Il sarto di Panama

Panama, il canale, intrighi internazionali. Dovrebbe essere questo lo sfondo affascinante alla storia del film, tratto dall’omonimo libro di John Le Carre, parodia dell’entusiasmante libro di Graham Greene, Il nostro agente all’Avana . Un agente dei servizi segreti inglesi, corrotto e spietato, viene mandato in esilio a Panama. Qui cerca di fare diventare un informatore il sarto della dirigenza locale, con il risultato di mettere in piedi equivoci quasi grotteschi. Pierce Brosnam, nella solita parte dell’agente segreto, in veste di cattivo risulta poco credibile. Forse per colpa dello smoking di James Bond che non riesce a togliersi di dosso. (andrea amato)

Paradiso + Inferno

La giovane e bellissima Candy si innamora dell’aspirante poeta Danny, squattrinato e immaturo ma passionale e pieno di vita. I due decidono di sposarsi, nonostante il parere contrario della famiglia di lei e i problemi causati dal fatto che entrambi iniziano a fare uso di eroina. Nonostante la nascita di una bimba, l’amore per la droga fa precipitare la situazione e i due decidono di lasciarsi…

I miserabili

Adattamento rispettoso e di buona fattura del classico di Hugo, con intense interpretazioni di Neeson (Jean Valjean), della Thurman (Fantine), della Danes (Cosette) e naturalmente di Rush (l’antagonista Javert). Altro punto di forza sono le riprese “on location” a Parigi (e Praga). Eppure, specialmente nel finale, manca la scintilla che lo faccia davvero svettare.

Frida

Nel 1925 Frida Khalo, a 18 anni, rimane vittima di un incidente stradale e le ferite che riporterà le cambieranno drasticamente la vita. Questo film, prodotto dalla stessa Salma Hayek, messicana come la pittrice scomparsa nel 1954, è la storia della vita di una donna forte, compagna del grande pittore messicano Diego Rivera e amante di Leon Trotsky. Dei suoi eccessi femministi, della sua bisessualità, della sua sofferenza fisica e della sua arte. Un personaggio scoperto dal grande pubblico solo negli ultimi anni, ma che ha influenzato la prima metà del secolo. Soprattutto in America Latina. Il film è tratto liberamente dall’omonimo libro di Hayden Herrera, pubblicato in Italia da La Tartaruga Edizioni. Un film biografico, con qualche visione surreale della regista Julie Taymor, che ha voluto interpretare a suo modo il pensiero della Kahlo: immagini oniriche, pittura che si confonde con la realtà, drammi vissuti in ambienti senza concezioni spazio-temporali. Un tocco registico azzardato, ma coraggioso e originale. Buono il cast, al completo, e ottimo il lavoro delle scenografie e dei costumi. Da vedere, se non altro per conoscere meglio Frida Kahlo e per apprezzare una convincente Salma Hayek.
(andrea amato)

