Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

Angeli e Demoni

Quale terribile scoperta può convincere il Vaticano a rivolgersi a Robert Langdon, l’uomo che ha svelato il codice più controverso della Storia? Langdon scopre le prove della rinascita di un’antica confraternita segreta conosciuta come gli Illuminati, la più potente organizzazione sotto copertura della Storia, e deve anche fronteggiare un pericolo mortale per la sopravvivenza del nemico più disprezzato da questa confraternita: la Chiesa cattolica. Per far questo, si allea con Vittoria Vetra, una bellissima ed enigmatica scienziata italiana. Imbarcandosi in una caccia senza soste e piena d’azione attraverso cripte sigillate, catacombe pericolose, cattedrali abbandonate e anche nel cuore della tomba più segreta sulla faccia della Terra, Langdon e Vetra seguono una scia di indizi risalenti a quattrocento anni prima e composti da simboli antichi che rappresentano l’unica speranza di sopravvivenza per il Vaticano.

Era mio padre

Siamo nell’Illinois nel 1931, la zona è controllata dal gangster irlandese John Rooney (Paul Newman) e dai suoi luogotenenti: il figlio Connor (Daniel Craig) e da Michael Sullivan (Tom Hanks), killer spietato e padre irreprensibile. Condor è geloso di Sullivan e così cerca di incastrarlo. Nell’agguato muoiono la moglie e uno dei figli di Sullivan, il quale, braccato, cerca di vendicarsi. Inizia così il viaggio tra Chicago e Perdition di Michael Sullivan e del figlio sopravvissuto di dodici anni. Padre e figlio, nella tragedia, si uniscono molto e imparano a conoscersi. Michael non vuole che il figlio segua le orme del padre, ma nello stato di emergenza in cui è non può fare a meno di coinvolgerlo in rapine e omicidi. L’onore tra uomini, l’amore famigliare e la paura sono i temi principali di
Era mio padre,
pellicola lanciata in pompa magna (probabile candidata all’Oscar), ma che risulta un po’ freddina nella sua perfezione. In alcuni momenti la sceneggiatura si spreca in banalità e luoghi comuni disarmanti. Ottima invece la realizzazione, dalle scenografie alla fotografia, dal montaggio alla recitazione. D’altra parte con due mostri sacri come Paul Newman e Tom Hanks non ci si poteva certo aspettare qualcosa di diverso. Certamente non da bocciare, ma neanche da promuovere a pieni voti.
(andrea amato)

Cast Away

Chuck Noland, energico executive in carriera della Federal Express, si ritrova naufrago su un’isola tanto splendida e incontaminata quanto deserta. Considerato morto, Chuck trascorre sull’isola quattro anni prima di ritornare alla civiltà. Sarebbe ingeneroso liquidare Cast Away come il fallimento di un progetto smisuratamente ambizioso. In realtà il film è solcato in profondità da tutte le ossessioni zemeckisiane e in primo luogo dalla riflessione sulle forme e la messinscena spaziale del tempo. Se l’analogia tra Forrest Gump e Chuck Noland è sin troppo scontata, è pur vero che il primo attraversa immobile il farsi della Storia, mentre il secondo – che presume di poter agire il Tempo – come per un contrappasso dantesco si trova a vivere in un loop temporale statico, infinito.
Ovviamente c’entra anche Robinson Crusoe e annessa parabola sull’homo faber (ed è la parte più debole del film). Forzando invece un pochino i termini della questione, si potrebbe infine considerare Cast Away come la seconda parte delle «scene da un matrimonio» zemeckisiane inaugurate da Le verità nascoste. Chuck, infatti, non vive con Kelly quando è con lei (lui insegue il Tempo…), per poi (soprav)vivere di un amore assoluto e assente durante il suo involontario esilio dal mondo. Tutto ciò che di appassionante pulsa in Cast Away è dovuto a questa dimensione coniugale: Zemeckis riesce a mettere in scena la vita di coppia riducendola di fatto all’immaginario di un uomo solo, costretto a non vivere. Non meraviglia quindi che l’apice del film sia proprio il ritorno di Chuck da Kelly, in assoluto una delle vertigini horror più inquietanti del cinema americano degli ultimi anni: Chuck perde tutto e non riconquista nulla. Per essere l’ultimo epigono del capitalismo Usa, si tratta di un bilancio a dir poco fallimentare. In definitiva sorge il sospetto che Cast Away sia la storia di un morto che risorge a una vita nuova suo malgrado e che poi tenti in tutti i modi di trarne una lezione utile. Ma lo sguardo che Hanks rivolge alla macchina da presa non ha nulla di confortante. (giona a. nazzaro)

Casa dolce casa?

