Brigadoon

Dal musical di Lerner e Loewe, un Minnelli con una trama delle più fiabesche. Il villaggio di Brigadoon vive in perfetta letizia, ma può apparire agli umani solo una volta ogni cento anni, l’equivalente di un giorno per suoi i felici abitanti. Due cacciatori (Van Johnson e Gene Kelly) si perdono e vedono apparirsi davanti, in una splendida sequenza, il villaggio incantato. Ignari di tutto, si aggirano tra i paesani ostili, e Gene Kelly non può che innamorarsi di una sublime Cyd Charysse. È una storia impossibile, i due sono attesi nella città rumorosa, ma l’amore può compiere prodigi… Curioso che un poeta dell’artificio come Minnelli esalti qui un non-luogo agreste in contrapposizione alla caotica e vitale metropoli. Ma Brigadoon è tutta ricostruita in studio: più che una comunità russoviana è il luogo della poesia pura, della fantasia, insomma il puro distillato della Hollywood minnelliana.
(emiliano morreale)

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Dall’omonimo romanzo di Vincente Blasco Ibanez, portato già sullo schermo nel 1921 da Rex Ingram con Rodolfo Valentino come protagonista. Durante la seconda guerra mondiale, i cugini Heinrich e Julio, discendenti del vecchio Madariaga, si ritrovano su fronti opposti: uno è ufficiale nazista, mentre l’altro è a capo della resistenza francese. Un film minore di Vincente Minnelli che, a quanto pare, avrebbe preferito un altro attore nel ruolo interpretato da Glenn Ford. Contiene, comunque, alcune pagine di indubbio fascino visivo.
(andrea tagliacozzo)

Tè e simpatia

Il sensibile Tom, studente di un college americano, ha gusti diversi rispetto ai suoi compagni e preferisce l’arte all’attività fisica. Schivato dagli altri studenti, che lo credono un omosessuale, il giovane trova conforto nell’amicizia di Laura Reynolds, l’attraente moglie del direttore, della quale finisce per innamorarsi. Minnelli tratta con molta intelligenza un tema scottante come quello della diversità, anche se non ha il coraggio (o la possibilità, viste le regole ferree di Hollywood) di osare più di tanto. Emozionante l’interpretazione di Deborah Kerr.
(andrea tagliacozzo)

Gigi

Nella Parigi della fine dell’Ottocento, due anziane signore, ex donne di mondo, vorrebbero instradare la nipote Gigi verso il loro antico mestiere. Sfarzosa versione del racconto di Colette e della successiva realizzazione teatrale scritta da Anita Loos, il film fece prevedibilmente incetta di Oscar: ben nove, tra cui quelli per il miglior film, la migliore regia e la migliore colonna sonora. Leslie Caron, che già nel ’53 con
Lili
aveva visto l’Oscar finire nelle mani di Audrey Hepburn, rimase ancora una volta a bocca asciutta.
(andrea tagliacozzo)

Il padre della sposa

Stanley Banks viene colto di sorpresa quando Carla, sua figlia, annuncia in famiglia che intende sposarsi con il giovane Poldo Herbert. Le spese del matrimonio, ovviamente, saranno a carico del padre della sposa. L’uomo vorrebbe organizzare un ricevimento piccolo e non troppo costoso, ma la moglie e la figlia sono di diverso avviso e finiscono per cacciarlo nei guai. Magistrale interpretazione di Spencer Tracy, vero mattatore di un film costantemente inventivo e divertente. Praticamente perfetta anche la sceneggiatura di Albert Hackett e Francis Goodrich e la regia di Minnelli.
(andrea tagliacozzo)

La tela del ragno

Il dottor Stewart Melver dirige una clinica per malati di mente. Quando sua moglie suggerisce di cambiare la tappezzeria della biblioteca, nell’istituto si scatena un’aspra polemica: l’amministratrice è fermamente contraria, mentre Meg, la direttrice, pensa di affidare il compito di disegnare la nuova carta da parati a uno dei ricoverati, Steven. Tra i film meno riusciti del grande Vincente Minnelli, anche se lo stile raffinato del regista e alcune sue felici intuizioni narrative riescono ad aggirare le trappole del soggetto (tratto da un romanzo di William Gibson).
(andrea tagliacozzo)

Ziegfeld Follies

Giunto nell’aldilà, il celebre Ziegfeld, impresario di Broadway, riceve il permesso di allestire un nuovo show musicale. Mantenendo fede alla propria fama, anche in Paradiso il mago della rivista riesce a mettere insieme un eccezionale gruppo di talenti e a realizzare una serie di numeri spettacolari e divertenti. Un film non memorabile, ma con alcuni momenti davvero irresistibili. Il pezzo forte è affidato a Gene Kelly e Fred Astaire. Molto divertente il numero del comico Red Skelton,
Guzzler’s Gin
.
(andrea tagliacozzo)

