Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

Cast Away

Chuck Noland, energico executive in carriera della Federal Express, si ritrova naufrago su un’isola tanto splendida e incontaminata quanto deserta. Considerato morto, Chuck trascorre sull’isola quattro anni prima di ritornare alla civiltà. Sarebbe ingeneroso liquidare Cast Away come il fallimento di un progetto smisuratamente ambizioso. In realtà il film è solcato in profondità da tutte le ossessioni zemeckisiane e in primo luogo dalla riflessione sulle forme e la messinscena spaziale del tempo. Se l’analogia tra Forrest Gump e Chuck Noland è sin troppo scontata, è pur vero che il primo attraversa immobile il farsi della Storia, mentre il secondo – che presume di poter agire il Tempo – come per un contrappasso dantesco si trova a vivere in un loop temporale statico, infinito.
Ovviamente c’entra anche Robinson Crusoe e annessa parabola sull’homo faber (ed è la parte più debole del film). Forzando invece un pochino i termini della questione, si potrebbe infine considerare Cast Away come la seconda parte delle «scene da un matrimonio» zemeckisiane inaugurate da Le verità nascoste. Chuck, infatti, non vive con Kelly quando è con lei (lui insegue il Tempo…), per poi (soprav)vivere di un amore assoluto e assente durante il suo involontario esilio dal mondo. Tutto ciò che di appassionante pulsa in Cast Away è dovuto a questa dimensione coniugale: Zemeckis riesce a mettere in scena la vita di coppia riducendola di fatto all’immaginario di un uomo solo, costretto a non vivere. Non meraviglia quindi che l’apice del film sia proprio il ritorno di Chuck da Kelly, in assoluto una delle vertigini horror più inquietanti del cinema americano degli ultimi anni: Chuck perde tutto e non riconquista nulla. Per essere l’ultimo epigono del capitalismo Usa, si tratta di un bilancio a dir poco fallimentare. In definitiva sorge il sospetto che Cast Away sia la storia di un morto che risorge a una vita nuova suo malgrado e che poi tenti in tutti i modi di trarne una lezione utile. Ma lo sguardo che Hanks rivolge alla macchina da presa non ha nulla di confortante. (giona a. nazzaro)

Ritorno al futuro parte III

Marty McFly si serve della prodigiosa macchina del tempo inventata da Emmet Brown e raggiunge il 1885 allo scopo d’impedire la morte dello scienziato per mano del fuorilegge Budford Mad Dog . Una volta rintracciato Emmet, Marty vorrebbe tornare indietro assieme all’amico, ma un guasto alla macchina costringe i due a rimandare la partenza. Il film conclude felicemente la serie con una ironica e divertentissima rilettura dei film western: giunto nella Hill Valley del passato, infatti, Michael J. Fox adotta il nome di Clint Eastwood. Meno perfetto degli episodi precedenti (la sceneggiatura fa un po’ di confusione con i legami di parentela, facendo interpretare la nonna paterna del protagonista alla stessa attrice che in precedenza dava il volto alla madre di Marty, ovvero Lea Thompson), ma non per questo meno divertente. Girato contemporaneamente al secondo capitolo. (andrea tagliacozzo)

Contact

Una donna ha dedicato tutta la sua vita a studiare le stelle, poiché convinta che ci possa essere qualche altra forma di vita; verrà ostacolata dal suo superiore alla National Science Foundation, e isolata finché non riceverà un messaggio dallo spazio. Sceneggiatura decisamente commovente che ci trasporta nell’ossessione della Foster e ci permette di condividere la sua odissea nello spazio sconosciuto. Questo film, appassionato e intelligente, suscita meraviglia e stupore, che compensano così la lunghezza eccessiva e un finale artificiale. La Foster è semplicemente sensazionale. Tratto da un romanzo di Carl Sagan. Panavision.

