Rollerblades – Sulle ali del vento

“Teen movie” piuttosto banale: un giovane surfer si trasferisce a Cincinnati, lontano dalle onde dell’oceano, e deve reinventarsi pattinatore in linea. Storia “a rotelle” dedicata esclusivamente ai ragazzini: l’unica nota positiva sono gli spettacolari stunt.

Playboy in prova

Ronald con la ragazze non ci sa fare ed è lo zimbello della scuola. Stanco delle continue umiliazioni, il giovane decide di impiegare la somma di mille dollari, pazientemente messa da parte falciando i prati dei vicini, per «affittare» la studentessa più carina dell’istituto, Cindy, che per un mese dovrà fingere d’essere la sua ragazza. La solita commedia adolescenziale. Le buone prove della Peterson e di Dempsey, qualche trovata divertente e un paio di canzoni d’epoca (il titolo originale,
Can’t Buy Me Love
, è preso in prestito dalla celebre canzone dei Beatles) la rendono sufficientemente gradevole.
(andrea tagliacozzo)

Party Monster

Culkin dà un’interpretazione manierata e assolutamente fastidiosa in questo “ritorno” adulto pensato su misura per lui — il suo primo film in 9 anni — sulla vera biografia di Michael Alig, un “club-kid” che divenne il re della vita notturna a base di stupefacenti nella New York fra gli anni Ottanta e Novanta prima di essere arrestato per omicidio. Poteva tradursi in un’interessante e allarmante racconto sul periodo (in effetti, i due registi avevano realizzato nel 1998 un documentario con lo stesso titolo): ma questa incursione — dilettantesca e girata in video — sulla depravazione negli ambienti di tendenza certamente non colpisce nel segno.

Daddy Sitter

Due grandi amici – un divorziato sfortunato in amore (Robin Williams) e uno scapolo che ama divertirsi (John Travolta) – vedono le loro esistenze stravolte quando a sorpresa devono prendersi cura di due gemelli di sei anni, proprio quando sono sul punto di concludere il miglior affare della loro vita. Questi uomini, non proprio a loro agio con i bambini, hanno difficoltà ad occuparsi dei gemelli e compiono un disastro dopo l’altro, ma forse questa esperienza li aiuterà a comprendere meglio quello che é veramente importante nella vita.

Austin Powers in Goldmember

Il Dottor Male è evaso da un carcere di massima sciurezza insieme al suo clone nano, Mini Me, e cerca di minacciare il mondo aiutato da un altro strano personaggio malvagio, Goldmember. Il mitico Austin Powers deve viaggiare nel tempo per liberare suo padre, Nigel Powers (Michael Caine), e per contrastare i suoi nemici. Austin incontra l’agente segreto Foxxy Cleopatra (Beyonce’ Knowles, ex cantante delle Destiny’s Child), che lo aiuterà a salvare il mondo. Ma alla fine c’è un incredibile colpo di scena e un finale aperto, nel terrore che si giri anche il film numero quattro. Terza pellicola della saga dell’agente segreto più strambo di Sua Maestà. Terzo film in cui Myers veste i panni di Austin Powers, Dottor Male, Ciccio Bastardo, Goldmember, sceneggiatore e produttore. Molto più debole dei precedenti, trascinato nella sceneggiatura e privo di idee. Poche gag fanno sorridere, per il resto ci si chiede perché dovere guardare una cosa del genere. Il momento più emozionante del film è quando appaiono sul grande schermo Tom Cruise, Steven Spielberg, Gwyneth Paltrow, Kevin Bacon e Danny De Vito, per divertenti camei. Immaginate il resto.
(andrea amato)

I perfetti innamorati

Gwen Harrison (Zeta Jones) e Eddie Thomas (John Cusack) hanno fatto fortuna interpretando sul grande schermo quello che sono nella vita di tutti i giorni: una coppia felice, perfetta. Ma si sa, la perfezione, se esiste, nella realtà ha vita breve. Si separano e lasciano nei casini il produttore del loro ultimo film (Billy Crystal) ben conscio che lo iato tra la realtà e la fiction indurrà il pubblico a snobbare la pellicola. Non c’è che una soluzione: con l’aiuto della sorella-factotum di Gwen (Julia Roberts) inscenare una riconciliazione della coppia nel corso del week-end con la stampa, in programma per la presentazione del film. Quello che segue è una commedia degli equivoci in puro stile Hollywood che ha dalla sua un Billy Crystal in straordinaria forma che, da solo, regge quasi tutto il peso comico del film. Quattro star di questo calibro e una storia che non fa troppo pensare (e soprattutto finisce bene) è sicuramente quello di cui il botteghino USA ha bisogno in questo momento in cui gli action-movie se la passano maluccio. Ma, una volta usciti dal cinema, non bisogna aspettarsi di ricordarsi qualcosa del film per più di qualche ora. Gli attori fanno il loro dovere e perfino la Zeta Jones se la cava, forse perché interpretare il ruolo della star viziata che non sa recitare non le è costato un impegno da Actor’s Studio. Certo, che Cusack e la Roberts finiranno a letto insieme si capisce nei primi sette minuti, ma di questi tempi è meglio non fare troppo gli snob e apprezzare le risate sincere che questo prodotto hollywoodiano di alto livello, ben confezionato e discretamente diretto, può offrire. Sorprendenti le immagini di una Roberts resa obesa da trucchi ed effetti speciali. Geniale (?!) la trovata del distributore italiano che fa uscire il film proprio nel giorno di San Valentino.
(ezio genghini)

