Dune

Nell’anno 10191, l’imperatore di tutte le galassie destina la famiglia Atreides al governo di Dune, un pianeta tanto inospitale quanto fondamentale per le sorti dell’impero: dalla sua sabbia, infatti, si estrae una droga che allunga la vita. David Lynch traduce in immagini l’omonimo romanzo di Frank Herbert, ma si perde nella complessità del testo letterario originale, azzeccando solo alcuni momenti isolati di grande cinema. Ottima la fotografia di Freddie Francis, mediocri gli effetti speciali. Clamoroso flop al botteghino e presso la critica.
(andrea tagliacozzo)

Mulholland Drive

«Parte prima: lei si trovò circondata dal mistero assoluto. Parte seconda: una triste illusione. Parte terza: amore». Questa la sintesi di David Lynch a proposito del suo ultimo film. Delirante, come lo è
Mulholland Drive
. A due anni da
Una storia vera
Lynch ritorna sul grande schermo e lo fa nella maniera che lo ha reso famoso in tutto il mondo, facendo cinema e raccontando storie che si mischiano vorticosamente con l’onirico. Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes come Migliore regia,
Mulholland Drive
è un cous-cous di storie, personaggi, frammenti, deliri, sogni, immagini, flash, angosce, surreale, sesso, violenze, perversioni, manie… La regia, come al solito, è eccezionale, i colori della fotografia sono i soliti che lo contraddistinguono e il montaggio ha trovate innovative. Difficile decifrarlo la prima volta, impossibile seguire il percorso logico di un regista che, forse, sta esagerando con il suo personalissimo metalinguaggio.
(andrea amato)

Velluto blu

Il giovane Jeffrey e la coetanea Sandy, figlia di un agente di polizia, decidono di fare luce sulla misteriosa vicenda che vede coinvolta la cantante Dorothy Vallens. Entrato di nascosto nell’appartamento di quest’ultima, il ragazzo scopre che la donna è ricattata dal perfido Frank Booth. Film che ha fatto discutere: amato e odiato in eguale misura (venne rifiutato dal Festival di Venezia a causa di una scena di nudo della Rossellini che scandalizzò il direttore della Mostra Gian Luigi Rondi). Indubbiamente raffinato e pregevole nell’impianto visuale (anche grazie alla fotografia ricca di giochi cromatici realizzata da Frederick Elmes), il film spesso risulta volutamente sgradevole. Nel 1991, Kyle MacLachlan sarà il protagonista della serie tv
Twin Peaks
ideata dallo stesso Lynch.
(andrea tagliacozzo)

Una storia vera

Per andare a trovare il fratello colpito da un infarto (e col quale ha litigato molto tempo addietro), Alvin Straight si mette in viaggio dall’Iowa al Wisconsin su un piccolo trattore tagliaerba.

In apparenza, l’inversione di marcia di un grande visionario «nero»; ma, superato lo shock iniziale, ci accorgiamo subito che Lynch continua il suo scavo nelle vene profonde dell’America, muovendo da tinte pastello – che però sono anche quelle dell’iperrealismo di Segal (gli interni) – e allargando il respiro per giungere a Whitman e a Twain. Il viaggio, cocciuto e insensato, del protagonista verso la casa del fratello è in piccolo la follia di Achab, di certi personaggi di Hawthorne, di Wakefield che una mattina andava via di casa senza motivo e dopo alcuni decenni, senza motivo, vi ritornava.

Mai Lynch era stato così «religioso», mai aveva inquadrato le strade e i campi così dall’alto, con uno sguardo paragonabile solo a quello dell’ultimo Malick. La faccia di Richard Farnsworth, morto suicida poco dopo l’uscita del film, è indimenticabile.
(emiliano morreale)