Amarsi può darsi

Davide si ubriaca durante una festa. Il giorno dopo deve presentarsi all’udienza in tribunale per divorziare da Giulia. Il giudice chiama a testimoniare le persone che hanno incrociato e condiviso la vita sentimentale dei due, nella speranza di riuscire a ricostruire i meccanismi della crisi che ha deteriorato il loro matrimonio. Ma l’udienza, ovviamente, si risolve in una catastrofe.
L’ultimo bacio 2
: la vendetta. Ancora annichiliti da Muccino, ecco che Taraglio ci propina l’ennesima lezioncina sui trentenni e le loro pene d’amor perdute. A prescindere dall’assoluta nullità stilistica del regista, nonostante un incipit volutamente straniante
Amarsi può darsi
è l’ennesima dimostrazione che la commedia all’italiana, più che un’eredità, è una nemesi. Incapace di mettere in scena sentimenti, pulsioni, desideri, amori, Taraglio – un po’ cialtronescamente – la butta sul ridere senza avere i numeri per far ridere. Per assurdo Muccino, nella sua sconfinata malafede, ha almeno il pregio di racchiudere in un unico film il fallimento di un’estetica (il cosiddetto cinema medio industriale) e di un progetto ideologico (la famiglia come unica difesa dal mondo esterno). Invece Taraglio, anche se partecipa esattamente dello stesso universo di Muccino, non riesce ad accettare l’idea di essere un Muccino-bis, sfotte persino Bergman e si inventa, nel finale, una pseudofamiglia alternativa benedetta dal Giubileo 2000.

Nelle note del pressbook si legge poi che il prode Taraglio si ispira niente di meno che a Lubitsch e a
Il cielo può attendere
, e che ravvede similitudini tra il suo Davide e Henry van Cleve. Accidenti! Peccato solo che nel suo film non ci sia una battuta di dialogo accettabile che sia una, uno straccio di inquadratura, un attore degno di questo nome…
(giona a. nazzaro)

Nero bifamiliare

Marina (Claudia Gerini) e Vittorio (Luca Lionello) vogliono dare una svolta alla loro vita comprando una villetta in un elegante comprensorio. Marina è raggiante, le rose crescono nel giardino, la cameretta dei bambini è pronta, Vittorio vuole lasciare il lavoro di assicuratore per lanciarsi in una promettente attività multimediale. Qualcosa però minaccia il loro perfetto idillio: una misteriosa coppia di vicini di casa…

La terra

Luigi (Fabrizio Bentivoglio), professore di filosofia, vive a Milano ma non può dimenticare la sua Puglia, nonostante traumi e brutti ricordi siano indissolubilmente legati al paesino in cui è cresciuto. In occasione di un affare economico di famiglia dovrà rituffarsi nell’atmosfera torbida e ambigua della Puglia più remota. Un ritorno al passato, ma alla luce del presente, dei suoi fratelli ormai cresciuti e cambiati inesorabilmente, ma pur sempre sangue del suo sangue. Luigi è il sopravissuto, colto e risoluto, che impartisce lezioni di vita ai fratelli rimasti impigliati nei fili della terra da dove lui è scappato. La sua presenza farà da trait d’union alle loro vite separate e diverse, ma legate dalla nascita. E sarà proprio quest’incontro a riunire une volta per sempre la famiglia.

