Honkytonk Man

Negli Stati Uniti, negli anni della grande Depressione, un cantautore country, ubriacone e malato, si mette in viaggio per Nashville assieme a Whit, il giovanissimo nipote (interpretato dal figlio del regista, Kyle Eastwood). Lungo la strada, l’uomo si esibisce con successo in diversi locali, anche se le sue condizioni di salute diventano sempre più precarie. Accolto da critiche contrastanti, il film è in realtà un piccolo capolavoro, uno dei più belli e commoventi tra quelli diretti da Clint Eastwood, particolarmente efficace anche in veste d’attore. Eastwood continua a demolire la sua immagine di duro calandosi nei panni di un personaggio contraddittorio, vulnerabile e malato, con il quale è quasi impossibile non simpatizzare. Il periodo storico e l’ambiente musicale country sono ricreati con grande vividezza. Bella la canzone che dà il titolo al film, interpretata dallo stesso Eastwood. (andrea tagliacozzo)

Nashville

Brillante mosaico di Altman sulla vita americana, vista attraverso 24 personaggi coinvolti in una manifestazione politica a Nashville. Ricco di convincenti studi caratteriali e di bozzetti acuti e divertenti, e apparentemente realizzato in totale libertà stilistica. Caleidoscopico, frammentario melodramma musicale, uno dei capolavori del cinema anni Settanteìa, con cui Altman rinnova e critica il cinema classico hollywoodiano.

La struttuta narrativa aperta, dove tutto s’intreccia con tutto, permette al film di affrontare una serie di temi e aspetti della società americana senza imporre un punto di vista preciso, ma anche senza preoccupazioni didascaliche e moralistiche. E la “babele dei personaggi” è sottolineata dalla babele delle colonne sonore che riverberano la confusione esistenziale che attraversa il film. Oscar alla canzone I’m Easy di Carradine. Elliott Gould e Julie Christie compaiono nei panni di se stessi.