XXY

Alex è un adolescente ermafrodito, la cui fisicità apparentemente femminile è dovuta ai medicinali che impediscono l’insorgenza di elementi maschili, come la barba. I genitori decidono di andare a vivere in un desolato paese della costa uruguaiana per difendere dall’indiscrezione degli altri se stessi e la loro figlia. Figlia perché tale è la loro scelta. La madre invita in Uruguay una coppia di amici: un celebre chirurgo e la moglie, accompagnati dal figlio Alvaro. Il chirurgo potrebbe aiutarli con un’operazione che eliminerebbe l’aspetto più macroscopico della parte maschile di Alex. Ma inopinatamente tra i due giovani adolescenti nasce un’attrazione sessuale, che una sera si realizza, con tutta la forza, il candore e la goffaggine dell’adolescenza; e lo stupore di Alvaro, che viene letteralmente sodomizzato dalla supposta fanciulla.

Il figlio della sposa

I fornitori che non consegnano, i soldi che non arrivano, l’ex moglie che accusa, la figlia da andare a prendere a scuola, il telefonino che strilla, l’amante che pretende, l’anziana mamma con l’Alzheimer che non va mai a trovare, il padre con cui non regge il confronto… Sensi di colpa e vita frenetica per Rafael Belvedere, il bell’argentino quarantaduenne che gestisce una vita familiare complicata e un ristorante con tanti problemi. Tira aria di crisi. Quella cardiaca arriva all’improvviso. E gli fa vedere la vita con altri occhi… Suo padre Nino ha invece un altro problema. Non ha mai sposato in chiesa la sua compagna di vita, alla quale è unito civilmente da più di quarant’anni. Per Rafael è un capriccio, o una follia. All’inizio. Ma poi, con l’amico Juan Carlos, aiuterà Nino a realizzare quel vecchio sogno della madre ormai assente.
Un bel film argentino, firmato da Juan Josè Campanella (ruolo cameo di un medico), Il figlio della sposa. Un commovente, ma mai sdolcinato, atto di amore di un uomo per il padre. Di un marito per la moglie. Certo, ci sono voluti un leggero colpo al cuore e una quindicina di giorni in rianimazione per far scoprire al protagonista (Ricardo Darín) che la vita non è solo telefonino, soldi e televisione (espediente, ammettiamolo, un po’ banale), ma ugualmente questa di Campanella è una commedia piacevole. Con bravi attori. Ben sceneggiato. Spesso divertente. Un film di piccoli sentimenti comuni a tutti, di situazioni frequenti, di insoddisfazioni e di voglia di migliorare la propria vita. Soprattutto alla boa dei 40. Di contorno, un feroce attacco alla Chiesa, qui ipocrita e venale. La storia del matrimonio è ispirata alla vita del regista, il cui padre aveva effettivamente espresso il desiderio di sposare in chiesa la madre malata. (d.c.i.)