Bersagli

Un attore di pellicole del terrore vorrebbe ritirarsi dalle scene perché si accorge che i suoi film non possono competere con gli orrori della vita di tutti i giorni. Nel frattempo un uomo apparentemente rispettabile perde la testa e si trasforma in un maniaco omicida. Eccellente esordio dietro alla macchina da presa di Peter Bogdanovich, regista cresciuto nella factory di Roger Corman (che produce il film con un budget piuttosto esiguo). Intelligente e (inevitabilmente) cinefilo. (andrea tagliacozzo)

Texasville

Seguito de
L’ultimo spettacolo
, diretto dallo stesso Bogdanovich vent’anni prima, con il quale la Leachman aveva vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista. Mentre la sua città, Amarene, sta per festeggiare il centenario della fondazione, Duane, petroliere in crisi finanziaria, ritrova un’antica fiamma, Jacy, appena tornata dall’Europa. Il film non regge di certo il confronto con l’impatto emotivo del precedente, ma è comunque degno di nota, anche grazie alle splendide prove di Jeff Bridges e Cybill Sheperd. Sottovalutato, sia in patria che all’estero.
(andrea tagliacozzo)

Texasville

Divertente sequel di L’ultimo spettacolo, da un romanzo di Larry McMurtry. Il tempo ha modificato alcuni personaggi in vere caricature, non c’è una trama, ma una serie di vignette, alcune migliori di altre: Potts è bravissima nel ruolo della moglie di Bridges, mentre la Shepherd recita tutto il film senza trucco, sembrando (realmente?) sempre peggio in ogni scena.

Mr. Jealousy

Stoltz incontra la Sciorra e subito le cose sembrano andare a gonfie vele tra i due, ma la gelosia di lui nei confronti dell’ex ragazzo di lei fanno impazzire entrambi. Commedia sentimentale con molti dialoghi, ma divertente. Ricrea abilmente lo spirito di New York e offre alcune impedibili scene di terapia di gruppo. Stoltz ha anche collaborato alla produzione esecutiva.

Rumori fuori scena

Energica trasposizione cinematografica della commedia di Michael Frayn: un’intelligente variazione della tradizionale farsa britannica sul sesso, con l’aggiunta della dimensione del tumulto dietro le quinte di una troupe di attori. Questo genere di commedia da porte sbattute non sempre funziona sullo schermo: ma Bogdanovich se la cava come nessuno prima, supportato da un cast volenteroso.

Ma papà ti manda sola?

Peter Bogdanovich ha passato una vita fedele al suo credo secondo cui tutto quel che il cinema aveva da dire, l’aveva già detto in passato. Questo l’ha portato a fare film notevoli e film mediocri. Ma papà ti manda sola? rientra per fortuna nella prima classificazione. Anche perché qui non c’è la semplice adesione a un modello preesistente. C’è la rimessa in atto (re-enactment) del modello. C’è tutta la differenza che passa, in Mel Brooks, tra Frankenstein jr. e Mezzogiorno e mezzo di fuoco . Di più: c’è l’ingenuità festosa di chi gira una commedia come se fosse la prima commedia del mondo. Per questo le porte dell’albergo si aprono e si chiudono a tempo, per questo una valigia può perdere ogni contenuto per diventare un valore di scambio, un geroglifico, un significante puro. Per questo, presi anche noi in questa trappola di originaria ingenuità, ridiamo. (gualtiero de marinis)

E tutti risero

Originale commedia romantica, più di stile che di sostanza, sulle avventure e gli amori di quattro investigatori privati. Punta i riflettori su alcune belle donne, fa un uso eccellente delle location newyorkesi, ma sta al gusto personale di ognuno il giudizio sul suo livello di successo. Ferrer è il figlio della Hepburn e di Mel Ferrer. La Stratten fu uccisa prima dell’uscita del film.

Paper Moon – Luna di carta

Spettacolo imbattibile che ritorna agli anni Trenta di Damon Runyon, in cui l’ex detenuto interpretato da O’Neal adotta senza volerlo una ragazzina (sua figlia nella realtà) già parecchio scaltra di suo. Tatum fece qui il suo debutto sullo schermo e vinse l’Oscar per la sua bravura nel rubare la scena; anche la Kahn è uno spasso nel ruolo di Trixie Delight. Sceneggiatura di Alvin Sargent, dal romanzo Addie Pray di Joe David Brown. In seguito ha generato una serie tv.

Finalmente arrivò l’amore

Reynolds e la Shepherd non sono certamente Ginger e Fred. Questo tributo di Bogdanovich ai musical classici degli anni Trenta ha tutto ciò che i soldi possono comprare (scenografia, costumi), ma manca un cast appropriato. Lo stesso regista ha girato un’ulteriore versione per la televisione, della durata di 115 minuti.

Illegalmente tuo

Un giurato (Lowe) resta scioccato quando vede che l’imputata (Camp) era un tempo la ragazza dei suoi sogni erotici alle elementari, e indaga in giro per proprio conto per liberarla dall’accusa. Farsa dolorosamente piatta a malapena uscita nelle sale, in cui Bogdanovich cerca ancora di emulare Howard Hawks; quant’è bizzarro vedere un disastroso Rob Lowe (con tanto di occhiali) che scimmiotta Ryan “O’Neal in Ma papà ti manda sola? — il quale, a sua volta, scimmiottava Cary Grant in Susanna.

Quella cosa chiamata amore

Convenzionale dramma su una cantante e autrice di canzoni country (Mathis) che desidera con tutte le forze di trovare il successo a Nashville, e sulle sue peripezie per ottenerlo. La parte migliore è la descrizione dell’amicizia e della rivalità tra artisti che cercano di emergere. Interessante più che altro per il fatto di essere uno degli ultimi film di River Phoenix, bravo nel ruolo dello scontroso cantante di talento che nasconde le proprie emozioni.