Amelia

Dopo essere stata la prima donna a sorvolare l’Atlantico, Amelia Earhart si trova catapultata nel ruolo, per lei nuovo, di eroina americana: la leggendaria “dea della luce” è nota per il suo carisma e il suo coraggio incontenibile. Eppure, nonostante la fama raggiunta, la determinazione a flirtare con il pericolo e il desiderio di mettersi alla prova non vengono mai meno. Amelia è stata fonte d’ispirazione per tante persone, dalla First Lady Eleanor Roosevelt agli uomini che più le sono stati vicini: il marito, il magnate della stampa e suo fermo sostenitore George P. Putnam, e il vecchio amico nonché amante, il pilota Gene Vidal. Nell’estate del 1937, Amelia intraprende la missione più difficile della sua vita: il volo in solitario intorno al mondo, che lei e George attendevano con ansia di compiere, consapevoli che, qualunque fosse stato l’esito, il viaggio avrebbe suscitato un clamore eclatante e sarebbe stato argomento di discussione per molti anni successivi.

The Hunting Party – I cacciatori

Il reporter televisivo Simon Hunt e l’operatore Duck hanno lavorato insieme nelle zone di guerra più calde del mondo, dalla Bosnia all’Iraq, dalla Somalia a El Salvador. Ma un giorno terribile, in un villaggio bosniaco, tutto cambia. Durante una trasmissione in diretta su un canale nazionale, Simon ha un crollo. Da quel momento in poi, Duck continua a fare carriera mentre Simon scompare. Cinque anni dopo, Duck torna a Sarajevo – accompagnato da Benjamin, producer alle prime armi – per seguire il quinto anniversario della fine della guerra, quando Simon gli riappare davanti, come un fantasma del passato, con la promessa di un’esclusiva mondiale. Convince Duck di essere a conoscenza del nascondiglio della ‘Volpe’ il criminale di guerra più ricercato della Bosnia.

I giorni del cielo

Secondo film di Terrence Malick,
I giorni del cielo
lascia intuire l’afflato epico di una grande saga americana in cui lo spazio, la luce e la dimensione naturale giocano un ruolo equivalente a quello dei protagonisti e della cornice storico-sociale nella quale si muovono. La vicenda di Bill ed Abby, che agli inizi del Novecento cercano di sfuggire alla miseria lavorando prima a Chicago e poi in una fattoria texana, si trasforma ben presto in un poema visuale, nel quale le dinamiche del melodramma e il rapporto tra uomo e natura si intrecciano sullo sfondo di un conflitto sociale e sentimentale. C’è ne
I giorni del cielo
, stupendamente fotografato da Nestor Almendros, il respiro di un potente affresco umano, denso di riferimenti a un’epoca-chiave della storia americana restituita con l’acume di una ricognizione drammatica, poetica e nel contempo saggistica. Alla sua uscita il film fu molto sottovalutato, benché rivelasse già l’intransigente sguardo di uno dei più importanti cineasti della New Hollywood (che aspetterà vent’anni prima di dirigere il capolavoro
La sottile linea rossa
). Nel 1978 il giovane Richard Gere non era ancora entrato nel firmamento divistico, mentre Brooke Adams – presenza pur promettente – non ci sarebbe mai entrata.
(anton giulio mancino)

Hachiko

Riadattamento americano di un famoso racconto giapponese ispirato ad una vicenda vera: ogni giorno Hachi, un cane di razza Akita, accompagna il professor Parker alla stazione e lo aspetta al suo ritorno per dargli il benvenuto.
Tra i due nasce un’amicizia speciale, ma un giorno la loro routine viene bruscamente interrotta: un’emozionante e complessa natura su ciò che accade ci mostrerà lo straordinario potere dei sentimenti, e la testimonianza di come, anche il più semplice fra i gesti, possa diventare la più grande manifestazione di affetto mai ricevuta.

