Il prete

Provocatorio dramma su un uomo di chiesa che si ritrova preso tra i sacri voti e le sue credenze personali, in particolare la sua omosessualità nascosta. Abile mix di melodramma e trattato sociale che fa in modo di affrontare temi come l’omosessualità, l’abuso, l’incesto, e le politiche ecclesiastiche con risultati incisivi — e anche un oscuro senso dell’umorismo. Recitazione perfetta. Scritto da Jimmy McGovern. Durata originale di 105 minuti e accorciato per l’uscita negli Stati Uniti.

Eragon

L’Impero di Alagaesia vive tempi difficili. In seguito alla guerra tra i Cavalieri dei draghi, al potere è salito il perfido Galbatorix. Una donna a cavallo fugge da un orribile spettro per proteggere una misteriosa pietra blu e, catturata, riesce ugualmente a trasportare la pietra in una radura: qui viene rinvenuta da un giovane di nome Eragon, il quale spera di trarne un buon guadagno rivendendola. La pietra, tuttavia, si rivela un uovo di drago da cui dopo poco nasce un cucciolo, qualcosa di molto raro e appetibile in un paese dominato dal male, tanto importante da indurre l’Imperatore a volersene impossessare a ogni costo. Eragon, guidato dal cantastorie Brom, dovrà lasciare Carvahall, il villaggio in cui è cresciuto, per mettersi sulle tracce dei mostruosi soldati responsabili dell’uccisione dello zio. Durante il viaggio, da umile cacciatore diverrà un Cavaliere dei draghi e si troverà a dover affrontare terribili prove.

Riff-Raff (Meglio perderli che trovarli)

A Londra, Stevie, appena uscito di prigione, trova un impiego come operaio presso un cantiere edilizio. Mentre i nuovi compagni di lavoro lo aiutano a trovare un alloggio, Stevie incontra Susan, un’aspirante cantante, della quale s’innamora. Quando scopre che la ragazza è una tossicodipendente, decide di lasciarla. L’Inghilterra proletaria vista da Ken Loach, uno dei registi più impegnati della Terra d’Albione. Ma il tono, stavolta, è quello della commedia, anche se corrosiva e tagliente come al solito.
(andrea tagliacozzo)

Full Monty – Squattrinati organizzati

È dura la vita da disoccupato nella Sheffield di metà anni Novanta. Le acciaierie, un tempo motore dell’economia locale, hanno chiuso una dopo l’altra e Gaz e Dave sono costretti a passare le loro giornate tra l’ufficio di collocamento e il dopolavoro. «È incredibile quanto ci si stanchi a non far niente», dice Dave alla moglie prima di mettersi a dormire. Gaz invece una moglie non ce l’ha più: lei vive con il figlioletto insieme a un altro uomo e vorrebbe anche ottenere l’affidamento esclusivo del bambino, a meno che Gaz non partecipi alle spese per il suo mantenimento. Trovare 700 sterline però non è facile, specie se non si ha uno straccio di lavoro. All’improvviso la folgorazione: le donne si mettono in fila per vedere gli spettacoli dei Chippendales, un gruppo di strip tease maschile, perché non dovrebbero fare lo stesso se sul palco salissero gli squattrinati organizzati di Sheffield? Il problema è trovare dei compagni di viaggio e, soprattutto, imparare a spogliarsi e a ballare in maniera decente. Reclutati altri quattro disoccupati, fra cui un ex caporeparto che conosce i rudimenti del ballo, l’organizzazione dello spettacolo può cominciare. Fra prove tragicomiche e fisici non proprio da strip man si arriverà alla fatidica sera dell’esibizione, durante la quale Dave ritroverà la stima della moglie e Gaz quella in se stesso.
Baciata da un clamoroso successo di pubblico, l’opera prima di Peter Cattaneo offre un ritratto divertente ma amaro della classe operaia inglese, mostrando come la mancanza di lavoro e denaro renda difficili i rapporti fra le persone, sempre meno fiduciose in se stesse e nel prossimo. A scene decisamente esilaranti come quelle delle prove dello spettacolo, fanno infatti da contraltare i molti momenti di crisi degli improvvisati spogliarellisti, che la disoccupazione costringe a riflettere su problemi non soltanto di ordine economico. Gaz, Dave e gli altri si mettono a nudo non solo in senso fisico, rivelando una fragilità e una sensibilità che il luogo comune non attribuirebbe mai a un rude operaio inglese. Intensissima l’interpretazione di Robert Carlyle (Gaz), reduce dalle esperienze con Ken Loach e dal grande successo di Trainspotting , alle prese con un personaggio che tenta in tutti i modi di impedire che la mancanza di denaro gli porti via il figlio, l’unica persona che ancora crede in lui. (m.z.)