The Italian Job

Los Angeles. L’astuto ladro Charlie e il suo amico di vecchia data John, sfuggito alla libertà vigilata, decidono di riunire un gruppo di fidati professionisti del mestiere e organizzare un colpo a Venezia. Obiettivo: rubare una cassaforte contenente trentacinque milioni di dollari in lingotti d’oro. Il colpo riesce ma al momento della spartizione Steve, uno dei componenti della banda, organizza un’imboscata e si impadronisce di tutto il denaro, uccidendo John e credendo di essersi sbarazzato di tutti gli altri. Un anno dopo, Charlie e Stella, figlia di John nonché esperta in scasso, ritrovano Steve e meditano un piano per vendicarsi…

Nato come remake del cult
Colpo all’italiana,
così venne tradotto in Italia l’omonimo film del 1969,
The Italian Job
è una piacevole sorpresa che l’estate riserva agli amanti del genere. Qualcuno ricorderà il Micheal Caine della pellicola d’annata che allora si cimentava con un memorabile colpo a Torino (da cui il titolo) ma poco o nulla ritroverà nel film in questo momento sul grande schermo. Il regista F. Gary Gray conferma l’innegabile abilità di
director
già emersa nel particolarissimo
Il negoziatore
raccontando l’organizzazione del colpo, il consumarsi del tradimento, la meditata vendetta e l’immancabile colpo di scena finale, il tutto condito da una buona dose di ironia e da un montaggio inedito, quantomeno per una produzione hollywoodiana che evita i ritmi nevrotici cui lo spettatore odierno si sta suo malgrado abituando. Non mancano gli effetti speciali del caso, utilizzati in scene costruite appositamente per catturare l’attenzione e creare suspance (come peraltro richiede il genere degli
heist
movie che tanto successo sta avendo negli ultimi tempi) e di fronte al lungo inseguimento (accompagnato dalle musiche dei Pink Floyd) in cui sono state utilizzate ben trentadue Mini Cooper coloratissime e abilmente truccate (gentilmente offerte dalla Bmw), si rimane letteralmente senza fiato.
The Italian Job
è un film che non ha paura di cambiare ritmo e stile a ogni snodo del racconto e che trova il suo punto di forza in una sceneggiatura a tratti divertente e divertita, anche se la sensazione è quella di trovarsi più di fronte a una commedia condita di omicidi e rapine che a un thriller dai risvolti drammatici. La validità della troppo breve prova di Donald Sutherland (John) era scontata, ma accanto a lui ci sono un perfido Edward Norton (Steve), come al solito bravissimo nell’interpretare personaggi sgradevoli e totalmente privi di etica e morale (come già accaduto in
Schegge di paura
e
Fight Club)
e la bionda Charlize Theron, mai così bella e in grado di bucare lo schermo con una sola occhiata. Buone notizie, insomma, per tutti coloro che amano il cinema scacciapensieri e che vanno in sala con l’intento di divertirsi ma non si accontentano di assistere a due ore di effetti speciali. Una bella storia, un film piacevole, non un evento.
(emilia de bartolomeis)

Radio Days

Woody Allen rievoca affettuosamente i giorni dell’infanzia, il quartiere di Brooklyn dove è nato e cresciuto, ricostruendo un’epoca – quella degli anni Quaranta – attraverso i programmi e le canzoni della radio. Protagonista del film è il piccolo Joe, birbante e sognatore, appartenente a una numerosa famiglia ebraica di New York. L’humour e il tocco leggero del film sono quelli tipici del miglior Allen, sempre irresistibile quando mette da parte le ambizioni bergmaniane e si ricorda di essere uno dei più grandi umoristi americani. Straordinaria la ricostruzione d’epoca, con le sfarzose scenografie di Santo Loquasto e una ricchissima colonna sonora di successi dell’epoca. (andrea tagliacozzo)