The Wrestler

Randy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) era un wrestler professionista di rinomata fama alla fine degli anni Ottanta. Vent’anni dopo tira avanti esibendosi per i fan del duro wrestling nelle palestre dei licei e nelle comunità del New Jersey. Allontanatosi dalla figlia (Evan Rachel Wood), incapace di sostenere un vero rapporto, Randy vive per il brivido dello show, per l’adrenalina del combattimento e per l’adorazione dei fan che gli rimangono. Colto da un infarto durante un combattimento, il dottore gli dice di eliminare gli steroidi e di sospendere i combattimenti. Costretto a lasciare lo show-business, Randy comincia a riflettere sulla sua vita. Prova a riallacciare i rapporti con sua figlia e inizia una relazione con una spogliarellista (Marisa Tomei). Per un periodo le cose funzionano; tuttavia il richiamo della ribalta è troppo forte per lui e Randy si cimenta ancora una volta nel combattimento sul ring.

Sin City

Sin City

mame cinema SIN CITY - STASERA IN TV IL PRIMO CAPITOLO DELLA SAGA scena
Una scena del film

Diretto da Robert Rodriguez, Frank Miller e Quentin Tarantino, Sin City (2005) è diviso in tre episodi, che raccontano tre storie dell’opera originale di Miller: Un duro addioQuel bastardo giallo e Un’abbuffata di morte. All’inizio e alla fine del film viene accennata la parte che nel fumetto corrisponde al racconto Il cliente ha sempre ragione.

I personaggi principali sono il poliziotto John Hartigan (Bruce Willis), Nancy Callahan (Jessica Alba), Marv (Mickey Rourke), Dwight McCarthy (Clive Owen), Roark Jr. (Nick Stahl), Kevin (Elijah Wood), Gail (Rosario Dawson) e Jackie Boy (Benicio Del Toro).

Tre storie di vita violenta. Sullo sfondo, la città di Basin City, un luogo corrotto fino al midollo, tanto marcio da meritarsi il soprannome di Sin City, la città del peccato.
John Hartigan (Bruce Willis) è uno sbirro prossimo alla pensione, che durante la sua ultima notte di servizio salva Nancy (Jessica Alba), undici anni, dalle grinfie di un pedofilo assassino. Ma il maniaco è il figlio del più potente uomo politico di Sin City, che metterà in atto una crudele vendetta contro il poliziotto.
Dieci anni dopo: Marv (Mickey Rourke), un bestione pazzo dall’aspetto mostruoso, si innamora di una prostituta incontrata in uno squallido bar dei bassifondi. Goldie, così si chiama la donna, offre a Marv l’unica notte d’amore della sua disperata vita, prima di essere barbaramente uccisa.

Alcuni mesi prima: Dwight McCarthy (Clive Owen) e la sua amata Gale (Rosario Dawson), boss della gang di prostitute guerriere che controllano la città vecchia, combattono per scongiurare una guerra fra poliziotti, prostitute e malavitosi. Casus belli , l’uccisione da parte delle «ragazze» di un poliziotto violento, Jackie Boy (Benicio Del Toro).
Robert Rodriguez gira la sua pellicola più riuscita grazie alla collaborazione di Frank Miller, forse il più grande cartoonist americano degli ultimi vent’anni, sicuramente uno dei più influenti.

Curiosità

  • Frank Miller appare nel film nel ruolo di un prete.
  • Il film è completamente girato in digitale e ha un’ambientazione quasi totalmente virtuale: e sole tre scenografie realizzate realmente sono quelle del bar di Sin City, della casa di Shellie (Brittany Murphy) e dell’ospedale.
  • Come il fumetto, la pellicola è interamente in bianco e nero, con alcuni sprazzi di colore improvvisi per accentuare dei particolari importanti, una tecnica simile a quella usata prima da Francis Ford Coppola in Rusty il selvaggio.
  • La parte di John Hartigan era stata inizialmente offerta a Michael Douglas, il quale tuttavia la rifiutò. Così venne scelto al suo posto Bruce Willis.
  • Altri attori a cui era stato proposto un ruolo nel film sono Christopher Walken e Willem Dafoe per la parte del senatore Roark, Nick Stahl per la parte di Junior, ma furono anche considerati Steve Buscemi e Leonardo DiCaprio. Robert Rodriguez aveva pensato a Johnny Depp per il ruolo di Jackie Boy, poi andato a Benicio del Toro.

RECENSIONE

Miller ha iniziato con i supereroi nei primi ’80, scrivendo le saghe che hanno rivitalizzato personaggi come Batman ( The Dark Knight Returns ) e Daredevil ( Born Again, Elektra Lives Again ). Poi, nel 1993 ha deciso di mettersi in proprio e ha iniziato a lavorare sul progetto Sin City : le storie a fumetti, disegnate in un durissimo e rigoroso bianco e nero e permeate di violenza e cinismo, hanno da subito fatto gridare al capolavoro e attirato l’attenzione dei fan del pulp e del noir . Fra questi, sicuramente anche Rodriguez, il cui amore per il fumetto di Miller traspare in maniera cristallina in ogni singola inquadratura che compone le oltre due ore del film.
I due co-registi trasportano infatti su grande schermo il linguaggio delle tavole a fumetti, riprendendo fedelmente dall’originale disegnato ogni dialogo e perfino moltissime inquadrature. Gli albi a fumetti sono diventati la base per la composizione dello storyboard e si sono praticamente sostituiti a quest’ultimo. I sociologi dei media americani Bolter e Grusin hanno parlato di «rimediazione» per definire il processo di spostamento di linguaggio da un mezzo di comunicazione all’altro: Miller e Rodriguez forniscono uno dei più lampanti esempi concreti di questo processo, con un film cui l’aggettivo «post-moderno» non può che calzare a pennello.
Questa convergenza estetica tra cinema e fumetto è stata resa possibile grazie al pesante uso della tecnica digitale: gli attori hanno recitato su un set totalmente spoglio, sugli sfondi monocromatici del bluescreen , e gli ambienti sono stati aggiunti successivamente, con un enorme lavoro di post-produzione. Avevamo visto qualcosa di molto simile in Sky Captain And The World Of Tomorrow , uscito circa sei mesi fa, ma in Sin City l’effetto è ancora migliore; per rendersene conto, basta guardare l’incredibile perfezione della pioggia che cade incessante sulla «città del peccato».

