Io e Caterina

Un facoltoso uomo d’affari acquista un robot femmina chiamato Caterina per provvedere a ogni lavoro domestico. L’operato di quest’ultima è talmente soddisfacente che l’uomo, con un colpo solo, si libera della moglie, dell’amante e della cameriera. Fino a che la macchina, fin troppo umana, s’innamora di lui. La sceneggiatura, scritta dall’attore romano assieme all’inseparabile Rodolfo Sonego, è già debole di per sé. Sordi provvede a peggiorare la situazione con una delle sue solite regie lente ed incolori.
(andrea tagliacozzo)

Il vedovo

Un romano trapiantato a Milano, che si è sposato solo per interesse con una moglie ricchissima, dirige con scarsa fortuna una fabbrica d’ascensori. Quando la moglie sembra risultare tra le vittime di un disastro ferroviario, l’uomo pensa già a come utilizzare i milioni della defunta. Ma lo aspetta una brutta sorpresa. Alberto Sordi è a dir poco strepitoso in questa commedia di costume realizzata con humour cattivo e graffiante da Dini Risi. La bravissima Franca Valeri, però, gli ruba la scena in più di una occasione.
(andrea tagliacozzo)

Totò e Carolina

Una giovane di paese, arrestata durante una retata a Villa Borghese dall’agente Caccavallo, sviene al commissariato per aver ingerito una forte dose di sonnifero. Dopo un breve ricovero in ospedale, la ragazza è obbligata dalle autorità a ritornare al suo paese. A condurla a destinazione ci deve pensare proprio l’agente Caccavallo. Un Totò quasi intimista, divertente ma allo stesso tempo anche malinconico. La brava Anna Maria Ferrero riesce a tenere degnamente testa al principe della risata.
(andrea tagliacozzo)

Troppo forte

Oscar è un borgataro romano che vorrebbe diventare attore o, quanto meno, cascatore. Dopo essersi sottoposto a decine di inutile provini, il giovane si fa convincere da un sedicente avvocato a simulare un incidente, facendosi travolgere con la moto dall’auto di un produttore americano. Solita regia incolore di Verdone, che stavolta non brilla neanche come attore. Ma Sordi nella macchietta dell’avvocato riesce a fare addirittura peggio. (andrea tagliacozzo)

In viaggio con papà

Film cucito su misura per la coppia inedita Sordi-Verdone, passato e presente della commedia all’italiana. Armando e Cristiano, padre e figlio, hanno due caratteri opposti: il primo è un inguaribile donnaiolo, il secondo è un impacciato e timido giovanottone. Mentre viaggiano insieme attraverso l’Italia delle vacanze estive, proveranno a conoscersi per la prima volta. Scarso ritmo e poche risate. Colpa di una sceneggiatura mediocre e di una regia ancor peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Tutti dentro

Una delicatissima inchiesta relativa ad alcune tangenti su forniture di petrolio in cui sarebbero coinvolti alcuni personaggi molto in vista, viene affidata in istruttoria al giudice Salvemini. Uomo integerrimo e scrupoloso, il magistrato non guarda in faccia a nessuno e spicca i primi mandati di cattura. Satira all’acqua di rosa, a volte perfino ambigua, minata alla base dalle solite carenze di regia di Alberto Sordi. Curiosa caratterizzazione dell’attore romano che sfoggia una lunghissima chioma alla De Michelis.
(andrea tagliacozzo)

Amore mio aiutami

La moglie di un direttore di banca, innamoratasi di un giovane fisico nucleare, chiede disperatamente aiuto al marito, sperando che questi, uomo comprensivo e di larghe vedute, riesca a farle passare l’infatuazione. Il marito, però, è meno comprensivo del previsto. Gustosi i duetti tra i due protagonisti, ma la sceneggiatura è debole e la regia di Sordi praticamente inesistente. Nel ’73, Sordi e la Vitti torneranno a far coppia in
Polvere di stelle.
(andrea tagliacozzo)

Sottozero

Per guadagnare il denaro necessario all’acquisto di un bar, Luigi, meccanico di Trevignano, decide di andare a lavorare in una piattaforma petrolifera situata nei mari del Nord. Ma essendo l’unico italiano del gruppo e non conoscendo alcuna lingua straniera, è la solitudine, più del freddo, del mare e del vento, a tormentarlo fin dall’inizio. Un Jerry Calà più misurato del solito in una commedia scritta da Rodolfo Sonego (sceneggiatore abituale di Alberto Sordi). Con non poche sbavature, ma dignitosa.
(andrea tagliacozzo)