Schegge di paura

Schegge di paura

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Martin e Aaron

Diretto da Gregory Hoblit, Schegge di paura (1996) ha come protagonista un esperto avvocato penalista, Martin Vail (Richard Gere). L’uomo decide di difendere Aaron Stampler (Edward Norton), un chierichetto diciannovenne accusato di aver brutalmente assassinato l’arcivescovo di Chicago Richard Rushman. Il giovane balbuziente e timido sembra l’esatto opposto dello stereotipo dell’omicida, eppure tutte le prove raccolte sulla scena del crimine lo indicano come colpevole.

Martin, tuttavia, crede nell’innocenza di Aaron, sottoponendolo a intense sedute di psicoterapia. Durante questi incontri, emerge un lato inquietante e insospettabile del ragazzo, come se egli fosse bipolare e fosse animato da due personalità completamente diverse tra loro, delle quali una è persino capace di uccidere. Questa scoperta, oltre al ritrovamento di filmati in cui l’arcivescovo costringe Aaron ad avere rapporti sessuali con la sua ragazza in presenza sua e di un altro giovane, è l’asso nella manica di Martin al processo.

Ma il brillante avvocato ha davvero scoperto tutta la verità? Il ragazzo è davvero vittima di una seconda personalità indipendente dalla sua volontà? E se niente fosse come sembra?

Curiosità

  • La sceneggiatura del film si basa sul romanzo giallo Primal Fear di William Diehl.
  • Per la sua eccellente interpretazione in questa pellicola, Edward Norton è stato candidato ai premi Oscar del 1997 come Migliore attore non protagonista e ha vinto un Golden Globe nella stessa categoria. L’attore ha ricevuto anche una nomination ai premi BAFTA.
  • Nella colonna sonora del film compare come tema principale Canção do mar, hit della cantautrice portoghese Dulce Pontes, contenuto nel suo secondo album, Lágrimas, del 1992. In una scena del film si vede che uno degli attori regala il cd a Richard Gere.

Come un uragano

Adrienne (Diane Lane), una donna che si sta ancora riprendendo dal tradimento del marito e sta cercando di rifarsi una vita, ha appena saputo che lui vuole tornare a casa. Combattuta fra sentimenti contrastanti, accoglie con piacere la richiesta di una vecchia amica che la vuole ospite del suo albergo a Rodanthe per un fine settimana. Adrienne spera di trovare la tranquillità di cui ha bisogno per ripensare alla propria vita. La stagione è finita e l’albergo riapre solo per l’arrivo di Paul (Richard Gere), un medico che per tanto tempo ha sacrificato la famiglia per la carriera, e ora arriva a Rodanthe per adempiere a compito difficile e affrontare una crisi di coscienza.

Ufficiale e gentiluomo

Per uscire da un condizione di miseria che l’ha perseguitato per tutta l’infanzia, il giovane Zack si iscrive alla scuola ufficiali della marina. L’istruttore del corso gli rende subito la vita difficile, sottoponendolo a una lunga serie di angherie. Confezionato a dovere da Taylor Hackford, un buon dramma di stampo hollywoodiano, ben interpretato da Gere, dalla Winger e, soprattutto, dal comprimario David Keith. Bravo anche Louis Gosset Jr. nei panni dell’istruttore, che si aggiudicò l’Oscar 1981 come migliore attore non protagonista. Un premio andò anche alla canzone
Up Where We Belong
, interpretata da Joe Cocker e Jennifer Warnes.
(andrea tagliacozzo)

Sommersby

Finita la guerra civile Gere torna nella sua casa del Sud dopo sei anni di prigionia, ma la moglie non riconosce più l’uomo che aveva sposato. Ambientazioni e fotografia sontuose (in Virginia), per un film in grado di trasportarvi nel tempo e nello spazio, ma nonostante le buone performance i personaggi rimangono distanti, e così pure i loro guai. Gere è produttore esecutivo. Remake del successo francese Il ritorno di Martin Guerre. Panavision.

