Un poliziotto al college

Sotto le mentite spoglie di uno studente di liceo si cela un ventiquattrenne investigatore di polizia, che intende dimostrare l’innocenza del giovane fratello ingiustamente accusato dell’omicidio di un insegnante. Prova poco convincente della regista Martha Coolidge, resa appena sufficiente dall’apporto di un cast di tutto rispetto nel quale si distinguono la giovane Suzy Amis, Seymour Cassel e Diane Ladd. Quest’ultima è la madre di Laura Dern. Le due nel ’91 saranno le protagoniste di uno dei migliori film della Coolidge:
Rosa Scompiglio e i suoi amanti
.
(andrea tagliacozzo)

Minnie e Moskowitz

La storia di Moskowitz, uno strano tipo con la mania delle auto, e Minnie, una donna non più giovane legata a un uomo sposato. I due s’incontrano casualmente e s’innamorano. Una insolita commedia, girata da Cassavetes con il solito stile asciutto, essenziale, con gli interpreti (tra i quali la moglie del regista, la bravissima Gena Rowlands) liberi d’improvvisare a soggetto. Il film è uscito in Italia solo sei anni dopo la sua realizzazione. (andrea tagliacozzo)

Love Streams – Scia d’amore

Dopo aver affrontato una penosa causa di divorzio, la nevrotica Sarah spera di trovare un poco di serenità rifugiandosi in casa del fratello Robert, uno scrittore di romanzi commerciali dedito all’alcool e a una interminabile serie di avventure sentimentali. Dal lavoro teatrale di Ted Allan, il film, penultimo del regista Cassavetes, vinse l’Orso d’oro al festival di Berlino 1984. Non è uno dei suoi migliori, anche se ha non pochi pregi (tra i quali le interpretazioni dei due protagonisti) e non lascia sicuramente indifferenti. (andrea tagliacozzo)

Rushmore

La saga di un tipo strano ma buono che si gode la vita alla scuola privata di Rushmore in Texas, ma che complica la sua situazione quando si innamora di una professoressa del primo anno (Williams) e fa amicizia con un ricchissimo magnate locale (Murray) che avverte una somiglianza con questo giovane iconoclasta. Un film genuino e originale, pieno di un umorismo fatto di acute osservazioni e di dettagli, con personaggi che suonano sempre veri. Notevole l’interpretazione dell’esordiente Schwartzman (figlio di Talia Shire), in un film perfetto per mettere in mostra il talento di Murray. Scritto da Anderson e Owen Wilson. 

Dick Tracy

Vivace e raffinato adattamento del classico fumetto di Chester Gould, con Beatty che impersona l’eroe tutto naso e mascella. La storia è proprio esile, ma dentro c’è talmente tanto da vedere che non ci si bada: una galassia di personaggi famosi interpretano i grotteschi cattivi disegnati da Gould, gli incredibili costumi e la direzione artistica — che vinsero l’Oscar — e Madonna che canta le nuove canzoni di Stephen Sondheim (una pecca? Troppo poche). Una di queste, Sooner or Later (I Always Get My Man), si aggiudicò a sua volta l’Oscar. Da applauso la divertente interpretazione di Big Boy Caprice regalata da Pacino. Super 35.

I Tenenbaum

I Tenenbaum

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Una scena del film

Anni ’70, New York. I Tenenbaum sono una famiglia composta dall’avvocato Royal (Gene Hackman), da sua moglie Etheline (Anjelica Huston) e dai loro tre figli, Chas (Ben Stiller), Richie (Luke Wilson) e Margot (Gwyneth Paltrow). I ragazzi si rivelano tutti e tre bambini prodigio, ma crescendo il loro talento svanisce. I genitori, inoltre, si separano a causa delle continue scappatelle di Royal. Resosi conto dello sfacelo della propria famiglia, Royal decide quindi di fingere di essere gravemente ammalato, nel disperato tentativo di rimettere le cose apposto.

Ma i Tenenbaum non possono riconciliarsi tra loro così facilmente. C’è qualche segreto, infatti, che alcuni di loro nascondono. In più, riuscirà Royal a tornare insieme alla moglie e ai figli o la sua bugia verrà clamorosamente scoperta?

