Armageddon – Giudizio finale

Apertura col botto, poi si continua con l’appassionante (anche se improbabile) storia di un esperto di perforazione petrolifera a cui viene affidato il compito di salvare la Terra, minacciata da un enorme asteroide in caduta libera. Ma dopo un po’ tutto diventa prevedibile, e piano piano il divertimento iniziale lascia il posto alla noia. La versione “director’s cut” dura 153 minuti.

Una notte al museo

Larry Daley è un sognatore perennemente in bolletta che non si rassegna a un’esistenza ordinaria: ha inventato lo
snapper
(un aggeggio per accendere e spegnere elettrodomestici o quant’altro con lo schiocco delle dita) che però è stato surclassato dal
clapper,
e così tutte le sue invenzioni sembrano destinate al fallimento. Comunque non si perde d’animo, forte della convinzione di essere destinato a qualcosa di straordinario. Purtroppo l’unico lavoro che riesce a rimediare è quello di guardiano notturno al Museo di Storia Naturale di New York, impiego che accetta unicamente per non dover rinunciare al figlio Nick. Durante la sua prima notte di lavoro, però, succede qualcosa di incredibile: gli animali impagliati, le statue, lo scheletro del T-Rex prendono vita e…

La recensione

La pellicola è una giostra di emozioni e sorprese, supportate dagli straordinari effetti speciali creati dalla Rhythm & Hues, che di recente ha curato anche

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Pallottole cinesi

Una guardia cinese deve salvare una prinicipessa rapita nel Far West. Diventerà amico degli indiani… Jackie se l’era legata al dito quando nel 1997 Jet Li aveva girato Once upon a Time in China and America di Sammo Hung. Il kung-fu nel Far West! Mi avete rubato l’idea! E adesso mostra che cosa è capace di fare lui. Ma Jackie è stanco. Non ha più né il fisico né le idee. E non sembra neanche troppo furbo (non si dice generoso). Perché si sceglie un regista-ombra, anonimo. E una spalla letteralmente invisibile, un biondone di cui non ci si ricorda neanche la faccia. Evidentemente era stato geloso di Chris Tucker, suo partner in Rush Hour , popolarissimo negli Usa. Risultato: un terzo degli incassi di Rush Hour . E un film tre volte più brutto. Gli indiani buoni, i cinesi schiavi che costruiscono le ferrovie, la principessa da salvare che decide di aiutare il popolo. Le battute anacronistiche su John Wayne. Non una traccia di ironia. Non un barlume di meraviglia nelle coreografie. Gli Usa fanno molto male a Jackie Chan. (alberto pezzotta)

Starsky & Hutch

Figlio di una delle migliori donne poliziotto della storia di Bay City,
David Starsky
si dedica con zelo al suo lavoro di detective, sgommando per la città a bordo della sua fiammante Ford Gran Torino. Il suo collega
Ken Hutchinson
è dotato di un istinto eccezionale ma una personalità troppo rilassata e il desiderio di fare soldi con metodi al limite della legalità gli creano più di un problema. Il capitano della polizia decide che i due devono fare coppia fissa e durante il primo giorno di lavoro assieme un cadavere affiora sulla costa di Bay City…

Dopo le
Charlie’s Angels
e prima dei
cugini Duke
di
Hazzard,
anche alla coppia di poliziotti più famosa dei telefilm anni Settanta tocca passare per il grande schermo. Anche in questo caso, attori belli e dotati di autoironia sono stati chiamati a interpretare al cinema personaggi resi popolari dal piccolo schermo e totalmente sconosciuti al pubblico più giovane.
Ben Stiller e Owen Wilson,
già protagonisti del memorabile
I Tenenbaum,
se la cavano egregiamente contribuendo all’ottima riuscita di un film dalla sceneggiatura semplice ma efficacissima, ricca di trovate divertenti alcune delle quali sembrano prese direttamente dagli episodi di
Una pallottola spuntata,
serie di riferimento del genere comico-poliziesco. Un plauso meritano anche le scenografie che ricostruiscono un mondo
Seventies
talmente zeppo di luoghi comuni da risultare a tratti esilarante. Un film perfetto nel suo genere, che strappa più di una risata e anche una solitaria lacrimuccia allorché
Paul Michael Glaser e David Soul,
gli
Starsky&Hutch
originali, riempiono lo schermo con i loro fisici ormai bolsi per passare il testimone ai loro più giovani e affascinanti eredi.

