Arturo 2: On the Rocks

Secondo episodio della storia di Arturo Bach, il nullafacente miliardario americano in perenne stato di ubriachezza. Felicemente sposato con l’ex cameriera Linda, desidera avere un figlio, ma lei non può averne, così i due decidono di adottarne uno. Un seguito inutile e insensato, quasi mai divertente nonostante l’indubbia bravura degli interpreti. Fugace apparizione di John Gielgud (Oscar nel 1981 per il primo
Arturo
come miglior attore non protagonista) nei panni del fantasma di Hobson, il defunto maggiordomo di Arturo.
(andrea tagliacozzo)

Providence

Alla vigilia del suo settantottesimo compleanno, uno scrittore inglese, sentendo vicina la fine dei suoi giorni, trascorre una notte lunga e tormentata: i ricordi della moglie, morta suicida, si mescolano a vivide allucinazioni che, come fossero tratte dalle pagine di un suo romanzo, vedono per protagonisti i propri familiari. Un film di difficile lettura, come molti altri del regista Alain Resnais, ma indubbiamente affascinante, abilmente sospeso in un raffinato gioco d’incastri tra realtà e fantasia. Straordinari gli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

La bella avventuriera

Remake di un film del 1945 su una procace e calcolatrice donna che di notte diventa una rapinatrice; non possiede quell’eleganza necessaria a trasformare il suo materiale “eccessivo” nella commedia spassosa che intendeva essere. Roba dozzinale — incluse le costanti scene di nudo.

Il segno del potere

Da un romanzo di Wilbur Smith. Un gruppo internazionale di finanzieri vuole far salire il prezzo dell’oro distruggendo con un’inondazione la miniera sudafricana di Sonderditch. L’ingegnere Rod Slater viene usato per lo scopo a sua insaputa. Roger Moore è carismatico, il resto del cast è di prestigio, ma il film è troppo prolisso e mediocremente diretto. L’anno dopo, Peter Hunt tornerà a dirigere Moore in
Ci rivedremo all’inferno,
altro film tratto da un romanzo di Wilbur Smith.
(andrea tagliacozzo)

Niente può essere lasciato al caso

Divertente parodia d’azione dei film di gangster, con il mercante di diamanti Grodin che tenta di rubare dei preziosi da un’importante banca internazionale. Grodin è anche autore dell’adattamento dal best-seller di Gerald A. Browne. Noto anche come Anything for Love e Fast Fortune

L’uomo venuto dal Kremlino (Nei panni di Pietro)

Il papa Quinn, un russo che ha passato vent’anni come prigioniero politico in Siberia, cerca di sventare il rischio di una guerra atomica e di eliminare la miseria nella Cina comunista per metà del film, mentre il corrispondente Janssen cerca di risolvere i suoi insignificanti problemi coniugali per il resto del tempo. Un buon cast sprecato in questo superficiale adattamento del best-seller di Morris L. West, fiaccamente diretto da Anderson.

Investigazione letale

Bob, esperto in lingua e letteratura russa che lavora per i servizi segreti inglesi, trova la morte in circostanze misteriose. Suo padre Frank, poco convinto delle spiegazioni ufficiali, decide di vederci chiaro. Le indagini lo portano a contattare Mister Chapple, un alto esponente del servizio segreto, da tempo sospettato di lavorare in favore dei sovietici. Una buona spy-story, adattata per lo schermo da Julian Bond da una novella di John Hale e ottimamente interpretata dal compassato Michael Caine.
(andrea tagliacozzo)

Gesù di Nazareth

Realizzato per la televisione italiana e distribuito anche in moltissimi paesi stranieri, il film narra vita, morte e resurrezione di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi. Difeso strenuamente dalla Chiesa cattolica, acclamato da buona parte della critica nordamericana, la versione ridotta proposta nelle sale ricevette accoglienza negativa. La sceneggiatura è di Anthony Burgess che non apprezzò le scelte di regia compiute da Zeffirelli.

Il giro del mondo in ottanta giorni

Uno dei film più premiati della storia degli Oscar che purtroppo, con il trascorrere del tempo, ha perso gran parte del suo fascino. Nonostante ciò, questo adattamento (scritto da Mike Todd) del classico di Jules Verne offre grande divertimento, e soprattutto oltre 40 cammei, che faranno la gioia degli appassionati. Fra gli altri premi tributati dall’Academy, quello alla colonna sonora di Victor Young, alla sceneggiatura (James Poe, John Farrow, S.J. Perelman), alla fotografia (Lionel Lindon), e al montaggio (Gene Ruggiero, Paul Weatherwax). Remake nel 2004, più una miniserie televisiva nel 1989. 

