattro amici un po’ scettici. Rimasto solo, inizia un viaggio nel futuro, oltrepassando secoli devastati da guerre atomiche, giungendo fino al lontano 802.701, anno in cui l’intera l’umanità è divisa in due opposte fazioni. Un piccolo classico del cinema di fantascienza, diretta dal mago degli effetti speciali George Pal.
(andrea tagliacozzo)

Non disturbate

Mike Harper, giovane dirigente di una azienda americana, si trasferisce in Inghilterra per lavoro, assistito dalla sua graziosa segretaria. La moglie di Mike, Janet, temendo che il marito la tradisca, decide di ingelosirlo con uno spasimante. Innocua commediola costruita su misura (e senza troppa fantasia) per la simpatica Doris Day. La coppia Day-Taylor tornerà l’anno successivo in

La mia spia di mezzanotte
.
(andrea tagliacozzo)

Gli uccelli

La ricca e capricciosa Melanie giunge nella cittadina di Bodega Bay dalla vicina San Francisco. Segnali inquietanti si susseguono, finché sulla città si scatena un’invasione di uccelli. Gli abitanti si barricano in casa, ma gli attacchi si fanno sempre più frequenti e pericolosi. Forse il capolavoro di Hitchcock, sicuramente uno dei suoi più rigorosi e conseguenti (e uno dei più «insostenibili»). Una pellicola di cattolico pessimismo, di totale misantropia. Lo sguardo degli uccelli – vera piaga biblica – non differisce poi molto da quello dello struzzo nel finale de Il fantasma della libertà di Buñuel, ma l’ironia di Hitchcock è tutta dentro il mondo che mostra e condanna. La costruzione della vicenda è impressionante: dura due ore, e per più di metà del tempo non accade nulla. Dialoghi minimali, ma con un montaggio da sincope (alla fine le inquadrature saranno oltre tremila!) e, al termine di ogni scena, la sinistra inquadratura di un volatile. Un film perfetto sulla fine del mondo, su un’umanità che muore non per eccesso di orrore ma di banalità, per non aver più nulla da dire. E allora, forza pennuti!
(emiliano morreale)

Benvenuti a Woop Woop

Un truffatore americano (Schaech) fugge verso l’entroterra australiano, dove incontra un’autostoppista affamata di uomini che lo conduce nella remota comunità di Woop Woop. L’australiano Taylor ha l’oltraggioso ruolo del suocero di Schaech, tirannico, squilibrato e amante dei musical di Rodgers e Hammerstein. Una farsa abrasiva e aggressiva dal regista di Priscilla, la regina del deserto. 2.35 Research PLC.

La mia spia di mezzanotte

La giovane Jennifer, da poco rimasta vedova, lavora in un laboratorio spaziale come addetta alle relazioni pubbliche. A causa di un serie di equivoci, la donna viene creduta una spia al soldo del nemico sovietico. Gradevole commedia nel più classico stile del regista Frank Tashlin, in precedenza autore preferito della coppia Dean Martin-Jerry Lewis. Piuttosto affiatati Doris Day e Rod Taylor.
(andrea tagliacozzo)

Il magnifico irlandese

Dall’autobiografia di Sean O’Casey. Nell’Irlanda degli inizi del secolo, l’operaio John Cassidy aspira a diventare scrittore di teatro. Impegnato in prima linea nella lotto contro l’occupante britannico, il giovane trova difficoltà a far rappresentare la sua opera. Il film venne iniziato da John Ford che, per problemi di salute, fu costretto a passare la mano al collega Jack Cardiff. L’influenza del maestro, comunque, si sente. La pellicola è degna di essere ricordata anche per l’ottima interpretazione di Rod Taylor. (andrea tagliacozzo )

Intrighi al grand hotel

Trovandosi in gravi situazioni finanziarie, l’anziano signor Trent si trova costretto a vendere un vecchio e prestigioso hotel di sua proprietà. L’uomo incarica il suo vecchio e fedele direttore di scegliere tra tre possibili acquirenti: un ricco ma losco individuo, un onesto uomo d’affari e un agenzia immobiliare. Buon adattamento cinematografico di un romanzo di Arthur Hailey, con un Rod Taylor, nei panni del direttore dell’hotel, affabile e decisamente in parte. Circa quindici anni dopo questo film è diventato un serial televisivo con il titolo
Hotel.
(andrea tagliacozzo)