About a boy

TRAMA

Will è un ricco londinese. Vicino ai quarant’anni, single e frequentatore di locali alla moda, vive di rendita grazie ai diritti su una famosa canzone di Natale composta dal padre molti anni prima e che lui odia profondamente. Il passatempo preferito di Will? Cercare nuove conquiste femminili. Infatti un giorno si reca ad un incontro per genitori single fingendosi un ragazzo padre per cercare di abbordare qualche madre desiderosa di compagnia. Invece si troverà coinvolto nella vita di una di queste e, soprattutto, di suo figlio, Marcus con il quale Will istaurerà un rapporto capace di cambiargli la vita per sempre.

Tratto dal best seller omonimo di Nick Hornby, About a boy, diretto dai fratelli Weitz nel 2002, è una commedia gradevole, divertente e che fa anche riflettere. Una pellicola il cui titolo può essere riferito ai due protagonisti: Will e Marcus.  Tutto è costuito sul rapporto tra i due “ragazzi” e il loro reciproco e diverso confronto con la solitudine. Will è un uomo immaturo, egocentrico e superficiale senza nessun vero amico: una persona sola per scelta e convinzione. Marcus, invece, è un ragazzino solo ed emarginato che, al contrario di Will, non vorrebbe esserlo. Le due solitudini si incontrano e si aiutano cambiandosi reciprocamente. About a boy è una commedia di spessore che veicola un messaggio semplice ma intenso: nessun uomo è un isola. Un Hugh Grant in stato di grazia e un bravissimo, e allora giovanissimo, Nicholas Hoult.

CURIOSITÀ SU ABOUT A BOY

Brad Pitt e Emma Thompson rifiutarono di far parte del cast.

Il giovane Marcus, in un monologo ad inizio film, cita il Il sesto senso. Curiosamente l’attrice che iterpreta la madre di Marcus, Toni Collette, fu anche interprete della mamma di Haley ossia il ragazzino che vedeva la gente morta, protagonista del film di Shyamalan.

American Dreamz

Il Presidente degli Stati Uniti è appena stato rieletto ma è caduto in una profonda crisi personale: non si muove dal letto e non legge alcun giornale da settimane. Praticamente un uomo nell’anticamera della depressione. Nel frattempo nel paese spopola American Dreamz, reality-show canoro che seleziona giovani di talento da lanciare sul mercato discografico. Martin Tweed, presentatore e produttore senza scrupoli, punta su due ragazzi dall’ugola d’oro: una biondina della provincia con un’ordinaria storia d’amore alle spalle e un giovane arabo da poco arrivato negli Usa da un campo di addestramento terroristi in Medio Oriente (informazione che ovviamente non rivela alla produzione). Intanto alla Casa Bianca hanno l’illuminazione di far partecipare il Presidente all’ultima puntata di American Dreamz per rilanciarne l’immagine traballante: sarà il momento della verità per molti dei protagonisti della trasmissione.

Extreme Measures – Soluzioni estreme

Un medico del pronto soccorso fiuta qualcosa di losco dopo che un morto scompare misteriosamente dai registri dell’ospedale. Questo thriller su una cospirazione medica inizia piuttosto bene, ma poi scade nell’ovvio e nel superficiale. Grant interpreta qui una delle sue parti migliori nelle vesti di uno zelante dottore; la sua ragazza dell’epoca, Elizabeth Hurley, ha prodotto la pellicola. Il regista David Cronenberg è l’avvocato dell’ospedale. 