(maurizio zoja)

Midnight in Paris

Midnight in Paris

mame cinema MIDNIGHT IN PARIS DI WOODY ALLEN - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Una coppia di americani in vacanza a Parigi: lei, Inez (Rachel McAdams) vuole una vita e un matrimonio stabile e convenzionale, mentre lui, Gil (Owen Wilson) è uno sceneggiatore di successo che però vorrebbe diventare uno scrittore. Da qui si mettono in moto le vicende di Midnight in Paris, un film che riscopre l’antico fascino della capitale parigina. Il personaggio di Gil si ritrova a passeggiare a mezzanotte per le strade parigine e sale su una bella vettura d’epoca, venendo così trasportato magicamente indietro nel tempo. Incontra quindi gli esponenti della cosiddetta Generazione Perduta”, su cui ha sempre avuto fantasie. Cole Porter (Yves Heck), Ernest Hemingway (Corey Stoll), Salvador Dalì (Adrien Brody), Francis Scott (Tom Hiddleston) e Zelda Fitzgerald (Alison Pill) chiacchierano con lui di idee e teorie culturali. E l’affascinante compagna di Pablo Picasso, Adriana (Marion Cotillard), condivide con Gil il suo amore per Parigi. E non solo.

Ma cosa farà Gil? Accetterà di tornare alla sua vita di sempre, lasciando il sogno di scrivere un romanzo nel cassetto? Oppure la sua surreale esperienza parigina cambierà per sempre le sue priorità e il suo modo di vedere il mondo?

Curiosità

mame cinema MIDNIGHT IN PARIS DI WOODY ALLEN - STASERA IN TV fitzgerald
Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda
  • Fa parte del cast anche Carla Bruni, nel ruolo della guida di un museo. Compare persino l’attrice francese Léa Seydoux.
  • L’anteprima mondiale del film è avvenuta l’11 maggio 2011, quando è stato proposto come film d’apertura del Festival di Cannes.
  • In Italia, la pellicola è stata distribuita il 2 dicembre dello stesso anno dalla Medusa Film, sbancando il botteghino. Midnight in Paris, infatti, è il film di Woody Allen che ha ottenuto gli incassi più elevati nella penisola.
  • Il film ha vinto un premio Oscar e un Golden Globe nel 2012 rispettivamente per la Miglior sceneggiatura originale e Miglior sceneggiatura.

Haunting – Presenze

Un parapsicologo (Neeson) attira con l’inganno tre persone in una magione maledetta. Un thriller noiosissimo, che dispone di tutti gli effetti speciali possibili ma difetta totalmente di coerenza, logica e brivido. La performance della Taylor, nei panni di una solitaria che sente un’affinità con la casa, è l’unico elemento accettabile di questo bidone, che ha pochissimo in comune con il vecchio Gli invasati del 1963 o con il romanzo di Shirley Jackson cui dovrebbe ispirarsi. Panavision.

Tu, io e Dupree

Molly e Carl sono appena tornati dal loro esotico matrimonio organizzato alle isole Hawaii da Mr Thompson, il severo e potente padre di lei. In quella suggestiva cornice, la loro unione sembrava avere le più rosee prospettive ma, abbandonato quel paradiso, iniziano i problemi. Carl, impiegato nell’azienda di costruzioni di Mr Thompson, riceve una promozione che invece di dargli fiducia lo mette in forte crisi: il suo progetto, il quartiere residenziale
Le querce di Mesa Vista,
viene completamente rimaneggiato e ridicolizzato dal suo capo fino a diventarne l’esatto opposto. Per non parlare poi dell’incredibile proposta di Mr Thompson di sottoporre Carl a una vasectomia. In tutto questo, Dupree, il migliore amico di Carl nonché suo testimone di nozze, cade in disgrazia ritrovandosi senza lavoro e senza casa. Carl e Molly decidono di dargli ospitalità: all’inizio sembrerà una pessima idea, ma alla lunga l’ingombrante e bizzarra presenza di Dupree li aiuterà a fortificare il loro rapporto.

