I magi randagi

Tre disperati, ex artisti dello sventurato Circo della Mosca, vengono ingaggiati per interpretare i Re Magi in un presepe vivente da un parroco di un piccolo paese. Nonostante l’ostracismo degli abitanti, che li accusano di stupro e li vorrebbero castrare, i tre si salvano con un’improvvisa trovata ma, da allora, si rendono conto di dover cercare davvero il bambinello avendo una strana cometa indicato loro, cosa apparentemente impossibile, prima una femmina e poi due gemelli.

Teorema

La tranquilla e agiata esistenza borghese di una famiglia di Milano, composta da padre, madre, due figli e domestica, viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso e affascinante ospite. Tutti sono pian piano conquistati dal giovane e questi si presta ad avere rapporti sessuali con tutti. L’edificio della famiglia borghese crolla sotto i colpi del simbolismo pasoliniano in un film affascinante e originale che fece scandalo e fu sequestrato per oscenità. Laura Betti vinse la Coppa Volpi come migliore attrice al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

Sbatti il mostro in prima pagina

Il redattore capo di un quotidiano scatena una campagna contro il membro di un gruppo extraparlamentare, incolpandolo dell’omicidio di una giovane. Un giornalista scrupoloso scopre, invece, la verità. Una pellicola sul mondo dei media, analizzato nei suoi meccanismi e perversioni. Da molti considerato un classico, è un film di genere molto efficace, con un Volonté in eccezionale forma.

I racconti di Canterbury

I racconti di Geoffrey Chaucer portati sullo schermo da Pasolini con il suo inconfondibile stile. Otto pellegrini si mettono in cammino per Canterbury dove intendono rendere omaggio alla tomba di san Thomas Beckett. Durante il viaggio, ognuno dei componenti della comitiva racconta a turno una storia. Non si tratta di uno dei migliori lavori del regista, che ripete stancamente gli stilemi dei film precedenti (
Il Decameron
in particolare), anche se non mancano momenti interessanti. Orso d’Oro a Berlino.
(andrea tagliacozzo)

Caramelle da uno sconosciuto

Un maniaco armato di rasoio uccide alcune prostitute. Le altre mondane, impaurite ma decise a continuare il loro lavoro, fanno quadrato per catturare il responsabile degli omicidi, mentre intanto si premuniscono di uno speciale spray per difendersi dai malintenzionati. Nonostante le precauzioni, il misterioso assassino colpisce ancora. Un film tanto presuntuoso quanto malriuscito, con un cast d’attori (anzi, d’attrici) per niente disprezzabile ma banalmente sprecato.
(andrea tagliacozzo)

La felicità non costa niente

Sergio (Mimmo Calopresti) è un architetto brillante, con una moglie devota, un figlio sveglio e simpatico, un’amante giovane e un gruppo di cari amici. Un incidente d’auto gli fa cambiare completamente approccio alla vita. Si accorge di tutte le ipocrisie e contraddizioni della sua esistenza e, a poco a poco, con le sue stesse mani distrugge tutte le certezze che lo circondano. Cerca risposte, di notte, vagabondando per una Roma «turisticamente didascalica», ma accogliente e complice. Ogni tanto cerca di rimanere aggrappato alla vita reale, quella fatta di routine, di rapporti umani e sociali, di lavoro e famiglia, ma non ce la fa, ha bisogno di scappare e cercare. Unico compagno di viaggio è un manovale che lavora per lui, con cui instaura un rapporto a metà tra il sogno e la realtà. Una notte, per le strade di Roma, incontra una donna misteriosa, bellissima, che cattura tutto il suo interesse. Occuparsi di questa persona diventa la sua preoccupazione principale, si innamora, ritrova equilibrio e voglia di vivere, ma… Un altro film di Mimmo Calopresti, questa volta nella triplice veste di regista sceneggiatore e protagonista. Una pellicola sulla ricerca ossessiva della felicità, nel mondo esterno, per poi giungere alla conclusione che forse è solo uno stato personale, intimo. Si tratta di una questione di equilibrio, niente più. Il cammino è tortuoso, affronta molte delusioni e sembra quasi soccombere alla depressione. Non un film sull’amore, perché in fondo è solo un aspetto della vita, non certo l’unico o il più importante. Forte la somiglianza con L’ora di religione nello stile registico e in alcuni escamotage narrativi. Convincente ancora come regista e piacevole sorpresa come attore protagonista. Un Calopresti promosso al 100 per cento. (andrea amato)

