Passaggio in India

L’ultimo film di David Lean, regista di successi come
Lawrence d’Arabia
, tratto da un romanzo di E.M. Forster. Nel 1920, l’anziana signora Moore raggiunge il figlio in India, accompagnata dalla giovane fidanzata del giovane, Adela. Durante un gita guidata da Aziz, medico indiano, Adela accusa ingiustamente questi di averla violentata. Suggestivo e spettacolare, come quasi tutti i lavori di Lean, lucido e incisivo nonostante l’età avanzata (77 anni). A colpire è soprattutto l’analisi puntuale del rapporto inconciliabile tra gli inglesi colonizzatori e gli indiani colonizzati. L’ottima Peggy Ashcroft, nel ruolo della signora Moore, vinse l’Oscar 1984 come migliore attrice non protagonista, così come la colonna sonora di Maurice Jarre. Eccellente anche la Judy Davis.
(andrea tagliacozzo)

Addio al re

Nel 1942, caduta Singapore, un soldato americano diserta e raggiunge il Borneo, dove viene catturato dai dayak, una tribù di cacciatori di teste. Dopo essere riuscito a pacificare gli indigeni, il disertore ne diventa il re. Il film, costato circa diciassette milioni di dollari, è stato girato in dodici settimane nello stato di Sarawak, nel Borneo. Affascinante e imperfetto, come molti altri lavori di John Milius. Non poche le analogie con
Apocalypse Now
, scritto dieci anni prima dallo stesso Milius con Francis Ford Coppola.
(andrea tagliacozzo)

Investigazione letale

Bob, esperto in lingua e letteratura russa che lavora per i servizi segreti inglesi, trova la morte in circostanze misteriose. Suo padre Frank, poco convinto delle spiegazioni ufficiali, decide di vederci chiaro. Le indagini lo portano a contattare Mister Chapple, un alto esponente del servizio segreto, da tempo sospettato di lavorare in favore dei sovietici. Una buona spy-story, adattata per lo schermo da Julian Bond da una novella di John Hale e ottimamente interpretata dal compassato Michael Caine.
(andrea tagliacozzo)

La papessa Giovanna

Debole storia di una donna che, travestita da uomo, si fa strada fino al papato, solo per venire distrutta una volta smascherata. Gli interpreti sembrano essere imbarazzati, e ne hanno motivo; sceneggiatura di John Briley. Ne esiste anche una versione di 112 minuti. Riedito col titolo The Devil’s Impostor, con molto materiale tagliato.