Power

Richard Gere interpreta il ruolo di Pete St. John, un «costruttore d’immagine pubblica» per uomini politici. Pete è il migliore, ma soprattutto è cinico e non si cura dell’onestà e dei fini dei suoi clienti. Un film politico parzialmente interessante, ma privo della lucidità e della incisività che Lumet aveva dimostrato nei suoi film degli anni Sessanta e Settanta. Sceneggiatura scritta dal giornalista David Himmelstein.
(andrea tagliacozzo)

In cerca di Mr. Goodbar

Theresa, una giovane che ha ricevuto un’educazione particolarmente religiosa, trova un posto d’insegnante in una scuola per sordomuti. La sua personalità comincia a sdoppiarsi: mentre il giorno si comporta da donna morigerata, la notte si abbandona a ogni sfrenatezza. Ottima l’interpretazione di Diane Keaton, straordinaria nel tratteggiare il ritratto di una donna inquieta e autodistruttiva, ma il film, tratto dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, non può dirsi altrettanto riuscito. In quello stesso anno, la Keaton vinse un Oscar come migliore attrice protagonista con Io e Annie Io e Annie di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Io non sono qui

I cambiamenti di Bob Dylan attraverso una serie di personaggi in continuo sviluppo, interpretati da sette diversi attori. Dal giovane aspirante menestrello evocativo di Woody Guthrie, al “profeta del folk” del Greenwich Village dei primi anni sessanta; dall’Arthur Rimbaud in chiave moderna al “Giuda” del folk-rock elettrico; dall’icona controtendenza che lotta per difendere il proprio matrimonio o dal cristiano rinato alle prese con la moralità, al cowboy solo, in esilio volontario dalla sua stessa controversa fama. I’m Not There è il ritratto dell’artista in divenire.

Autumn in New York

Will King è un noto ristoratore di New York che veleggia intorno ai cinquant’anni; ma la sua fama di tombeur de femmes offusca quella di chef e gourmet. Casualmente Will conosce la fragile Charlotte, e inevitabilmente se ne innamora. Lei però soffre di una rara forma di tumore e non ha più molto da vivere: per Will è giunto il momento di cambiare. Autumn in New York , pur non riuscendo a mantenere le sue promesse, non è un film detestabile come sarebbe lecito attendersi. Grazie al lavoro dell’operatore Changwei Gu (sua la luce, tra gli altri, di Addio mia concubina ), la regista Joan Chen riesce a filmare una New York umbratile e minimale. E se la scommessa di realizzare un mélo in minore è persa a causa della gestione poco accorta dei climax (soprattutto nel disastroso finale), resta impressa la vulnerabilità di un Gere finalmente non autopromozionale e la tenerezza severa di una sorprendente Winona Ryder. Di suo Joan Chen ci mette uno sguardo partecipe (anche se non sempre equilibrato), che rivela una grande attenzione ambientale. Peccato, perché il suo film avrebbe potuto essere una piccola sorpresa. (giona a. nazzaro)