Il diario di Bridget Jones

A Londra, la trentenne Bridget Jones, da troppo tempo single, decide di dare una radicale svolta alla sua esistenza: dovrà al più presto dimagrire, affermarsi professionalmente e, soprattutto, riuscire a trovare l’uomo della sua vita. Bridget si ritrova a dover scegliere tra le attenzioni dell’affascinante ma inaffidabile Daniel Cleaver, suo boss alla casa editrice dove lavora, e quelle dell’amico di famiglia Mark Darcy, avvocato di grande fama, belloccio ma apparentemente impettito e scostante. Tratto dal best-seller di Helen Fielding (che ha scritto anche la sceneggiatura con la collaborazione di Andrew Davies e Richard Curtis), il film di Sharon Maguire (al suo esordio registico) è piacevole, ben confezionato, ma quasi sempre prevedibile. Prevedibilmente divertente, verrebbe da dire: visto il tono della pellicola, infatti, gag e situazioni sono ampiamente anticipabili, senza per questo togliere nulla alla gradevolezza dell’insieme. Per merito, bisogna precisarlo, non tanto della regia della Maguire – priva di grandi invenzioni – quanto della solida produzione (dell’inglese Working Title, specializzata in successi commerciali come
Quattro matrimoni e un funerale
e
Notting Hill
) e dell’ottimo cast: Renée Zellweger, con notevole sprezzo del ridicolo, non esita a mostrarsi in situazioni assurde e abiti succinti, nonostante i chili in più acquisiti per esigenze di copione, e attraversa il film come un autentico ciclone; Hugh Grant, solitamente antipatico nel suo tipico aplomb britannico, è stavolta perfettamente a suo agio nei panni del dongiovanni mascalzone e, paradossalmente, ci acquista in simpatia, a dispetto delle credenziali opposte del suo personaggio; infine Colin Firth, attore affidabile ma fino ad ora piuttosto anonimo (alzi la mano chi si ricorda che faccia ha), è la vera sorpresa del film, completamente disarmante e vulnerabile nel ruolo di Mark Darcy (cognome preso in prestito da un personaggio di
Orgoglio e pregiudizio
di Jane Austen, interpretato in Tv dallo stesso Firth). Peccato, quindi, che gli autori non siano riusciti ad aggirare l’insidiosa trappola del già visto. Con qualche sforzo in più in sede di sceneggiatura e regia si potevano raggiungere gli ottimi risultati di
Alta Fedeltà
(altra produzione Working Title), film al quale, in un modo o nell’altro,
Il diario di Bridget Jones
può essere in parte accostato.
(andrea tagliacozzo)

Scrivimi una canzone

Una pop star degli anni Ottanta decide di scrivere di proprio pugno le sue canzoni, cosa che non aveva mai fatto nella sua carriera. Le cose però diventano più complicate del previsto e decide così di assumere una ragazza che sembra avere un talento naturale per la musica e i testi dell

Love Actually

Mancano quattro settimane al Natale… E succedono tante cose, si intrecciano tante storie, nella Londra di oggi. C’è David, il Primo Ministro (scapolo) che, appena insediato a Downing Street, allunga gli occhi sulla sua responsabile del catering, Natalie, una ragazza grassottella che infila una gaffe dopo l’altra. C’è Daniel, il vedovo fascinoso, che sogna Claudia Schiffer ed educa sentimentalmente il figliastro Sam, dieci anni, senza mamma ma distrutto per amore di una coetanea. C’è Jamie, lo scrittore, che sorprende a letto la fidanzata con il suo (di lui) fratello, va a vivere in uno chalet in riva al lago e perde la testa per la cameriera portoghese Aurelia. C’è Karen, la sorella del Primo Ministro, non più giovanissima, che trova nella tasca del marito, Harry, una collana d’oro, crede che sia il suo regalo di Natale ma quando apre il suo pacchetto sotto l’albero trova un disco di Joni Mitchell. Capisce (ma no?) che la collana era per Mia, la giovane collega belloccia del marito… C’è la pop star Billy Mack sul viale del tramonto che azzecca il rifacimento di una canzone, scala le classifiche, ne fa di tutti i colori e scopre di amare Joe, il suo manager grassoccio… E poi c’è il ragazzino con il mito degli Usa (meglio, delle donne Usa), la ragazza che da due anni e passa muore dietro al collega, il ragazzo innamorato della neosposa del suo miglior amico… Poi arriva Natale… E tutti i desideri, tutti i sogni diventano realtà.
Ecco la stucchevole, scontata e banalotta commedia di Natale all’insegna dell’«amore che trionfa» e del buonismo più mieloso. Firmata da Richard Curti, lo sceneggiatore del ben più godibile Quattro matrimoni e un funerale (ma anche de Il diario di Bridget Jones, Notting Hill e di molti Mr. Bean). Già l’inizio, per la verità, non promette nulla di buono con tutta una serie di frasi amorose da far impallidire i baciperugina. Poi tutte le storie – dieci, se ne perde il conto – che si intrecciano e che, dalla prima inquadratura, fanno capire senza il minimo dubbio come andrà a finire. All’insegna del già visto. Il tutto scandito dalle settimane che passano e che ci avvicinano fatalmente al Natale con la prevedibile cascata finale di melassa. Che, tra l’altro, non arriva mai, perché – massimo del sadismo – il film dura due ore e un quarto. Beh, comunque c’è anche qualcosa di buono: il cast, ovviamente. Una parata di stelle e di bellezze. Da Hugh Grant a Colin Firth, da Liam Neeson a Billy Bob Thornton (odioso presidente Usa), da Rowan Atkinson ad Alan Rickman, per quel che riguarda gli uomini. Ed Emma Thompson, Keira Knightley, Claudia Schiffer, Laura Linney, tra le attrici. Grazie a loro, qualche battuta (poche) fa finalmente ridere e grazie a loro almeno ci si rifà gli occhi. Ci si domanda perché tanto dispiego di forze per questo filmetto. Che piace agli (alle) adolescenti sognatori e alle persone romantiche (ma molto, molto romantiche…). Gli altri possono risparmiarselo. (d.c.i.)