Una coppia in procinto di sposarsi acquista una villa alla periferia di New York da una stramba signora. La casa, a dir poco malandata, ha però bisogno di una infinita serie di riparazioni. Quasi un remake de La casa dei nostri sogni di Henry C. Potter (con Cary Grant e Myrna Loy), ma senza la grazia e la classe del film originale. Parte bene, anche grazie alla simpatia degli interpreti, ma poi si perde rapidamente per strada. La fotografia del film è curata da Gordon Willis, per lungo tempo prezioso collaboratore di Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Il falò delle vanità

La vita di un potente manager di Wall Street va in pezzi quando la moglie scopre la sua relazione extraconiugale, e lui e l’amante — coinvolti in un incidente stradale — scappano senza prestare soccorso. Le sfumature e lo spessore del romanzo di Tom Wolfe da cui il film è tratto scompaiono completamente, e i personaggi vengono trasformati in caricature stereotipate. Un penoso spreco di soldi e talento. F. Murray Abraham interpreta il procuratore distrettuale del Bronx. Super 35.

A Love Song For Bobby Long

Avvertita della morte della madre, che non vede da anni, l’adolescente Purslane torna a New Orleans per il funerale e scopre che la casa della donna è abitata da due bizzarri individui. Uno, Bobby Long, è un ex professore di letteratura malato e alcolizzato. L’altro, Lawson Pines, è il suo ex assistente, impegnato nella stesura di un romanzo e anch’egli dedito all’alcool. La convivenza si rivela a dir poco difficoltosa ma giorno dopo giorno i tre scoprono segreti che li legheranno per sempre.

Liberamente tratto dal romanzo di Ronald Everett Caps, il film con il quale l’immarcescibile John Travolta ha conquistato gli applausi di Venezia è una storia di emarginazione e redenzione ambientata in una delle città maledette per eccellenza: New Orleans. Frutto di cinque anni di lavoro, la sceneggiatura è opera dello stesso regista (Shainee Gabel) e rappresenta, secondo Travolta, la risposta attuale alle storie raccontate da Tennessee Williams. Il protagonista di Pulp Fiction, imbolsito e imbiancato, mette in scena in maniera convincente un decadimento fisico e morale cui fanno da contraltare la freschezza e la relativa innocenza di Purslane, una Scarlett Johansson adolescente cresciuta in fretta ma con la testa saldamente sulle spalle. Alla Mostra si è gridato al capolavoro. Un’esagerazione, anche se il Bobby Long di Travolta è quasi da Oscar. (maurizio zoja)

Turner e il casinaro

Quando l’amico Amos viene trovato misteriosamente assassinato, il poliziotto Scott Turner decide di prendersi cura del suo enorme e invadente mastino, Hooch. Convinto che il cane possa condurlo direttamente fino al colpevole, Turner inizia a indagare per suo conto. Qualche spunto divertente, almeno all’inizio, poi il film diventa meccanico, prevedibile e noioso. Similare al contemporaneo
Poliziotto a quattro zampe
con Jim Belushi.
(andrea tagliacozzo)

Polar Express

Un ragazzino che vuole disperatamente vedere Babbo Natale coi propri occhi una vigilia di Natale coperta di neve ottiene di più di quel che si aspettava quando sale su un treno che si ferma proprio davanti a casa sua. Espansione del libro per bambini dalle bellissime illustrazioni di Chris Van Allsburg (ambientato nel Midwest negli anni Cinquanta) mantiene un senso di meraviglia mentre il ragazzo e i suoi nuovi amici viaggiano verso il Polo Nord. La tecnica di animazione digitale della “Performance Capture” rende tutti i personaggi leggermente irreali — i bambini sembra che portino delle dentiere — ma a parte il fatto di aver consentito a Tom Hanks di interpretare cinque ruoli, non sembra essere valsa la pena. Comunque un’avventura divertente quanto basta per i bambini. Le belle canzoni di Glen Ballare e Alan Silvestri si mischiano con celebri classici natalizi. Hanks è anche co-produttore esecutivo. Tre nomination agli Oscar.