Quills-La penna dello scandalo

Il marchese Donatien Alphonse François de Sade è segregato nel manicomio di Charenton, istituto diretto dall’illuminato abate Coulmier. Grazie alla complicità della procace Madeleine, cui Coulmier ha insegnato a leggere e scrivere, il Divin Marchese trasmette al suo editore le proprie opere. Ma la pubblicazione di «Justine» suscita persino l’ira di Napoleone, che – su suggerimento dei suoi consiglieri – decide di inviare a Charenton il dottor Royer -Collard, noto per i metodi brutali adottati nei confronti dei pazienti, per mettere a tacere Sade. Sgombrando il campo dagli equivoci, il film di Kaufman – un ottimo regista cui si devono, tra gli altri, il primo remake de
L’invasione degli ultracorpi
e
Uomini veri
– risulta un buon lavoro (anche se a tratti tende a «formaneggiare» un po’…). Il Sade di Doug Wright – l’autore della pièce da cui è tratto il film – è essenzialmente il prototipo dell’artista maledetto: individualista, inevitabilmente geniale, in anticipo sui tempi e compulsivamente spinto a «creare» dalla propria incontrollabile natura. Wright (lo confessa egli stesso nelle accurate note del pressbook) è ossessionato dal desiderio di dare un volto a Sade. Kaufman lo segue su questa strada e mette in scena un sontuoso melodramma barocco. Fatalmente, però, la complessa dimensione dell’opera sadiana viene ridotta alla sua presunta oscenità; si mettono a tacere tutte le implicazioni linguistiche e teoriche ruotanti intorno alla sua scrittura – l’aspetto più inquietante dello sterminato corpus del Marchese – per privilegiare essenzialmente l’impatto di Sade sul costume (dei suoi contemporanei e nostro), dimenticando di fatto la sua preveggenza politica: basti pensare al pamphlet «Francesi, ancora uno sforzo». Dunque, se l’impianto teorico risulta discutibile e prevedibile, resta il versante strettamente formale, che invece conquista nonostante la presenza del sopravvalutato Geoffrey Rush. Kaufman sfoggia un occhio non banale e si inventa sequenze dal notevole impatto visionario (l’incipit, la trasmissione orale dell’opera di Sade, la follia necrofila di Coulmier). Insomma un film altalenante, che sfoggia un ottimo Joaquin Phoenix e induce a perdonare a Kaufman il precedente e pessimo Sol Levante.
(giona a. nazzaro)

Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna

Nel Mar dei Caraibi del Diciassettesimo secolo, il bucaniere Jack Sparrow, in procinto di essere giustiziato, viene liberato dalla prigione e suo malgrado coinvolto in una lotta senza tregua contro l’astuto capitano Barbossa. Quest’ultimo ruba la sua nave (la Black Pearl), assalta e saccheggia la città di Port Royal e rapisce Elisabeth Swann, la bella figlia del governatore. Will Turner, amico di infanzia della ragazza e segretamente innamorato di lei, decide di allearsi con Jack per tentare di salvarla. A bordo della nave più veloce del regno, l’Interceptor, i due si mettono alla caccia del pirata e della sua losca ciurma. Ma Will e Jack non sanno che Barbossa e il suo equipaggio sono vittime di una maledizione che li condanna a vivere come non-morti e a trasformarsi in scheletri quando splende la luna piena.
Tornano sul grande schermo i pirati. L’ultimo analogo tentativo era stato l’infelice Pirati di Roman Polanski uscito nel 1986, un film di qualità che il pubblico non aveva apprezzato. Hollywood ora ci prova con questo La maledizione della prima luna diretto da Gore Verbinski, già regista di The Ring e The Mexican, che si rivela un film gradevole e scorrevolissimo nelle oltre due ore di arrembaggi, inseguimenti e colpi di scena. Puro intrattenimento, la giusta dose di ironia e un cast eccezionale. Nulla di realmente nuovo nella direzione di Verbinski, che si avvale di un ritmo serrato, di un utilizzo vorticoso dell’obiettivo e di una colonna sonora adeguata (anche se a tratti troppo invadente), il tutto condito da convincenti effetti speciali. L’inserimento dell’elemento soprannaturale porta comunque una leggera ventata di novità in un genere tanto abusato, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta. Il merito della riuscita del film è soprattutto di Johnny Depp, pirata glam e vagamente dandy, ispirato, si dice, all’inconfondibile stile di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones. Spiritoso e sarcastico, con la bottiglia di rum sempre a portata di mano, Depp/Sparrow entra in scena e la movimenta, diventando suo malgrado il personaggio attorno a cui ruota l’interesse dello spettatore. Ma anche l’ingenuo Orlando Bloom, nella parte dell’innamorato un po’ imbranato e spinto da sincera passione, convince e tiene testa all’incontenibile simpatia di Depp. Nella parte della bella da salvare, secondo i cliché del genere, un’attrice giovane e provocante quanto basta, Keira Knightley, già vista nel divertente Sognando Beckham. A completare il cast, Geoffrey Rush nei panni del pirata Barbossa, cui conferisce la tipicità del cattivo della situazione ma senza prendersi troppo sul serio (ricordando il Walter Matthau di polanskiana memoria). L’irresistibile confronto finale tra il bucaniere Depp e il pirata Rush rimane il momento culminante di un film godibile e adatto agli spettatori di tutte le età. (emilia de bartolomeis)

