Il figlio della sposa

I fornitori che non consegnano, i soldi che non arrivano, l’ex moglie che accusa, la figlia da andare a prendere a scuola, il telefonino che strilla, l’amante che pretende, l’anziana mamma con l’Alzheimer che non va mai a trovare, il padre con cui non regge il confronto… Sensi di colpa e vita frenetica per Rafael Belvedere, il bell’argentino quarantaduenne che gestisce una vita familiare complicata e un ristorante con tanti problemi. Tira aria di crisi. Quella cardiaca arriva all’improvviso. E gli fa vedere la vita con altri occhi… Suo padre Nino ha invece un altro problema. Non ha mai sposato in chiesa la sua compagna di vita, alla quale è unito civilmente da più di quarant’anni. Per Rafael è un capriccio, o una follia. All’inizio. Ma poi, con l’amico Juan Carlos, aiuterà Nino a realizzare quel vecchio sogno della madre ormai assente.
Un bel film argentino, firmato da Juan Josè Campanella (ruolo cameo di un medico), Il figlio della sposa. Un commovente, ma mai sdolcinato, atto di amore di un uomo per il padre. Di un marito per la moglie. Certo, ci sono voluti un leggero colpo al cuore e una quindicina di giorni in rianimazione per far scoprire al protagonista (Ricardo Darín) che la vita non è solo telefonino, soldi e televisione (espediente, ammettiamolo, un po’ banale), ma ugualmente questa di Campanella è una commedia piacevole. Con bravi attori. Ben sceneggiato. Spesso divertente. Un film di piccoli sentimenti comuni a tutti, di situazioni frequenti, di insoddisfazioni e di voglia di migliorare la propria vita. Soprattutto alla boa dei 40. Di contorno, un feroce attacco alla Chiesa, qui ipocrita e venale. La storia del matrimonio è ispirata alla vita del regista, il cui padre aveva effettivamente espresso il desiderio di sposare in chiesa la madre malata. (d.c.i.)