Il mattino dopo

Un’attrice fallita e alcolista, reduce da una colossale sbronza, si risveglia in un letto assieme a un cadavere. Ricercata dalla polizia, la donna trova un insperato aiuto in Turner Kendall, un ex poliziotto. I punti deboli del film, diretto da un Sidney Lumet ormai appannato, sono una Jane Fonda un po’ monocorde e una trama farraginosa e non troppo originale. Eccellenti, invece, Jeff Bridges e, soprattutto, Raul Julia. Kathy Bates, quattro anni più tardi vincitrice di un Oscar con
Misery non deve morire
, fa una breve apparizione nel ruolo di una vicina della vittima.
(andrea tagliacozzo)

Prova a incastrarmi

Basato sugli atti di uno dei più complessi processi di mafia mai celebrati negli Stati Uniti. Jack DiNorscio (Vin Diesel), della famiglia Lucchese del New Jersey, scampa per miracolo al tentativo di omicidio da parte del cugino tossicodipendente, lo stesso che per paura dell’immancabile vendetta denuncia all’Fbi l’intero clan. Jack, il solo a essere già detenuto, malvisto dagli altri mafiosi decide di difendersi da sé, rinunciando all’assistenza di un legale. L’uomo, poco istruito ma dotato di una forte carica umana, riuscirà, malgrado le prove addotte dalla pubblica accusa, a entrare in sintonia con i membri della giuria. Fedele a oltranza alla legge mafiosa che impone omertà a ogni costo, riuscirà a smontare il castello accusatorio a carico suo e di tutti gli altri membri della famiglia, facendo così mandare assolto l’intero clan.

La recensione

Sidney Lumet ha cominciato a fare film quasi cinquant’anni fa con
La parola ai giurati
e ancora lì, in un’aula di tribunale, torna con questo apologo sullo strisciante
appeal
esercitato dalla c

Vivere in fuga

Da quindici anni, una coppia sposata, assieme ai due figli adolescenti, vive nella clandestinità per aver compiuto un attentato ai danni di una fabbrica di napalm durante gli anni del Vietnam. Costretto a trasferirsi da uno Stato all’altro con i genitori, il maggiore dei due ragazzi, pianista di grande talento, si vede preclusa una carriera altrimenti assicurata. Ben diretto dal veterano Sidney Lumet, in una delle sue ultime prove convincenti (dopo flop come
Il mattino dopo
e
Power
). Da brivido l’interpretazione del compianto River Phoenix, che venne candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Terzo grado

Il veterano tenente di polizia Mike Brennan uccide uno spacciatore di droga portoricano in circostanze poco chiare. Il giovane procuratore distrettuale Al Reilly, incaricato di fare luce sulla vicenda, scopre nell’ambiente della polizia un desolante sottobosco di corruzione e razzismo. Nonostante la prestigiosa firma di Sidney Lumet, un film ben recitato dai due protagonisti, ma farraginoso e poco riuscito. La sceneggiatura del film, tratta da un racconto di Edwin Torres, è stata scritta dallo stesso regista.
(andrea tagliacozzo)

Serpico

Uno dei film più famosi e sintomatici di Sidney Lumet, nonché uno di quelli che ha contribuito a consolidare la recitazione mimetico-realistica di Al Pacino, qui alle prese con uno dei più significativi ritratti di outsider del cinema americano degli anni ‘70. Più che un poliziesco violento e anarcoide alla
Bullit
,
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!
o
Il braccio violento della legge
,
Serpico
è un ritratto metropolitano a sfondo morale in cui, basandosi su una storia vera rielaborata dal romanzo di Peter Maas, Lumet coglie il marcio all’interno dell’istituzione poliziesca (ci tornerà in
Terzo grado
e nel capolavoro
Il principe della città
) e lo relaziona alla crociata personale di un tutore dell’ordine eccezionalmente onesto, ostinato e controcorrente. Per lui, ovviamente, non resterà che vivere come un solitario, senza amici o colleghi leali. Scampato a una trappola mortale, sarà costretto a riparare in Svizzera per sfuggire alle vendette incrociate di delinquenti e poliziotti denunciati. Straordinariamente denso e riflessivo, antispettacolare e mai prolisso.
(anton giulio mancino)

Chiamata per il morto

Charlie Dobbs, agente del controspionaggio inglese, vuole scoprire se un collega è morto suicida, come sembra, o è stato assassinato, come egli sospetta. Dopo essere stato esonerato dal servizio, Dobbs continua le indagini per proprio conto. Un thriller convenzionale diretto da un poco ispirato Sidney Lumet. Nel romanzo originale di John Le Carré, su cui si basa il film, il personaggio di Charlie Dobbs si chiama, in realtà, George Smiley ed era già apparso sullo schermo l’anno prima in
La spia che venne dal freddo.
(andrea tagliacozzo)