Prova a prendermi

Prova a prendermi

mame cinema PROVA A PRENDERMI - STASERA IN TV IL CULT DI SPIELBERG scena
Una scena del film

New Rochelle (New York), 1964. La famiglia del giovane Frank Abagnale Jr. (Leonardo DiCaprio) affronta dei problemi con il fisco e viene costretta a trasferirsi in un modesto appartamento. Questo è motivo di grande sconforto per gli Abagnale, che fino a questo momento hanno condotto una vita agiata. Inoltre, la madre del ragazzo, Paula (Nathalie Baye), tradisce il marito, causando la fine del loro matrimonio. Incapace di decidere con quale dei due genitori restare, Frank scappa di casa. Per sopravvivere, il giovane inizia a compiere delle truffe. Ma l’agente dell’FBI Carl Hanratty (Tom Hanks) comincia a dare la caccia al truffatore. Da qui il titolo Prova a prendermi, sfida canzonatoria di Frank nei confronti di Carl.

Riuscirà l’agente a catturare il piccolo delinquente? Se sì, che ne sarà di Frank? Per quanto ancora vivrà come un fuorilegge?

Curiosità

  • Il film è un adattamento del romanzo autobiografico Catch Me If You Can di Frank Abagnale Jr.
  • La pellicola ha ottenuto un buon successo, aggiudicandosi anche due nomination agli Oscar 2003 per la migliore colonna sonora e per il miglior attore non protagonista a Christopher Walken.
  • La regia del film era stata affidata inizialmente a Gore Verbinski. Il regista, tuttavia, era già impegnato con le riprese di Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna (2003).
  • Il ruolo dell’agente Carl Hanratty era stato dato a James Gandolfini, il quale dovette poi rinunciare per i suoi impegni con la serie tv I Soprano.
  • La pellicola è stata la prima dal 1988 in cui Tom Hanks non riceve il compenso più alto, concesso invece a Leonardo DiCaprio.
  • Il film è stato girato in soli 56 giorni in più di 140 location degli Stati Uniti e del Canada.
  • Leonardo DiCaprio ha recitato quasi sempre in cattive condizioni di salute. Inoltre, il vero Frank Abagnale Jr. fa una comparsa nel ruolo di un poliziotto francese.
  • Nel film compare anche il figlio di Spielberg: si tratta del ragazzo che dorme sull’aereo dietro DiCaprio quando viene riportato negli Stati Uniti dalla Francia.

La guerra di Charlie Wilson

A fine anni Ottanta, Charlie Wilson (Tom Hanks) è un deputato del Texas dal forte sentimento patriottico e dalla profonda compassione per gli indifesi. Al tempo il più sfortunato era il popolo afgano minacciato dall’avanzata russa. Joanne Herring (Julia Roberts) era una delle donne più ricche del Texas, nonché un’accanita anticomunista. Ritenendo che la reazione degli americani all’invasione dell’Afghanistan fosse inadeguata, la donna incoraggiò Charlie a rifornire i Mujahideen delle armi e del denaro necessari per opporsi agli aggressori russi. Collega di Charlie in questo arduo compito fu l’agente della CIA Gust Avrakotos (Philip Seymour Hoffman), un uomo determinato e pragmatico. La loro opera porterà alla rinuncia delle ambizioni russe sull’Afghanistan.

