La domenica della buona gente

Da una commedia che Vasco Pratolini scrisse per la radio. La partita di calcio Roma-Napoli fa da sfondo alle vicende di tre persone: un ex calciatore, in crisi familiare, spera di trovare lavoro come allenatore; un pensionato, a cui servono 300.000 lire per rimettere a posto il bilancio, crede di aver fatto tredici; un disoccupato, invece d’incontrarsi con lo zio della fidanzata per un lavoro, diserta l’appuntamento e va allo stadio. Buono lo spunto, un po’ meno tutto il resto, forse a causa della scarsa vena del regista.
(andrea tagliacozzo)

Le ragazze di Piazza di Spagna

Un professore racconta le storie di tre ragazze: una rinuncia a sogni impossibili, un’altra giunge a meditare il suicidio ma poi ci ripensa, e un’altra ancora (bassissima) cerca uomini altissimi. 

Neorealismo rosa allo stato puro, con tutta la grazia appena un po’ leziosa e tutta la svagatezza di Luciano Emmer, un piccolo maestro di rara eleganza. Piccola borghesia cittadina, personaggi femminili minimi osservati finemente, malinconia quasi crepuscolare. E poi c’è la bellezza – oggi quasi commovente – delle italiane degli anni Cinquanta: Lucia Bosè, Cosetta Greco, Liliana Bonfatti, con un giovanissimo Mastroianni di contorno.

Artigianato d’altri tempi, con una qualità della messinscena oggi impensabile. Alla sceneggiatura impeccabile partecipa Sergio Amidei, il narratore è Giorgio Bassani, e c’è anche una comparsata di Eduardo De Filippo. All’epoca sembrava «disimpegno», oggi l’ingenuità stessa del film è un documento storico. Non è ancora commedia all’italiana: è qualcosa di meno (nell’analisi sociale) e di più (nell’assenza di cinismo, nel candore).
(emiliano morreale)

Poveri milionari

Dopo il successo di
Poveri ma belli
e
Belle ma povere
, Dino Risi torna a raccontare le avventure di
Romolo e Salvatore
, due simpatici ragazzi romani, spacconi e perdigiorno, sposati l’uno con la sorella dell’altro. Un incidente fa perdere la memoria a Salvatore, del quale s’innamora la ricca proprietaria dei Grandi Magazzini. La formula è sempre quella dei film precedenti, ma la spontaneità è ormai sparita e gli interpreti cominciano a mostrare tutti i propri limiti.
(andrea tagliacozzo)

Rocco e i suoi fratelli

Una vedova lascia un paese della Lucania per trasferirsi, assieme ai quattro figli, a Milano. La famiglia trova difficoltà nell’ambientarsi e le offerte di lavoro non sono delle più allettanti. Dei quattro fratelli, Rocco s’impiega in una lavanderia, mentre Simone, il più irrequieto, si dà al pugilato. Uno dei migliori film di Visconti (assieme al generalmente sottovalutato Bellissima ), a differenza della maggior parte degli altri lavori del regista realizzato con un impronta prettamente realistica, a dispetto dei grandi nomi impiegati nel cast (ovviamente tutti rigorosamente doppiati) e all’enfasi melodrammatica di alcune sequenze. Ottime le prove di Salvatori e della Girardot. (andrea tagliacozzo)

I compagni

Alla fine del secolo scorso, un gruppo di operai di una fabbrica di Torino, prendendo lo spunto da un grave incidente di lavoro subito da un compagno, decide di ribellarsi all’orario massacrante dei turni che comprende quattordici ore al giorno. Mastroianni, con barba e occhialini, è il rifugiato politico che da Genova arriva a Torino da un amico e vuole organizzare lo sciopero. Dettagliatissima e ambiziosa ricostruzione d’epoca, diretta con mano felice da un insolito Monicelli, autore della sceneggiatura assieme ad Age e Scarpelli. Nel cast una giovanissima e irriconoscibile Raffaella Carrà.
(andrea tagliacozzo)

Un giorno da leoni

Nella confusione che si è venuta a creare all’indomani dell’otto settembre 1943, tre giovani, riusciti miracolosamente a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi, si uniscono a un gruppo di militari decisi a compiere una pericolosa azione di sabotaggio. Primo film importante di Nanni Loy – in precedenza già autore di lavori più «leggeri» come
Parola di ladro
,
Il marito
e
L’audace colpo dei soliti ignoti
. Alle prese con un progetto piuttosto complesso, il regista si dimostra un narratore puntuale ed efficace. L’anno dopo, Loy realizzerà
Le quattro giornate di Napoli
, ambientato più o meno nello stesso periodo storico. Sceneggiatura firmata dallo stesso Loy e da Alfredo Giannetti.
(andrea tagliacozzo)

Audace colpo dei soliti ignoti

Seguito de
I soliti ignoti
, che l’anno precedente aveva riscosso un successo senza precedenti (anche in campo internazionale). Una banda di ladruncoli romani viene ingaggiata da un collega milanese per rapinare il furgone che trasporta gli incassi del Totocalcio. Sebbene l’ideatore del colpo finisca in carcere, i malviventi decidono di agire anche senza di questi. Il film è inevitabilmente inferiore al primo episodio diretto da Monicelli, ma risulta divertente anche grazio all’apporto degli attori, tutti in gran forma.
(andrea tagliacozzo)

Gli scassinatori

Da un romanzo dell’inglese David Goodis. Un gruppo di scassinatori sottrae a un miliardario greco una collezione di diamanti. Un poliziotto corrotto dà loro la caccia con lo scopo d’impossessarsi del bottino. Un divertente poliziesco con inseguimenti, sparatorie e due divi a confronto: Belmondo (il ladro) e Sharif (il poliziotto).
(Andrea Tagliacozzo)

Una bella grinta

Un giovane e ambizioso industriale bolognese progetta un grandioso stabilimento che lo costringe a indebitarsi fino al collo. Mentre è sull’orlo della rovina finanziaria, l’uomo viene a sapere che la consorte lo tradisce con uno studente. Buona prova di Renato Salvatori, passato definitivamente al registro drammatico dopo gli ottimi esiti di
Rocco e i suoi fratelli
di Luchino Visconti.
(andrea tagliacozzo)