Power

Richard Gere interpreta il ruolo di Pete St. John, un «costruttore d’immagine pubblica» per uomini politici. Pete è il migliore, ma soprattutto è cinico e non si cura dell’onestà e dei fini dei suoi clienti. Un film politico parzialmente interessante, ma privo della lucidità e della incisività che Lumet aveva dimostrato nei suoi film degli anni Sessanta e Settanta. Sceneggiatura scritta dal giornalista David Himmelstein.
(andrea tagliacozzo)

Il verdetto

Frank Galvin, brillante avvocato da tempo caduto in disgrazia, ha l’occasione di rifarsi patrocinando la causa di una donna che, in seguito alla negligenza del personale di un ospedale, è entrata in coma irreversibile. Ma il compito si prospetta tutt’altro che facile, perché in tribunale, dalla parte avversa, Galvin trova l’abile Ed Concannon. Paul Newman domina il film con la sua incredibile performance (che gli valse sua sesta candidatura all’Oscar), dando vita a un personaggio complesso e tormentato. Ma il merito della riuscita del film, che aggira abilmente le trappole e i cliché delle pellicole processuali, va attribuito anche alla solida regia Sidney Lumet e all’ottima sceneggiatura, firmata da David Mamet.
(andrea tagliacozzo)

I’m Magic

Versione moderna e afroamericana de
Il mago di Oz
, tratta dalla commedia musicale di William F. Brown e Charlie Smalls. Una tempesta di neve trasporta la giovane Dorothy nel fantastico mondo di Oz. Dopo aver appreso che solo il potente e misterioso mago che domina il luogo può farla tornare a casa, la ragazza si mette subito in cammino per raggiungerlo. Clamoroso flop al botteghino, anche se il film, tolta l’irritante interpretazione di Diana Ross, contiene non poche idee interessanti.
(andrea tagliacozzo)

La virtù sdraiata

Da un romanzo di Antonio Leonviola, adattato per il grande schermo da James Salter. Federico (Omar Sharif), un giovane avvocato, rimane colpito dal fascino di Carla (Anouk Aimée), la ragazza di un suo amico. Questi, tempo dopo, avendo avuto la certezza che la donna frequenta di nascosto una casa di appuntamenti, decide di troncare ogni rapporto con lei. Brutto scivolone per Sidney Lumet (regista di
La parola ai giurati, Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani)
alle prese con un film decisamente lontano dalle sue corde.
(andrea tagliacozzo)

Onora il padre e la madre

Andy e Hank sono due fratelli molto diversi l’uno dall’altro: il primo sembra avere il pieno controllo sulla sua vita, ha una splendida moglie e un buon lavoro, mentre l’altro è alla continua ricerca di un nuovo impiego. Ma diversamente da quello che può sembrare, anche Andy non se la passa nel migliore dei modi: decide così di convincere il fratello a compiere una rapina in una gioielleria che entrambi conoscono bene.

Il gruppo

Nel 1933, otto ragazze di un college americano, unite da ideali comuni e da sincera amicizia, formano un affiatatissimo gruppo. Conseguita la laurea, le loro strade inevitabilmente si dividono, ma, sebbene le ragazze vadano a vivere in città diverse, continuano a tenersi in contatto. Elegante regia di Lumet, che riesce a trarre il meglio dalle sue bravissime interpreti, quasi tutte all’esordio (compresa Candice Bergen).
(andrea tagliacozzo)

Sono affari di famiglia

Adam, ragazzo abile e spregiudicato, dà un grande dispiacere al padre, l’onesto Vito, decidendo di lasciare l’università. Come se non bastasse, propone al nonno Jessie, vecchio furfante, un colpo da compiersi ai danni di un laboratorio scientifico. Una commedia multigenerazionale piuttosto deludente, anche in considerazione dei prestigiosi nomi impiegati nell’operazione. Discreta la prova di Matthew Broderick, per nulla intimidito dal carisma dei suoi ben più illustri colleghi.
(andrea tagliacozzo)

Trappola mortale

Dopo una ininterrotta serie di fiaschi, uno scrittore teatrale di gialli decide di farsi aiutare da un giovane e promettente autore. Ma la collaborazione sconfina oltre il lato artistico e i due elaborano insieme un diabolico piano per eliminare la moglie dello scrittore. Un giallo intricatissimo, pieno di colpi di scena, tratto da un lavoro teatrale di Ira Levin. Lumet dirige bene, nonostante l’evidente limitazione del set, e i tre protagonisti lo seguono a meraviglia.
(andrea tagliacozzo)