1964, allarme a New York: arrivano i Beatles

Prodotto da Steven Spielberg, il film è una brillante e accurata ricostruzione della bagarre che si scatenò intorno alla partecipazione dei Beatles all’Ed Sullivan Show. Nel 1964, i Fab Four approdano per la prima volta in America. Dalla provincia arrivano a New York alcuni teen-ager decisi a tutto pur di assistere all’esibizione televisiva dei quattro di Liverpool e di incontrare i loro idoli. Robert Zemeckis, al suo esordio dietro alla macchina da presa, riesce a dare al film un ritmo indiavolato, passando da una gag all’altra senza soluzione di continuità. Dal punto di vista tecnico, particolarmente riuscita le sequenza del concerto, in cui le immagini dei veri Beatles che s’intravedono dai monitor e dalle telecamere s’integrano alla perfezione con le controfigure che invece si agitano sul palco. (andrea tagliacozzo)

La morte ti fa bella

Commedia nera su un’affascinante ed egocentrica star del cinema (Streep), ossessionata dal timore di invecchiare, e su una donna delusa (Hawn) che vuole vendicarsi di lei a ogni costo. Una parabola sull’assurdità degli eccessi, zeppa di effetti e condotta con scarso senso della misura, nonostante la Streep sia uno spasso nel ruolo dell’attrice piena di manie. Divertente anche il cammeo del regista Sydney Pollack nei panni di un medico di Beverly Hills. Oscar per gli effetti speciali.

Ritorno al futuro

Uno scienziato trasforma un’automobile in una prodigiosa macchina del tempo. A sperimentarla è un adolescente, amico dell’inventore, che si ritrova proiettato nel 1955. I guai cominciano quando il ragazzo, facendo innamorare di sé la futura madre, rischia di compromettere l’avvenire della sua famiglia. Una divertentissima commedia temporale dalla struttura narrativa praticamente adamantina, scritta dallo stesso Zemeckis con Bob Gale e prodotta da Steven Spielberg. A farla funzionare a dovere sono anche il ritmo vertiginoso e i due protagonisti, Michael J. Fox e Christopher Lloyd, a dir poco perfetti nei loro ruoli. Grande successo di pubblico. Con due seguiti, altrettanto riusciti e fortunati. (andrea tagliacozzo)

La fantastica sfida

Commedia demenziale sulla rivalità tra rivenditori di auto usate che porta a elaborare inconsueti e spettacolari piani per attrarre clienti. Spassosa sceneggiatura di Bob Gale e Zemeckis, che procura divertimento con idiozie ma è talmente ben congegnata che è difficile resistere. E ricordate: cinquanta dollari non hanno mai ucciso nessuno!

A Christmas Carol

Anche quest’anno Scrooge non ha intenzione di godersi il Natale. Durante il ritorno verso casa però, incontrerà il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley, che cercherà di aiutarlo a riparare gli errori del passato. Rivisitazione del famoso romanzo di Charles Dickens in una moderna animazione 3D.

Polar Express

Un ragazzino che vuole disperatamente vedere Babbo Natale coi propri occhi una vigilia di Natale coperta di neve ottiene di più di quel che si aspettava quando sale su un treno che si ferma proprio davanti a casa sua. Espansione del libro per bambini dalle bellissime illustrazioni di Chris Van Allsburg (ambientato nel Midwest negli anni Cinquanta) mantiene un senso di meraviglia mentre il ragazzo e i suoi nuovi amici viaggiano verso il Polo Nord. La tecnica di animazione digitale della “Performance Capture” rende tutti i personaggi leggermente irreali — i bambini sembra che portino delle dentiere — ma a parte il fatto di aver consentito a Tom Hanks di interpretare cinque ruoli, non sembra essere valsa la pena. Comunque un’avventura divertente quanto basta per i bambini. Le belle canzoni di Glen Ballare e Alan Silvestri si mischiano con celebri classici natalizi. Hanks è anche co-produttore esecutivo. Tre nomination agli Oscar.

All’inseguimento della pietra verde

Divertente pellicola d’avventura sulla falsariga de I predatori dell’arca perduta . Una bella scrittrice si ritrova coinvolta con un avventuriero nella caccia ad una mitica e preziosa pietra verde tra i mille pericoli della giungla colombiana. Robert Zemeckis, degno allievo di Spielberg, evita le trappole del derivativo e del già visto puntando su una serie quasi ininterrotta di trovate, sul ritmo sostenuto del montaggio e delle sequenze d’azione, nonché sull’ironia e la simpatia degli interpreti, praticamente perfetti nei ruoli ideati dalla sceneggiatrice Diane Thomas (e, non accreditato, Lem Dobbs). Lo stesso terzetto d’interpreti tornerà l’anno nel meno riuscito Il gioiello del Nilo. (andrea tagliacozzo)

Chi ha incastrato Roger Rabbit?