Novecento

In un paese della Bassa Emiliana, agli albori del Novecento, Alfredo, futuro erede dei possedimenti terrieri di famiglia, nonostante i privilegi di casta stringe amicizia con Olmo, figlio di una contadina e di padre ignoto. Nel secondo atto del film, girato contemporaneamente al primo, le vicende politico-sentimentali dei protagonisti – tra i quali spiccano De Niro e Depardieu – si dipanano negli anni che vanno dall’inizio del secolo alla seconda guerra mondiale. Sullo sfondo, le lotte contadine, il fascismo e la Resistenza. Bertolucci, un cast d’eccezione e la splendida fotografia di Vittorio Storaro danno vita a un racconto epico e spettacolare, anche se non sempre il regista riesce a coniugare le esigenze dello spettacolo con il discorso politico in un’ambiziosa e didattica Storia della lotta di classe in Italia.
(andrea tagliacozzo)

Reazione a catena (Ecologia del delitto)

Il non plus ultra degli horror ipercromatici di Bava, che ha influenzato film come Halloween e Venerdì 13. Alcune persone in case isolate vengono uccise una a una in modi raccapriccianti e fantasiosi. Chi ama Bava non lo fa per le sue storie, ma per la straordinaria padronanza della tecnica cinematografica, qui felicemente espressa. Noto anche negli Usa come Last House On the Left, Part II (anche se non c’entra niente con la prima parte), Bay Of Blood, e (per validi motivi), Carnage. 

Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno

A 26 anni dalla tragica morte, Laura Betti cerca di far rivivere Pier Paolo Pasolini attraverso un film-documentario. L’intento della Betti è quello di far conoscere alle nuove generazioni gli insegnamenti di Pasolini e di rinfrescare la memoria a quelli che se lo sono dimenticato. La poesia, la prosa, i film e semplicemente le sue parole rimbombano nella sala e colpiscono in fondo al cuore, grazie anche al sapiente montaggio che lascia il tempo di far arrivare a segno i macigni del poeta. Suggestiva la musica intervallata da immagini di repertorio e testimonianze di coloro che hanno conosciuto Pasolini. Laura Betti ha concluso il suo lavoro con una significativa citazione: «Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto? (Pier Paolo Pasolini)». (andrea amato)

Un eroe borghese

Il film ricostruisce la vicenda dell’avvocato Ambrosoli e della sua opposizione al «salvataggio» della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Ambrosoli verrà ucciso da un killer nel 1979. Michele Placido, oltre che un attore un po’ ruspante, è un regista sensibile e mai volgare. Questo film, a esempio, poteva essere un epigono di un genere superato dai tempi, ma lo stile di Placido è assai diverso da quello – mettiamo – di un Ricky Tognazzi. Aiutato da una magistrale fotografia di Luca Bigazzi (una Milano fredda e angosciante), Placido evita solo in parte le due trappole principali del cinema politico all’italiana, ossia gli attori-sosia («effetto Giuseppe Ferrara») e il senno di poi («effetto Rulli e Petraglia»), ma almeno non alza la voce e dirige gli attori (compreso se stesso) con cura amorevole. Bentivoglio esibisce una quieta ostinazione perfetta per il personaggio. Ci si indigna senza vergognarsi, si apprezza il coraggio con cui ad Antonutti/Sindona sono messi in bocca slogan berlusconiani, e i titoli di coda con le vere telefonate del killer ad Ambrosoli danno i brividi.
(emiliano morreale)

Tutta colpa del paradiso

Romeo, tornato in libertà dopo aver trascorso cinque anni anni in carcere per rapina a mano armata, vuole conoscere i genitori adottivi del piccolo Lorenzo, suo figlio. Dopo affannose ricerche, riesce a trovarli in una pittoresca baita della Val D’Aosta. Una commedia turistico-sentimentale prevedibile e fin troppo artificiosa. Discreto Francesco Nuti attore prima che si facesse prendere la mano dal suo smisurato narcisismo.
(andrea tagliacozzo)