Un amore a 5 stelle

Marisa Ventura (Jennifer Lopez) è una ragazza madre, fa la cameriera in un grande albergo di Manhattan, il Beresford Hotel, vive nel Bronx e sogna una vita migliore. Sua madre, invece, le tarpa le ali continuamente, smontando ogni suo entusiasmo. Un giorno, per gioco, si imbatte in un astro nascente della politica, Christopher Marshall (Ralph Fiennes), che la crede una ricca cliente dell’albergo. Marisa inizia a sognare il suo principe azzurro, ma l’equivoco a poco a poco viene risolto e la sua vera identità salta fuori. La favola sembra infrangersi contro la dura realtà, ma un giorno…
Un amore a 5 stelle
è esattamente come uno se lo immagina. Una commedia romantica a New York, una
Cenerentola
del terzo millennio, un film visto e stravisto. Nessuna trovata originale, niente per differenziare questo film dai centinaia che l’anno preceduto nella storia del cinema. Un altro esempio della stanchezza creativa dell’industria cinematografica statunitense. Purtroppo non basta la sola presenza di Jennifer Lopez per risollevare le sorti di una pellicola scritta in maniera sciatta e di una prevedibilità disarmante. Anche la regia, il montaggio, le musiche e i costumi non riescono a dare un tocco in più, girando a un ritmo assolutamente normale e non proprio irresistibile. Dedicato a chi si commuove tutte le volte guardando
Pretty Woman.
Da evitare.
(andrea amato)

Un mese in campagna

Nel 1920, un reduce dalla prima guerra mondiale viene ingaggiato dal vicario di un paesino dello Yorkshire per ritrovare, in una casetta di campagna, un antico affresco nascosto sotto l’intonaco. Il giovane, ancora traumatizzato dalla recente esperienza bellica, s’innamora della timida e graziosa moglie del reverendo. Un film a tratti interessante, anche se eccessivamente calligrafico. Ottimo il cast, nel quale spicca il futuro regista Kenneth Branagh.
(andrea tagliacozzo)

Nell

La morte di una donna eremita in una cittadina del Sud conduce un dottore nel bosco, dove scopre che la defunta aveva una figlia cresciuta senza alcun contatto col mondo civilizzato: ne resta affascinato, e così pure una scienziata ricercatrice di un’università locale, che vorrebbe “catturarla”. Una premessa intrigante si appiattisce man mano che la storia perde concentrazione e le motivazioni e le relazioni tra i personaggi diventano confuse. La Foster dà un’interpretazione di grande bravura, ma ciò che risulta difficile dimenticare è proprio il fatto che si tratta di un’interpretazione.