Il dottor T & le donne

L’ultimo lavoro di Robert Altman, classe 1925, è un film infantile e senile allo stesso tempo. Dr. T and the Women narra sui modi della sit-com americana la storia di un ginecologo di successo a Dallas, il dott. Sullivan Travis (Richard Gere), che ovunque vada è attorniato da donne: le pazienti, una moglie improvvisamente impazzita (Farrah Fawcett), una cognata con tre gemelle (Laura Dern), due figlie, il personale di ambulatorio, un’amante golfista… Nei più consueti e prevedibili modi altmaniani riconosciamo la stanchezza del cineasta: la giuliva e vociante comunità femminile della sequenza dei titoli di testa è la versione aggiornata e manierista del mondo mediatizzato da sempre protagonista dei film di Altman: pubblico e artisti di Nashville , circo americano di Anche gli uccelli uccidono , varia umanità losangelina di America oggi , frivolo ambiente della moda di Prét-à-porter … Ma è sufficiente rinchiudere venti persone in una stanza e farle parlare cacofonicamente insieme per avere un’intuizione di regia? Dopo vent’anni? In questo senso, anche la scelta di scenografie e linguaggio mutuati dalla tv, che in passato fece di Altman il grande fustigatore delle forme contemporanee della cultura americana, appare sempre più un’opzione di maniera, priva della propria finalità critica. Dr. T and the Women accelera e coreografa con grazia le forme e i tempi degli attori della sit-com. Nella direzione degli attori il cineasta di Kansas City mantiene una delle sue maggiori doti: eppure le battute pronunciate non sono meno telefonate, e la risata preregistrata è già tutta nei dialoghi. Allo stesso modo, il gioco di contrasti tra narrazione e tracce grafiche (cartelli, insegne) e fotografie sembra servire unicamente a stabilire dei percorsi facilitati nel film. Il registro del grottesco, ottenuto per deformazione e accrescimento dei caratteri dell’alta borghesia texana, è l’ennesimo capitolo di una galleria di caratteri della società sudista sempre meno graffianti, colpiti da zampate sempre più stanche…
Detto questo, Dr. T and the Women resta un film che nel proprio infantilismo ha le migliori qualità. Il film si apre con la divaricazione di una vagina: modo pecoreccio e ben metaforico di «entrare in un film». E in fin dei conti, Dr. T non è che questo: un costante scivolare tra le pareti di una femminilità avvolgente, che attornia il protagonista; una femminilità riportata ai dati primari del sesso. La stessa donna è destinata a regredire irrevocabilmente verso l’infanzia: la dea del focolare del dottor T, la moglie affetta dal complesso di Hastia, rifiuta la propria sessualità e ritorna bambina – come forse tutte le donne starnazzanti intorno al ginecologo. Il casting di Richard Gere appare come una riuscita boutade infantile, in cui attore e personaggio si scambiano con leggerezza un ruolo da american gigolo . La stessa altmaniana inquietudine per la progressiva culturalizzazione della natura, palesata da piani di paesaggi invasi da strumentazioni varie (ricordate i mulini de I protagonisti ? E i paesaggi di Conflitto di interessi ?), sembra non essere altro che un infantile peana per un’epoca che non è più… Il regista ha piuttosto inspiegabilmente – e certo, di nuovo, in maniera infantile – richiesto di non divulgare il finale del film, a suo giudizio sorprendente. Non contravverremo alla sua volontà. Ci limitiamo a notare il movimento semi-circolare, o meglio, la chiusura del cerchio che la conclusione compie. Come nei sogni di un bambino, tutti i conti tornano. Tranne quelli del film. (francesco pitassio)

Chicago

La Chicago degli anni Venti è fata di alcol, gangster, violenza e jazz. Una famosa ballerina di cabaret, Velma Kelly (Catherine Zeta-Jones), uccide sua sorella e il marito, dopo averli scoperti insieme a letto. Intanto Roxie Hart (Renée Zellweger), tradisce il marito Amos con il mobiliere Fred, che le ha assicurato di parlare di lei al proprietario di un famoso locale. Dopo un po’ di tempo Roxie capisce che Fred le ha mentito e così, in un raptus di rabbia, lo uccide. Portata in prigione, dove incontra la presuntuosa e arrogante Velma, Roxie capisce come deve giocare le sue carte per non finire impiccata e così ingaggia il grande avvocato penalista Billy Flynn (Richard Gere), bravissimo a sfruttare il sensazionalismo che provocano i giornali nei casi di cronaca. Roxie ottiene fama e successo, mentre è in carcere, ma Velma, ormai offuscata dalla bionda rivale, trama nell’ombra… Basato sul famoso musical di John Kander, Fred Ebb e Bob Fosse,
Chicago
è un film davvero completo. Intrighi di ogni genere, amore, tradimenti, seduzione, rivalità, amicizia, cinismo, ironia, sarcasmo. Tutto condito con musica e danza. Un Richard Gere in grazia di dio, che arringa in aula a tempo di tip tap, che gioca al ventriloquo con la sua assistita, che canta da vero crooner. Altrettanto brave le due primedonne, anche se nel balletto di chiusura del film danno dimostrazione lampante di fare un altro lavoro, e per fortuna. Comunque una pellicola da vedere, ben fatto e ben recitato, praticamente impeccabile, apprezzabile anche da chi non ama il genere musical. Candidato a tredici premi Oscar.
(andrea amato)

