Babbo Bastardo

Due lestofanti si fanno assumere in un grande magazzino e, vestendo i panni di Babbo Natale e di un elfo, si impegnano per svaligiarlo durante la notte di Natale. Le cose cambieranno quando i due incontreranno un simpatico bambino che gli spiegherà il vero significato della festa più attesa dell’anno.
Già regista dell’ottimo Ghost World (2001), Terry Zwigoff stavolta se la prende con i buoni sentimenti che fra qualche settimana ci investiranno con puntualità inesorabile: quelli legati al Natale. Un Billy Bob Thornton tutto sommato a suo agio anche in una commedia regge con efficacia il ruolo dell’emarginato che, fra cattiverie assortite e battute di grana grossa, approfitta della festa più attesa dai bimbi per guadagnarsi la pagnotta in maniera disonesta. Prodotto dai fratelli Coen («da un’idea dei fratelli Coen», strilla furbamente la locandina) il film rappresenta una validissima alternativa ai classici film natalizi che anche quest’anno non mancheranno di invadere le sale. Peccato solo che esca con anticipo eccessivo e che, a meno di miracoli, difficilmente a Natale sarà ancora nei cinema. John Ritter, al suo ultimo film, è il gestore del negozio. (maurizio zoja)

Ghost World

Enid e Rebecca si sono appena diplomate alla scuola superiore. Di college non vogliono neanche sentire parlare. Rebecca trova subito un lavoro come cameriera in un bar, perché vuole guadagnare i soldi per poter andare a vivere da sola con la sua amica del cuore. Enid ha le idee molto più confuse: sa cosa odia, cosa non le piace e cosa non vuole essere, ma non ha la più pallida idea di cosa vuole fare e di chi vuole diventare. Perfidamente rispondono all’annuncio di un uomo che cerca una donna, lo pedinano e decidono di spiarlo. Per Rebecca il gioco finisce lì, ma Enid invece vuole entrare più a fondo nella vita di questo strano uomo, Seymour, un collezionista di dischi e di roba vecchia. Inizia così un gioco di ruoli tra l’uomo e l’adolescente, che si isola sempre più dalla sua vita normale. Tratto dal libro comico di fumetti di Daniel Clowes, Ghost World è il film generazionale sui teen ager americani più riuscito degli ultimi anni. Le demenze dei vari American Pie e Road Trip sono lontane anni luce. I giovani americani assomigliano molto più alla Enid della bravissima Thora Birch: cattiva, spietata, paffutella, frustrata e con difficoltà di inserirsi in una società fatta di ville con vialetti o di periferie angoscianti. Poca progettualità, vita day-by-day, in più con i tipici problemi degli adolescenti che pensano di avere tutto il mondo contro. Amaro, ironico, grottesco, irriverente, Ghost World è davvero un film ben riuscito. (andrea amato)