La recensione

Dopo aver duettato con Ben Stiller in
Zoolander
e con Vince Vaughn in

2 single a nozze,
Owen Wilson recita al fi

I Tenenbaum

I Tenenbaum

mame cinema I TENENBAUM - STASERA IN TV IL FILM DI WES ANDERSON scena
Una scena del film

Anni ’70, New York. I Tenenbaum sono una famiglia composta dall’avvocato Royal (Gene Hackman), da sua moglie Etheline (Anjelica Huston) e dai loro tre figli, Chas (Ben Stiller), Richie (Luke Wilson) e Margot (Gwyneth Paltrow). I ragazzi si rivelano tutti e tre bambini prodigio, ma crescendo il loro talento svanisce. I genitori, inoltre, si separano a causa delle continue scappatelle di Royal. Resosi conto dello sfacelo della propria famiglia, Royal decide quindi di fingere di essere gravemente ammalato, nel disperato tentativo di rimettere le cose apposto.

Ma i Tenenbaum non possono riconciliarsi tra loro così facilmente. C’è qualche segreto, infatti, che alcuni di loro nascondono. In più, riuscirà Royal a tornare insieme alla moglie e ai figli o la sua bugia verrà clamorosamente scoperta?

Curiosità

mame cinema I TENENBAUM - STASERA IN TV IL FILM DI WES ANDERSON bambini
I piccoli Tenenbaum
  • L’attore Luke Wilson è il fratello del più noto Owen Wilson, il quale ha curato il soggetto e la sceneggiatura del film insieme a Wes Anderson.
  • La scena della disastrosa partita di tennis di Richie pare sia stata l’ispirazione per il video di Hello del DJ Martin Solveig.
  • Il film si presenta come un compendio di psicanalisi familiare. Infatti, la figura di Royal è lo stereotipo del padre assente e la figura di Etheline corrisponde a quella di una madre troppo debole per prendere decisioni risolutive. Di conseguenza, i bambini che vivono in un contesto familiare di questo tipo non hanno modelli da seguire.
  • Il regista, nella caratterizzazione dei personaggi, ha ammesso di essersi ispirato ai protagonisti della striscia a fumetti Peanuts. Anche il cagnolino di Ben Stiller, un beagle di nome Buckley, è un omaggio al cane Snoopy; altri sostengono sia un omaggio al cantante Jeff Buckley.
  • Il regista e sceneggiatore Gabriele Salvatores ama molto I Tenenbaum, tanto da trarne riferimenti nel suo Happy Family.
  • Lo scrittore John Green cita il film nel suo romanzo An Abundance of Katherines.
  • Il personaggio interpretato da Danny Glover è ispirato, nelle fattezze, al segretario dell’ONU Kofi Annan. L’idea venne al regista dopo che Glover glielo presentò a un ricevimento.
  • Margot fuma per tutto il film sigarette Sweet Afton, in commercio solo in Irlanda.

Ti presento i miei

L’infermiere Greg Focker (Fotter nell’edizione italiana) ama alla follia la sua ragazza Pam e vorrebbe sposarla. Ma il padre di lei, Jack, è un tipo all’antica e Greg capisce che per ottenerne la fiducia deve andare da lui a New York e chiedergli ufficialmente la mano di sua figlia. Il week-end si rivela un vero incubo: Jack è scorbutico e insopportabile e, come se non bastasse, fin dall’inizio la malasorte – sotto varie forme – si accanisce contro Greg.