Un ponte di guai

Lawrence Bourne III è un incallito frequentatore del tavolo verde. Per sottrarsi ad alcuni creditori, il giovanotto è costretto a unirsi al Corpo di Pace. Si ritrova in Thailandia, dove con l’aiuto di un corpulento amico, riesce a sventare il locale mercato nero e un traffico d’armi in cui è coinvolta anche la CIA. Il film vorrebbe essere divertente, ma non ci riesce quasi mai, nonostante i generosi sforzi di Tom Hanks e John Candy. Hanks e la coprotagonista Rita Wilson sono in seguito diventati marito e moglie.
(andrea tagliacozzo)

Il miglio verde

Un vecchio ricorda l’avvenimento che cambiò la sua vita, nel 1935, quando era supervisore nel Braccio della Morte in una prigione dello stato del Louisiana e incontrò un gigante buono di colore (interpretato in modo toccante da Duncan) con un dono insolito. Questa ben fatta pellicola ha i suoi bei momenti, ma sono tirati senza motivo nell’arco di più di tre ore… e il concetto di fondo non è facile da prendere per vero. Le ripetute scene di esecuzioni sono dure da digerire. Tratto dal best-seller di Stephen King.

Niente in comune

Il giovane pubblicitario David Basner viene nominato direttore creativo della società per cui lavora. La gioia per la promozione viene però attenuata dalla notizia che i genitori, dopo 35 anni di matrimonio, intendono divorziare. Il film offre ad Hanks e a Gleason (alla sua ultima apparizione) l’occasione per dimostrare il loro talento, ma è decisamente troppo lungo, discontinuo e con numerosi punti morti. Il regista Garry Marshall, creatore della serie televisiva
Happy Days
, quattro anni più tardi realizzerà il fortunato
Pretty Woman
.
(andrea tagliacozzo)

Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa

Uno dei pochi sequel che raggiunge, e al meglio, l’originale: racconto intelligente e avvincente di un pupazzo di cowboy, Woody, che finisce nelle mani di un sordido commerciante di giocattoli. Mostra il rapporto tra i giocattoli e i loro proprietari in un modo furbo ma toccante, con grandi gag, una canzone straziante di Randy Newman (When She Loved Me, cantata da Sarah MacLachlan) e una spettacolare messinscena degli animatori al computer della Pixar. Seguito da una serie televisiva e homevideo su Buzz Lightyear. Una nomination agli Oscar

Salvate il soldato Ryan

Salvate il soldato Ryan

mame cinema SALVATE IL SOLDATO RYAN - IL CAPOLAVORO COMPIE 20 ANNI scena
Una scena del film

Con soggetto e sceneggiatura di Robert Rodat e con la regia di Steven Spielberg, Salvate il soldato Ryan (1998) è un grande flashbakc che, dalla fine degli anni ’90, torna ai tempi della Seconda guerra mondiale. Più precisamente, si torna al celebre sbarco in Normandia (6 giugno 1944), data in cui il capitano John Miller (Tom Hanks) sopravvive allo scontro coi tedeschi. Ma il giorno dopo, a Washington, il generale George Marshall (Harve Presnell) scopre che il giovane soldato James Francis Ryan (Matt Damon) è disperso. Al capitano Miller, di conseguenza, viene affidata la missione per trarre in salvo il soldato Ryan.

Riuscirà la squadra a riportare a casa James Francis Ryan? Nel caos generato dalla guerra, sarà possibile ritrovare il ragazzo? Come si concluderà questa pericolosa missione?

Nel cast anche Vin Diesel, Edward Burns, Giovanni Ribisi, Jeremy Davies, Adam Goldberg, Tom Sizemore e Barry Pepper.