Quattro matrimoni e un funerale

Quattro matrimoni e un funerale

mame cinema QUATTRO MATRIMONI E UN FUNERALE - STASERA IN TV scena
Una romantica scena del film

Un gruppo di amici scapoli alle prese con quattro matrimoni e un funerale. In particolare, Charles (Hugh Grant) ha a che fare con qualcosa di più: lo strano rapporto con una donna appena conosciuta, Carrie (Andie MacDowell). Ma c’è un’altra donna nella sua vita: Henrietta (Anna Chancellor), una sua ex fidanzata incontrata al secondo matrimonio del film. Che cosa farà quindi Charles? Inseguirà Carrie, la donna misteriosa e imprevedibile, o cederà alle convenzioni e tornerà da Henrietta, pronta ad accoglierlo tra le sue braccia? E se ci fosse anche un’altra giovane, in attesa che Charles la noti?

Nel cast anche John Hannah, Simon Callow, James Fleet, Kristin Scott Thomas, David Bower e Rowan Atkinson.

Curiosità

  • Quattro matrimoni e un funerale è stato un successo inaspettato. Infatti, il film ha incassato 244 milioni di dollari, diventando così il primo film britannico per incassi.
  • Il film è stato girato interamente nel Regno Unito. Tra le locations: Albury Park (Guildford, Surrey), National Film Theatre (Londra), South Bank Centre (Londra), Old Royal Naval College (Londra).
  • La pellicola verrà trasformata anche in una serie tv. Lo hanno annunciato infatti i vertici di Hulu, la piattaforma di streaming online americana. Mindy Kaling, dopo la sua sitcom The Mindy Project, si occuperà di quest’altro progetto.
  • Hugh Grant rischiò di non entrare a far parte del film, in quanto ritenuto “troppo bello”. Richard Curtis, autore della sceneggiatura, credeva che un uomo come Grant non sarebbe stato credibile nel ruolo di uno scapolo imbranato con le donne. Fu il produttore Duncan Kenworthy a convincere Curtis ad assumere Grant.

Due settimane per innamorarsi

George Wade (Hugh Grant) è un milionario, viziato, apparentemente superficiale e sfruttato da suo fratello che lo usa come volto dell’azienda, senza credere minimante in lui. Lucy Kelson (Sandra Bullock), invece, è figlia di due avvocati, che si sono sempre battuti per i diritti umani. Lucy è cresciuta nelle manifestazioni pacifiste e oggi, fidanzata con un militante di Greenpeace, da avvocato lotta per cause di civiltà. I due personaggi, così diversi uno dall’altro, si incontrano per caso e Lucy inizia a lavorare per George. Non solo come avvocato, ma anche come addetto stampa, segretaria particolare, baby sitter, amica. Decide di lasciare il lavoro e ci metterà due settimane per istruire l’avvocato che la sostituirà. Ma proprio in due settimane, tra i due… Commedia molto prevedibile negli intenti e nella trama. Ma, quando uno si aspetta di imbattersi in una stucchevole e melensa commedia romantica, in realtà ci si trova davanti a una pellicola con qualche spunto davvero divertente. Piccole gags, certo, che riescono però ad addolcire la disgustosa medicina che bisogna sorbirsi. La traduzione del titolo, rispetto a quello originale, dà al film una connotazione molto più stucchevole di quello che in realtà sono gli intenti della pellicola. I due protagonisti sembrano essere abbastanza a loro agio nelle parti. Anche se per una volta vorremmo evitare di vedere Sandrra Bullok nella parte della sciatta, complessata, sfigata americana del nuovo millennio. Anche perché potrebbe venirci il dubbio che sia così anche nella vita reale.
(andrea amato)

Nine Months – Imprevisti d’amore

Farsesca storia di una coppia la cui beata relazione quinquennale viene sorpresa alle spalle da una gravidanza inaspettata, che lui non riesce proprio ad affrontare. Questa patinata produzione hollywoodiana cerca di accostare il fascino fanciullesco di Grant alla radiosa bellezza della Moore, mentre Arnold aggiunge un roboante supporto comico, ma una totale prevedibilità e un’ingenua stupidità la inaridiscono. Un paio di scene con Williams nei panni di un nevrastenico ostetrico russo che parla sempre a sproposito sono senz’altro la cosa migliore. Basato sul film francese Nove mesi (1994). Panavision.