Io, Caligola

Il primo porno da 15 milioni di dollari dell’industria cinematografica (senza considerare i video) – prodotto da “Penthouse” e ambientato nella Roma del I secolo D.G. (Dopo Guccione) – segue lo spietato imperatore attraverso una serie infinita di decapitazioni e sbudellamenti. L’impudenza e sei minuti di metraggio hard-core non male gli valgono la mezza stella per l’accuratezza, ma parecchi spettatori lo troveranno (a ragione) ripugnante. Inoltre, Jay Robinson impersona molto meglio Caligola in La tunica e I gladiatori. Successivamente distribuito in una versione da 105 minuti, vietata ai minori di 17 anni e considerevolmente manipolata.

Il grande amore di Elisabetta Barrett

Rifacimento de
La famiglia Barret
, diretto dallo stesso Franklin nel 1934 e affidato, all’epoca, all’interpretazione di Norma Shearer e Fredric March. Ambientata nell’Ottocento, in Inghilterra, è la storia della poetessa Elizabeth Barret che, colpita da paralisi, ritrova la forza di vivere e sperare nella guarigione grazie all’amore del collega Robert Browning. La prima versione del film è sicuramente da preferirsi a questo pallido aggiornamento.
(andrea tagliacozzo)

La formula

Nelson. Thriller incredibilmente realistico con un poliziotto che indaga sulla morte di un amico e scopre che era collegato a un misterioso intrigo a proposito della formula di un carburante sintetico. Scott e Brando sono sempre un piacere da guardare, ma lo sceneggiatore e produttore Steve Shagan ha telefonato tutte le battute.

La forza del singolo

Precisamente quel che ci si aspetta quando il regista di Rocky e Karate Kid affronta un film sull’apartheid. Questa sdolcinatezza racconta con ardente entusiasmo di un ragazzo bianco del Sudafrica che promuove l’integrazione salendo sul ring con i suoi oppressi amici di colore. Offensiva volgarizzazione di un grande soggetto, ma almeno nella prima metà ci sono Freeman e Müller-Stahl nel ruolo dei mentori del giovanotto; quando nella seconda ora non sono più presenti nella sceneggiatura, guardare il film diventa una prova faticosa.

Giulio Cesare

È la storia degli eventi che nel 44 a.c. portarono alla morte di Giulio Cesare (Calhern). Il grande condottiero muore in senato, sotto i colpi del figlio adottivo Bruto (Mason) e del traditore Cassio (Gielgud). Marco Antonio (un grande Marlon Brando) finge di schierarsi a favore della congiura ma, in un commovente discorso funebre, esorta i romani a ribellarsi contro gli assassini. Premio oscar per la scenografia

Arturo

Arturo è un annoiato miliardario che, per poter ereditare l’ingente fortuna del padre, deve sposare la figlio di un ricco uomo d’affari. Ma l’amore di una modesta commessa potrebbe cambiare il suo destino. Commedia agile e divertente, vivacizzata soprattutto dall’apporto di un cast d’attori a dir poco eccezionale. Il veterano John Gielgud vinse l’Oscar come migliore attore non protagonista. Un’altra statuetta andò a
Best That You Can Do
, la canzone interpretata da Christopher Cross. Sette anni più tardi, verrà realizzato un seguito del film non all’altezza dell’originale.
(andrea tagliacozzo)

Il primo cavaliere

Incantevole saga avventurosa, travolgente e romantica, incentrata sul triangolo amoroso fra re Artù (Connery), lady Ginevra (Ormond) e uno spirito inquieto ed errante, che vive di espedienti, di nome Lancillotto (Gere). Alcune asprezze narrative (e la scelta di un Lancillotto americano che parla con accento moderno) sono compensate dall’intelligenza complessiva della sceneggiatura di William Nicholson, dalle stupefacenti scenografie di John Box, dalla maestosa colonna sonora di Jerry Goldsmith e dalle splendide prove della Ormond e di Connery. Camelot non è mai stata così magica.

Gandhi

Ampia narrazione della vita e dell’era di Mohandas K. Gandhi, dagli esordi come semplice avvocato fino a divenire il leader di una nazione e un simbolo di pace e comprensione per il mondo intero. La narrazione ad arte è perfetta, nella migliore tradizione dell’epopea hollywoodiana, ma la seconda metà del film non è avvincente quanto la prima. Kinsley è indimenticabile nel ruolo principale. Vinse otto Oscar fra cui quello per il miglior film, miglior attore protagonista, per la regia e la sceneggiatura (di John Briley). Fate caso a Daniel Day-Lewis nei panni di uno dei tre giovani che avvicinano Gandhi per strada.