Curiosità

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I piccoli Tenenbaum
  • L’attore Luke Wilson è il fratello del più noto Owen Wilson, il quale ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film insieme a Wes Anderson.
  • La scena della disastrosa partita di tennis di Richie pare sia stata l’ispirazione per il video di Hello del DJ Martin Solveig.
  • Il film si presenta come un compendio di psicanalisi familiare. Infatti, la figura di Royal è lo stereotipo del padre assente e la figura di Etheline corrisponde a quella di una madre troppo debole per prendere decisioni risolutive. Di conseguenza, i bambini che vivono in un contesto familiare di questo tipo non hanno modelli da seguire.
  • Il regista, nella caratterizzazione dei personaggi, ha ammesso di essersi ispirato ai protagonisti della striscia a fumetti Peanuts. Anche il cagnolino di Ben Stiller, un beagle di nome Buckley, è un omaggio al cane Snoopy; altri sostengono sia un omaggio al cantante Jeff Buckley.
  • Il regista e sceneggiatore Gabriele Salvatores ama molto I Tenenbaum, tanto da trarne riferimenti nel suo Happy Family.
  • Lo scrittore John Green cita il film nel suo romanzo An Abundance of Katherines.
  • Il personaggio interpretato da Danny Glover è ispirato, nelle fattezze, al segretario dell’ONU Kofi Annan. L’idea venne al regista dopo che Glover glielo presentò a un ricevimento.
  • Margot fuma per tutto il film sigarette Sweet Afton, in commercio solo in Irlanda.

L’assassinio di un allibratore cinese

Sorta di “home movie” strano e autoindulgente (persino per Cassavetes), incentrato sul proprietario di un locale di spogliarelli, sui suoi frequentatori e su quelle che una volta venivano chiamate “B-girls”. I fedelissimi gradiranno, gli altri se ne guardino.

Sonny

Appena uscito dall’esercito e in cerca di lavoro, Sonny (Franco) non ha molta voglia di tornare agli affari di famiglia di mamma Blethyn: lo sviluppo di un nuovo bordello a New Orleans. Ma anche se gli piace la nuova “impiegata” Suvari, il suo talento naturale di stallone è troppo forte per essere ignorato… soprattutto quando così tante porte gli vengono chiuse in faccia. Sovreccitato ma avvincente racconto gotico del sud che offre a Stanton il suo ruolo migliore da anni, un misterioso e malinconico amico indolente, e alla Vaccaro una variante del suo ruolo in Un uomo da marciapiede. Cage appare semi-mascherato in una delle ultime scene al bar. Il film è il primo lungometraggio diretto dall’attore.

Animal Factory

La vita da carcerato di uno spacciatore che assiste a continue violenze sessuali. Cercherà protezione dal boss dei detenuti con il quale progetta un’evasione… Aumentano sempre più gli attori americani che con minore o maggiore assiduità si dedicano alla regia. Ma di Steve Buscemi, uno degli attori più cari ai fratelli Coen, avevamo già apprezzato l’opera prima
Mosche al bar
per non attendere con una certa impazienza e con interesse
Animal Factory
, tratto da un romanzo di Edward Bunker. Bunker, che co-firma anche la sceneggiatura, è stato autore dello script di
A 30 secondi dalla fine
di Andrej Konchalovskij e ha impersonato il Mr. Blue de
Le iene
di Quentin Tarantino. Insomma, è uno che di ambienti duri e di canaglie matricolate se ne intende, non foss’altro perché in carcere c’è stato davvero e ha potuto verificare di persona cosa voglia dire sopravvivere all’interno di strutture rieducative solo sulla carta. E infatti l’aspetto più convincente di
Animal Factory
, servito da un’inquietante e ossessiva colonna sonora di John Lurie, è proprio la capacità di riflettere con consapevolezza su un’esperienza vissuta. Decisamente più carente appare invece il lato registico. A differenza di
Mosche al bar
, Buscemi – che qui si ritaglia un piccolo ruolo positivo – non riesce a dare adeguato spessore visivo a una sceneggiatura estremamente solida, priva di concessioni banali agli stereotipi del genere carcerario oltre che aperta a diversi e sottili livelli di lettura. Peraltro lavora molto di più, e meglio, sulla recitazione, che è evidentemente un terreno sul quale si sente più sicuro: ne risulta una galleria di interpretazioni tutte memorabili, da quella del galeotto senior e intrallazzato Willem Dafoe, che fa da pigmalione al giovane delinquente Edward Furlong (già ottimo protagonista di
American History X
), al bravissimo e irriconoscibile Mickey Rourke – un attore che pochissimi registi hanno saputo valorizzare – nei panni del travestito.
(anton giulio mancino)

Volti

Questo personalissimo dramma di infedeltà assortite è uno dei pochi film di Cassavetes che ha raggiunto il grande pubblico. Un’opera straordinaria con rimarchevoli prove d’attore, in particolare della Carlin e di Cassel. Tre nomination agli Oscar (Migliori Attore e Attrice Non Protagonisti e Mglior Sceneggiatura Originale).

Mi gioco la moglie… a Las Vegas

Cage e la Parker decidono di cacciarsi nei guai — a Las Vegas — e lui perde lei sfidando il gangster Caan in una partita di poker truccata. La briosa farsa del regista-sceneggiatore Bergman contiene abbastanza capovolgimenti e humour assurdo da tener vivo il film dall’inizio alla fine… incluso un gruppo di “Elvis volanti”. La musica di Presley (interpretata da molte star, da Billy Joel a Bono) riempie la colonna sonora.