L’imbroglio – The Hoax

Clifford Irving, uno scrittore sempre sulla soglia del successo (Richard Gere), viene nuovamente respinto dalla sua casa editrice proprio quando il suo ultimo manoscritto sembrava promettergli fama e denaro. L’orgoglio, i debiti, una moglie da riconquistare, l’amicizia di lunga data con il suo aiutante (Alfred Molina) e la voglia di dimostrare anche a se stesso il proprio talento lo spingono ad architettare una truffa ai danni della McGraw-Hill, facendo credere ai boss della casa editrice che egli conosce personalmente il magnate Howard Hughes, e che ne scriverà la biografia. Per farlo non esiterà a falsificare vari documenti e addirittura la calligrafia del misterioso personaggio che nessuno ha mai l’onore di incontrare perché vive praticamente recluso, e per questo non interviene per smentire quanto si dice su di lui. Tratto da un episodio realmente accaduto che causò un notevole scandalo in un’America pre-Watergate, ancora immune dal disincanto cui giungerà presidente dopo presidente.

L’angolo rosso – Colpevole fino a prova contraria

Un avvocato americano che rappresenta gli interessi di una tv via cavo/satellitare in Cina viene incastrato con l’accusa dell’omicidio di una modella sexy con cui ha dormito una notte. Le probabilità di ottenere giustizia sono scarse, finché l’avvocatessa assegnata al suo caso (Ling) è abbastanza audace da aiutarlo a sfidare il sistema e scoprire chi c’è davvero dietro a questo crimine. La ripetizione ed elementi illogici e prevedibili indeboliscono un soggetto altrimenti interessante.

Cotton Club

Il popolare locale newyorkese degli anni Venti, fa da sfondo a una storia di tipo gangsteristico. Dixie, giovane suonatore di cornetta, salva la vita a un boss della mala, che per sdebitarsi lo fa assumere al Cotton Club. In seguito, diventa accompagnatore dell’amante del capo, la bella Vera Cicero. Tra la ragazza e il musicista nasce qualcosa di più di una semplice simpatia. Nelle intenzioni il film avrebbe dovuto essere un prodotto commerciale di puro intrattenimento, ma le ambizioni del regista e la sua propensione al virtuosismo lo trasformano in qualcosa di completamente diverso, grazie a un uso originale e ardito del montaggio e della costruzione narrativa (strepitosa la sequenza della strage in montaggio alternato con il balletto di Gregory Hines e il finale tra finzione e realtà). Non è un caso, quindi, che all’epoca della sua uscita non abbia avuto né la giusta considerazione della critica né il successo che invece avrebbe meritato. Tra gli interpreti figura un giovane Nicolas Cage, nipote del regista. (andrea tagliacozzo)

King David

Solida storia biblica segue la vita di Davide dalla battaglia con Golia quando era un ragazzino al non facile regno da re; va male solo nella seconda metà, quando la precipitazione indebolisce la narrazione. Visivamente notevole, con la fotografia di Donald McAlpine, il grande vantaggio della musica di Carl Davis, insieme all’interpretazione di spicco di Woodward nel ruolo del deposto re Saul. Panavision.

