Il migliore

Il giovane Roy, promessa del baseball, viene messo fuori gioco da una ragazza che gli spara cinicamente alle gambe. Diversi anni dopo, alla soglia dei trentacinque anni, l’uomo viene ingaggiato come riserva della squadra Knights. Tra lo stupore generale, lo stagionato atleta si dimostra un vero campione. Dal romanzo di Bernard Malamud, un dramma ben confezionato (bella e fin troppo patinata la fotografia di Caleb Deschanel) ma irrimediabilmente vuoto, prolisso e incline al facile sentimentalismo. Robert Redford, all’epoca quarantasettenne, era fin troppo maturo per il ruolo, ma se la cava egregiamente. Sceneggiatura di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

Il texano dagli occhi di ghiaccio

Lungo e violento western che comincia verso la fine della guerra civile: Eastwood è un pacifico agricoltore che si trasforma in fuorilegge quando i soldati dell’Unione sterminano la sua famiglia. Sulla sua testa viene messa una taglia, il che scatena una caccia al gatto col topo simile a un’odissea. Clint ha assunto il ruolo di regista dopo Philip Kaufman, che è figura come co-autore della sceneggiatura. Con un sequel: The Return of Josey Wales (ma senza Eastwood). Panavision. Una nomination all’Oscar alla colonna sonora.

Tutto in una notte

Un ingegnere, afflitto da una fastidiosa insonnia, scopre che la moglie lo tradisce. Durante un viaggio notturno a bordo della sua auto, l’uomo aiuta una ragazza a sfuggire da quattro pericolosi killer. Episodio apparentemente minore della filmografia di John Landis – decisamente lontano da capolavori come
The Blues Brothers
e
Un lupo mannaro americano a Londra
– anche se l’inimitabile stile del regista è ancora ben riconoscibile. Come in molti altri lavori di Landis, amici e colleghi del regista appaiono a sorpresa in piccoli ruoli cameo (tra questi si riconoscono David Bowie e Roger Vadim). Lo stesso Landis compare nei panni di uno dei killer iraniani (è quello imbranatissimo che in un inseguimento si tira la porta in faccia).
(andrea tagliacozzo)

Nick lo scatenato

A New York, la cantante Jack scommette con il padrone del locale western dove lavora che riuscirà a trasformare un perfetto sconosciuto in una stella del country. Il prescelto è Nick, un rude ma simpatico tassista italo-americano. Malgrado la simpatia dei protagonisti (funzionali ma di certo non eccelsi), il film non decolla mai rimanendo su un costante livello di prevedibilità. Il soggetto del film è stato scritto da Phil Alden Robinson, in seguito apprezzato regista de
L’uomo dei sogni
.
(andrea tagliacozzo)

Una storia vera

Per andare a trovare il fratello colpito da un infarto (e col quale ha litigato molto tempo addietro), Alvin Straight si mette in viaggio dall’Iowa al Wisconsin su un piccolo trattore tagliaerba.

In apparenza, l’inversione di marcia di un grande visionario «nero»; ma, superato lo shock iniziale, ci accorgiamo subito che Lynch continua il suo scavo nelle vene profonde dell’America, muovendo da tinte pastello – che però sono anche quelle dell’iperrealismo di Segal (gli interni) – e allargando il respiro per giungere a Whitman e a Twain. Il viaggio, cocciuto e insensato, del protagonista verso la casa del fratello è in piccolo la follia di Achab, di certi personaggi di Hawthorne, di Wakefield che una mattina andava via di casa senza motivo e dopo alcuni decenni, senza motivo, vi ritornava.

Mai Lynch era stato così «religioso», mai aveva inquadrato le strade e i campi così dall’alto, con uno sguardo paragonabile solo a quello dell’ultimo Malick. La faccia di Richard Farnsworth, morto suicida poco dopo l’uscita del film, è indimenticabile.
(emiliano morreale)