Elizabeth: The Golden Age

Inghilterra, 1585. Dopo aver regnato per quasi tre decenni, la regina Elisabetta I continua a fare fronte alla sete di sangue per il suo trono e alla duratura minaccia costituita dal tradimento familiare. Al di là della Manica, un’ondata distruttiva di cattolicesimo fondamentalista, guidata dal re di Spagna Filippo II, si abbatte sull’Europa del XXVI secolo. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato con l’Inquisizione, Filippo costituisce un’imminente minaccia per la Regina e la sua nazione… il cupo e devoto re è determinato a strappare l’eretica Protestante dal trono e a riportare l’Inghilterra alla gloria della Chiesa Cattolica di Roma. Preparandosi alla guerra per difendere il suo impero, Elisabetta lotta anche per tenere in equilibrio gli antichi doveri reali e l’inaspettata vulnerabilità del suo amore per Sir. Raleigh.

Munich

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di questo film

Settembre 1972, Olimpiadi di Monaco. Un commando di estremisti palestinesi uccide due membri della squadra israeliana e ne prende in ostaggio altri nove. I corpi speciali tedeschi tentano un blitz per liberare gli ostaggi ma la reazione dei palestinesi dà luogo a un massacro con morti da entrambe le parti. Ad Avner, un giovane ufficiale dei servizi segreti israeliani, viene richiesto di mettersi a capo di una squadra incaricata di stanare e uccidere i responsabili dell’eccidio.

Ispirato a
Vendetta
di George Jonas (pubblicato in Italia da Rizzoli) e sceneggiato da Eric Roth con la supervisione del drammaturgo Premio Pulitzer Tony Kushner, il nuovo film di Steven Spielberg affronta con stile quasi documentaristico le conseguenze di uno degli eventi più drammatici nella storia del conflitto fra israeliani e palestinesi.

Il messaggio di
Munich
è chiaro: la violenza chiama altra violenza e l’uso della forza non serve a risolvere i conflitti. L’ultima scena, con le Torri Gemelle sullo sfondo, è esemplificativa in questo senso. Trattandosi di un film di Spielberg,
Munich
è ben girato (pur peccando di eccessiva ingenuità nel mostrare città da cartolina), oltre che utile ad approfondire un momento importante di un conflitto tuttora in atto. Fin qui i lati positivi.

Commentatori più autorevoli di noi hanno però fatto notare che il libro di George Jonas che ha ispirato il film è considerato da molti una montatura. Secondo fonti israeliane Yuval Aviv, colui che ha sostenuto di essere il modello ispiratore del personaggio di Avner, non ha mai lavorato per i servizi segreti. Inoltre, nonostante abbia più volte dichiarato che il suo non è un film anti-israeliano ma piuttosto un tributo agli atleti che morirono a Monaco, Spielberg non mostra mai i palestinesi nell’atto di compiere le azioni per cui sono stati poi braccati, mentre gli israeliani si comportano in maniera efferata per tutta la durata della pellicola. Infine, nel film non c’è traccia dell’Islam radicale e delle dittature arabe, per le quali la distruzione di Israele era un obiettivo non certo secondario. Abolendo questi fattori, Spielberg crea uno scorretto miscuglio di storia e fiction, all’interno del quale è molto facile lanciare il suo messaggio politicamente corretto.
(maurizio zoja)

La migliore offerta

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Una scena del film

Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, La migliore offerta (2013) ha come protagonista l’esperto battitore d’aste Virgil Oldman (Geoffrey Rush). Egli, grazie all’aiuto dell’amico Billy (Donald Sutherland) riesce a impossessarsi a basso costo di tele dal valore inestimabile. Infatti, Virgil è anche un grande appassionato d’arte e nel corso della sua vita ha raccolto una collezione di opere straordinaria. E sono tutti ritratti di donne, le uniche a cui Virgil conceda il proprio sentimentalismo, nelle pause dalla sua vita interamente dedicata agli affari.