Console onorario

Dall’omonimo romanzo di Graham Greene. In Argentina, il dottor Eduardo Plarr è alla ricerca del padre, scomparso misteriosamente poco tempo prima. Il medico ha una relazione instabile con una prostituta, Clara, della quale è innamorato anche Charlie Forthnum, console onorario britannico. Quest’ultimo viene rapito per errore da alcuni sovversivi. A dispetto del buon cast (in cui spiccano soprattutto Michael Caine e Bob Hoskins), un prevedibile fumettone.
(andrea tagliacozzo)

The Jackal

Quando l’Fbi e il Kgb si trovano in difficoltà su come catturare un assassino internazionale detto “Jackal”, si rivolgono all’unico individuo che lo conosce bene: un terrorista irlandese (Gere) che sta scontando una pena in una prigione degli Stati Uniti. Un passabile thriller che ci porta in giro per il mondo, indebolito da vuoti di credibilità ma rinforzato dalla carismatica interpretazione di Gere. Anche la Venora è in grande evidenza nella non irrilevante parte dell’agente russa. Assomiglia solo lontanamente al ben più valido Il giorno dello sciacallo, malgrado si rifaccia “ufficialmente” a quella sceneggiatura. Panavision.

Pretty Woman – Una ragazza deliziosa

Una bella e giovane prostituta di Los Angeles, raccolta dalla strada da un affascinante finanziere tormentato da non pochi dubbi esistenziali, trascorre con lui un’intera settimana nelle suite di un grande albergo. La spontaneità della ragazza finisce per riportare il sorriso sul volto del suo ricco ospitante. Una gradevole favoletta, confezionata con abilità e furbizia, ma terribilmente scontata, specialmente nel finale. Primo grande successo della Roberts, molto fresca e spontanea, che venne candidata all’Oscar (la statuetta andò poi a Kathy Bates, la psicopatica di
Misery non deve morire
).
(andrea tagliacozzo)

Il primo cavaliere

Incantevole saga avventurosa, travolgente e romantica, incentrata sul triangolo amoroso fra re Artù (Connery), lady Ginevra (Ormond) e uno spirito inquieto ed errante, che vive di espedienti, di nome Lancillotto (Gere). Alcune asprezze narrative (e la scelta di un Lancillotto americano che parla con accento moderno) sono compensate dall’intelligenza complessiva della sceneggiatura di William Nicholson, dalle stupefacenti scenografie di John Box, dalla maestosa colonna sonora di Jerry Goldsmith e dalle splendide prove della Ormond e di Connery. Camelot non è mai stata così magica.

Identikit di un delitto

Il controverso agente Errol (Richard Gere) è prossimo alla pensione, ma ha un ultimo compito da poliziotto in servizio: addestrare la giovane collega Allison Lowry (Claire Danes), destinata a prendere il suo posto. Quando si verifica una strano caso di rapimento che ricorda a Errol un delitto del passato che non era riuscito a risolvere, l’agente finisce per coinvolgere Allison in indagini rischiose e difficili. A complicare ulteriormente le cose ci si mette un’oscura setta dedita alla magia nera.

Shall We Dance?

