Gor

Un giovane, professore in un college americano, eredita dal padre uno strano anello che, secondo una leggenda, sarebbe dotato di poteri magici. In seguito a un incidente di macchina, l’insegnante perde i sensi. Al suo risveglio, si ritrova proiettato in un altro tempo, nel regno di un crudele tiranno di nome Gor. Il film è basato sulla serie John Norman creata da Edgard Rice Burroughs (l’autore di Tarzan). Piatto e privo di qualsiasi interesse, nonostante la presenza nel cast di nomi eccellenti come Oliver Reed e Jack Palance.
(andrea tagliacozzo)

Triplo eco

Nel 1942, una donna, che vive in un’isolata cascina nella brughiera inglese, s’innamora di una giovane recluta, in forza a un non lontano distaccamento militare. Quando il giovane diserta, rifugiandosi in casa della donna, è costretto a indossare abiti femminili per non destare sospetti nel vicino villaggio. Un sergente, credendolo una donna, finisce in seguito per innamorarsi di lui. Esordio cinematografico di Michael Apted, al suo miglior film assieme al successivo Stardust . Eccellenti i protagonisti. Oliver Reed e Glenda Jackson avevano già lavorato insieme due anni prima in Donne in amore (e in quell’occasione la Jackson vinse l’Oscar). (andrea tagliacozzo)

Adorabile canaglia

In una città della provincia inglese, un’insegnante di una scuola speciale, che accoglie disadattati e asociali, si oppone ai discutibili e autoritari sistemi del preside. Gli allievi provano molta simpatia per la donna e non perdono occasione per dimostrargliela. Film piuttosto mediocre e prevedibile, parzialmente salvato dalla gara di bravura tra Glenda Jackson e Oliver Reed.
(andrea tagliacozzo)

I tre moschettieri

Appena giunto a Parigi dalla campagna, il giovane D’Artagnan s’imbatte in Athos, Porthos e Aramis, tre fra i più validi e temibili moschettieri del re. Dopo una iniziale scaramuccia, i quattro diventano grandi amici e uniscono le loro forze contro gli uomini del perfido cardinale Richelieu. Richard Lester – regista dei due primi film dei Beatles,
Tutti per uno
e
Aiuto!
, ma anche di lavori importanti come
Petulia
e
Robin e Marian
– si diverte a demitizzare i personaggi del noto romanzo in un film costellato da numerose gag. L’imponente cast lo asseconda a dovere.
(andrea tagliacozzo)

Il principe e il povero

Riduzione cinematografica del celebre libro di Mark Twain (già portato sullo schermo quarant’anni prima da William Keighley con eccellenti risultati). Per gioco, il giovanissimo erede al trono d’Inghilterra scambia i suoi vestiti con un coetaneo perfettamente somigliante, dando inizio a una interminabile serie di equivoci. Richard Fleisher spreca banalmente un ottimo cast d’attori realizzando un film che, se da un lato segue diligentemente la storia originale, dall’altro manca completamente di vitalià.
(andrea tagliacozzo)

Il gladiatore

Nel 180 d.C., la morte dell’imperatore Marc’Aurelio getta l’impero romano nel caos. Maximus, uno dei più capaci generali dell’impero, viene fatto schiavo, mentre Commodo, il figlio di Marc’Aurelio, sale al trono. Ribattezzato Narciso e costretto a diventare un gladiatore, Maximus è costretto a combattere a morte con altri uomini nel Colosseo per il divertimento del pubblico. Ma diventerà un leader del popolo che vuole rovesciare il tiranno… Il successo di fine stagione, dopo che l’anno scorso era toccato a
Matrix
. Dal cyberpunk buddista al ritorno dei sandaloni. Si peggiora. Con la storia del giusto in cerca di vendetta che arriva dritta dai feuilleton ottocenteschi, e una messa in scena in cui si sente sapore di spot e di riprese sportive (con gli stessi otturatori superveloci usati per le partite di basket o le gare di Formula 1), ma non di cinema. Roma antica risorge col digitale, ma con le scritte latine sbagliate e sospetti cupoloni. La sceneggiatura ha dei buchi pazzeschi (ma come fa il cattivo Commodo a non sapere che l’eroe aveva ucciso i sicari?). Eppure è piaciuto a tutti, vuoi perché c’è il bel Russell, vuoi perché lo spettatore d’oggi non ha mai visto
Ben Hur
o
Spartacus
. Peccato solo che i critici non abbiano fatto il loro mestiere, lieti di applaudire quello che passa il convento e timorosi di passare per snob. Ma
Il gladiatore
non vale molto più di altri capolavori del regista, come
L’Albatross
o
1492-La scoperta del Paradiso
.
(alberto pezzotta)

Assassination Bureau

A Londra, verso i primi del Novecento, prospera l’Assassination Bureau, un’efficiente società di sicari. Sonia Winter, intraprendente giornalista, ha la brillante idea di commissionare al giovane Ivan Dragomiloff, capo dell’organizzazione, l’uccisione di se stesso. Giallorosa spigliato e divertente, con un insolito e simpatico Oliver Reed. Gli tiene degnamente testa la bella Diana Rigg, che aveva raggiunto la popolarità grazie alla fortuna serie televisiva
Agente speciale
.
(andrea tagliacozzo)

Milady

Sequel de
I tre moschettieri
, realizzato due anni prima dallo stesso Richard Lester. Costanza, cameriera della regina Anna e promessa sposa del moschiettiere D’Artagnan, viene rapita dalla perfida Milady de Winter. Mentre D’Artagnan e i suoi amici riescono a liberare la ragazza, Milady raggiunge l’Inghilterra e uccide il duca Buckingham, amante della sovrana. Ironico e dissacrante quanto il precedente, ma con un filo di verve in meno. Il film avrà un ulteriore seguito nell’89.
(andrea tagliacozzo)

Marlowe indaga

Da Il grande sonno di Raymond Chandler, già portato sul grande schermo nel 1946 da Howard Hawks. A Londra, il detective Philip Marlowe riceve l’incarico dall’anziano generale Sternwood di scoprire lo sconosciuto che lo sta ricattando. A parte l’ambientazione (americana nella versione di Hawks, inglese in quest’altra di Winner), la netta differenza tra i due film balza subito agli occhi. A favore del primo, naturalmente. Mitchum aveva già interpretato il personaggio creato da Chandler in Marlowe, il poliziotto privato del 1975. (andrea tagliacozzo)

Donne in amore

Dal romanzo di D.H. Lawrence. Le vite di Gerald, Rupert, Ursula e Gudrun, incontratisi casualmente al matrimonio di una comune amica, sono destinate a intrecciarsi indissolubilmente. Rupert, ispettore scolastico, s’innamora di Ursula, maestra elementare, mentre la sorella di questa, Gudrun, diventa l’amante di Gerald. Ottima regia di Ken Russell, al suo primo film veramente importante dopo una lunga gavetta televisiva e un paio di lungometraggi di minor rilevanza (come
Il cervello da un milione di dollari
). La bravissima Glenda Jackson – che tornerà a lavorare con il regista inglese nel successivo
L’altra faccia dell’amore
– vinse l’Oscar 1970 come migliore attrice protagonista. Nel 1989, Russell realizzerà un prequel del film intitolato
The Rainbow
in cui la Jackson ricopre il ruolo della madre di Gudrun, il personaggio da lei interpretato nel film originale.
(andrea tagliacozzo)