Point Break – Punto di rottura

A Los Angeles, il poliziotto dell’FBI Johnny Utha, appena giunto in città, indaga assieme al più esperto collega Angelo Pappas su una serie di rapine eseguite dalla stessa banda di criminali. Intuendo che i responsabili si nascondono tra i patiti del surf, Johnny s’infiltra nell’ambiente, entrando nel gruppo capeggiato dal mistico Bohdi. Un film d’azione apparentemente nella norma è portato a livelli stratosferici da una regia tiratissima, al cardiopalma, dal ritmo praticamente vertiginoso. Due, in particolare, le sequenze d’antologia: il lungo inseguimento tra Utha e Bohdi per le strade della città e il tuffo dall’aereo senza paracadute. (andrea tagliacozzo)

Ore 11:14 – Destino fatale

Una cittadina della sonnolenta provincia americana si prepara a un’altra notte quieta. Tutto fila liscio fino alle 11:14 di sera. Quando scatta l’ora fatale, una serie di incidenti mortali la trasportano in una dimensione di terrore mai conosciuto prima. Un ubriaco investe un passante; una commessa viene ferita durante una rapina; un padre scopre il crimine commesso dalla figlia e cerca di far scomparire il corpo del reato; tre adolescenti in vena di follie notturne investono una loro coetanea che è incinta… Morti apparentemente slegate tra loro. Ma nulla appare come effettivamente è. Tutto invece ha un nesso. Causa ed effetto, come un micidiale congegno ad orologeria programmato per deflagrare alle 11 e 14 della sera.

Puntuale. Il meccanismo messo a punto dal debuttante
Greg Marcks,
con una solida palestra di corti alle spalle e nulla più, scotta puntuale e fa sbocciare questo gioiellino di film pervaso da un solleticante
humor
nero che strappa risate e sensazioni forti in salomonica misura. Il concetto di fondo non è nuovo: sezionare un istante, trasformarlo in un prisma dalle molte facce e ruotarlo divertiti fra le mani fino a trovare la giusta angolatura che fa partire il raggio di luce meravigliosamente scomposta nei toni dell’arcobaleno. La dimensione ludica rafforzata da un’azzeccata colonna sonora e l’ambientazione malata dell’immota provincia
yankee
fanno da corollario a questo
vaudeville
orrorifico dove piano piano la matassa si srotola ed emergono gli eventi nel loro svolgersi effettivo, tradendo così le cause e gli effetti, i carnefici e le vittime, gli angeli e i diavoli.

Un cast di attor giovani si amalgama bene con
Patrick Swayze
(Dirty Dancing, Ghost),
Barbara Hershey
(I diffidenti, Un mondo a parte, La figlia di un soldato non piange mai)
e
Hilary Swank
(The Gift, Insomnia, The Core)
che giocano del resto parti da protagonisti un po’ defilati. Occhio invece alla ventitreenne bambolina perversa
Rachel Leigh Cook.
Scoperta dalla Miramax in
Kiss Me,
passin passetto sta scalando rapidamente la collina del successo.

11:14 – Destino fatale
sarà nei cinema dal 20 agosto. Distribuzione Nexo.

(enzo fragassi)

La famiglia omicidi

Il reverendo anglicano Goodfellow (Rowan Atkinson) è a capo di una piccola comunità nella campagna inglese. Tutte le sue attenzioni sembrano essere assorbite dal tentativo di redigere il sermone perfetto. In questo modo tuttavia egli dimentica di accudire la famiglia: la moglie Gloria (Kristin Scott Thomas) sembra così cedere alle avances di un istruttore di golf (Patrick Swayze); la figlia Holly (Tamsin Egerton) cambia un fidanzato alla settimana e il figlio Petey (Toby Parkes) è vittima di una banda di teppisti a scuola. Per «rimettere le cose a posto»ci vuole l’intervento di un’anziana governante, la signora Grace Hawkins (Maggi

Vendetta trasversale

Nei panni di uno sbirro di Chicago originario dei monti Appalachiani del Kentucky, Swayze affronta il boss con l’aiuto del fratellino montanaro Neeson. Una semplice vetrina per i protagonisti, con ambizioni alte e risultati modesti. Voi soggiornereste davvero in un hotel gestito da Pollard?

