Il mattino dopo

Un’attrice fallita e alcolista, reduce da una colossale sbronza, si risveglia in un letto assieme a un cadavere. Ricercata dalla polizia, la donna trova un insperato aiuto in Turner Kendall, un ex poliziotto. I punti deboli del film, diretto da un Sidney Lumet ormai appannato, sono una Jane Fonda un po’ monocorde e una trama farraginosa e non troppo originale. Eccellenti, invece, Jeff Bridges e, soprattutto, Raul Julia. Kathy Bates, quattro anni più tardi vincitrice di un Oscar con
Misery non deve morire
, fa una breve apparizione nel ruolo di una vicina della vittima.
(andrea tagliacozzo)

Un sogno lungo un giorno

A Las Vegas, durante la notte del 4 luglio (giorno dell’indipendenza americana), uno sfasciacarrozze e un’impiegata di un’agenzia, che vivono insieme da quattro anni, si tradiscono a vicenda con due partner occasionali. Un film ambizioso e quasi sperimentale, realizzato interamente con tecniche all’avanguardia che fecero lievitare fino all’inverosimile i costi di produzione. Il suo insuccesso – in parte prevedibile – portò al fallimento la Zoetrope, la casa di produzione del regista. Regia virtuosistica, ma a volte un po’ fine a se stessa. Eccellenti la fotografia di Vittorio Storaro e le canzoni di Tom Waits. (andrea tagliacozzo)

Presunto innocente

Il vice procuratore capo Rusty Sabich riceve l’incarico di svolgere delle indagini sull’omicidio di una sua giovane collega. Ma, a causa di una precedente relazione con la vittima, diventa improvvisamente il principale sospettato. In tribunale, l’uomo viene difeso dall’abile avvocato Alejandro «Sandy» Stern. Tratto dal best-seller di Scott Turow, un giallo ben costruito ma non sempre avvincente, anche a causa dei ritmi lenti e della prova un po’ incolore di Harrison Ford.
(andrea tagliacozzo)

La famiglia Addams

Si sa: il cinema americano degli ultimi anni si nutre dell’indistinzione tra modelli di spettacolo e principi di realtà, dei passaggi di stato da un medium all’altro, del transito dal fumetto al cinema, dalla televisione al cinema ecc. ecc. (da
Dick Tracy
a
Casper
, fino ad arrivare all’esempio più riuscito, quello di
Batman
). Di fronte a un materiale di partenza come quello della
Famiglia Addams
– la serie televisiva con protagonisti le cui fattezze umane ricordano sempre più quelle dei personaggi dei cartoni animati – Hollywood non poteva quindi tirarsi indietro. Se ammettiamo che la riuscita del film è direttamente proporzionale alla resa su pellicola della indistinzione di cui sopra, si può senz’altro dire che l’operazione di Sonnenfeld ha colto nel segno. Se non altro per la capacità degli attori nell’aderire a queste strane maschere (non solo la Morticia di Angelica Huston; ma soprattutto la Mercoledì di Christina Ricci, qui al suo esordio). Peccato solo che la storia in sé lasci un po’ a desiderare. Ma con quello che passa la tv di questi tempi, è un film da vedere comunque.
(michele fadda)

Il dittatore del Parador in arte Jack

Un non troppo fortunato attore americano, che si trova in un Paese del Sud America per girare un film, viene reclutato da uno spietato capo della polizia locale, ex ufficiale nazista, per impersonare la parte del defunto dittatore. L’attore, calandosi abilmente nel ruolo, riesce ad ingannare tutti, tranne l’amante del tiranno. Lo spunto del film è per certi versi troppo simile a Il prigioniero di Zenda, anche se la regia di Mazursky e l’interpretazione di Richard Dreyfuss riescono a sopperire alla mancanza di originalità e alle debolezze di una sceneggiatura non proprio perfetta.
(andrea tagliacozzo)

La recluta

A prima vista si tratta di un film diretto e interpretato da Clint Eastwood per ragioni strettamente alimentari. Per intenderci, nulla a che vedere con Gli spietati . Eppure La recluta , film con il quale l’autore si rifà dell’insuccesso commerciale di Bird e Cacciatore bianco , cuore nero, non è un banale tentativo di riproporre – aggiornandolo sul piano spettacolare – il modello dei polizieschi eastwoodiani degli anni Settanta, molto graditi dalla «maggioranza silenziosa» nixoniana. Non è, insomma, un Callaghan appena cammuffato. Innanzitutto la classica coppia di poliziotti dalla vicenda (il giovane Charlie Sheen e l’anziano Clint Eastwood) non esprime affatto una dialettica educativa ed edificante, ma un goliardico assemblaggio di differenti prospettive generazionali, cui l’autorità, la disciplina e il senso civico stanno piuttosto scomodi. Alle prese con una spietata banda di ladri d’auto, i due superpoliziotti fanno cialtronescamente, ma con efficacia, il loro dovere senza troppo atteggiarsi a eroi. Congegno narrativo semplice e perfetto, azione alle stelle e punte di erotismo ironico, culminante nell’amplesso «inflitto» da Sonia Braga a Clint Eastwood legato mani e piedi. (anton giulio mancino)

Il bacio della donna ragno

Un omosessuale e un prigioniero politico dividono la stessa, cupa cella in un carcere sudamericano. Al primo viene promessa la libertà se riuscirà a far confessare all’altro il nome dei suoi complici. Una intensa interpretazione di William Hurt che nel 1985 gli valse un Oscar e il premio come miglior attore a Cannes. Il film è tratto dal romanzo di Manuel Puig. (andrea tagliacozzo)