Honkytonk Man

Negli Stati Uniti, negli anni della grande Depressione, un cantautore country, ubriacone e malato, si mette in viaggio per Nashville assieme a Whit, il giovanissimo nipote (interpretato dal figlio del regista, Kyle Eastwood). Lungo la strada, l’uomo si esibisce con successo in diversi locali, anche se le sue condizioni di salute diventano sempre più precarie. Accolto da critiche contrastanti, il film è in realtà un piccolo capolavoro, uno dei più belli e commoventi tra quelli diretti da Clint Eastwood, particolarmente efficace anche in veste d’attore. Eastwood continua a demolire la sua immagine di duro calandosi nei panni di un personaggio contraddittorio, vulnerabile e malato, con il quale è quasi impossibile non simpatizzare. Il periodo storico e l’ambiente musicale country sono ricreati con grande vividezza. Bella la canzone che dà il titolo al film, interpretata dallo stesso Eastwood. (andrea tagliacozzo)

America America dove vai?

Mentre realizza a Chicago un documentario sulle misere condizioni di vita di un gruppo di emigrati appalachiani, un operatore televisivo abbandona la freddezza emotiva che lo aveva sempre caratterizzato e si fa coinvolgere dagli avvenimenti. Finzione e verità si integrano alla perfezione in questa dura pellicola di denuncia. Per il finale il regista ha usato immagini autentiche, da lui stesso girate, degli incidenti avvenuti tra studenti e polizia alla Convention di Chicago del 1968.
(andrea tagliacozzo)

Lo straniero senza nome

La cupa, autoreferenziale e appassionante storia di un vagabondo assoldato dagli abitanti di un piccolo paese per proteggere la comunità da una banda di tagliagole appena usciti di prigione. I toni passano dal serio al faceto, e il minuscolo Billy Curtis si ritaglia un ruolo da protagonista. Panavision.

Fuori orario

L’impiegato Paul Hackett decide di accettare l’invito di una ragazza, conosciuta casualmente in un bar, e si reca di sera a Soho, uno dei quartieri più malfamati di New York. È l’inizio di una nottata senza fine durante la quale il giovane, scambiato per un ladro, finisce braccato dall’intero circondario. A metà tra la commedia e il thriller urbano, un incubo ad occhi aperti che avvolge con stile beffardo lo spettatore in un’atmosfera straniata e inquietante. Scorsese, in vena di grandi virtuosismi tecnici (che di lì in poi diventeranno il suo marchio di fabbrica), vinse un meritatissimo premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1986.
(andrea tagliacozzo)

L’ultima tentazione di Cristo

Dal romanzo di Nikos Kazantzakis, una personale e suggestiva ricostruzione della vita di Cristo, non più essere divino e soprannaturale, ma uomo, con tutti i dubbi e le debolezze che lo caratterizzano. Considerato blasfemo da alcuni esponenti della Chiesa, il film in realtà è molto più rispettoso nei confronti della religione di quanto non possa sembrare a prima vista (e viene il dubbio che i suoi detrattori non abbiano visto le sequenze finali in cui Gesù rifiuta la famosa «ultima tentazione» del titolo). Straordinarie la regia di Scorsese (in vena di sperimentalismi visivi) e la tormentata sceneggiatura di Paul Schrader, anche se una durata più contenuta avrebbe giovato all’equilibrio del film.
(andrea tagliacozzo)

Animal House

In un college americano, i fracassoni e indisciplinati studenti del club Delta, in aperta rivalità con i più seriosi e altezzosi membri del club Omega, ne combinano di tutti i colori. Il severo rettore del campus non aspetta che un’altra delle loro bravate per buttarli fuori dalla scuola. Tutt’altro che raffinato nello humour, ma scatenato e divertentissimo, a tratti perfino eversivo. Incontenibile John Belushi nel film che, prima ancora di
1941
e

The Blues Brothers
, lo rese celebre. Sceneggiato da Harold Ramis (futuro regista di
Ricomincio da capo
e
Terapia e pallottole
), Douglas Kenney e Chris Miller.
(andrea tagliacozzo)