Trainspotting

Trainspotting

Gli avveduti che hanno letto il romanzo Porno già lo sapevano: i ragazzi traviati di Trainspotting un futuro l’hanno avuto. Almeno nella fantasia di Irvine Welsh. Mettendo da parte le droghe e cercando di affiliarsi all’ipertrofica industria della pornografia, la risanatrice. Bolsi, falliti ma sempre pronti ad atti sregolati e, forse in qualche modo, geniali, sempre che si intenda geniale, e così avvicinabile alle coordinate prestate dal Perozzi in Amici miei, il gesto di follia compiuto in un pub dal più anziano del gruppo base, Begbie, nel film del 1996. Cosa è stato Trainspotting per il cinema e la società degli anni ’90? Qualcosa che ha liberato l’estetica e l’immaginario popolare, come Gioventù Bruciata negli anni ’50, Arancia Meccanica nei primi ’70 e Matrix trent’anni dopo. Una scossa di violenza e visionarietà ad agitare il torpore dei tempi.

La storia dei quattro di Trainspotting non è un elogio alla follia nichilista, ma alla dipendenza, della più forte tra le droghe comuni, l’eroina. “Provate a immaginare l’orgasmo più bello della vostra vita, moltiplicatelo per mille, e capirete cosa vuol dire farsi di eroina”. L’autodistruzione in questo film è frutto di quest’unica causa, che porta nelle vite dei personaggi che ne abusano eccessi travolgenti, rappresentati dal regista con humour feroce e un ribellismo da contestualizzare in quella tundra d’apatia che sono stati gli anni ’90 della techno, del dopo Tatcher e delle ultime avanguardie giovanili, prima dell’avvento livellatore di sua maestà Internet.

Il meglio

Ma forse i momenti migliori del film di Boyle sono i meno appariscenti. I dialoghi sulla scozzesità, i volti allucinati dei personaggi, la strabordante vitalità da loro espressa, anche se nel suo risvolto negativo. Forse l’unico alter ego made in England di Trainspotting è Naked di Mike Leigh (1993), da cui Boyle deve aver tratto qualche ispirazione. Tanto il de profundis dello scozzese è corale, quanto quello dell’inglese è macabramente individuale e capace anche per questo di lasciare lo spettatore ancora più solo con i suoi dubbi: ma questa è già un’altra storia.

007 – Il mondo non basta

Bello anche se come al solito troppo lungo, questo film che vede 007 vendicare l’assassinio di un industriale grande amico di M. Brosnan è ok, così come le sequenze d’azione: ma M (Dench) è descritta come una folle e la Richards è totalmente fuori luogo nei panni di un fisico nucleare (in pantaloni corti!), con dialoghi ridicoli in abbondanza. Carlyle è perfetto come cattivo, in un ruolo sotto le righe; la Marceau è deliziosa nella parte di Elektra. Ultimo film per Llewelyn come Q. 

L’insaziabile

Nel 1847, un ufficiale di cavalleria (Pearce) viene mandato in una fortezza sperduta della California, dove uno sconosciuto (Carlyle) giunge incespicando dalle gelide tenebre con una storia terrificante di cannibalismo, una storia che non è ancora finita… Questo singolare mix di commedia, western, horror e satira non è, ovviamente, per tutti i “gusti”. Macabro e desolante, ma altrettanto ambizioso e intelligente. Super 35.

The Beach

Un giovane americano in cerca di avventura decide di recarsi a Bangkok. Qui incontra una coppia di giovani francesi: insieme vanno alla scoperta di un’isola lontana e deserta… ma il paradiso non è sempre come ce lo si aspetta! Adattamento di un romanzo di Alex Garland, narrato (nella versione originale) dalla voce fuori campo del protagonista DiCaprio.