Frenesie…militari

Mentre il secondo conflitto mondiale sta volgendo al termine, Eugene Jerome, giovane ebreo con velleità letterarie, arriva nella caserma di Biloxi per un breve periodo d’addestramento. La vita militare è resa più dura dai soprusi del cinico sergente Toomey. Una deliziosa commedia nostalgica, tratta dalla pièce di Neil Simon
Biloxi Blues
(seconda parte di una trilogia teatrale a carattere autobiografico). Particolarmente brillante il dialogo, costellato di memorabili battute («È la prima volta?», chiede una prostituta a Eugene, che si appresta a perdere la verginità; «No, è la seconda. La prima volta era chiuso», risponde lui) e le interpretazioni degli attori (su tutti Broderick e lo straordinario Walken). Da brividi le considerazioni finali del protagonista poco prima dei titoli di coda.
(andrea tagliacozzo)

Il cacciatore

Tre giovani amici della Pennsylvania partono per andare a combattere in Vietnam. Catturati dai Vietcong, solo due riescono a tornare a casa, mentre il terzo, disperso, si suppone imboscato a Saigon. Molto discusso alla sua uscita (venne addirittura accusato di razzismo), il film alterna momenti poetici (le sequenze di caccia) ad altri d’incredibile impatto spettacolare ed emotivo (i violenti segmenti del campo di prigionia sono a tratti quasi insostenibili). Michael Cimino, alla sua opera seconda, si affermò alla grande, per poi bruciare tutte le sue carte in seno a Hollywood con il fiasco del successivo I cancelli del cielo, western mastodontico, affascinante ma tremendamente dispendioso. Il film vinse quattro dei nove Oscar per cui era candidato: per il film, la regia, il suono e per il miglior attore non protagonista (Walken). (andrea tagliacozzo)

Una ragazza sfrenata

Storia prevedibile di come una ragazza ricca, viziata e dal caratterino difficile, la Silverstone, cerchi di attirare l’attenzione del padre negligente fingendo il suo rapimento. La protagonista fuma, beve e piagnucola in questa faticosa “commedia” in cui tutti quelli coinvolti nel piano sembrano non avere alcuna idea di quello che sta succedendo.

Romance & Cigarettes

Stati Uniti, anni Trenta. Una famiglia dell’East Side newyorkese. Nick (James Gandolfini), il padre, è un operaio metallurgico che trascorre il suo tempo a fantasticare su una mezza prostituta (Kate Winslet) dai capelli rossi e dal gergo da scaricatore di porto, mentre la moglie (Susan Sarandon) lo aspetta disperatamente a casa con le tre figlie in pieno delirio canzonettaro che strillano nel giardino di fronte a casa. Quando la donna si accorge dei tradimenti del marito dà il via a una lotta spietata nei suoi confronti, sorretta dalla solidarietà delle figlie. L’uomo si rifugia nell’agognata avventura carnale, che però entro breve lo lascia insoddisfatto per la troppa brutalità e volgarità della partner. Stufatosi di un rapporto banale e puramente a sfondo sessuale, decide di tornare dalla dolce e triste moglie che lo accoglie in casa ma gli impone di dormire sul divano…

Pulp Fiction

Pulp Fiction

mame cinema PULP FICTION - STASERA IN TV IL CULT DI TARANTINO scena
Una scena del film

Terzo e ultimo capitolo della trilogia pulp di Quentin Tarantino, Pulp Fiction (1994) consiste in un intreccio di storie collegate tra loro, ma presentate non in ordine cronologico. I protagonisti sono Vincent Vega (John Travolta), Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), Mia Wallace (Uma Thurman),  Winston Wolf (Harvey Keitel), Butch Coolidge (Bruce Willis) e Marsellus Wallace (Ving Rhames). Lo stesso Tarantino appare nel film nel ruolo di Jimmie Dimmick.

Tra malavita e situazioni assurde, il film presenta un manierismo che è ben oltre il citazionismo e lo stile-videoclip degli anni Ottanta: Tarantino non cita, piuttosto se gli serve copia. Non ci sono innovazioni narrative, eppure la pellicola è ormai un cult della storia del cinema. Le inquadrature sono lunghe e tortuose, il montaggio è frenetico ma non spezzettato, le sceneggiature sono di ferro, in tutto il film non si vede mai un televisore né una cinepresa. Il cuore del suo cinema sta nella particolare stimmung che circonda la cinefilia e il senso di morte, nell’uso ormai completamente disinvolto dei materiali.

