La Pantera Rosa 2

Quando dei leggendari tesori vengono rubati nel mondo, tra cui l’inestimabile diamante della Pantera Rosa, il Capo Ispettore Dreyfus (John Cleese) è costretto ad assegnare Clouseau (Steve Martin) a una squadra di detective ed esperti internazionali incaricati di catturare il ladro e ritrovare gli oggetti rubati.

Erik il vichingo

Terry Jones, ex componente del gruppo comico inglese dei Monty Python, rilegge alla sua maniera ironica e grottesca la leggenda del guerriero vichingo Erik il rosso. Stanco di compiere azioni riprovevoli, Erik decide di porre fine all’era di Ragnarik – dove gli uomini combattono e uccidono – per iniziarne una nuova di pace e prosperità. Ma qualcuno non è d’accordo. Nonostante il bravo Tim Robbins e la presenza di John Cleese (anche questi ex Monty Python), il film riesce a divertire solo a tratti.
(andrea tagliacozzo)

Frankenstein di Mary Shelley

Versione “fedele” ma ampiamente deludente della saga di Frankenstein. Più energico del necessario, con la macchina da presa che non sta mai ferma. Branagh ci permette di capire la personalità del dottor Frankenstein, ma la storia deraglia una volta che la creatura viene lasciata libera. Ulteriormente appesantito dalla cornice narrativa con il capitano di mare Quinn. Il mostro di De Niro rimane molto… deniresco, e fa sentire la nostalgia di Karloff (e perfino di Peter Boyle).

Silverado

I fratelli Emmet e Jake, accompagnati dal nero Mal e dall’avventuriero Paden, devono raggiungere Silverado, sperduto villaggio del West, per salutare la famiglia e poi partire per la California. Al loro arrivo li aspetta una brutta sorpresa: i quattro devono prendere le armi per difendere il paese da un proprietario terriero senza scrupoli. Splendida rivisitazione, spesso in chiave ironica e cinefila, del genere western, con un occhio di riguardo ai ritmi (estremamente veloci) e ai gusti del pubblico più giovane (il punto di riferimento potrebbe essere addirittura la serie
Guerre Stellari
, di cui Kasdan aveva sceneggiato il secondo episodio,
L’impero colpisce ancora
). Ottimi tutti gli interpreti. Una spanna sopra agli altri Kevin Costner, formidabile nel ruolo del giovane pistolero irresponsabile e rompicollo.
(andrea tagliacozzo)

La tela di Carlotta

Natale alla fattoria Zuckerman è un momento felice per gli uomini, ma non certo per gli animali. Anche per il maialino Wilbur le preoccupazioni non mancano: rischia infatti di finire tra le portate del banchetto come arrosto. Insieme a Carlotta, la sua amica ragno, cerca di studiare un piano per la fuga

Ultimatum alla Terra

La celebre scienziata Helen Benson (Jennifer Connelly) si ritrova faccia a faccia con un alieno chiamato Klaatu (Keanu Reeves), che ha viaggiato nell’universo per avvertire l’umanità di un’imminente crisi globale. Quando delle forze che sfuggono al controllo di Helen ritengono ostile l’extraterrestre e gli negano la possibilità di parlare ai leader del mondo come aveva richiesto, lei e il figliastro Jacob (Jaden Smith), con cui è in cattivi rapporti, scoprono rapidamente le conseguenze mortali della frase di Klaatu, che si reputa “un amico della Terra”. Ora Helen deve trovare un modo di convincere questa entità che è stata inviata per distruggerci che l’umanità in realtà merita di essere salvata. Ma potrebbe essere troppo tardi. Il processo ha avuto inizio.

Un pesce di nome Wanda

A Londra, una banda di ladri, formata da due americani, Otto e Wanda, e due inglesi, George e Ken, effettua un audace colpo ai danni di una gioielleria. George, denunciato da Otto, viene arrestato dalla polizia. Wanda circuisce l’avvocato di George per scoprire dove quest’ultimo ha nascosto la refurtiva. Una scatenata commedia, praticamente perfetta nei suoi meccanismi, esilarante soprattutto nella contrapposizione tra inglesi e americani. John Cleese – protagonista e coautore della brillante sceneggiatura – è un ex membro dei Monty Python, così come Michael Palin. Kevin Kline, davvero strepitoso nel ruolo dell’americano Otto, vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Pluto Nash

2087: Eddie Murphy è il proprietario di un night-club situato sulla Luna, in pericolo a causa di un boss della malavita che vuole trasformarlo in casinò. Costoso flop: paragonato a fiaschi storici come quelli di Howard the Duck e Ishtar, è stato il più grande fallimento al botteghino della carriera del comico afro-americano. Cammeo di Alec Baldwin.

007 – Il mondo non basta

Bello anche se come al solito troppo lungo, questo film che vede 007 vendicare l’assassinio di un industriale grande amico di M. Brosnan è ok, così come le sequenze d’azione: ma M (Dench) è descritta come una folle e la Richards è totalmente fuori luogo nei panni di un fisico nucleare (in pantaloni corti!), con dialoghi ridicoli in abbondanza. Carlyle è perfetto come cattivo, in un ruolo sotto le righe; la Marceau è deliziosa nella parte di Elektra. Ultimo film per Llewelyn come Q. 

