Due metri di allergia

A Londra, lo squattrinato attore americano Dexter King lavora come spalla del più affermato comico Ron Anderson. Una fastidiosa allergia costringe Dexter a recarsi in un ambultario medico, dove conosce e s’innamora dell’infermiera Kate. Licenziato dal comico, l’attore riesce ad ottenere la parte principale nella strampalata versione musicale di
The Elephant Man
. Una simpatica commedia surreale. Non sempre azzecca battute e situazioni, ma, anche grazie anche allo stralunato Jeff Goldblum, si mantiene sempre su livelli più che dignitosi.
(andrea tagliacozzo)

Chi ha paura delle streghe

Ci voleva un regista barocco e perverso come Nicolas Roeg, discontinuo ma con un suo stile eccessivo e genialoide (
Il lenzuolo viola
,
Walkabout
,
A Venezia…un dicembre rosso shocking
), per fare un film «giusto» per grandi e piccini. Se gli adulti apprezzeranno i deliziosi effetti speciali artigianali della ditta di Jim Henson (quello dei Muppet), una nonnina simpatica come la vecchia attrice-regista svedese Mai Zetterling e una strega perfetta come Anjelica Huston, i ragazzini si godranno una fiaba «nera» come oggi raramente capita di vedere. Il film fa paura come un horror e traspone fedelmente la morale di un geniale e crudele scrittore per l’infanzia come Roald Dahl: diffidare del mondo degli adulti, infatti, è uno degli insegnamenti essenziali che ogni fiaba dovrebbe trasmettere.
(emiliano morreale)

Love Actually

Mancano quattro settimane al Natale… E succedono tante cose, si intrecciano tante storie, nella Londra di oggi. C’è David, il Primo Ministro (scapolo) che, appena insediato a Downing Street, allunga gli occhi sulla sua responsabile del catering, Natalie, una ragazza grassottella che infila una gaffe dopo l’altra. C’è Daniel, il vedovo fascinoso, che sogna Claudia Schiffer ed educa sentimentalmente il figliastro Sam, dieci anni, senza mamma ma distrutto per amore di una coetanea. C’è Jamie, lo scrittore, che sorprende a letto la fidanzata con il suo (di lui) fratello, va a vivere in uno chalet in riva al lago e perde la testa per la cameriera portoghese Aurelia. C’è Karen, la sorella del Primo Ministro, non più giovanissima, che trova nella tasca del marito, Harry, una collana d’oro, crede che sia il suo regalo di Natale ma quando apre il suo pacchetto sotto l’albero trova un disco di Joni Mitchell. Capisce (ma no?) che la collana era per Mia, la giovane collega belloccia del marito… C’è la pop star Billy Mack sul viale del tramonto che azzecca il rifacimento di una canzone, scala le classifiche, ne fa di tutti i colori e scopre di amare Joe, il suo manager grassoccio… E poi c’è il ragazzino con il mito degli Usa (meglio, delle donne Usa), la ragazza che da due anni e passa muore dietro al collega, il ragazzo innamorato della neosposa del suo miglior amico… Poi arriva Natale… E tutti i desideri, tutti i sogni diventano realtà.
Ecco la stucchevole, scontata e banalotta commedia di Natale all’insegna dell’«amore che trionfa» e del buonismo più mieloso. Firmata da Richard Curti, lo sceneggiatore del ben più godibile Quattro matrimoni e un funerale (ma anche de Il diario di Bridget Jones, Notting Hill e di molti Mr. Bean). Già l’inizio, per la verità, non promette nulla di buono con tutta una serie di frasi amorose da far impallidire i baciperugina. Poi tutte le storie – dieci, se ne perde il conto – che si intrecciano e che, dalla prima inquadratura, fanno capire senza il minimo dubbio come andrà a finire. All’insegna del già visto. Il tutto scandito dalle settimane che passano e che ci avvicinano fatalmente al Natale con la prevedibile cascata finale di melassa. Che, tra l’altro, non arriva mai, perché – massimo del sadismo – il film dura due ore e un quarto. Beh, comunque c’è anche qualcosa di buono: il cast, ovviamente. Una parata di stelle e di bellezze. Da Hugh Grant a Colin Firth, da Liam Neeson a Billy Bob Thornton (odioso presidente Usa), da Rowan Atkinson ad Alan Rickman, per quel che riguarda gli uomini. Ed Emma Thompson, Keira Knightley, Claudia Schiffer, Laura Linney, tra le attrici. Grazie a loro, qualche battuta (poche) fa finalmente ridere e grazie a loro almeno ci si rifà gli occhi. Ci si domanda perché tanto dispiego di forze per questo filmetto. Che piace agli (alle) adolescenti sognatori e alle persone romantiche (ma molto, molto romantiche…). Gli altri possono risparmiarselo. (d.c.i.)