Il detective privato Eddie Valiant scopre che Jessica, moglie del coniglio dei cartoni animati Roger Rabbit, tradisce il marito con Marvin Acne, proprietario di Cartoonia. Quando quest’ultimo viene assassinato, i sospetti della polizia si concentrano sul coniglio. Dal romanzo Who Censored Roger Rabbit? di Gary K. Wolf, una fantasiosa e divertente fusione tra cartoni animati e persone in carne e ossa. L’esperimento tecnico, comunque, era già stato fatto in passato, da Trittico d’amore con Gene Kelly a Pomi d’ottone e manici di scopa . Memorabile l’attacco del film, tutto animato, con Roger Rabbit alle prese con il terribile Baby Herman. Tre Oscar, tra cui quello per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Ritorno al futuro parte II

Partito dal 1985 a bordo della macchina del tempo inventata dallo scienziato Emmet Brown, Marty McFly raggiunge il 2015 per impedire che quello che un giorno sarà suo figlio rimanga invischiato con una banda di criminali. Un giornale di record sportivi, che Marty ha acquistato nel futuro, capita nelle mani sbagliate alterando il corso del tempo e degli eventi. Secondo capitolo della serie, inspiegabilmente sottovalutato dalla critica, forse a causa di una trama estremamente macchinosa e complicata. Ma Michael J. Fox (nella veste di quattro McFly!) è praticamente strepitoso e il film ha un ritmo forsennato che non dà un attimo di tregua. Girato contemporaneamente al terzo capitolo, distribuito un anno più tardi. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Le verità nascoste

Una donna, reduce da un incidente, vede fantasmi in casa: crede che il suo vicino di casa sia un assassino… Semplice quanto perfetto esercizio di stile costruito sul concetto di suspence, Le verità nascoste di Robert Zemeckis è un implacabile tour de force emotivo. Dietro questa storia di tradimenti inconfessati e omicidi, percorsa e interpretata correttamente da Harrison Ford (qui nella atipica parte del villain, pur sempre dal cuore tenero) e Michelle Pfeiffer, si alimenta un film dalle ricercate atmosfere hitchcockiane, ben esemplificate già dalla colonna sonora in stile Bernard Herrmann realizzata da Alan Silvestri. Ci chiediamo: che cosa cercava Robert Zemeckis, mentre costruiva la struttura di questo film, mentre lo realizzava? La risposta è semplice, forse scontata: il cinema. Ecco una sua dichiarazione: «Cinema e suspence sono fatti l’uno per l’altro. Cioè, ci sono certamente dei libri e degli spettatori teatrali davvero ricchi di suspence, ma penso che niente sia in grado di manipolare il tempo, spazio e tecniche di racconto quanto un film. Ho sempre desiderato mettermi alla prova nella regia di qualcosa di davvero terrificante e misterioso». Una casa di campagna, la cui tonalità di illuminazione varia a seconda della luce che la avvolge, una scena coniugale, alcuni oggetti, una stanza da bagno di un biancore che sfocia nel diafano, alcuni specchi, una collana, una chiave, una treccia di capelli biondi bastano per alimentare il percorso nel terrore macchinato da Zemeckis. Film di fantasmi, rumori, false piste e presenze auratiche (bellissima la sequenza della seduta spiritica), Le verità nascoste ci appare come un film blindato nella sua forma simile a un cristallo, anzi un diamante, difficile da scalfire. Film di pura forma, certo. Ma che affronta a testa alta le critiche di artificiosità, gratuità, che certamente lo toccheranno. Variazioni hitchcockiane: la coppia, e i complessi di colpa… con tutto quello che ne consegue: vertigini, figure circolari, o al limite spiraliformi. Zemeckis chiede un po’ di comprensione. Come nonno Hitch, vuole solo regalarci un pezzo di torta. Ma di altissima qualità. (rinaldo censi)