Falso tracciato

Negli Usa non ci hanno sputato sopra, e hanno anzi ventilato dei paragoni con
M.A.S.H.
. Perché viene descritto un gruppo di controllori di volo che sono dei cretini totali, interessati solo a battere record, gonfiare i muscoli e cornificarsi a vicenda. Peccato solo non sia una satira, e non ci sia la minima ironia nella descrizione dei personaggi. Cusack è un bulletto che entra in crisi quando arriva un nuovo collega, Thornton: il quale non solo va in giro con una penna in testa perché è mezzo indiano, ma è anche molto più spericolato e ha una moglie (Angelina Jolie) molto più giovane e sexy. Siccome il budget è ridotto, non succede nessun disastro aereo. In compenso nell’ultima mezz’ora il film prende due svolte: prima New Age (con Thornton che, con un’esperienza estrema, riaggiusta i chakra di Cusack), e poi romantica (con Cusack che si fa passare alla radio la moglie che sta viaggiando in aereo, e le canta una canzone). Da non crederci. Soprattutto per i nomi coinvolti.
(alberto pezzotta)

Ballando con uno sconosciuto

La storia vera di Ruth Ellis che, accusata dell’omicidio di un giovane di nobili origini, fu l’ultima donna a essere stata giustiziata in Gran Bretagna, quattordici anni prima dell’abolizione della pena di morte. All’epoca molto apprezzato dalla critica, il film è realizzato con proverbiale classe britannica: recitazione, fotografia e décor sono impeccabili. Il risultato, comunque, è irrimediabilmente gelido e raramente coinvolgente, a dispetto dell’ottima prova di Miranda Richardson, qualche anno più tardi candidata all’Oscar come migliore attrice non protagonista con
Il danno
.
(andrea tagliacozzo)

Prince of Persia: le sabbie del tempo

Nei panni di un ragazzo nel VI secolo in Persia, uno dei più grandi imperi che il mondo abbia mai conosciuto, il piccolo Dastan era un trovatello di strada, senza genitori e senza un soldo. Minacciato di esser severamente punito dal capo dell’esercito, per aver difeso un giovane sorpreso a rubare una mela, Dastan viene risparmiato e in seguito adottato dal nobile Re Sharaman, che vede in lui un barlume di grandeza. Cresciuto accanto ai figli di Sharaman, Tus (Richard Coyle) e Garsiv (Toby Kebbell), seguendo gli insegamenti saggi e nobili del suo padre adottivo e dello zio prediletto Nizam, Dastan conserva la sua ruvida personalità diventando un forte e giovane guerriero.

Dastan, spinto a dimostrare il suo valore, conduce l’attacco ad Alamut, una tranquilla Città Santa che viene segnalata dalle spie come luogo in cui vengono nascoste armi, da fornire ai nemici della Persia. In realtà Alamut nasconde un tesoro ben più importante, le leggendarie Sabbie del Tempo, che danno ai mortali l’abilità di invertire il corso degli eventi.

Dastan riesci ad impossessarsi dell’antico pugnale dal manico di vetro, la chiave per accedere alle Sabbie del Tempo, ma il Re Sharaman viene assassinato e Dastan è accusato del delitto. A questo punto disperato e desideroso di dimostrare il contrario, il ragazzo si trova a dover stringere una insolita alleanza con Tamina, una giovane e determinata principessa, la cui famiglia è stata custode delle Sabbie del Tempo per secoli e che farà di tutto pur di proteggerle.

L’amore ai tempi del colera

Una vicenda epica e coinvolgente, che abbraccia mezzo secolo di vita nella complessa, magica e sensuale città di Cartagena, in Colombia: qui si racconta di un uomo che aspetta più di cinquant’anni per unirsi al suo vero amore. Florentino Ariza (Javier Bardem), poeta e impiegato al telegrafo, scopre la passione della sua vita quando vede Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) dalle finestre della villa del padre. Grazie ad una serie di lettere appassionate, Florentino gradualmente conquista il cuore della giovane ma…

Donnie Brasco

Un agente dell’Fbi sotto falso nome si infiltra in una gang mafiosa e fa amicizia con un anziano gangster in declino, Lefty. Tra i due nasce un rapporto paterno-filiale, ma il giovane sa che dovrà tradire il vecchio.

Una sorpresa inattesa: un normale film di genere, diretto da un regista eclettico e anonimo, che per virtù di sceneggiatura (dell’italoamericano Paul Attanasio) e soprattutto di attori diventa un piccolo gioiello. Decenni dopo la morte dello star system, in tempi di tale analfabetismo scrittorio che le major riempiono d’oro uno come Joe Eszterhas, mai ci si sarebbe aspettati di poter godere di un crime movie vecchio stile come questo.

Crepuscolare come Eddie Coyle, con gangster tristi e stanchi, mai idealizzati, e soprattutto con due personaggi centrali commoventi: Johnny Depp, l’unico grande attore hollywoodiano degli ultimi dieci anni, sfida in casa Al Pacino nel ruolo di un mafioso. Roba da far tremare le vene ai polsi, ma il ragazzo è così intenso e grintoso che stimola l’avversario al punto da fargli mettere da parte gli eccessi e regalare una delle sue più belle interpretazioni di sempre. C’è bisogno di aggiungere che – per chi se lo può permettere – sarebbe il caso di guardarselo in versione originale?
(emiliano morreale)

Harry Potter e il calice di fuoco

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Nuovo anno scolastico per
Harry Potter
(Daniel Radcliffe) e quarto capitolo della saga: il maghetto che ha conquistato adulti e bambini, creato dalla penna di
J.K. Rowling,
è cresciuto ed è ormai un adolescente, così come i suoi inseparabili amici, Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson).