Curiosità

  • L’idea alla base di questo film risale al 1994, quando Robert Rodat vede un monumento presso Putney Corners, nel New Hampshire, in memoria dei caduti durante differenti conflitti, dalla guerra civile americana alla guerra del Vietnam. Lì, quindi, nota i nomi di otto fratelli caduti durante guerra civile e, ispirato da questa storia, fa qualche ricerca e decide di scrivere una storia ambientata nella seconda guerra mondiale.
  • Il produttore Mark Gordon, quando viene a conoscenza di questo progetto, ne parla con Tom Hanks. Sarà proprio lui a convincere Steven Spielberg a occuparsi della regia.
  • Prima dell’avvio delle riprese, inoltre, diversi attori del film affrontano una decina di giorni di addestramento militare per poter recitare in modo più realistico le loro parti. Tra questi Tom Hanks, Edward Burns, Barry Pepper, Vin Diesel, Adam Goldberg e Giovanni Ribisi.
  • Matt Damon, tuttavia, non prese parte all’addestramento intenzionalmente, per far sì che i protagonisti potessero interpretare al meglio il risentimento verso il suo personaggio.
  • Le scene iniziali dello sbarco sono state riprese a Ballinesker Beach, a est di Curracloe, nella contea irlandese di Wexford.
  • Il film, in più, si è aggiudicato cinque premi Oscar, due Golden Globe e due premi BAFTA. Un successo, insomma, sensazionale.
  • La pellicola in Italia venne vietata ai minori di 14 anni per via delle numerose scene di violenza estrema, come per esempio quella di apertura.

Big

Stanco di essere un ragazzino e di subire le imposizioni dei più grandi, il tredicenne Josh chiede a una strana macchina del Luna Park, raffigurante un mago orientale, di diventare adulto. La mattina dopo, con sua grande sorpresa, Josh si ritrova trasformato in un ragazzone di venticinque anni. Una piacevole commedia, realizzata in contemporanea con il similare
Da grande
di Franco Amurri. Tom Hanks, perfettamente a suo agio nel ruolo dell’adulto-bambino, si meritò una candidatura come miglior attore agli Oscar 1988 (la statuetta poi andò a Dustin Hoffman, protagonista di
Rain Man).
(andrea tagliacozzo)

L’erba del vicino

Una vecchia e malridotta villa vittoriana, situata in un tranquillo sobborgo di periferia, viene acquistata da alcuni misteriosi individui. I vicini, insospettiti dallo strano comportamento dei nuovi arrivati, decidono di vederci chiaro. Il giovane Peterson s’introduce nella villa durante una momentanea assenza dei proprietari. Rimasto fino ad ora inedito in Italia, il film, pur non essendo tra i lavori migliori di Joe Dante, è sufficientemente permeato di humour nero e del gusto citazionista del regista di Salto nel buio da risultare divertente. Troppo sopra le righe, comunque, per piacere al grande pubblico. (andrea tagliacozzo)

Terminal

Viktor Navorski
(Tom Hanks)
giunto all’aeroporto
JFK
di New York, scopre che durante il volo la sua patria, la
Krakozhia,
è stata oggetto di un colpo di stato. Il direttore dell’aeroporto, Frank Dixon
(Stanley Tucci),
constata una «falla» nel Regolamento aeroportuale: Viktor è cittadino di uno Stato che non c’è più. Non può essere detenuto perché non ha compiuto alcun reato, ma non può neppure varcare le porte del terminal, perché il suo passaporto non è più valido. Comincia così la divertente odissea dell’uomo (che non parla che poche parole di inglese) costretto a vivere all’interno della sala arrivi internazionali per oltre nove mesi, fino al prevedibile lieto fine. Durante questo periodo Viktor saprà farsi apprezzare per la sua onestà e bontà d’animo dai dipendenti dello scalo – che provengono dai quattro angoli del mondo – e si innamorerà di una bella hostess, Amelia Warren
(Catherine Zeta-Jones),
vogliosa ma incapace di sciogliere il suo legame con un uomo sposato.

Basato sulla vera storia di un rifugiato iraniano che soggiornò anni nell’aeroporto
Charles De Gaulle
di Parigi in attesa di un visto,
Terminal
segna il passaggio di Steven Spielberg dalle parti della commedia sentimentale. Un genere che non ha mai saputo maneggiare con l’irraggiungibile maestria dimostrata in altri campi, come quello dell’avventura
(Indiana Jones),
della fantasia
(Incontri ravvicinati, E.T., A.I.),
della storia
(Schindler’s List, Amistad, Salvate il soldato Ryan).