Curiosità

  • Scritto da Tarantino e Roger Avary, il film è stato diretto solo dal primo: Avary si stava dedicando in quel periodo alla sceneggiatura e alla regia di Killing Zoe, il suo esordio alla regia.
  •  Samuel L. Jackson ha definito il lavoro con Quentin Tarantino come «qualcosa di assolutamente straordinario», considerando il regista come «un’enciclopedia del cinema vivente».
  • Per quel che riguarda lo stile, Tarantino ha ammesso di essersi ispirato a grandi personaggi come Alfred Hitchcockma anche a registi di spicco del cinema noir come Don Siegel o Jean-Luc Godard.
  • In un’intervista, Tarantino ha dichiarato che secondo lui il motivo del successo di Pulp Fiction è rappresentato dalla scoperta che coglie di sorpresa lo spettatore. Più tardi dirà infatti che: «Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io, è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e poi all’improvviso… boom!, voglio trasportarli improvvisamente in un altro film.»
  • La pellicola si è aggiudicata il premio Oscar e il Golden Globe per la Migliore sceneggiatura originale a Quentin Tarantino e Roger Avary.

Z la formica

Divertente cartone animato che ha come protagonista una formica di nome Z (con la voce e la personalità di Woody Allen) che non riesce ad adattarsi all’irreggimentazione – a maggior ragione dopo che si innamora della figlia della regina delle formiche, la principessa Bala. Nel frattempo la colonia viene minacciata sia dalle termiti che da un generale megalomane con un suo piano. Intelligente e godibile (in particolare per i fan di Allen), ma troppo sofisticato e violento per i più giovani. Una nomination ai BAFTA:

L’uomo dell’anno

Tom Dobbs è il conduttore di un programma tv di successo che si occupa principalmente di satira politica. Il destino si materializza nella persona di una donna del pubblico che innocentemente chiede al conduttore perché non si candidi lui stesso alla presidenza degli Stati Uniti. Inizia quindi una serrata campagna elettorale in cui il nostro Tom viene affiancato dai suoi collaboratori di sempre. La realtà supera la fantasia e il conduttore si ritrova presidente designato. Dopo violenti tentativi di screditare la sua credibilità, Eleanor Green, colei che ha contribuito alla progettazione e alla realizzazione di un nuovo sistema elettorale totalmente informatizzato, si fa avanti, e rivela allo stesso Tom che la sua elezione è frutto di un errore nel sistema. A questo punto davanti al presidente designato si presentano due possibilità: rivelare al mondo intero la verità e farsi da parte oppure rivestire i panni dell’uomo più potente del mondo.

La zona morta

Dall’omonimo best-seller di Stephen King. Un giovane insegnante rimane vittima di un incidente stradale ed entra in coma, riprendendo conoscenza solo cinque anni più tardi. Dopo una lunga riabilitazione, il giovane scopre di avere acquisito poteri paranormali che gli permettono di predire eventi. David Cronenberg abbandona gli effetti truculenti dei suoi horror precedenti per dare maggior rilievo ai risvolti psicologici ed emotivi del protagonista, interpretato da un bravissimo Christopher Walken. Un film intelligente, a tratti persino toccante. (andrea tagliacozzo)

McBain

Nel 1973, durante la guerra del Vietnam, un soldato americano, in pericolo di vita, viene salvato dal provvidenziale intervento di un militare colombiano. Diciott’anni più tardi, quando quest’ultimo viene ucciso nel corso di un colpo di stato, l’americano si reca in Colombia per togliere dai guai la sorella del defunto amico. Mediocre film d’azione, piuttosto prevedibile. Walken, comunque, è efficace. Il regista ha il grande demerito di aver realizzato in precedenza uno dei film peggiori di Jackie Chan:
Protector
.
(andrea tagliacozzo)

Un topolino sotto sfratto

Due sprovveduti fratelli ereditano una vecchia casa ammuffita e una fabbrica di spago dal padre. La casa si può rimettere a posto, ma è abitata da un piccolo e astuto roditore che non sarà facile cacciar via. Commedia nera e brillante che raggiunge punte ingegnose, ma dopo un po’ inizia a stancare. Lane e Evans sono un duo ideale (e molto comico), ma già Stanlio e Ollio erano già riusciti a fare qualcosa di simile in soli venti minuti.