La Passione di Cristo

Impossibile parlare di un film come
La Passione di Cristo
senza tenere conto delle polemiche che ne hanno preceduto l’arrivo nelle sale. Esiste forse uno spettatore che andrà al cinema con la mente sgombra dai giudizi espressi, fin dalla scorsa estate, da commentatori più o meno autorevoli? Davvero si tratta di un film antisemita? I fatti si sono realmente svolti come Gibson ha deciso di raccontarli? Girato fra Cinecittà e i Sassi di Matera, dove Pasolini realizzò il suo
Il Vangelo secondo Matteo,
il film è recitato in latino e aramaico, la lingua parlata da Gesù Cristo. Una scelta che da un lato ne rende ostica, nonostante i sottotitoli, la fruizione da parte dello spettatore ma dall’altra sottolinea l’intenzione dichiaratamente filologica di Gibson. «Andò proprio così», pare abbia detto Papa Giovanni Paolo II, una notizia però smentita dal suo portavoce Joaquin Navarro-Valls, che ha sottolineato che il Pontefice «non esprime giudizi pubblici su opere artistiche», pur riconoscendo che il film è «una trasposizione cinematografica del fatto storico secondo il racconto evangelico». Non vi sono, in effetti, evidenti discrepanze tra i Vangeli e il racconto di Gibson. Quel che manca è però una spiegazione del senso di quanto rappresentato: le sofferenze di Cristo occupano la gran parte della pellicola, mentre la risurrezione, confinata in pochi minuti, non gode assolutamente dello stesso risalto dato alle frustate inferte al figlio di Dio. E le accuse di antisemitismo? Dopo un primo montaggio e alcune successive e riservatissime anteprime, il regista ha deciso di eliminare dal montaggio definitivo la scena in cui il sommo sacerdote Caifa, di fronte alla crocifissione, pronuncia la frase «il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli». Una decisione che dimostra come Gibson si sia effettivamente reso conto del rischio di essere accusato di antisemitismo. Alcuni critici hanno però fatto notare come gli ebrei descritti nel film rispecchino l’iconografia e l’immaginario dell’antisemitismo medievale. «Dire che il film è antisemita equivale ad affermare che lo sono anche i Vangeli», ha ribattuto Navarro-Valls. Una polemica infinita che di sicuro ha contribuito ad accrescere in maniera esponenziale l’interesse per la pellicola. Gibson ha già ampiamente recuperato i 25 milioni di dollari sborsati di tasca propria per realizzare il film: al 30 marzo, nei soli Stati Uniti, l’incasso complessivo è di 317 milioni di dollari. Sotto l’aspetto più strettamente tecnico vanno apprezzati il perfezionismo del regista, che è giunto a spendere 350mila euro per un robot con le sembianze di Jim Caviezel (Gesù Cristo), utilizzato nelle giornate più fredde, durante le quali l’attore non avrebbe potuto resistere seminudo per ore, e la bella fotografia di Caleb Deschanel, cui Gibson ha chiesto di riprodurre le tonalità di Caravaggio. Tutt’altro che disprezzabile, infine, la prova dei molti attori italiani che hanno partecipato al progetto, da Rosalinda Celentano (Satana) a Luca Lionello (Giuda), da Claudia Gerini (la moglie di Pilato) all’ottimo Sergio Rubini (il buon ladrone).
(maurizio zoja)

Grande, grosso e…Verdone

Film in tre episodi. Nel primo la famiglia Nuvolone dovrebbe partecipare a un raduno nazionale di boy-scout ma la nonna muore improvvisamente e un impresario di pompe funebri sbucato dal nulla fa precipitare tutti i parenti in una sorta di incubo surreale. Nel secondo, un temutissimo professore di Storia dell’Arte presenta una sua allieva al figlio, ventenne imbranato e incapace di stabilire relazioni con l’altro sesso. Tra i due nasce un forte sentimento ma i due ragazzi dovranno fare i conti con il carattere dittatoriale e accentratore del professore. Nel terzo, infine, una famiglia di coatti arricchiti decide di prendersi una vacanza in un sobrio ed elegante hotel di Taormina, che il loro arrivo riesce a trasformare in una bolgia invivibile per gli altri ospiti.

Diverso da chi?

Piero (Luca Argentero), brillante trentacinquenne gay, è “fidanzato in casa” con Remo(Filippo Nigro) e vive in una città del nord-est. Per testimoniare il “diritto alla diversità” partecipa alle primarie del centrosinistra ma, per una serie di eventi imponderabili, le vince e si trova ad essere candidato sindaco, tra i pregiudizi degli avversari e lo sgomento del suo partito. Come può un gay diventare sindaco nel “profondo nord”? Per bilanciarlo gli affiancano Adele (Claudia Gerini), moderata tutta d’un pezzo, contraria persino al divorzio, un simbolo vivente dei valori tradizionali conosciuta come “la furia centrista”. L’inizio della campagna è un’ecatombe: Piero e Adele litigano su tutto. Ma Remo, più romantico, capisce le donne e fornisce al compagno consigli su come ingraziarsi Adele. Piero inizia a “corteggiare politicamente” la sua vice fino a trovare un accordo ma la situazione gli sfugge di mano e i due vengono travolti da un’attrazione irresistibile. Galeotto fu il compromesso: il “gay duro e puro” e la “moderata di ferro” precipitano in una relazione segreta che va contro i loro valori, le loro identità, la loro linea politica. A questo punto Piero è a dir poco confuso: sceso in campo per difendere il diritto alla libertà sessuale, ora vive di nascosto una “storia proibita” con una donna mentre, grazie alla campagna elettorale, è ormai un simbolo del movimento gay! Cosa diranno i suoi elettori? Cosa penseranno i suoi avversari? Ma soprattutto come dirlo a Remo? Tra mille peripezie di ogni genere e grado, Piero dovrà tentare di sbrogliare la situazione nella quale si è cacciato e capire da che parte stare.

