Il responsabile delle risorse umane

Un attentato nel cuore di Gerusalemme. Tra le vittime, una donna senza documenti. Il cadavere resta all’obitorio per una settimana. Chi era Yulia? Cos’era venuta a cercare a Gerusalemme? L’azienda per la quale lavorava, che non si è accorta della sua assenza, viene accusata di «crudele mancanza di umanità» dalla stampa locale. Tocca al responsabile delle risorse umane rimediare al danno d’immagine. Ma la sua missione si trasforma in qualcosa di molto più importante: saper ritrovare dentro di sé le risorse umane più profonde per vincere la durezza del proprio cuore e ricominciare a vivere.

Séraphine

Senlis 1913. Una sguattera, che per una ricca famiglia del luogo svolge le più umilianti faccende domestiche, si rintana nella notte nella sua piccola mansarda. Ha preso del sangue in una macelleria, scavato la terra da un piccolo corso d’acqua, raccolto bacche dai cespugli del bosco. E’ una speziale? Una strega che usa quelle sostanze per i suoi riti magici? Niente di tutto ciò, Seraphine è una pittrice, autodidatta, che utilizza la terra, il sangue, le bacche per dipingere i suoi quadri. La vera storia di un’antisignana dell’arte Naif, Seraphine De Senlis.

Uomini di Dio

Un monastero in cima alle montagne del Maghreb in un periodo non precisato degli anni ‘90… Otto monaci cistercensi francesi vivono in armonia con la popolazione musulmana. Vicini agli abitanti del villaggio, partecipano alle loro attività lavorative e alle loro feste e si occupano delle loro quotidiane necessità mediche. Quando un gruppo di lavoratori stranieri viene massacrato, il panico si impadronisce della regione. L’esercito cerca di convincere i monaci ad accettare una protezione armata, ma i confratelli la rifiutano. Poco dopo ricevono la visita di un gruppo di fondamentalisti islamici che rivendicano la responsabilità del massacro. Christian, il Priore, affronta con fermezza Ali Fayattia, il leader degli uomini armati, convincendolo ad andarsene. Ma il dubbio si è insinuato tra i monaci: alcuni vogliono andar via, altri insistono sul loro dovere di restare. Christian propone un periodo di riflessione prima di prendere una decisione collettiva. I monaci provano ad andare avanti come se niente fosse cambiato, ma l’atmosfera si fa sempre più tesa. Quando accettano di curare alcuni terroristi, le autorità protestano e cominciano a premere perché tornino in Francia.Christian organizza una nuova votazione. Ma stavolta i confratelli sono tutti d’accordo. Rimarranno, a qualsiasi costo…

13 – Tzameti

Opera prima del regista georgiano Géla Babluani, premiata alla Giornate degli autori a Venezia 2005 e distribuita in Italia da Teodora Film nell’ambito della rassegna “Cinque pezzi facili”. Un horror-thriller girato in un denso bianco e nero che racconta di un giovane immigrato georgiano a Parigi che senza porsi scrupoli si sostituisce a un povero vecchio drogato, presentandosi al suo posto a un misterioso appuntamento, con il miraggio di un facile guadagno. Si troverà precipitato in un luogo clandestino da incubo, dove si scommette sulla vita di poveri derelitti alla roulet.

L’esordiente regista gira con sicurezza, e anche se usa il bianco e nero non eccede in cinefilia. Cerca di rendere verosimile un mondo da incubo, ma la morale della sua parabola sul destino è ovvia e c’è qualcosa che non funziona nelle suspence: l’attesa iniziale è troppo protratta e gli sviluppi sono prevedibili, nonostante la messa in scena sia nevrotizzante.