King of New York

Nella sua infausta avventura americana, Reteitalia finì col produrre anche un piccolo gioiello, una prova generale del Ferrara maggiore. Scritto come al solito da Nicholas St. John, realizzato insieme ai fidati collaboratori Bazelli e Delia, una piccola «summa» dello stile e dei temi del regista. Uscito dal carcere, un gelido e perfetto Christopher Walken torna nel giro del grande spaccio per finanziare un ospedale. Ferrara sembra affilare le armi in vista dei suoi capolavori, e l’atmosfera della metropoli – con Walken che guarda da dietro un finestrino – risente ancora di certo Scorsese. Lo spunto è persino troppo scoperto, senza la nera perdizione (e dunque la maggior potenza di riscatto) che sarà del
Cattivo tenente
; ma il contesto è già atono, metallico, postumo. Ed è soprattutto il finale a dare la misura della visione del cineasta newyorkese.
(emiliano morreale)

A distanza ravvicinata

Molti dei film di James Foley, come questo A distanza ravvicinata e Americani (girato sei anni dopo), meriterebbero di essere presi in considerazione anche solo per le straordinarie performance degli attori. Qui Foley – complici la dimensione tragica, le atmosfere dense e l’azione cruenta da thriller a sfondo criminale – tiene quasi a battesimo due caratteri assolutamente inquieti come Sean e Chris Penn, fratelli nella vita come nel film. Brad e Tommy Whitewood dovranno vedersela con l’uomo che li ha assoldati nella gang, Brad Whitewood sr. (Christopher Walken), loro padre, disposto a tutto pur di conservare il suo ruolo di leader. Interamente giocato sugli eccessi violenti, fisici e psicologici, il film potrebbe essere accostato ad alcuni dei capolavori di Abel Ferrara. (anton giulio mancino)

I cancelli del cielo

Nel 1870, nel Wyoming, gli avvocati James e Billy, ex compagni di corso ad Harvard, si ritrovano su fronti opposti: il primo, diventato sceriffo, difende gli immigrati provenienti dell’Est europeo che aspirano a un pezzo di terra da coltivare, mentre il secondo cura gli interessi dei potenti allevatori di bestiame che li vorrebbero sopprimere. Il film fu un fiasco di proporzioni colossali e mandò in rovina la United Artist che lo aveva prodotto. Il risultato finale, però, è quasi ingiudicabile, dato che del film ne esistono numerose versioni (tra le quali una da 219 minuti, mentre l’originale arrivava fino a 325). Quel poco che ne resta è sicuramente notevole. Una nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Il mistero di Sleepy Hollow

Il mistero di Sleepy Hollow

mame cinema IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto dal famoso regista Tim Burton, Il mistero di Sleepy Hollow (1999) è ambientato nel 1799. Il giovane agente di polizia Ichabod Crane (Johhny Depp) viene inviato da New York a un piccolo villaggio di Campagna, Sleepy Hollow. Lì, infatti, sono state uccise tre persone e le loro teste sono scomparse. Lì Ichabod conosce la graziosa Katrina Van Tassel (Christina Ricci), che lo aiuterà nelle indagini. Le autorità del villaggio, inoltre, raccontano all’investigatore la storia del Cavaliere Senza Testa, un mercenario dell’Assia diventato famoso per la sua abilità nel decapitare i nemici. Una volta catturato, anche al Cavaliere è stata mozzata la testa e il suo corpo è stato sepolto nei boschi del villaggio.

Adesso, però, sembra che il Cavaliere sia risorto, tornando a seminare il terrore e a spargere sangue. Ma perché uccide? Che senso hanno questi omicidi? Quali sono i veri scopi dell’assassino? E, soprattutto, esiste un modo per fermarlo?

Curiosità

  • Come nel caso di Edward mani di forbice, Depp fu la prima scelta di Burton per la parte, benché fosse chiesto al regista di esaminare altre opzioni prima di ingaggiarlo. Fu offerto Brad Pitt per il ruolo, mentre Liam Neeson e Daniel Day-Lewis furono presi in considerazione. Burton fu alla fine capace di persuadere lo studio per Depp. Voleva inoltre ingaggiare Christina Ricci per il ruolo di Katrina, perché gli ricordava una romanzesca figlia di Peter Lorre e Bette Davis.
  • Nel ruolo del Cavaliere senza testa Burton scelse Christopher Walken, che già aveva diretto in Batman – Il ritorno. Inoltre, Burton volle nel cast anche Michael Gough che aveva precedentemente lavorato con lui in Batman e in Batman – Il ritorno. Durante il casting di Il Mistero di Sleepy Hollow, Gough era deciso ad andare in pensione, ma Burton lo persuase di unirsi al cast.
  • Christopher LeeMartin Landau (precedentemente vincitore di un Premio Oscar nel film di Tim Burton Ed Wood) e la poi fidanzata di Burton Lisa Marie sono tutti inseriti come cammei.
  • Il cast e lo staff hanno spesso detto che “La sensazione che si aveva camminando per i set di Sleepy Hollow, particolarmente nella città di Lime Tree, era quasi come se stessi camminando all’interno della testa di Burton”.
  • Con un budget stimato in 100 milioni di dollari, il film ha incassato 101 071 502 $ in Nord America e 206 071 502 $ a livello globale.