Al cuore si comanda

Appena lasciata dall’ultimo fidanzato, la trentenne Lorenza decide che un amore in affitto è sempre meglio che niente e paga il bohemien Riccardo per svegliarla con parole carine, accompagnarla a fare shopping e presentarsi con un mazzo di fiori di fronte alle sue amiche. Finché non incontra Giulio, dentista di origine francese bello, ricco e con serissime intenzioni nei suoi confronti. Licenziato Riccardo, la vita dell’ex zitella scorre apparentemente perfetta ma qualcosa ancora le manca…

Figlio del grande Ennio e già regista di alcune puntate di
Un posto al sole,
Giovanni Morricone debutta sul grande schermo con una commedia che prende spunto da uno degli eterni problemi dei trentenni: trovare un partner con cui condividere il proprio destino. Sfortunatamente il suo film, pur interpretato da attori all’altezza, scorre senza lasciare il segno. Poche, pochissime battute da ricordare e uno svolgimento che più scontato non si potrebbe. Eppure gli spunti per far ridere ci sarebbero, tenuto conto della forte vena autoironica di Claudia Gerini e Sabrina Impacciatore, le protagoniste femminili della storia. Ma Morricone rinuncia sia al ritratto generazionale alla Muccino che alla satira di costume alla Verdone, rimanendo a metà del guado e firmando un’opera prima tutt’altro che memorabile. Peccato, perché con
Al cuore si comanda
il figlio d’arte dimostra comunque di saper usare la macchina da presa. Ma in assenza di dialoghi frizzanti non basta padroneggiare le tecniche di regia per realizzare una buona commedia. Come se non bastasse il padre Ennio e il fratello Andrea hanno contribuito al naufragio del progetto con una colonna sonora a dir poco banale. D’accordo, i film di Sergio Leone erano un’altra cosa ma tanto padre avrebbe potuto impegnarsi di più. L’unico ad aver guadagnato dalla partecipazione a questo film sembra essere Pierre Cosso. Desideroso di svincolarsi dall’immagine appiccicatagli addosso vent’anni fa ai tempi de
Il tempo delle mele 2,
l’attore francese interpreta in maniera convincente il ruolo dell’uomo dei sogni della protagonista.
(maurizio zoja)

La sconosciuta

Irena, ex prostituta venuta dall’Est con un passato molto ingombrante e difficile da dimenticare, riesce a trovare un lavoro come domestica in una ricca famiglia. La ricerca di una vita finalmente serena nasconde in realtà un secondo fine: la figlia adottiva della giovane coppia per cui lavora e di cui pensa di essere la vera madre. Il passato della donna si materializza nel suo ex magnaccia, che farà vertiginosamente precipitare il precario equilibrio che Irina pensava di aver costruito.

Ex

Seguiamo le vite intrecciate di sei coppie: Filippo e Caterina stanno divorziando e lottano per “non” avere l’affidamento dei figli; anche Luca e Loredana sono alle prese con un divorzio e Luca si trasferisce a vivere nella casa “studentesca” del figlio ricominciando a 50 anni suonati una vita da Peter Pan; Sergio, divorziato da anni e gaudente per vocazione, si ritrova a fare il padre di due adolescenti complicate, dopo la morte improvvisa della sua ex moglie; Elisa sta per sposarsi con Corrado ma ritrova il suo ex storico nel posto più imprevedibile, è infatti il prete (don Lorenzo) che dovrà sposarli; Giulia vive con Marc a Parigi, ma un trasferimento imprevisto in Nuova Zelanda trasforma il loro in un amore a distanza e rischia di farli diventare ex; Paolo, fidanzato con Monique, è minacciato da Davide, ex di lei, geloso e nient’affatto rassegnato.

Sono pazzo di Iris Blond

Ritorno alla commedia malinconico sentimentale da parte del regista, dopo il successo di Viaggi di nozze. Un cantante in crisi sentimentale, Verdone, crede di essere innamorato di una matura cantante belga (Férreol) ma finisce per perdere la testa per una cameriera di un fast food (Gerini) con ambizioni musicali: i due inizieranno una carriera assieme ma il successo lascerà presto spazio ai problemi. Il contrasto fra il personaggio malinconico interpretato da Verdone e la strabordante presenza della Gerini, qui in veste di primattrice, non sempre garantisce equilibrio al film.

