La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone

Con la complicità di una prostituta viene organizzato un tiro a un ricco barone, per convincerlo a convertirsi al cristianesimo e donare il suo patrimonio in beneficenza a un finto convento. Un film grottesco e atipico, sicuramente godibile e specchio del talento del giovane (allora) regista.

La settimana della Sfinge

Gloria è una ragazza con la testa sempre fra le nuvole. Cameriera di una piccola trattoria, appassionata di enigmistica, la giovane si licenzia per seguire un antennista donnaiolo nel quale crede di trovare il grande amore. Commedia dai toni surreali, diretta con intelligenza e molta verve da Daniele Lucchetti (alla sua seconda prova) e interpretata da una solare Margherita Buy, divertente e scanzonata nei panni della protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Dichiarazioni d’amore

Dodo, adolescente, nel primo dopoguerra si innamora di una coetanea, che non riesce mai ad avvicinare. Trent’anni dopo sono entrambi quarantenni e alle prese coi propri fantasmi. Un film corale sulla piccola borghesia italiana, ben orchestrato e impietosamente preciso nel suo ritrarre una società in fase di cambiamento.

Una donna alla finestra

In Grecia, nel 1936, la bella moglie di un diplomatico italiano s’innamora di un comunista greco ricercato dalla polizia del generale Metaxas. Riesce a nasconderlo e a farlo fuggire, per poi raggiungerlo di lì a poco. Intelligente e accurata versione di un romanzo scritto nel 1930 da Pierre Drieu de La Rochelle.
(andrea tagliacozzo)

Assisi Underground

Tratto dal romanzo dello stesso regista, «Assisi clandestina». Ad Assisi nel 1943, il vescovo tenta di salvare il maggior numero di ebrei dalle persecuzioni naziste. Chiama ad aiutarlo nell’impresa un giovane e coraggioso frate francescano che, con l’aiuto di un amico tipografo, fa stampare dei falsi documenti di riconoscimento. Cast d’esportazione (ma incolore) al servizio di una regia paratelevisiva (altrettanto incolore). Particina per Alessandra Mussolini.
(andrea tagliacozzo)

I cannibali

Riadattamento moderno del mito di Antigone. Il Potere, in seguito alla repressione di una sommossa, ordina che i morti nei disordini non vengano seppelliti. Antigone, con l’aiuto di Tiresia, trasgredisce e dà sepoltura al fratello deceduto. I due, scoperti, vengono giustiziati. Altri giovani, però, prendono esempio dai due che si sono ribellati per continuare la loro opera di contestazione. Film poco convincente, ma in linea con l’impegno politico dell’epoca.

Questo è il giardino

Ha avuto molti estimatori ma anche molti detrattori inferociti, l’esordio di questo giovanissimo e già ottimo «cortista». Non gli hanno perdonato di essere così autistico, così cattolico, così nero. Non gli hanno perdonato (credo) la gelida maturità, la freddezza già da «autore». Un film antipatico, in un paese di simpaticoni. E infatti a Venezia era stata accolta molto meglio la sitcommedia all’italiana
Come te nessuno mai
, autocelebrazione gongolante dei teen-ager ricchi, sinistrorsi e verginelli. Qui invece un regista venticinquenne osa stare zitto, osa parlare di anima, osa guardare i personaggi – e noi spettatori – con assoluta serietà. Né sciatto né ruffiano, un film di regia e di attori (brava soprattutto Carolina Freschi), che alla fine rischia di essere l’unico lavoro serio sui giovani (borghesi) italiani degli anni Novanta. Una di quelle cose che ti lasciano, come prima impressione, la voglia di vedere subito il prossimo film del regista.
(emiliano morreale)

Per grazia ricevuta

Fin da bambino ossessionato dalla Chiesa e dal sesso, da grande Benedetto cerca di sfuggire ai fantasmi del passato grazie agli insegnamenti del suocero anarchico.

Dieci anni dopo il bell’episodio de
L’amore difficile
, Manfredi (foto) torna alla regia con una commedia autobiografica e sofferta e ci consegna uno dei più cattivi film italiani sulla religione. Il ritmo non sempre regge, ma l’Italia prima magica e poi laica dipinta dall’attore-regista è affascinante, gli attori (Mario Scaccia, Delia Boccardo, Lionel Stander) sono bravissimi e i momenti felici non mancano di certo: dall’infanzia quasi felliniana, con sant’Eusebio e il «popi-popi», alla raccolta degli anti-miracoli. La commedia all’italiana, poco prima di decedere, era ancora capace di questi memorabili colpi di coda. Consigliato come digestivo post-giubilare.
(emiliano morreale)

Sposi

Cinque coppie di sposi o aspiranti tali, che esplorano difficoltà, situazioni peculiari, desideri e fallimenti. Pellicola non esaltante, dal sapore minimalista e piccolo-borghese. È dedicata all’attore Nik Novecento, morto a soli 23 anni.