Ad Hogwarts c’è grande eccitazione per il
Torneo Tremaghi
che avrà luogo nella celebre scuola di magia diretta da Albus Silente (Michael Gambon). Non solo: per la competizione saranno ospiti della scuola i concorrenti dell’Istituto Durmstrang e le graziose candidate dell’Accademia di Beuxbatons.
A scegliere il campione di ogni scuola sarà il
Calice di Fuoco
ma tutti sanno che per partecipare è necessario avere compiuto diciassette anni. E invece, dopo aver estratto tre nomi, il Calice di Fuoco consegna anche quello di Harry Potter che si ritrova così catapultato nell’ennesima impresa più grande di lui, circondato dal sospetto e in preda a dolorose fitte alla cicatrice inflittagli da Voldemort (Ralph Finnies), presagio di un Male sempre più vicino.

Harry si ritrova faccia a faccia con un enorme drago sputafuoco; si trasforma in uomo-pesce per affrontare le acque oscure del Lago Nero; finisce sulla prima pagina della Gazzetta del Profeta… A vegliare su di lui, il nuovo professore di «Difesa contro le Arti Oscure», Malocchio Moody (Gary Oldman). Ma non è sufficiente, il clima è troppo cambiato per non turbare Harry profondamente. Imbarazzato dall’attrazione per Cho Chang, respinto da Ron, stupito dell’intesa tra Hermione e Viktor Krum, Harry si sente sempre più solo.

Alla fine, sarà la sua mano a toccare la Coppa Tremaghi, ambito premio del torneo, e non sarà la sola.
Cedric Diggory,
l’altro campione di
Hogwarts, si ritroverà catapultato insieme a Harry in un oscuro viaggio che gli risulterà fatale.

Nonostante la regia affidata a
Mike Newell,
famoso per commedie romantiche come
Quattro matrimoni e un funerale,
il film è pervaso da tinte cupe. É la perdita dell’innocenza legata sì ai primi turbamenti amorosi ma soprattutto all’incontro con il dolore assoluto, con la morte del giovane eroe buono, bello e leale. Un dolore che segna e offusca la vittoria finale del determinato Potter tanto che in Inghilterra il film è stato vietato ai minori di dodici anni non accompagnati. In questo clima dove orrori e paure prevalgono, c’è poco spazio per le magie «quotidiane» che hanno decretato il successo del maghetto. Da segnalare all’inizio del film, l’arrivo spettacolare degli ospiti del torneo, tra carrozze volanti e velieri-sottomarini. Ma, dicevamo, è solo l’inizio del film.
(sara dania)

Mona Lisa Smile

Autunno 1953. Katherine Watson ottiene l’incarico di insegnante di storia dell’arte nel campus di Wellesley, nel New England. L’impatto con il prestigioso istituto non è dei migliori. Qui si formano le future mogli e madri di famiglia della borghesia americana. Le ragazze «devono» sognare l’anello di fidanzamento e non certamente l’ammissione all’università. La carriera è una prerogativa dei loro mariti. In questo clima conformista la giovane insegnante conquisterà poco a poco la fiducia delle proprie allieve, le incoraggerà a ragionare in modo indipendente e a conquistarsi spazi di autonomia. Tra le ragazze c’è Joan, in procinto di fidanzarsi e desiderosa di fare domanda d’iscrizione alla Facoltà di Legge di Yale. Giselle Levy è invece la più disinibita della classe e intreccia relazioni con uomini maturi, tra cui il professore di italiano, Bill Dunbar e il suo psicanalista sposato. Ma sarà Betty Warren, figlia di una delle più facoltose e conservatrici famiglie del paese, a dare il maggior filo da torcere alla nuova insegnante.

Mona Lisa Smile
è stato annunciato come la versione al femminile de
L’attimo fuggente
(1989). In effetti gli ingredienti che accomunano le due pellicole sono molti. Anche qui un insegnante anticonformista tenta di sovvertire le ferree regole di un istituto scolastico e si scontra con l’immobilismo della classe docente ancorata alle tradizioni. Julia Roberts come Robin Williams. Ma
Mona Lisa Smile
non commuove come
L’attimo fuggente,
che aveva più pathos, affrontava un tema delicato come quello del suicidio e scavava molto più in profondità nei drammi dei diversi personaggi.
MLS
si mantiene invece su toni più pacati, da commedia piuttosto che da film drammatico. Per metà un inno all’indipendenza delle donne e per l’altra piccolo affresco della società americana del dopoguerra. Un mondo ancora lontano dal femminismo, in cui le ragazze che si laureavano erano pochissime e la pubblicità raffigurava la donna come una perfetta massaia, accanto al tacchino o con indosso una panciera. Danneggiata da una sceneggiatura debole, la Roberts non riesce a essere trascinante come in altre passate interpretazioni e i momenti di maggior tensione emotiva sono sottolineati dagli archi della colonna sonora più che dalle battute del copione. La sensazione complessiva è quella del già visto o sentito. L’idea di fondo era interessante ed originale, occorreva però insistere di più sulle donne, il vero motore del film. I personaggi sono invece sbiaditi, poco taglienti. La colpa non è però della mediocrità degli attori ma piuttosto di quella del racconto, troppo monocorde, troppo avaro di stimoli per lo spettatore. Nessuna scena o battuta entrerà nella storia del cinema, come invece aveva fatto la celebre «oh capitano, mio capitano» de
L’attimo fuggente.
(francesco marchetti)