Nonostante i molti difetti – e a partire da una trama esile esile –
Ti presento i miei
ha comunque un pregio non da poco: è divertente. Dopo un’inizio un po’ lento (di studio, si direbbe in un incontro di calcio…), il film prende quota e sciorina una gag dietro l’altra: non tutte azzeccate, alcune perfino prevedibili, ma la mole è tale che la risata è quasi inevitabile. L’effetto è ovviamente decuplicato dalla presenza di Ben Stiller e Robert De Niro: il primo, film dopo film, è sempre più sicuro dei suoi mezzi, mentre il secondo, per quanto efficace, gigioneggia un po’ troppo e – come spesso gli capita ultimamente – finisce per assomigliare alla parodia di se stesso. Detto questo, bisogna ammettere che la somma delle parti – gag+Stiller-De Niro – non si tramuta automaticamente in un buon film. La colpa è parzialmente da attribuire alla regia incolore di Jay Roach: corretta, professionale, ma incapace di imprimere un marchio personale alla pellicola (a riprova che le cose migliori dei due
Austin Powers
erano in realtà farina del sacco di Mike Myers). A dispetto di qualche assaggio gustoso, il risultato finale lascia quindi insoddisfatti, con l’impressione di non aver assistito a un vero film ma solo a un’incessante e non sempre ben amalgamata sequela di trovate comiche.
(andrea tagliacozzo)

Io & Marley

John e Jennifer, giovane coppia alle prese con un nuovo lavoro in un nuovo stato, adottano un cucciolo di labrador per “mettersi alla prova” prima di decidere di avere un bambino. Così Marley entra ufficialmente nella famiglia che, giorno per giorno, vedrà crescere e confrontarsi con impegni, responsabilità e imprevisti e di cui sarà per quindici anni testimone incorreggibile ma leale.

Le avventure acquatiche di Steve Zissou

Steve Zissou è un leggendario esploratore subacqueo, «vanesio e anche un po’ stronzo» (sono parole sue). Durante la sua ultima missione il suo migliore amico nonché socio di lunga data, Esteban, è stato da divorato da un feroce squalo giaguaro. Nell’ambiente si mormora che Steve non sia più quello di una volta, una voce che l’oceanografo vuole mettere a tacere organizzando una nuova missione, durante la quale intende rintracciare lo squalo giaguaro e ucciderlo per vendicare il suo amico. Proprio alla vigilia della partenza, a un equipaggio già sufficientemente ricco di eccentrici personaggi, si aggiungono anche un’affascinante giornalista, incinta di qualche mese, e un pilota d’aerei che, presentandosi a Steve, sostiene di essere suo figlio.
Già regista del memorabile I Tenenbaum, Wes Anderson fa il bis con una strepitosa commedia girata a Cinecittà. Esilarante, geniale e a tratti toccante, Le avventure acquatiche di Steve Zissou riprende numerosi elementi del precedente film del regista (la centralità della famiglia, il mito della seconda possibilità, l’età dell’oro ormai terminata, un’estetica a cavallo fra anni Settanta e anni Ottanta, i personaggi sempre vestiti allo stesso modo, come nei fumetti) applicandoli a una nuova storia.
Un film riuscitissimo, sia dal punto di vista della narrazione, che tiene lo spettatore avvinto all’attesa di sapere cosa sta per succedere, sia soprattutto da quello delle trovate comiche, che è meglio non svelare in sede di recensione per non togliere al lettore il gusto della visione in sala.
Molto bella anche la colonna sonora, curata da Mark Mothersbaugh dei Devo e contenente diversi classici di David Bowie reinterpretati in versione voce-chitarra e in lingua portoghese da Seu Jorge, popstar brasiliana che recita anche nel film nei panni del marinaio Pelé Dos Santos. (maurizio zoja)

Come lo sai

La vita di Lisa (Reese Witherspoon) viene improvvisamente sconvolta quando scopre di essere stata tagliata fuori dalla squadra di softball. Tutto ciò per cui aveva lavorato duramente dall’età di otto anni è finito e, per la prima volta nella sua vita, non sa cosa fare. Decide di consolarsi tra le braccia di un uomo.

Ma chi? L’affascinante Manny (Owen Wilson), giocatore di baseball professionista che, anche lui per la prima volta nella sua vita, sta seriamente pensando ad un progetto a due. George (Paul Rudd) è un uomo d’affari dolce ma un po’ goffo che ha appena perso il lavoro nell’azienda di famiglia per colpa di un’accusa falsa e assurda. Entrambi sono innamorati di Lisa e vogliono aiutarla a rimettersi in piedi. Una commedia che lotta alla scelta dell’uomo ideale, chi sarà il fortunato?