Occorre dire che, se non fosse stato diretto dal genio di Cincinnati,
Teminal
avrebbe spuntato un giudizio più benevolo. Tom Hanks – improbabile nella parte dello slavo – rimane un bravo attore e lo dimostra, riuscendo a sostenere l’intera durata della pellicola con la sua mimica e una gestualità appesantita da qualche chiletto di troppo. Zeta-Jones piange piange piange (avrà versato più lacrime lei o Demi Moore in
Ghost?)
Il resto del cast è formato da buoni caratteristi che però non donano alla vicenda quella coralità che avrebbe dovuto alleggerire un po’ il
one man show
di Hanks. Il messaggio sociale, che non manca mai nei film di Spielberg, è scontato, anche se è lodevole l’intento di ambientare la commedia nell’aeroporto probabilmente più sottoposto a vessatorie quanto indispensabili misure di sicurezza del mondo. Un po’ come girare un film di barzellette in un carcere di massima sicurezza. Neppure ci è parso originale il misterioso motivo che spinge il prode Viktor a imbarcarsi nell’assurda vicenda. Non sveliamo nulla per non togliere il gusto a nessuno ma ci si creda sulla parola.

Terminal
è un film divertente che strappa sorrisi ma non ammirazione, Un buon diversivo per trascorrere in serenità qualche quarto d’ora, nulla più. Distante un bel pezzo da
Frank Capra
e il suo cinema dei buoni sentimenti a cui forse è ispirato. Non si può essere maestri in tutto.

(enzo fragassi)

Philadelphia

Un avvocato emergente (Hanks) sta combattendo l’Aids; quando viene licenziato dal suo ricco studio legale di Main Line Philadelphia (per ragioni complottate), decide di fare causa. L’unico che accetterà il suo caso è un avvocato rincorri-ambulanze (Washington) a cui non piacciono i gay. Questo benintenzionato sguardo mainstream sull’Aids e sull’omofobia americana ha successo come trattatello ma non come dramma. Hanks è grandioso in questa interpretazione vincitrice dell’Oscar, ma non sappiamo nulla del suo personaggio, o del suo compagno (Banderas); la sua famiglia stile Norman Rockwell è (ahimè) troppo bella per essere vera. È proprio il reverendo Robert Castle (protagonista del documentario Cousin Bobby dello stesso Demme) nel ruolo del padre di Hanks. Oscar anche a Bruce Springsteen per la miglior canzone.

Insonnia d’amore

Una donna che si è appena fidanzata sente in un programma alla radio un vedovo che parla della moglie scomparsa e vuole assolutamente incontrarlo, convinta che lui possa essere l’uomo del suo destino. Dolce commedia romantica, con due protagonisti perfetti, anche se le ripetute allusioni al vecchio strappalacrime Un amore splendido fanno venire il dubbio che l’unico modo per creare storie d’amore vecchia maniera in un film degli anni Novanta sia evocare un prodotto dell’epoca d’oro di Hollywood. Cosceneggiato dalla Ephron, due nomination agli Oscar.

Ladykillers

Il sedicente plurilaureato professor Goldthwait Higginson Dorr è in realtà un ciarlatano a capo di una raffazzonata banda intenzionata a compiere il colpo del secolo: la rapina al caveau di un battello-casinò. La centrale operativa del colpo è situata nella cantina di una devota vecchietta, cui i criminali hanno fatto credere di essere un ensemble di musica sacra. I ladri dimostrano fin da subito di non essere in possesso dei requisiti per effettuare il colpo e, come se non bastasse, la padrona di casa viene a sapere del piano e minaccia di denunciarli. Resta solo una soluzione: eliminare la donna. Molto più facile a dirsi che a farsi.
Remake de La signora omicidi, film di Alexander Mackendrick girato nel 1955, la nuova pellicola dei fratelli Coen è una divertentissima commedia a sfumature noir in cui Tom Hanks dimostra tempi comici perfetti nel ruolo che fu di Alec Guinness. «Dalla versione originale del film – ha spiegato Ethan Coen – abbiamo estrapolato la spina dorsale ed eliminato tutto il resto». Di loro, i due fratelli ci mettono quattro straordinari personaggi di contorno, l’irresistibile padrona di casa e una serie di microgag che aggiungono sapore a un piatto già succulento. Molto ben riuscita anche l’ambientazione nel Sud degli Stati Uniti, con tanto di chiesa battista e scatenato coro gospel. (maurizio zoja)