Twilight

Newman, per fare un favore a un suo vecchio amico (Hackman) si ritrova implicato fino al collo in una storia di omicidio e complotto, quando gli scheletri escono dall’armadio. Storia investigazione privata in vecchio stile, ambientata a Los Angeles. Newman è in ottima forma, circondato da un bel cast, ma il film non ha lampi né slancio e neppure un punto di vista originale. Benton ha co-sceneggiato con Richard Russo, ma non c’è confronto con La vita a modo mio, la loro precedente collaborazione (sempre con Newman).

Blue in the Face

Pellicola confusionaria girata immediatamente dopo Smoke, contiene una serie di sketch (improvvisati da Wang e Auster insieme agli attori) ambientati dentro e nei dintorni del negozio di sigari gestito da Keitel. Alla disperata ricerca di una sceneggiatura degna di questo nome.

King of New York

Nella sua infausta avventura americana, Reteitalia finì col produrre anche un piccolo gioiello, una prova generale del Ferrara maggiore. Scritto come al solito da Nicholas St. John, realizzato insieme ai fidati collaboratori Bazelli e Delia, una piccola «summa» dello stile e dei temi del regista. Uscito dal carcere, un gelido e perfetto Christopher Walken torna nel giro del grande spaccio per finanziare un ospedale. Ferrara sembra affilare le armi in vista dei suoi capolavori, e l’atmosfera della metropoli – con Walken che guarda da dietro un finestrino – risente ancora di certo Scorsese. Lo spunto è persino troppo scoperto, senza la nera perdizione (e dunque la maggior potenza di riscatto) che sarà del
Cattivo tenente
; ma il contesto è già atono, metallico, postumo. Ed è soprattutto il finale a dare la misura della visione del cineasta newyorkese.
(emiliano morreale)

Mo’ Better Blues

Bleek Gilliam è un grande trombettista, ma anche un egoista e un figlio di buonadonna. Tratta male le sue compagne e rischia di bruciarsi. Di certo il suo manager, arruffone e giocatore d’azzardo, non lo aiuta. Elegantissimo, sopraffino, magistrale e un po’ frigido come il jazz dei fratelli Marsalis che lo sostiene, fu il primo film «ripulito» del primo regista afroamericano di successo. Ed è anche un bel film: sincero, trascinante, dominato da una passione e da un ritmo notevoli. Certo, è un’operazione di grande compromesso, con una fotografia smagliante, attori bravissimi e bellissimi (tranne Lee stesso, che bello non è), una regia sinuosa… Insomma, perfino un po’ leccato e prevedibile. Ma possiede una sensualità vera, e ci trasporta in un mondo e in un mood che pochi hanno saputo raccontare.
(emiliano morreale)

Bob Roberts

Bob Roberts, cantante country, si candida alle elezioni presidenziali con un programma ultra-reazionario e con metodi spregiudicatissimi. Sconfiggerà un vecchio senatore liberal, rimasto coinvolto in uno scandalo sessuale. Classica commedia liberal, con in più una gustosa ideuzza di regia dell’esordiente Robbins (che è anche ottimo protagonista): tutto il film è girato come un reportage televisivo, zoom e macchina a mano, mostrando l’orrore del personaggio protagonista solamente attraverso il suo lato pubblico, la sua maniera di presentarsi, le sue canzonette (intelligente la trovata di far cantare a Roberts alcuni hit della canzone libertaria come la dylaniana
The Times They’re A-Changin’
, ma con un nuovo testo parafascista). La storia è molto caustica e divertente; nel sottofinale, la macchina da presa svela l’impostura di Roberts mostrando il suo piede che batte il tempo (e dunque che l’attentato di cui egli si proclamava vittima era un bluff). Il candidato perdente è un simpatico Gore Vidal.
(emiliano morreale)

L’ultima vacanza

Una commessa che dalla vita ha avuto solo bocconi amari scopre di essere gravemente malata, con un solo mese di vita a disposizione. Decide quindi di concedersi un’ultima vacanza in quel di Parigi. Qui si trasformerà in una donna energica e vitale e troverà anche l’amore.

Harley Davidson & Marlboro Man

Tom, proprietario di un locale, si trova in difficoltà economiche. Gli amici Harley e Marlboro si propongono di aiutarlo organizzando, assieme ad altri complici, una rapina ai danni del furgone della Great Trust Bank. Il colpo riesce, ma i due, che hanno inconsapevolmente rubato un carico di droga, si ritrovano alle calcagna alcuni spietati killer. Buone le sequenze d’azione, ma tutto il resto è quasi da dimenticare. Il regista Simon Wincer aveva dato miglior prova di sé nel precedente Carabina Quigley . (andrea tagliacozzo)

Taxisti di notte – Los Angeles New York Parigi Roma Helsinki

Cinque episodi ambientati in altrettante città: Los Angeles, New York, Parigi, Roma e Helsinki. Tra gli interpreti si distinguono Winona Ryder, nei panni di una tassista volgare ma simpatica che suscita l’interesse di una talent scout cinematografica, e Roberto Benigni, che con i resoconti delle sue avventure sessuali provoca l’infarto di un prete. Il maggior pregio del film è il suo cast, davvero eccezionale (sia per prestigio che per bravura). Il maggior difetto è probabilmente l’eccessiva lunghezza. Non tutti gli episodi, comunque, sono alla stessa altezza. (andrea tagliacozzo)