The Opportunists

Queens, New York: Victor Kelly tenta di ricostruirsi una vita e una credibilità sociale. Con un passato da scassinatore, fa ora il meccanico. I risultati però sono decisamente modesti, e l’arrivo dall’Irlanda di un presunto cugino lo riporterà a delinquere. Ma il colpo non va come progettato… Niente di nuovo dal fronte occidentale, si direbbe, se non fosse che questa storia di esistenze balorde ha qualità che affiorano lentamente. Più che una commedia agrodolce sullo stile di Palookaville di Alan Taylor (che pure lo ricorda), The Opportunists è una favola metropolitana dallo sviluppo lento e con lieto fine: un andantino che si lascia alle spalle i luoghi comuni del genere per incentrarsi sulle atmosfere rarefatte e sui personaggi, evidentemente letterari ma efficaci e credibili. Non casualmente, tra i produttori esecutivi appare il nome di Jonathan Demme. Quanto agli attori, Christopher Walken interpreta Victor con una certa svogliatezza, ma lascia comunque trasparire – come di consueto – una grande presenza e un forte carisma. Al suo fianco, nel ruolo della fidanzata, una Cyndi Lauper lontana mille miglia dal suo passato pop. (dario zonta)

Minuti contati

Un uomo d’affari giunge a Los Angeles con la giovane figlia: in pochi istanti quest’ultima viene presa in ostaggio, mentre a lui viene ordinato di commettere un omicidio! Questa passabile storia di suspense “prende”: ma strada facendo, a ogni svolta pone come dei blocchi stradali alla credibilità. Il coraggioso cast dà il 100%. Il tentativo di mantenere al massimo la suspense restituendo la storia in “tempo reale” (con infiniti dettagli di orologi) non produce gli effetti sperati.

I mastini della guerra

Il capitano Jemes Shannon, un mercenario, viene inviato nello Zangaro, un giovane Stato africano, con il compito di rovesciare il governo retto dal crudele Kimba, ma si rende subito conto che il sostituto prescelto è anche più pericoloso dell’attuale dittatore. Dal libro di Frederick Forsythe, un serrato film bellico con un ottimo Christopher Walken, all’epoca fresco vincitore dell’Oscar per Il cacciatore. (andrea tagliacozzo)

Il segno degli Hannan

Scheider, agente della Cia, assiste a un’imboscata contro la moglie e passa il resto del film convinto che la prossima volta toccherà a lui. Uno dei più riusciti thriller alla Hitchcock, con ottime interpretazione e un climax d’effetto sulle cascate del Niagara. Occhio a Mandy Patinkin.

I perfetti innamorati

Gwen Harrison (Zeta Jones) e Eddie Thomas (John Cusack) hanno fatto fortuna interpretando sul grande schermo quello che sono nella vita di tutti i giorni: una coppia felice, perfetta. Ma si sa, la perfezione, se esiste, nella realtà ha vita breve. Si separano e lasciano nei casini il produttore del loro ultimo film (Billy Crystal) ben conscio che lo iato tra la realtà e la fiction indurrà il pubblico a snobbare la pellicola. Non c’è che una soluzione: con l’aiuto della sorella-factotum di Gwen (Julia Roberts) inscenare una riconciliazione della coppia nel corso del week-end con la stampa, in programma per la presentazione del film. Quello che segue è una commedia degli equivoci in puro stile Hollywood che ha dalla sua un Billy Crystal in straordinaria forma che, da solo, regge quasi tutto il peso comico del film. Quattro star di questo calibro e una storia che non fa troppo pensare (e soprattutto finisce bene) è sicuramente quello di cui il botteghino USA ha bisogno in questo momento in cui gli action-movie se la passano maluccio. Ma, una volta usciti dal cinema, non bisogna aspettarsi di ricordarsi qualcosa del film per più di qualche ora. Gli attori fanno il loro dovere e perfino la Zeta Jones se la cava, forse perché interpretare il ruolo della star viziata che non sa recitare non le è costato un impegno da Actor’s Studio. Certo, che Cusack e la Roberts finiranno a letto insieme si capisce nei primi sette minuti, ma di questi tempi è meglio non fare troppo gli snob e apprezzare le risate sincere che questo prodotto hollywoodiano di alto livello, ben confezionato e discretamente diretto, può offrire. Sorprendenti le immagini di una Roberts resa obesa da trucchi ed effetti speciali. Geniale (?!) la trovata del distributore italiano che fa uscire il film proprio nel giorno di San Valentino.
(ezio genghini)