I ragazzi della 56a strada

Thomas Howell, Matt Dillon, Ralph Macchio, Patrick Swayze, Rob Lowe, Diane Lane, Emilio Estevez, Tom Cruise, Leif Garrett, Tom Waits, Sofia Coppola. Trattamento corposo e notevolmente stilizzato del best-seller di Susan E. Hinton su alcuni inquieti adolescenti dell’Oklahoma negli anni Sessanta, visti attraverso gli occhi di un ragazzo (Howell) che ama la poesia e Via col vento. Un’operazione ambiziosa, che rievoca quest’ultimo film e i melodrammi degli anni Cinquanta (fin dall’enfatica colonna sonora di Carmine Coppola) ma non decolla mai veramente, nonostante alcuni momenti molto intensi. La Hinton compare in un cammeo nel ruolo di un’infermiera. Seguito da un altro progetto dell’accoppiata Coppola-Hinton: Rusty il selvaggio. In seguito ha generato una serie televisiva. Panavision.

Dirty Dancing – Balli proibiti

In vacanza con la famiglia nella East Coast, la sedicenne Baby s’innamora di Johnny, aitante animatore in un albergo e maestro di danza. Durante una gara di ballo, l’intraprendente ragazza si trova a sostituire l’abituale partner del giovane, momentaneamente indisposta. Un film scaltro ma quasi irritante diretto da un regista che in altre occasioni (suoi Tre scapoli e una bimba e Uno strano caso ) ha dimostrato di possedere una buona mano per la commedia. Jennifer Grey è la figlia di Joel Grey, indimenticabile interprete di Cabaret . Oscar per la miglior canzone: (I’ve Had) the Time of My Life, (andrea tagliacozzo)

 

Ghost – Fantasma

Ghost

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La scena madre del film

New York, 1990. Sam e Molly (Patrick Swayze e Demi Moore) sono una coppia affiatata che ha appena cominciato a convivere insieme. Dopo una serata a teatro, un ladro li segue e li aggredisce, causando la morte di Sam. Tuttavia, lo spirito dell’uomo resta accanto alla fidanzata, facendosi aiutare da una donna che è in grado di udirlo, Oda (Whoopi Goldberg). Sam imparerà quindi a vivere tra la sua dimensione e quella dei vivi, in attesa di fare giustizia sul proprio omicidio e congedarsi definitivamente dalla donna amata. Questa è la trama di Ghost, il film che ha commosso generazioni di spettatori.

Attenzione: la visione di questo film è consigliata agli adulti e ai bambini accompagnati. Il film è diretto da Jerry Zucker.

Un grande successo

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Il cast di Ghost

Ghost ha ottenuto un inaspettato successo. La colonna sonora del film ormai è entrata nella cultura musicale popolare, soprattutto grazie alla canzone Unchained Melody. Essa infatti è il tema principale del film ed è stata composta da Alex North e Hy Zaret nel 1955. Il brano è stato poi reso noto dai The Righteous Brothers nel 1965. E, ovviamente, il film contribuì a diffonderlo ulteriormente. La colonna sonora della pellicola, curata da Maurice Jarre, ottenne una nomination agli Oscar.

Il film ha ottenuto altri riconoscimenti importanti. Infatti, Whoopi Goldberg ha vinto il premio Oscar come Miglior attrice non protagonista e Bruce Joel Rubin quello per la Migliore sceneggiatura originale. La Goldberg ha ricevuto anche un Golden Globe, sempre come Miglior attrice non protagonista. Patrick Swayze e Demi Moore, invece, sono stati nominati, ma senza essere premiati.

Curiosità

  • Il film incassò 506 milioni di dollari circa in tutto il mondo.
  • La colonna sonora di Ghost perse l’Oscar in favore di quella di Balla coi lupi, a cura di John Barry.
  • Fu proprio Patrick Swayze a suggerire Whoopi Goldberg come membro del cast, essendo un suo grande ammiratore.
  • La scena del bacio tra Sam e Molly viene citata nell’episodio Rubare la prima base de I Simpson.
  • Nel 2013 è stata prodotta la trasposizione teatrale italiana della pellicola: Ghost Il Musical.