Che cosa spinge un avvocato di mezza età, un professionista di successo, con una moglie che ama, due figli adolescenti che non gli danno preoccupazioni, un bell’appartamento nel centro di Chicago e una villa in campagna, a cercare altrove una ragione di vita? La noia? Il tedio di una serenità troppo raggiunta e quindi dai processi iterativi? Tutto nasce per caso quando, rientrando con la sopraelevata a casa, la sera, nota un palazzone tra il liberty e il tudor, fatisciente e vagamente sinistro. Chicago ne è piena. Ma al secondo piano del palazzo, al di là di un’insegna che indica una scuola di danza, l’avvocato (Richard Gere) vede dietro il vetro della finestra una bellissima ragazza latina dallo sguardo triste.
Ecco, incomincia così il film, con l’ennesima riproposta della donna del mistero, che dalla narrativa romantica arriva al grande cinema degli anni Quaranta e Cinquanta. Attratto da quella misteriosa figura l’avvocato si iscrive a un corso di ballo per principianti, imparerà il walzer, la rumba, la beguine, il cha-cha-cha con crescente passione, si affezionerà ai nuovi coloriti amici, tra cui anche un collega di ufficio allontanandosi sempre più dalla famiglia.
La moglie (Susan Sarandon) si accorge ben presto dei sospetti mutamenti del coniuge: torna a casa sempre più tardi e accampa scuse, le sue camicie hanno strani profumi. Ricorre a un investigatore che le dice la verità: l’uomo non la tradisce, neppure con la bellissima ballerina latina (una stupenda Jennifer Lopez), frequenta solo una scuola di ballo. La sorpresa non è meno amara: perché il marito ha sentito il bisogno di quel diversivo, di tenerne all’oscuro lei e i figli? Che cosa non funziona nel loro menage? Mi fermo, non racconto oltre, ché la fine è scontata, trattandosi di una commedia. Ma rileggendo quanto sopra, mi accorgo di aver parlato di un altro film, pur raccontando esattamente questo. Ed è un merito in più della regia, dietro parametri di genere così collaudati e citati: quello di partire con atmosfere torbide, vagamente alla Tennessee Williams, con tutta la sua galleria di perdenti. La scuola di ballo è al limite del fallimento, è un ricettacolo di casi patologici, la direttrice e proprietaria è un’anziana ballerina, al limite dell’alcolismo, la clientela è scarsa. L’avvocato ha come compagni di corso un giovane macho, che poi si rivelerà gay, e un ragazzone nero, grasso e sudoroso. Altrettanto pittoresche sono le insegnanti di corso, a parte la bella ispanica che se ne sta misteriosamente da parte e non dà confidenze. Su questa base commista di esotico e patetico, ma cambiando immediatamente registro, il film si muove con estrema grazia e levità, quella levità che viene da lontano, dalle commedie di Lubitsch, Hawks, Minelli, con il loro perfetto artigianato, grazie anche all’aiuto di una divertente e allegrissima colonna musicale in cui risuonano ritmi e canzoni ben note.
Così, il poco significativo regista Peter Chelsom – ricordo tuttavia Il commediante (1994) con Jerry Lewis e una curiosa commedia, Serendipity (2001) – fornito di una sceneggiatura calibratissima, riesce a disegnare felicemente tutta una serie di caratteri, di personaggi azzeccatissimi per rilievo psicologico ed esplosiva comicità, che costituiscono la forza del film, e nello stesso tempo a contenere entro limiti accettabili il melenso sentimentalismo della storia portante. Insomma, ci si diverte, grazie anche a tutti gli interpreti, davvero straordinari. Perfino – ed è una sorpresa – il maturato Richard Gere, qui in un ruolo che in altri tempi Gary Grant ha magnificamente variato. (piero gelli)

The Mothman Prophecies – Voci dall’ombra

Dopo la morte della moglie, il cronista del
Washington Post,
John Klein (Richard Gere), viene misteriosamente trasportato a centinaia di chilometri di distanza in West Virginia, dove gli abitanti sono in preda al terrore e angosciati a causa di fenomeni paranormali. Al centro di questa storia c’è Mothman (l’uomo-falena), una specie di apparizione di gigante alato la cui comparsa fa da presagio a numerosi morti e disastri. Basato sugli eventi realmente accaduti a Point Pleasant, in Virginia, così come sono raccontati nel libro di John Keel
The Mothman Prophecies,
però non si capisce come Richard Gere si sia infilato in un film così assurdo, a metà tra
X-File, Twin Peaks
e
The Gift,
ma molto più surreale. Ben girato e ben recitato, un buon prodotto cinematografico, realizzato con cura in tutti i suoi aspetti. Dedicato a chi ama il genere fanta-thriller.
(andrea amato)