La visione del sabba

Maddalena è rinchiusa in un ospedale psichiatrico: ha ucciso il proprio violentatore e sostiene di essere una strega nata nel 1630. Un giovane psichiatra deve fare una perizia su di lei e si lascia coinvolgere nel suo universo visionario. Pellicola suggestiva dal punto di vista figurativo, ma irrisolta a livello di storia.

La notte di San Lorenzo

Nel 1944, gli abitanti di San Miniato si trovano a dover compiere una drammatica scelta: restare in paese, raccolti nella cattedrale che i tedeschi hanno promesso di risparmiare, o fuggire nella campagna Toscana per raggiungere le sempre più vicine forze alleate. Una delle opere più riuscite dei fratelli Taviani, dove la loro poetica, che a volte si risolve in formalismi fini a se stessi, una volta tanto non appesantisce troppo il racconto. Gran Premio della giuria al Festival di Cannes del 1982 e David di Donatello come miglior film nello stesso anno.
(andrea tagliacozzo)

Good Morning Babilonia

Agli inizi del secolo, Andrea e Nicola, figli di un artigiano, partono per gli Stati Uniti decisi a fare fortuna con il lavoro appreso dal padre. Dopo un inizio non troppo felice, i due riescono ad inserirsi come capomastri in una produzione hollywoodiana agli ordini del regista David Ward Griffith. Indubbiamente ben girata, ma la metafora è fin troppo evidente e il film scade più volte nel ridicolo (come nel tragico finale). Le musiche del film (di gran lunga la cosa migliore) sono state composte da Nicola Piovani.
(andrea tagliacozzo)

Kaos

Il film, ispirato alle
Novelle per un anno
di Luigi Pirandello, è composto da cinque episodi (
L’altro figlio, Mal di Luna, La giara, Requiem ed Epilogo
), uniti fra loro dal volo di un corvo. L’uccello è conteso da un gruppo di contadini, finché uno di essi, legato al collo del volatile un campanello, gli rende la libertà. Ben girato, ai limiti del calligrafico, ma l’approccio intellettuale ai racconti di Pirandello non giova al film. Eccellente, comunque, l’episodio tratto da
La giara
interpretato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
(andrea tagliacozzo)

Un eroe borghese

Il film ricostruisce la vicenda dell’avvocato Ambrosoli e della sua opposizione al «salvataggio» della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Ambrosoli verrà ucciso da un killer nel 1979. Michele Placido, oltre che un attore un po’ ruspante, è un regista sensibile e mai volgare. Questo film, a esempio, poteva essere un epigono di un genere superato dai tempi, ma lo stile di Placido è assai diverso da quello – mettiamo – di un Ricky Tognazzi. Aiutato da una magistrale fotografia di Luca Bigazzi (una Milano fredda e angosciante), Placido evita solo in parte le due trappole principali del cinema politico all’italiana, ossia gli attori-sosia («effetto Giuseppe Ferrara») e il senno di poi («effetto Rulli e Petraglia»), ma almeno non alza la voce e dirige gli attori (compreso se stesso) con cura amorevole. Bentivoglio esibisce una quieta ostinazione perfetta per il personaggio. Ci si indigna senza vergognarsi, si apprezza il coraggio con cui ad Antonutti/Sindona sono messi in bocca slogan berlusconiani, e i titoli di coda con le vere telefonate del killer ad Ambrosoli danno i brividi.
(emiliano morreale)

La condanna

Una donna si trova rinchiusa in un museo con un architetto e ha un rapporto sessuale con lui, salvo denunciarlo per stupro subito dopo. Il tribunale deve stabilire se si è trattato effettivamente di violenza o se c’era un’intesa tra i due. Film controverso (sul confine, a volte labile, tra stupro e sesso consensuale), non completamente riuscito: troppo astratto e teorico.