L’asso nella manica

Un uomo rimane intrappolato in una miniera. L’ambizioso giornalista Charles Tatum, relegato in un piccolo quotidiano di provincia, ritarda deliberatamente i soccorsi per poter sfruttare il clamore sviluppatosi attorno alla notizia. Uno dei film più incisivi e corrosivi di Billy Wilder, interpretato da uno straordinario Kirk Douglas, nei panni a lui congegnali dell’arrivista senza scrupoli. Il nichilismo e la bruta schiettezza con cui il tema è affrontato non fu molto gradito dal pubblico dell’epoca che ne decreto l’immeritato insuccesso. L’attore, qualche anno più tardi, avrebbe dovuto tornare a lavorare con Wilder in Stalag 17 , ma poi, inspiegabilmente, rinunciò alla parte. Fece la fortuna del suo sostituto, William Holden, che vinse l’Oscar. (andrea tagliacozzo)

L’uomo ombra

Primo film della serie (ne seguiranno altri cinque), tratto dal romanzo di Dashiell Hammett. Uno scienziato scompare improvvisamente. Mentre la polizia brancola nel buio, del caso si occupa anche il detective dilettante Nick Charles, con il prezioso contributo della moglie Nora. Alcuni inspiegabili delitti vengono attribuiti alla mano dello scienziato scomparso. Perfetta e godibilissima la fusione tra giallo e commedia con una straordinaria coppia d’interpreti. (andrea tagliacozzo)

Gli invincibili

Intorno al 1750, in Inghilterra, una ragazza che ha ucciso un militare viene confinata nelle colonie dell’America settentrionale. Durante il viaggio un ufficiale, cavalleresco e buono, s’innamora di lei. Ma ha un perfido rivale con cui dovrà fare i conti. Come al solito, De Mille punta tutto sulla spettacolarità, dimenticandosi quasi completamente di tutto il resto. Divertente, ma facilmente dimenticabile. (andrea tagliacozzo)

La moglie bugiarda

Un giovane, avvocato di grande talento ma di scarso successo, ha una moglie alla quale piace raccontare bugie, inventare fandonie più o meno inverosimili. Coinvolta in modo del tutto casuale in un delitto, la donna se ne addossa la responsabilità per permettere al marito di difenderla brillantemente in tribunale. Briosa commedia, scritta da Claude Binyon e interpretata da un terzetto d’interpreti formidabile. Otto anni dopo, venne realizzato un rifacimento di questa pellicola con il titolo
Bionda fra le sbarre.
(andrea tagliacozzo)

Carabina Williams

L’ex marinaio Mark Williams si unisce a una banda di distillatori di whisky. Durante una sparatoria tra i fuorilegge e la polizia, un agente rimane ucciso. Mark, sebbene non sia responsabile della morte del poliziotto, si costituisce e viene condannato a trent’anni di carcere. Finito in cella d’isolamento in seguito ad alcune intemperanze, l’uomo impiega il suo tempo inventando un nuovo tipo di fucile automatico. Il protagonista, realmente esistito, è interpretato da un convincente James Stewart. Regia impersonale e di mestiere, totalmente funzionale alla storia.
(andrea tagliacozzo)

La conquista del West

Tipica baracconata alla DeMille, un grande e stravagante western che in qualche modo riesce a coinvolgere Wild Bill Hickok, Calamity Jane, Buffalo Bill, George Custer e Abramo Lincoln in un’avventura in cui il perfido Bickford vende armi agli indiani. Autentico quasi quanto Mezzogiorno e mezzo di fuoco, ma che importa: è comunque divertente. Occhio a Anthony Quinn vestito da guerriero Cheyenne. Rifatto nel 1966 (I dominatori della prateria).

La fiamma del peccato

Una voce si snoda su un magnetofono, per raccontarci sin da subito quello che «è già stato» e che in ogni caso «doveva essere»… È la cronaca della discesa nell’abisso di un agente di assicurazioni (Fred McMurray), convinto da una donna (Barbara Stanwyck) ad uccidere il marito di lei, per riscuotere poi il denaro di un’assicurazione con «doppia indennità». In altri termini il racconto dell’attuarsi di un implacabile destino di fallimento e tradimento, nel momento in cui il piano dei due amanti diabolici viene svelato dall’investigatore della stessa compagnia di assicurazione (Edward G. Robinson), amico fraterno (e neppure tanto velato «super Io») dell’assassino… Da un racconto di James Cain, ma sceneggiato da Raymond Chandler, questa pellicola di Billy Wilder è forse quello che si potrebbe definire il film noir per eccellenza. Lo è non solo per la collaborazione tra il regista e il più grande scrittore del genere in questione, ma per il suo voler raccontare l’ineluttabile attuarsi del fato attraverso la tipica struttura a flashback, narrata da una voce in fondo «già morta» (come poi più esplicitamente nel successivo capolavoro del regista, Viale del tramonto, e in altri grandi film con «morto che parla» del cinema americano anni Quaranta, quali Lettera da una sconosciuta di Ophuls o Monsieur Verdoux di Chaplin). Lo è perché a starci attenti nessun altra ha saputo incarnare la seduzione mortale della dark lady di turno quanto la Barbara Stanwyck del film, con quelle sue labbra turgide e sempre inumidite. E lo è poi per quel disincanto e pessimismo che i film noir dell’epoca sapevano nascondere, proprio all’interno della produzione della Hollywood classica. Ma c’è un valore aggiunto a tutto questo, ed è il cinismo e l’ironia dell’autore, il marchio del grande Billy Wilder. Ne La Fiamma del peccato la seduzione del sesso e del denaro sono un tutt’uno indissolubile, ma la trappola che innesca l’abbaglio del mondo capitalistico, ci insegna sempre Wilder, si assume innanzitutto nella forma della maschera e del travestimento, attraverso la quale ogni facciata nasconde sempre il suo contrario, in un gioco impietoso. Di qui l’inconfondibile stile di Wilder, il regista capace di dirci, con falsa semplicità e magari nel camuffamento di una risata, le cose più terribili. (michele fadda)

Nella polvere del profondo sud

In una cittadina del profondo Sud, un anziano uomo di colore è accusato di un delitto che non ha commesso. Per l’avvocato difensore dimostrare l’innocenza del proprio assistito è quasi un’impresa impossibile, mentre la popolazione inferocita vorrebbe mettere in atto un linciaggio. Un dramma di grande vigore, fra i più belli realizzati da Clarence Brown (noto per essere stato il regista preferito dalla Garbo). Particolarmente efficaci le sequenze della folla che si prepara al linciaggio, chiaramente ispirate al cinema espressionista tedesco.
(andrea tagliacozzo)