L’inferno sommerso

Il capitano Mike Turner raggiunge il relitto semiaffondato e capovolto del Poseidon, una nave da crociera naufragata per oscuri motivi la notte di capodanno. All’interno dello scafo, Turner trova alcuni superstiti miracolosamente scampati al naufragio. Il regista Irwin Allen ripete la formula che ha decretato la fortuna di alcuni suoi film precedenti come L’inferno di cristallo e Swarm : un cast ricco di stelle unito ad eventi catastrofici. Il risultato, però, è decisamente mediocre. (andrea tagliacozzo)

Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

Bolle di sapone

Un produttore televisivo è soggiogato da un’attricetta fatalona che lo vuole convincere a far fuori la vecchia protagonista di una soap-opera.

Tra gelosie, invidie, scemenze e assurdità, un ritratto pungente e tutt’altro che stupido del mondo della finzione televisiva. A un certo punto gli intrecci della vita «reale» (figlie nascoste, vecchie amanti segrete, nodi di passioni) superano quelli immaginari. Ben scritto e ben recitato, dal ritmo sostenuto, è un film che – pur non aggiungendo molto di nuovo rispetto alle vecchie pellicole su Hollywood – possiede una sua gradevolezza che ne fa il degno figlio di una grande tradizione brillante. L’autoironica Sally Field, Kevin Kline o Whoopi Goldberg non hanno nulla da invidiare ai comedians del passato. Anche se, come tutti i film sulla volgarità dei media, anche
Bolle di sapone
finisce per essere un po’ troppo autoreferenziale.
(emiliano morreale)

Fiori d’acciaio

In una cittadina della Louisiana, s’intrecciano i destini di sei donne, amiche e confidenti, in un alternarsi di episodi tragici e felici. In particolare, la signora Eatenton è preoccupata per la sorte della figlia Shelby, affatta da una grave forma di diabete. Pellicola tutta al femminile, interpretata da un formidabile gruppo multigenerazionale d’attrici. A mettersi in mostra sono soprattutto l’inossidabile Shirley MacLaine e la quasi esordiente Julia Roberts. L’abile regia di Herbert Ross fa il resto, dispensando commozioni a comando. In definitiva, un film ben fatto, ma fin troppo studiato a tavolino.
(andrea tagliacozzo)

Mrs. Doubtfire (Mammo per sempre)

Commedia per il grande pubblico (con sottintesi seri) su un uomo pieno di risorse la cui moglie decide di divorziare dopo quattordici anni di matrimonio. Non sopportando il fatto di venire separato dai suoi tre figli, l’uomo decide di travestirsi da governante inglese di altri tempi (sotto un make-up da Oscar) e si fa assumere per badare ai ragazzi. Williams è al meglio della forma e il regista Columbus riesce a mantenere la storia e i personaggi entro i limiti della credibilità, riuscendo a trasmettere un messaggio umano. Basato sul romanzo Un padre a ore di Anne Fine. Prodotto da Williams e da sua moglie. Panavision. Vinse l’Oscar per il Miglior Trucco.

Norma Rae

In un piccolo centro dell’Alabama, Norma Rae lavora, come molti suoi compaesani, in una fabbrica tessile. Quando da New York arriva un sindacalista per tutelare i diritti degli operai, biecamente sfruttati dai padroni, la donna è l’unica a schierarsi al suo fianco. Film di enorme vigore che riesce a coniugare lo spettacolo con l’impegno civile, nel più tipico stile del regista Martin Ritt. Sally Field, straordinaria, vinse il premio Oscar. L’attrice bisserà la statuetta nel 1984 con
Le stagioni del cuore
.
(andrea tagliacozzo)

La via del West

Una carovana di pionieri, comandata dal tirannico senatore Tudlock e guidata dall’esperto Summers, parte dal Missouri per raggiungere l’Oregon. Ben presto la pedanteria del senatore comincia a esasperare alcuni dei componenti della comunità. Il film non è un granché: la sceneggiatura è bruttina, la regia a dir oco mediocre. L’unico a salvarsi è Kirk Douglas, sempre ottimo nelle parti del cattivo. La giovane Sally Field, futura vincitrice di due premi Oscar, era all’esordio.
(andrea tagliacozzo)

Le stagioni del cuore

Sguardo affezionato dello sceneggiatore e regista Benton sulla vita della sua città, Waxahachie in Texas, durante la Depressione negli anni Trenta. Un po’ troppo calcolato e prevedibile, ma la Field è talmente brava (nel ruolo di una giovane vedova decisa a sopravvivere come coltivatrice di cotone) e il film è fatto così bene (splendidamente girato da Nestor Almendros) che è difficile non farselo piacere. La Field ha vinto l’Oscar come Migliore Attrice per la sua interpretazione, e anche Benton per la sua sceneggiatura originale.