Donnie Darko

Già la storia in sé è insolita, dal fascino rapinoso, quasi una sfida logica contagiosa: siamo nell’ottobre del 1988 in un’imprecisata cittadina della provincia americana, con ville ricche, strade pulite e campi di golf che sembra richiamare la città finta di
The Truman Show);
Donnie Darko (Jake Gyllenhaal) è un adolescente dall’intelligenza vivissima e dal nome di supereroe (gli dirà la sua ragazza), refrattario alla dilagante ipocrisia del mondo che lo circonda. In cura da un’analista per le sue frequenti allucinazioni, in rotta con i genitori con cui non dialoga, incompreso a scuola, non può confessare a nessuno che spesso la notte lo visita un coniglio che gli annuncia l’imminente fine del mondo e gli ordina di fare alcune cose.

Proprio in una di queste notti sonnambule scampa a un incidente inspiegabile (un reattore di boeing cade sulla sua stanza) e da allora comincia ad avere strane visioni.
Donnie fronteggia una duplice realtà con due tipi di problemi diversi. Da un lato il suo rigetto della superficialità (come quella dei suoi amici che sognano orge dei Puffi) e del fondamentalismo che lo circondano (incarnato dalla professoressa di ginnastica, fanatica adepta di una setta new age il cui guru, Patrick Swayze, predica una crescita lineare e manichea dalla rabbia all’amore); dall’altro gli inquietanti interrogativi su ciò che il coniglio vuole, e la paura della nuova dimensione del futuro schiusagli dalla rivelazione. Scoprirà che una ex professoressa di scienze della sua scuola ha scritto un libro,
The Philosophy Of Time Travel,
in cui vengono descritte esperienze identiche alle sue e avanzate teorie sul viaggio nel tempo che lo aiuteranno a capire.

L’unica cosa bella sembra essere per Donnie la tenera storia sbocciata con una nuova compagna di classe, Gretchen (Jena Malone), fuggita dal patrigno violento e convinta di vivere con la tragedia nel sangue. Ma il tempo stringe: il coniglio vuole che Donnie incendi la casa del guru (i vigili del fuoco vi scopriranno un’alcova per torture pedofile); la psicologa, allarmata dalle rivelazioni di Donnie sotto ipnosi, teme che il ragazzo faccia qualche sciocchezza; e lui, all’alba del giorno fatidico, dopo la tragedia consumatasi la notte prima, capirà come un universo tangente può incontrare quello primario e cambiarlo in meglio.

Se la sceneggiatura (dello stesso Kelly) incanta, non sono da meno i dialoghi (attenzione a quello fra Donnie e il suo professore di scienze su Dio e il destino, o con la psicologa sulla fine del mondo) e l’uso delle canzoni (con brani di INXS, Tears For Fears, Duran Duran), i cui testi fungono da contrappunto esplicativo di significati non detti. Geniale è il montaggio per opposizioni concettuali (Donnie e Gretchen che saltano felici nel giardino e poi lui dalla psicologa a parlare della solitudine davanti alla morte; il balletto scolastico delle piccole lolite organizzato dal guru pedofilo mentre Donnie ne brucia la casa) che sembra essere la cifra visiva del giovane regista. Il quale reinventa una struttura narrativa tipicamente made in Usa – viaggiare nel tempo per sistemare il presente (vedi
Ritorno al futuro) –
innestandovi citazioni da
E.T.
(la corsa in bici verso l’incontro risolutivo) a Kieslowski (la carrellata finale e catartica di tutti i personaggi come in
Film Blu),
mischiando il fantastico al romanticismo, la metafisica a un’ironia sociale sferzante.

Cinema giovane, fresco, di grande inventiva ed empatico per ogni fascia di pubblico. Un capolavoro di nuova generazione, che riscrive molti canoni creandone uno multiplo e indefinibile. Al momento la migliore definizione di cosa sia
Donnie Darko
l’ha data lo stesso regista: «Magari
Donnie Darko
è la storia di Holden Caulfield risuscitato nel 1988 dallo spirito di Phillip K. Dick, che inventava di continuo storie di schizofrenia e abuso di sostanze in grado di infrangere le barriere dello spazio e del tempo? O si tratta di una black comedy che presagisce l’impatto delle elezioni presidenziali del 1988? In primo luogo, ho voluto fare un film che deve essere visto e digerito più volte». Vedere per credere.
(salvatore vitellino)