Cugini

Rifacimento americano di
Cugino cugina
, una commedia del ’75 realizzata in Francia da Jean-Charles Tacchella. Larry e Maria s’incontrano per la prima volta al matrimonio di alcuni parenti: sono entrambi sposati, ma nulla gli impedisce di vedersi di nuovo per cementare una nuova amicizia. Il loro legame diventa più forte quando scoprono che i rispettivi compagni, Tish e Tom, sono da tempo amanti. Buoni gli interpreti, mediocre e impersonale la regia di Schumacher.
(andrea tagliacozzo)

Quella sera dorata

Omar Razaghi studia all’Università del Colorado e la sua borsa di studio dipende dalla stesura della biografia di Jules Gund, scrittore sudamericano autore di un unico, venerato romanzo. Poichè gli eredi di Gund sono contrari al progetto, Omar viene convinto dalla compagna a raggiungerli nella loro tenuta in Uruguay, per tentare di ottenerne l’approvazione.

Al suo arrivo, tuttavia, troverà una serie di situazioni bizzarre e imprevedibili, ordite dagli stravaganti famigliari dello scrittore: Adam, il fratello cinico e raffinato, Caroline, la vedova orgogliosa, e Arden, la giovane amante che da Gund ha avuto una figlia. La presenza del ragazzo finisce per alterare il precario equilibrio della famiglia, facendo riemergere un passato di intrighi e segreti, ma è lo stesso Omar a dover ripensare la propria vita quando nasce l’amore con la bella Arden.

Il figlio della sposa

I fornitori che non consegnano, i soldi che non arrivano, l’ex moglie che accusa, la figlia da andare a prendere a scuola, il telefonino che strilla, l’amante che pretende, l’anziana mamma con l’Alzheimer che non va mai a trovare, il padre con cui non regge il confronto… Sensi di colpa e vita frenetica per Rafael Belvedere, il bell’argentino quarantaduenne che gestisce una vita familiare complicata e un ristorante con tanti problemi. Tira aria di crisi. Quella cardiaca arriva all’improvviso. E gli fa vedere la vita con altri occhi… Suo padre Nino ha invece un altro problema. Non ha mai sposato in chiesa la sua compagna di vita, alla quale è unito civilmente da più di quarant’anni. Per Rafael è un capriccio, o una follia. All’inizio. Ma poi, con l’amico Juan Carlos, aiuterà Nino a realizzare quel vecchio sogno della madre ormai assente.
Un bel film argentino, firmato da Juan Josè Campanella (ruolo cameo di un medico), Il figlio della sposa. Un commovente, ma mai sdolcinato, atto di amore di un uomo per il padre. Di un marito per la moglie. Certo, ci sono voluti un leggero colpo al cuore e una quindicina di giorni in rianimazione per far scoprire al protagonista (Ricardo Darín) che la vita non è solo telefonino, soldi e televisione (espediente, ammettiamolo, un po’ banale), ma ugualmente questa di Campanella è una commedia piacevole. Con bravi attori. Ben sceneggiato. Spesso divertente. Un film di piccoli sentimenti comuni a tutti, di situazioni frequenti, di insoddisfazioni e di voglia di migliorare la propria vita. Soprattutto alla boa dei 40. Di contorno, un feroce attacco alla Chiesa, qui ipocrita e venale. La storia del matrimonio è ispirata alla vita del regista, il cui padre aveva effettivamente espresso il desiderio di sposare in chiesa la madre malata. (d.c.i.)