Amore estremo

Larry Gigli è un piccolo criminale senza troppe pretese. Un giorno il suo boss gli affida un lavoro da poco: rapire il fratello di un giudice che sta per processare un capomafia locale. La vittima prescelta è il povero Brian, un ragazzo con problemi mentali la cui unica colpa è quella di avere per fratello un severo e temuto procuratore distrettuale. Affinché il compito sia svolto nel migliore dei modi, a Gigli viene affiancata la bellissima Ricki, uno dei killer più spietati e violenti in circolazione. Le premesse per un storia d’amore molto particolare ci sono tutte…
Martin Brest (Beverly Hills Cop, Scent Of A Woman, Vi presento Joe Black) è tornato a girare un film d’azione ma Gigli, ribattezzato in Italia con l’improbabile titolo di Amore estremo, ha deluso in patria al botteghino e si appresta a fare lo stesso con il pubblico europeo. Per colpa di una trama improbabile, di una sceneggiatura poco convincente e di premesse iniziali troppo prevedibili. Cosa c’è di nuovo nelle avventure/disavventure del piccolo delinquente dall’animo sensibile che riesce a far innamorare la bella di turno? La scelta dei due interpreti poteva essere l’unico motivo di interesse ma la coppia, non solo artistica, formata da Jennifer Lopez e Ben Affleck rappresenta il principale fattore di delusione. J. Lo è sottotono e non riesce a essere divertente nelle vesti dell’affascinante quanto improbabile killer, mentre il fidanzato ha serie difficoltà a caratterizzare il suo personaggio. Particolare non indifferente, visto che è proprio intorno a lui che dovrebbe ruotare l’intera vicenda. Allo scorrere dei titoli di coda, vista la pubblicità e il clamore scatenati da questo nuovo prodotto hollywoodiano, la domanda sorge spontanea: era necessario fare tanto rumore per nulla? (emilia de bartolomeis)

La donna perfetta

Johanna Eberhart (Nicole Kidman) è una manager di successo. Quando la tv per la quale lavora la licenzia in seguito a un incidente, decide insieme al marito (Matthew Broderick) di lasciare la città per trasferirsi a Stepford, esclusiva località del Connecticut. La vita scorre tranquilla ma la cittadina ha qualcosa di strano, che non sfugge all’occhio attento di Johanna: le donne, tutte casalinghe, ordinate, precise ed eleganti, sembrano il prodotto dell’immaginario maschile più retrogrado. Johanna decide di indagare e, con il marito e l’amica scrittrice (Bette Midler) scopre il segreto di Stepford. Remake del film del 1975 di
Bryan Forbes
La fabbrica delle mogli.

New Rose Hotel

A Tokyo c’è un gangster che assolda una prostituta italiana (Asia Argento) per sedurre un ingegnere genetico. Ma se ne innamora e… Dopo un capolavoro come
Fratelli
e un’operazione incerta ma a tratti folgorante come
Blackout
, Ferrara sconcertò tutti con questo film di fantascienza da camera tratto da William Gibson, tutto teorico, mentale e a tratti incomprensibile. Con certe atmosfere alla Alphaville, ma lavorando con il montaggio come un artista sperimentale, Ferrara costruisce una specie di film-truffa, con la storia che si arena, non va da nessuna parte, ricomincia uguale. Chi scrive l’ha visto una sola volta e ne porta un ricordo atterrito, oltre all’immagine di una Asia Argento molto hard. I fan si sono divisi: c’è chi lo giudica una bufala e chi il capolavoro estremo del regista. Chissà. Comunque, meglio le visioni di Ferrara che quelle di don Wim Wenders.
(emiliano morreale)