Giallo alla regola

L’ex critico Stefano Roncoroni, al suo primo film da regista, s’ispira a due grandi maestri del genere: Hitchcock e Chabrol. Un alto impiegato dello Stato, dopo aver assistito a una sparatoria, recupera una valigetta che un uomo, inseguito dalla polizia, ha lasciato sotto una macchina. Quando scopre che la valigetta è colma di banconote, l’impiegato decide di tenersi il denaro. Ambizioso, ma poco riuscito.
(andrea tagliacozzo)

Andata+ritorno

Dopo aver chiesto in prestito ventimila euro a una banda di strozzini, cifra che non è in grado di restituire, Dante decide di lasciare Torino e il suo mestiere di pony express in bicicletta per trasferirsi all’altro capo del mondo. Una volta giunto a destinazione finirà in galera a causa di un equivoco e perderà tutti i suoi soldi. La disavventura lo costringerà a fare rientro a casa, dove incontrerà Nina, affascinante hostess spagnola bloccata a Torino da un lungo sciopero generale. Con l’aiuto degli amici di Dante, i due cercheranno di saldare il debito con gli strozzini, onde evitare di rimetterci le penne.

Già regista del divertente

Santa Maradona,
Marco Ponti inciampa inaspettatamente su un’opera seconda che vorrebbe staccarsi dal genere commedia ma non riesce a essere null’altro che un film irrisolto. Né particolarmente divertente, né davvero avvincente, la pellicola è priva di momenti memorabili, un difetto che ne affligge anche le scene chiave condannandola alla mediocrità. Un vero peccato, perché le premesse erano buone, a partire dalla scelta di affidare i ruoli dei protagonisti al convincente Libero De Rienzo e all’affascinante Vanessa Incontrada, alla sua seconda prova da attrice dopo gli elogi ricevuti per
Il cuore altrove
di Pupi Avati. Non tutto, comunque, è da buttare: i personaggi di contorno, interpretati da Kabir Bedi, Remo Girone, Ugo Conti e altri semisconosciuti attori, sono assai ben tratteggiati, così come la Torino che fa da sfondo alla vicenda, «città laboratorio di incontri – scrive Ponti – tra persone che provengono da mondi e contesti sociali differenti e spesso in conflitto».
(maurizio zoja)

Diceria dell’untore

Al termine della seconda guerra mondiale, un reduce, gravemente malato ai polmoni, viene accolto in un sanatario. In un’atmosfera cupa e deprimente, l’uomo conosce, però, l’affascinante Marta, una ex ballerina che durante il conflitto era stata Kapò in un lager nazista. Dal romanzo omonimo di Gesualdo Bufalino, un melodramma spento, mai appassionante, a tratti perfino ridicolo, complice la mediocre regia e un cast non sempre all’altezza.
(andrea tagliacozzo)

Il 7 e l’8

Due neonati, che occupano le culle numero 7 e 8, vengono per un caso scambiati di posto. Diventati adulti, i due, che non sanno dello scambio, diventano amici, sebbene abbiano caratteri completamente diversi: uno tende ad arrangiarsi, l’altro invece è figlio di un graduato dei carabinieri. Quando i due scoprono che i genitori e la famiglia dell’uno sono in realtà quelli dell’altro e viceversa, si scatena il finimondo.

La Duchessa di Langeais

Il maestro francese Jacques Rivette gira l’adattamento di un romanzo di Honoré de Balzac. Il giovane generale francese Armand de Montriveau, durante una spedizione per ristabilire l’autorità di Ferdinando VII, ritrova il suo perduto amore, Antoinette de Langeais, che vive come suora di clausura nell’isola di Majorca.