Night Club

A Roma, nel 1960, due impiegati di banca organizzano una serata galante per un industriale dal quale vorrebbero ottenere un finanziamento. A trovare le ragazze ci pensa un amico dei due, Walter, che guida il gruppo nei locali più rinomati della capitale. Il film si svolge nella notte della morte di Fred Buscaglione. Lo spunto è interessante, ma lo svolgimento, in linea con la maggior parte delle pellicole di Sergio Corbucci (qui al suo ultimo lavoro), è dozzinale. Buono il cast, in cui si distinguono due future dive del Cinema italiano, Sabrina Ferilli e Claudia Gerini.
(andrea tagliacozzo)

Non ti muovere

Non ti muovere

mame cinema NON TI MUOVERE - STASERA IN TV IL SUCCESSO ITALIANO scena
Timoteo e Italia

Diretto da Sergio Castellitto, Non ti muovere (2004) ha come protagonista Timoteo, interpretato dallo stesso Castellitto. L’uomo è un chirurgo, ma stavolta si trova in ospedale solo come un semplice padre. Sua figlia, infatti, ha avuto un incidente mentre viaggiava sul proprio motorino ed è in pericolo di vita. Timoteo decide di attendere mentre la ragazzina viene operata da un suo collega. E, durante questa logorante attesa, si affaccia alla finestra e scorge una donna seduta sotto la pioggia, della quale vede solo il profilo di spalle. Ai piedi, la misteriosa figura indossa delle scarpe rosse con il tacco.

La visione riporta Timoteo indietro nel tempo, quando, più di quindici anni prima, si è imbattuto in Italia (Penélope Cruz), una giovane donna extracomunitaria residente nella periferia romana. I due si incontrano in un bar, dove Timoteo sperava di poter trovare un telefono per avvertire la moglie Elsa (Claudia Gerini) del guasto della propria macchina. E dove l’uomo si ubriaca, essendo la vodka l’unica bevanda fresca disponibile. Italia lo invita a casa sua per permettergli di usare il telefono, ma Timoteo è fuori di sé a causa dell’alcol e la violenta, andandosene poi sconvolto dal proprio atto.

Alcuni giorni dopo, Timoteo torna dalla donna per scusarsi, ma non riesce a trattenersi e la stupra di nuovo. Tra i due ha così inizio una perversa relazione, che però si approfondisce e si intenerisce con il passare del tempo. Ma gli amanti vengono da mondi troppo diversi: Timoteo ha una splendida moglie con la quale vive in una grande casa, mentre Italia ha alle spalle solo violenze e povertà. Una storia appassionata e appassionante, che però non può avere un lieto fine.

Curiosità

  • Il film è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mazzantini, la quale è inoltre la moglie di Castellitto. Nella scena finale l’autrice appare in un cameo, in cui incrocia Timoteo mentre questi si sta recando a rendere omaggio a Italia.
  • Nel cast ci sono anche Marco Giallini, Angela Finocchiaro, Pietro De Silva ed Elena Perino.
  • Nella colonna sonora sono presenti brani di Leonard CohenNino BuonocoreToto Cutugno e Vasco Rossi con la canzone Un senso.
  • Nel film l’attrice Penélope Cruz recita in lingua italiana e la sua interpretazione è stata elogiata dalla stampa di tutto il mondo. Il San Francisco Chronicle l’ha definita «la nuova Anna Magnani del XXI secolo, in grado di comunicare la sua essenza in italiano meglio di quanto non riesca a fare in inglese».
  • Castellitto e la Cruz si sono aggiudicati il David di Donatello rispettivamente come Miglior attore protagonista e Miglior attrice protagonista.
  • Il film ha anche vinto quattro premi Nastro d’argento per Migliore sceneggiatura, Migliore montaggio, Migliore scenografia, Migliore canzone originale (Un senso).

Viaggi di nozze

Riedizione aggiornata della galleria di personaggi di Verdone che vede questa volta protagoniste tre coppie in viaggio di nozze: il pignolo professore (Verdone) che esaspera la remissiva seconda moglie (Pivetti), Giovannino e Valeriana (Verdone e Mascoli) che devono vedersela con parenti troppo invadenti e, in ultimo, la coppia di coatti (Verdone e Gerini) che decidono di dedicare la loro luna di miele a un tour delle migliori discoteche. A parte qualche battutaccia, diversi e numerosi i momenti esilaranti.