Fievel conquista il West

Decente sequel animato, dedicato ai più piccoli: stavolta seguiamo Fievel e la sua famiglia in un viaggio alla scoperta del West. Le canzoni sono mediocri e i personaggi poco ispirati, ma la voce originale di James Stewart è un ottimo valore aggiunto. Con due sequel, usciti solo in homevideo.

Brian di Nazareth

Una divertente parodia della vita di Gesù (anche se il Redentore è solo una figura marginale del film) da parte del gruppo comico inglese dei Monty Python. Brian, anonimo individuo nato nella grotta accanto a quella del Messia, si unisce al Fronte Popolare della Giudea, un’organizzazione terroristica che vuole liberare il regno d’Israele dall’occupazione romana. Irriverente e a dir poco esilarante, anche se la maggior parte dei dialoghi sono difficilmente traducibili (e irrimediabilmente rovinati dal doppiaggio italiano). La sequenza finale, con i condannati che canticchiano allegramente sulla croce, è da antologia.
(andrea tagliacozzo)

007 – La morte può attendere

In una missione in Corea del Nord James Bond viene tradito e catturato. Appena liberato viene messo fuori dall’agenzia e gli viene revocata la licenza doppio zero. L’agente più famoso di sua maestà decide di farsi giustizia da solo. Scopre molto più di quello che pensava. Nel suo cammino incontra una donna bella e misteriosa e, come da copione, la seduce. O forse questa volta ne viene sedotto. Non molto altro sulla trama, anche perché diventerebbe inutile andare al cinema a vederlo. Ventesimo episodio della saga dell’agente segreto inglese nato dalla penna di Ian Fleming,
La morte può attendere
ci presenta un Bond con un po’ di smalto in meno, sopraffatto dagli effetti speciali e da donne troppo competitive. Passati i tempi del «seduci e scappa». Pochi dialoghi, poche battute alla Bond, qualche doppio senso, tanti gadget e infinite pubblicità occulte (neanche tanto) a oggetti destinati a diventare di moda: 3 modelli di auto diverse, dalla mitica Aston Martin, alla Jaguar, fino all’italiana Ferrari, bistrattata e fatta cadere da un aereo. Champagne francese, orologi, computer portatatili giapponesi, telefonini svedesi, rasoi olandesi. Tanti loghi ben in vista e ben poca struttura al film. Certo, bisogna andare al cinema e sapere che in fondo Bond è pur sempre Bond e guardare il film con molta indulgenza, magari con qualche rammarico del grande Connery degli anni Sessanta. Una regia stile videoclip, simile alle missioni impossibili di Tom Cruise. Due ore di esplosioni e accadimenti surreali, ma quando Brosnan appare nel suo impeccabile smoking per dire «Bond, James Bond…» un po’ di emozione c’è sempre, un po’ di affetto verso questo eroe ormai tanto familiare. Splendida Halle Berry che esce dall’acqua con un costumino alla Ursula Andress. Per il resto poca cosa, compreso il cameo di Madonna con il doppio senso più esplicito del film. E che Dio salvi la regina.
(andrea amato)

Monty Python – Il senso della vita

Cosa succederebbe se aveste impegnato il vostro fegato, e un giorno due solerti infermieri venissero a riscuoterlo? Come reagireste se il «tristo mietitore» vi annunciasse il decesso durante una gradevole cenetta con gli amici? Quale inquietante brivido vi scorrerebbe per la schiena nel vedere un inverosimile corteo di maggiordomi dalle braccia serpentine e dalle espressioni poco rassicuranti? Riuscireste a smaltire il vostro pasto se un mastodontico avventore del ristorante di classe in cui mangiate esplodesse, disseminando il maldigerito pranzo per il salone? Queste e altre questioni sono dibattute dai Monty Python in questo film! I Monty Python provengono da esperienze televisive. Grazie a George Harrison – più noto come chitarrista di un quartetto di Liverpool – sono passati al cinema, «dirigendosi» alternativamente per mano del gallese Terry Jones o dell’americano Terry Gilliam. Forte di attori raffinati come Michael Palin e John Cleese, il gruppo britannico ama miscelare sacro e profano: non a caso
Brian di Nazareth
(1979) è una parodia del Vangelo e
Monty Python e il sacro Graal
(1974) fa le boccacce alla
quête
cristiana per antonomasia. Qui i sei alzano il tiro, e fra scenografie deliranti e personaggi surreali dileggiano il senso della vita
tout court
. Attraverso una struttura narrativa analoga alla successione di sketch televisivi vengono aggrediti il pauperismo britannico, l’aplomb stolido dei cottage rurali, il bon ton dei ristoranti di lusso, l’austerità militare, l’integrità del corpo… Decisamente sconsigliato a chi detesta l’umorismo scatologico, vivamente suggerito a chi non è ancora sortito dalla fase anale. E non sono pochi.
(francesco pitassio)

Sperduti a Manhattan

Accade una calamità dietro l’altra quando una coppia di mezza età dell’Ohio viaggia verso New York, con lui che deve recarsi a un colloquio di lavoro. Meno abrasivo e farsesco rispetto all’originale del 1970 di Neil Simon, questo film ha la sua buona dose di risate, con Cleese in parte nel ruolo di un altezzoso manager di un hotel; ma è soprattutto la bella interpretazione di Martin a distinguersi. Nelle sequenze iniziali compare Oliver Hudson, il vero figlio della Hawn.