Un giorno, però, viene contattato telefonicamente da una ragazza che dice di chiamarsi Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), la quale gli chiede di valutare la propria villa. Inoltre, Claire chiede a Virgil di occuparsi solo lui della faccenda, senza coinvolgere altri professionisti del settore. Seppure perplesso, il protagonista accetta. Ma scopre presto di avere a che fare con una donna molto particolare, che rifiuta di uscire dalla propria camera da letto. La ragazza soffre infatti di una grave forma di agorafobia, malattia che le impedisce di frequentare luoghi affollati o aperti.

Pian piano, però, Claire decide di aprirsi a Virgil, il quale scopre un lato di se stesso che non credeva di avere. Ma, travolto da nuove emozioni, abbasserà la guardia per la prima volta nella sua vita e distinguere tra vero e falso non sarà più così facile per lui.

Curiosità

  • Girato interamente in inglese, il film è prodotto da Paco Cinematografica S.r.l. in collaborazione con Warner Bros Italia e con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission, BLS Südtirol Alto AdigeUnicredit.
  • Le riprese del film hanno avuto luogo dal 16 aprile all’11 luglio 2012 tra TriesteMilanoFidenzaPraga e l’Alto Adige (BolzanoOra e Merano). Alcune scene sono state girate anche a Vienna.
  • La villa Colloredo Mels Mainardi, residenza di Claire nella pellicola, è situata a Gorizzo di Camino al Tagliamento, in provincia di Udine. Il bar antistante – allestito per il film in una casa disabitata e poi smantellato – si trova invece, nella realtà, non di fronte alla villa bensì a Trieste.
  • In Italia, il film ha incassato 9.111.965 euro.
  • La pellicola si è aggiudicata ben cinque David di Donatello nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior colonna sonora (a Ennio Morricone) e ha ottenuto il David Giovani a Giuseppe Tornatore.
  • Il film ha trionfato anche al Nastro d’argento, vincendo nelle categorie Regista del miglior film (a Tornatore), Miglior produttore, Miglior colonna sonora, Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior montaggio.
  • La pellicola ha vinto nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior montaggio e Migliori costumi perfino ai Ciak d’oro.

Lantana

Lantana: erba nociva e fastidiosa dai fiori colorati e aromatici. È in mezzo a questo tipo di vegetazione che giace il cadavere di una psicologa divenuta scrittrice per raccontare il dramma della figlia, assassinata appena undicenne senza nessuna apparente spiegazione. Il caso viene affidato a Leon, un detective il cui matrimonio è da tempo in crisi e che ha da poco iniziato a tradire la moglie. Indagando sulla scomparsa della donna, il poliziotto non riuscirà a trovare l’assassino ma farà i conti con i propri errori ed entrerà nella vita di altre tre coppie, scoprendo le loro dinamiche e i loro segreti e capendo che il bisogno d’amore è una delle pulsioni più dirompenti dell’animo umano. Molto noto in patria come regista di spot pubblicitari, l’australiano Ray Lawrence confeziona un buon thriller psicologico, il cui merito principale consiste nella capacità di incuriosire lo spettatore riguardo i segreti nascosti nelle relazioni di quattro coppie assolutamente ordinarie. Le vite degli otto personaggi del film si intrecciano in maniera più o meno stretta, dando vita a situazioni in cui la tensione cresce lentamente ma inesorabilmente per tutte le due ore del film. Nessuno è quello che sembra e tutti, o quasi, hanno qualcosa da rimproverarsi. Il dramma della scomparsa di una donna ne scoperchia molti altri, meno gravi ma ugualmente angoscianti per chi si trova a viverli cercando disperatamente di rimettere le cose a posto. Le cinque interpreti del film (Kerry Armstrong, Daniela Farinacci, Leah Purcell, Rachael Blake e Barbara Hershey) sono state premiate ex-aequo come migliori attrici protagoniste nell’edizione 2001 degli Afi, gli Oscar australiani, che hanno visto trionfare
Lantana
anche nelle categorie riservate al miglior film, alla miglior regia e alla miglior sceneggiatura.
(maurizio zoja)