Criminali da strapazzo

Uno sfigato appena uscito di galera affitta un negozio e vi monta una vendita di ciambelle a mo’ di copertura per svaligiare la banca adiacente attraverso un tunnel. Capita però che la moglie sia così brava a far frittelle da diventare miliardaria, rapidamente e legalmente. Le cose si complicano quando l’ambiziosa signora assume un infido «maestro di buone maniere» per essere accolta in società. La prima mezz’ora segna il ritorno di Allen a un cinema di pura comicità, anche fisica: quello per intenderci di Bananas e Prendi i soldi e scappa (anche se per noi italiani gli echi de I soliti ignoti sono fortissimi). Si ride, e parecchio, senza tanti pensieri. Ma l’idea regge appunto per mezz’ora, dopodiché Allen ci incolla un altro film e cominciano i guai. Perché Allen, grande autore di tragicommedie, se la cava male con la sophisticated comedy, e nel tentare la strada lubitschiana ( Mancia competente ) finisce per limitarsi alla satira – scontata e ripetitiva – dei parvenus. Senza il polo tragico, Allen non sa dare profondità alla frivolezza, e diventa superficiale. Ma in realtà il vero problema del film (meglio, della sua seconda parte) è Hugh Grant, attore sempre mediocrissimo, incapace di rifare decentemente i cicisbei alla Ralph Bellamy. (emiliano morreale)

Ragione e sentimento

Ragione e sentimento

mame cinema RAGIONE E SENTIMENTO - STASERA IN TV ferrars ed elinor
Edward Ferrars ed Elinor Dashwood

Film del 1995 diretto da Ang Lee, Ragione e sentimento è tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen. Protagoniste due sorelle, Elinor (Emma Thompson) e Marianne (Kate Winslet) Dashwood, le quali vivono con la madre e la sorella minore Margaret (Emilie François). Dopo la morte del capofamiglia, le donne si ritrovano in gravi difficoltà economiche, in quanto tutta l’eredità passa all’unico figlio maschio del defunto, John, il quale è nato dal primo matrimonio di Mr. Dashwood.

Le donne Dashwood, dunque, devono rimboccarsi le maniche e trovare ognuna la propria strada. L’entrata in scena di un affascinante giovane, John Willoughby (Greg Wise), suscita in Marianne forti sentimenti, mentre anche Elinor si sente attratta dal fratello della cognata, Edward Ferrars (Hugh Grant). Ma gli eventi prendono una piega inaspettata: le due sorelle dovranno fare i conti con le convenzioni imposte dalla società in cui vivono, a discapito dei loro sentimenti. Ci sarà comunque per loro un lieto fine?

Nel cast anche il grande attore Alan Rickman, nei panni del colonnello Brandon.

Curiosità

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Marianne Dashwood e il colonnello Brandon
  • Ragione e sentimento ha vinto due Golden Globe come miglior film drammatico e per la miglior sceneggiatura non originale a Emma Thompson nel 1995. Inoltre, si è aggiudicato l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 1996.
  • Sempre per la Migliore sceneggiatura non originale, la Thompson ha vinto anche il premio Oscar.
  • La pellicola ha ottenuto persino tre premi BAFTA nelle categorie Miglior film, Migliore attrice protagonista (Emma Thompson) e Migliore attrice non protagonista (Kate Winslet).
  • Il film, secondo i calcoli, ha incassato più di quaranta milioni di dollari.
  • Le scene sono state girate interamente in Inghilterra.

Maurice

Produzione della Merchant-Ivory tipicamente elaborata da un’opera letteraria (di E. M. Forster) sulla formazione di un giovane inglese negli anni Dieci, che si trova a confrontarsi con la propria omosessualità. Realizzato con cura ed estremamente ben recitato… ma troppo lungo. Helena Bonham Carter appare in un cammeo. Una nomination agli Oscar per i costumi.