Il treno per il Darjeeling

In seguito alla morte del padre, tre fratelli americani che non si parlano da tempo partono per un viaggio in treno attraverso l’India, alla ricerca di se stessi e del loro legame perduto. All’improvviso, però, la loro “ricerca spirituale” prende una piega diversa e incontrollabile e si ritrovano sbattuti nel bel mezzo di un deserto con undici valigie, una stampante e una macchina. A questo punto inizia un nuovo e inaspettato viaggio.

Un colpo da dilettanti

Wilson, Luke Wilson, Robert Musgrave, Andrew Wilson, Lumi Cavazos, James Caan, Teddy Wilson, Jim Ponds. Originale commedia che vede protagonisti due amici, sfigati cronici, che tentano di imbarcarsi in alcune audaci imprese criminose. Ottime performance di Owen Wilson (anche co-sceneggiatore) e di suo fratello Luke; il terzo fratello, Andrew, appare nei panni di un amico. Il soggetto fu originariamente scritto per un corto di 13 minuti e successivamente “gonfiato”.

Mi presenti i tuoi?

Gaylord è riuscito a entrare nelle grazie dell’inflessibile ex agente Cia Jack Byrnes. Stavolta tocca a suo padre e a sua madre passare l’esame dell’austero capofamiglia. Di fronte all’ultimo ostacolo frapposto al suo matrimonio con Pam, Gaylord si preoccupa di appianare e nascondere qualsiasi situazione imbarazzante. E ha ottimi motivi per farlo, visto che i suoi genitori sono Bernie Fotter, casalingo hippy ed emotivo e sua moglie Roz, donna eccentrica a partire dalla professione: sessuologa per anziani.

Ti presento i miei,
grande successo girato nel 2000 da Jay Roach, non poteva non generare un sequel, come si presagiva dal fatto che il primo episodio non si concludeva con il matrimonio fra i suoi protagonisti. Stavolta va in scena la famiglia Fotter, ennesima forzatura messa in atto dai traduttori di casa nostra per preservare il gioco di parole dell’edizione originale del film, in cui la famiglia si chiama Focker.

La produzione va sul sicuro e conferma in blocco il cast del primo episodio, regista compreso, regalando a quest’ultimo anche Dustin Hoffman e Barbra Streisand. Roach indirizza il film sui rassicuranti binari dell’accumulo: accumulo di star, come si è visto, di gag e di animaletti (a Sfigatto si aggiungono il bastardino Moses e il nipotino di casa Byrnes). Ne esce una pellicola collocabile a metà tra il filone demenzial-surreale e la commedia romantica.

Tutto è decisamente prevedibile. Bisogna far incontrare il rigido e quadrato papà Byrnes con i genitori di Greg? Bene, si prende il carattere del primo e lo si stiracchia al massimo nella direzione opposta, fino a ottenere Bernie Fotter (Dustin Hoffman). Si vuole avere a disposizione un serbatoio pressoché inesauribile di facili battute? Mamma Fotter (Barbra Streisand) sarà un’intraprendente sessuologa per anziani. E per chi ancora non avesse capito che Byrnes e Fotter sono antitetici e apparentemente inconciliabili, gli sceneggiatori li dotano rispettivamente di un gatto e un cane.

Le risate, in effetti, arrivano. La regia di Roach conosce i tempi comici e, pur senza incantare, confeziona alcune scene divertenti, le uniche ragioni per investire i soldi del biglietto. Dustin Hoffman è una vera sorpresa: a suo agio in camicioni rosa e sandali, forma un’affiatata coppia con una Streisand coinvolgente e quasi credibile. De Niro e Stiller funzionano bene insieme, ma questo già si sapeva. Dall’altra parte, il film perde quota a causa di numerosissime battute telefonate, inserite in una trama banale costellata di gag sessual-scatologiche. Anche chi ha riso con il primo episodio, insomma, rischia di rimanere deluso.
(stefano plateo)