Quattro matrimoni e un funerale

Quattro matrimoni e un funerale

mame cinema QUATTRO MATRIMONI E UN FUNERALE - STASERA IN TV scena
Una romantica scena del film

Un gruppo di amici scapoli alle prese con quattro matrimoni e un funerale. In particolare, Charles (Hugh Grant) ha a che fare con qualcosa di più: lo strano rapporto con una donna appena conosciuta, Carrie (Andie MacDowell). Ma c’è un’altra donna nella sua vita: Henrietta (Anna Chancellor), una sua ex fidanzata incontrata al secondo matrimonio del film. Che cosa farà quindi Charles? Inseguirà Carrie, la donna misteriosa e imprevedibile, o cederà alle convenzioni e tornerà da Henrietta, pronta ad accoglierlo tra le sue braccia? E se ci fosse anche un’altra giovane, in attesa che Charles la noti?

Nel cast anche John Hannah, Simon Callow, James Fleet, Kristin Scott Thomas, David Bower e Rowan Atkinson.

Curiosità

  • Quattro matrimoni e un funerale è stato un successo inaspettato. Infatti, il film ha incassato 244 milioni di dollari, diventando così il primo film britannico per incassi.
  • Il film è stato girato interamente nel Regno Unito. Tra le locations: Albury Park (Guildford, Surrey), National Film Theatre (Londra), South Bank Centre (Londra), Old Royal Naval College (Londra).
  • La pellicola verrà trasformata anche in una serie tv. Lo hanno annunciato infatti i vertici di Hulu, la piattaforma di streaming online americana. Mindy Kaling, dopo la sua sitcom The Mindy Project, si occuperà di quest’altro progetto.
  • Hugh Grant rischiò di non entrare a far parte del film, in quanto ritenuto “troppo bello”. Richard Curtis, autore della sceneggiatura, credeva che un uomo come Grant non sarebbe stato credibile nel ruolo di uno scapolo imbranato con le donne. Fu il produttore Duncan Kenworthy a convincere Curtis ad assumere Grant.

La famiglia omicidi

Il reverendo anglicano Goodfellow (Rowan Atkinson) è a capo di una piccola comunità nella campagna inglese. Tutte le sue attenzioni sembrano essere assorbite dal tentativo di redigere il sermone perfetto. In questo modo tuttavia egli dimentica di accudire la famiglia: la moglie Gloria (Kristin Scott Thomas) sembra così cedere alle avances di un istruttore di golf (Patrick Swayze); la figlia Holly (Tamsin Egerton) cambia un fidanzato alla settimana e il figlio Petey (Toby Parkes) è vittima di una banda di teppisti a scuola. Per «rimettere le cose a posto»ci vuole l’intervento di un’anziana governante, la signora Grace Hawkins (Maggi

Maybe Baby

Una coppia non riesce ad evere figli. Lui ci fa un film e lei si lascia incantare da un attore… Su un soggetto risaputo anzi due (la coppia felice che non può avere figli, e lo scrittore che vampirizza la vita privata per trasfonderla nell’arte), il regista e sceneggiatore Ben Elton ha tratto un film che, nella prima parte soprattutto, è garbato, intelligente e innocuo. Commedia sofisticata molto British, ha le sue cose migliori nella descrizione dei meccanismi produttivi della BBC finanziatrice di cinema (particolarmente simpatica la parodia reazionaria dei finti ribelli alla Irvine Welsh). I protagonisti, Hugh Laurie e Joely Richardson, sono carini e simpatici (lei è una Cameron Diaz più colta e muliebre, e scherza sulla somiglianza). Poi la trama ha sviluppi prevedibili, si incarta ed ha un finale tirato via. Ma gli inglesi ci sanno fare, e sanno che la sophisticated comedy è figlia del romance shakespeariano (qui vengono citati il Sogno di una notte di mezza estate e un paio di sonetti). Rowald Atkinson/Mr. Bean, che troneggia sui manifesti e nei trailer, si vede per tre minuti, fa il suo numero e va via. (emiliano morreale)