Incontriamoci a Saint Louis

Le vicende di una famiglia americana a St. Louis, nel 1903. Quando il capofamiglia annuncia il prossimo trasferimento a New York, scoppia il putiferio. Primo film a colori realizzato da Vincente Minnelli, visivamente molto raffinato. Judy Garland canta alcune memorabili canzoni composte da Ralph Blane e Hugh Martin, tra le quali
The Boy Next Door e The Trolley Song
. La piccola Margaret O’Brien vinse un Oscar in miniatura come rivelazione dell’anno.
(andrea tagliacozzo)

Due settimane in un’altra città

L’attore americano Jack Andrews, reduce da un grave incidente e in netto declino di popolarità, arriva a Roma per girare un nuovo film. Nella capitale viene raggiunto dalla moglie Carlotta che, dopo un periodo di separazione, vorrebbe tentare di riconciliarsi con il marito. Un amaro affresco del mondo del cinema, quasi un seguito di
Il bruto e la bella
(realizzato dallo stesso Minnelli nel ’52 con Kirk Douglas e il produttore John Houseman), anche se in tono minore rispetto al precedente.
(andrea tagliacozzo)

A casa dopo l’uragano

Wade Hunnicut è un ricco proprietario terriero, l’uomo più importante in una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Uno dei suoi due figli, Theron, s’innamora della bella Libby, ma il padre della ragazza fa di tutto per ostacolare i loro progetti di matrimonio. Libby, nel frattempo, è rimasta incinta e Wade, fratellastro di Theron, si offre di sposarla. Un eccellente melodramma, nonostante la lunghezza forse un po’ eccessiva. Grande merito agli ottimi interpreti (con Mitchum una spanna sopra agli altri) e alla regia fluida e sicura di Minnelli. (andrea tagliacozzo)

Madame Bovary

Per difendersi dalle accuse di oscenità, Gustave Flaubert racconta la storia di madame Bovary, moglie sognatrice, quindi adultera e infine tisica. Con ben maggior ragione di Flaubert (e con tutte le aggravanti hollywoodiane del caso), un regista come Vincente Minnelli poteva affermare che «Madame Bovary c’est moi». Fin troppo: il suo stile fiammeggiante da musical si mantiene anche qui su toni molto accesi, con l’eroina vidoriana Jennifer Jones che trattiene a stento occhiate assassine. Lungi dalla raffinata dissezione operata dal romanzo, Minnelli è correo e partecipe delle vicende della sua protagonista, e si scatena in scene-clou come quella – quasi coreografata – dell’ingresso nel salone da ballo. Un melodramma purissimo, nemmeno troppo kitsch, più bovaristico che flaubertiano.
(emiliano morreale)

Una fidanzata per papà

Rimasto prematuramente vedovo, l’ancora giovane Tom deve occuparsi del vivace figlioletto Eddie. Deciso a trovare una nuova madre per il bambino, l’uomo si lega a un’attraente esperta di moda, Rita Bohrone, che però sente di non amare. Il piccolo Eddie, invece, si affeziona alla graziosa vicina di casa, Elisabeth Marton, che nutre segretamente un tenero affetto per Tom. Film minore del grande Vincente Minnelli, penalizzato da un copione non proprio originale. Il bambino è interpretato da Ron Howard, futura star di Happy Days e attualmente regista di Hollywood tra i più affidabili (
Cocoon, Fuoco assassino, Ransom, Il Grinch
).
(andrea tagliacozzo)

La donna del destino

Gli articoli sul mondo della boxe scritti da Mike Hagen danno noia a un lestofante che si arrichisce sulla pelle di pugili anziani. Costui minaccia il giornalista che però, lungi dal farsi intimidire, rincara la dose. Nel frattempo, Mike s’innamora di Marilla, una disegnatrice di moda. Una commedia ben congegnata, briosa e divertente, che sarebbe andata a pennello alla coppia Spencer Tracy-Katharine Hepburn. Oscar 1957 a George Wells per il soggetto e la sceneggiatura originale.
(andrea tagliacozzo)

Il bruto e la bella

Un giovane e ambizioso organizzatore cinematografico, figlio di un produttore caduto in rovina, non esita a servirsi degli amici più cari e calpestare i sentimenti dei suoi collaboratori pur di raggiungere il successo. Ma il fiasco di un nuovo film, del quale ha voluto curare anche la regia, lo riduce sul lastrico. Uno straordinario melodramma sull’ambiente del cinema, tratto da un soggetto di George Bradshaw. Il giovane produttore è interpretato con grande vigore da Kirk Douglas: l’attore, candidato all’Oscar, si vide soffiare la statuetta da Gary Cooper (interprete di
Mezzogiorno di fuoco
). Il premio andò invece a Gloria Grahame (attrice non protagonista), a Charles Schnee (per la sceneggiatura), alla costumista Helen Rose e al team di scenografi.
(andrea tagliacozzo)