Balzac e la piccola sarta cinese

Luo
(Chen Kun)
e Ma
(Liu Ye)
, giovani studenti durante la rivoluzione culturale in Cina, vengono spediti in un campo di rieducazione in una remota provincia ai confini col Tibet. Sono accusati di essere reazionari figli di reazionari. I due, grazie all’amicizia che li lega e alla giovane età, sopportano bene la disciplina del campo e la durezza della vita, divisa tra il lavoro nei campi di montagna e la miniera di rame. Riescono anzi, con l’astuzia, a far circolare tra i contadini musiche e idee che la rivoluzione vorrebbe bandire. Fanno anche conoscenza con le ragazze del villaggio, in particolare con la giovane e avvenente nipote del vecchio sarto
(Zhou Xun).
Con lei, comincia un
mélange a trois
condito dalla lettura di alcuni libri proibiti – tra i quali le opere di Balzac – che piano piano sfocerà in amore. Molti anni dopo, i due amici, ormai affermatisi nei rispettivi campi di studio, si ritrovano a discorrere della loro esperienza e dell’amore finito con la bella sartina alla quale non chiesero mai il nome.

(Ri)educativa. E molto bella, quest’opera del regista cinese trapiantato in Francia Dai Sijie. Tratto dal suo romanzo omonimo, edito in Italia da Adelphi, tradotto in altri ventiquattro Paesi, il film, ampiamente autobiografico, come il libro da cui è tratto, è stato paragonato a
Jules et Jim
di Truffaut. Non ci piacciono i paragoni troppo impegnativi, che in fondo sviliscono l’opera da paragonare, aureolando per converso quella paragonata, che spesso non ne ha bisogno. Di certo, v’è che la temperie rieducativa rivoluzionaria viene rattenuta sullo sfondo, lasciando invece che la vicenda dell’educazione sentimentale dei tre giovani, l’unica
vera
educazione che essi apprenderanno, si sviluppi con metodica infallibile semplicità, amoreggiando semmai con la struggente fotografia che immortala l’impervia regione dello Sichuan.

C’è dentro molto, per non dire tutto, nella vicenda della bella e (suo malgrado) ignorante sartina, che si rivela al mondo grazie alle letture furtive di Balzac, di Flaubert, di Stendhal, condite dai baci e dalle carezze di Luo, il più intraprendente dei due innamorati. E che una volta illuminata dal tenue spiraglio della cultura, decide di spalancare la porta e andare, lei, sola, incontro al mondo che l’attende oltre i monti. C’è il sentimento dell’amicizia, solida, incrollabile, che non teme i trabocchetti del cuore e le insidie della vita. E c’è infine il rimpianto, simboleggiato dall’enorme diga che affoga la millenaria cultura contadina per alimentare il progresso avido di energia, sommergendo così anche i ricordi. I più duri, i più teneri. (Ri)educativo, godibile, non palloso. Unico neo: l’invisibilità. Il film, uscito da un paio di settimane, è attualmente in programmazione in tre sale in tutta la Penisola. Ma questa è un’altra storia.

(enzo fragassi)

L’immortale

Charly Matteï, un passato da delinquente, da tre anni ha saldato il suo debito con la giustizia e ha deciso di condurre una vita tranquilla al fianco di sua moglie e dei suoi figli. Quando però, una mattina viene riempito di pallottole in un parcheggio sotterraneo e riesce a cavarsela, decide di avere la sua vendetta…

L’esplosivo piano di Bazil

Una mina esplode in mezzo al deserto del Marocco e, qualche anno dopo, un proiettile vagante gli si conficca nel cervello… Bazil non ha grande fortuna con le armi: la prima l’ha reso orfano, la seconda avrebbe potuto ucciderlo all’istante. Quando viene dimesso dall’ospedale, Bazil viene adottato da una banda di feroci rigattieri, dai talenti e dalle aspirazioni tanto sorprendenti quanto diversificati, che vivono in una sorta di caverna di Ali Babà. Un giorno, passeggiando accanto a due enormi edifici, Bazil riconosce il logo dei fabbricanti di armi, che hanno causato tutte le sue sofferenze e, aiutato dalla fedele combriccola di strambi compagni, decide di prepararsi per la vendetta. Soli contro tutti – perdenti che lottano contro spietati giganti industriali – rivivono, con un’immaginazione e una fantasia degne di Buster Keaton, la celebre battaglia di Davide contro Golia…

Diamond 13

Mat, esperto agente di polizia, scopre che il suo più caro amico, Frank, è stato coinvolto in un enorme traffico di stupefacenti.  Mat metterà a rischio la sua carriera e la sua vita per tentare di salvare l’amico, cercando di neutralizzare la più potente organizzazione criminale di Parigi.