Dal punto di vista estetico ci troviamo quindi davanti a un prodotto interessante e affascinante. Lo stile c’è ma è necessario evidenziare alcune piccole lacune che riguardano il contenuto narrativo. La più evidente è l’uso a volte eccessivo della voce fuori campo, che fa entrare direttamente nei pensieri dei character principali: è sicuramente la soluzione più immediata per rappresentare sullo schermo le ipertrofiche didascalie che Miller usa per dare la parola al flusso di coscienza dei suoi personaggi disegnati, ma dopo due ore rischia di mettere alla prova i nervi dello spettatore medio, tanto più che le voci di Hartigan, Marv e Dwight sono drammaticamente simili.
Sin City rimane comunque un grande film che, scontrandosi frontalmente con quanto il cinema d’autore oggi produce, darà adito a molte critiche. Un piccolo prezzo da pagare, inevitabile quando si sottopone al giudizio del pubblico un prodotto di forte personalità e con un non indifferente contenuto di innovazione.
Il cast, infine, è veramente stellare, altro che Ocean’s Eleven . E un paio di scene sono imperdibili, soprattutto quella del surreale dialogo tra Hartigan e il cadavere di Jackie Boy, girate dallo special guest director Quentin Tarantino. (michele serra)

Ore disperate

Rifacimento, con alcuni variazioni, del classico diretto da William Wyler nel ’55. Mickey Rourke e Anthony Hopkins interpretano i ruoli che furono a suo tempo di Humphrey Bogart e Fredric March. Un evaso e due complici si rifugiano nella casa di uno stimato professionista prendendo in ostaggio l’intera famiglia. Le intuizioni straordinarie di regia non sono poche, anche se il film, complice una sceneggiatura piuttosto prevedibile, non convince fino in fondo. Bravi gli interpreti, compreso un Mickey Rourke insolitamente misurato. (andrea tagliacozzo)

Johnny il bello

Johnny Sedley, detto ironicamente
il bello
a causa di una deformazione che gli deturpa il volto, si associa con l’amico Mickey e con altri due balordi, Rafe e la bella Sunny, per compiere una rapina. Una volta portato a termine il colpo, gli ultimi due uccidono Mickey e permettono la cattura di Johnny che, condannato a diversi anni di prigione, medita di vendicarsi. Un melodramma d’azione diretto da Walter Hill con stile veloce ed efficace. Non male anche Mickey Rourke, ben al di sopra dei suoi soliti standard.
(andrea tagliacozzo)

Rusty il selvaggio

Ambiziosa opera d’atmosfera tratta dal romanzo per grandi e piccoli di Susan E. Hinton su un adolescente alienato che vive all’ombra di suo fratello maggiore. Intenso dal punto di vista emozionale, ma confuso e distante; altamente stilizzato, dal punto di vista visivo (girato per la maggior parte in bianco e nero) e sonoro (con una partitura impressionista di Stewart Copeland). Terzo film di Dillon tratto da un romanzo di Hinton, il secondo per Coppola (dopo I ragazzi della 56a strada).

C’era una volta in Messico

Sands è un agente non proprio segreto (sulla sua t-shirt c’è scritto «agente della Cia»…), ma sicuramente corrotto. Deve sventare un attentato al presidente messicano ordito dal cattivissimo narcotrafficante Barrillo e da alcuni generali dell’esercito messicano. Per salvare il presidente, si rivolge al mitico chitarrista El Mariachi, che vive in isolamento tra ricordi, rimpianti e sete di vendetta…

Terzo episodio della saga di El Mariachi (iniziata nel 1993 con
El Mariachi
e proseguita nel 1995 con
Desperado)
confezionato da Robert Rodriguez (nel frattempo ha girato anche la saga di
Spy Kids)
che ne ha curato anche sceneggiatura, montaggio, scenografia, fotografia e persino la colonna sonora. Un doppio, ironico, divertito omaggio a due maestri del regista messicano: Sergio Leone (basta il titolo…) e Quentin Tarantino (basta contare i cadaveri…). Eppure, questo film che ha messo in pista una parata di stelle (Antonio Banderas, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Eva Mendes, Enrique Iglesias, Salma Hayek, Marco Leonardi…) è divertente. Con i suoi personaggi irreali, forzati, incredibili. Con le situazioni paradossali, al limite di ogni forzatura. Con un numero di morti ammazzati, tagliati, ridotti a brandelli da grande pulp in salsa messicana. Divertente un nevrotico Johnny Depp, con terzo braccio finto e una sfilza di spacconate (ammazza il cuoco perché cucina troppo bene…). E grande il chitarrista con le armi nella custodia della chitarra, Banderas, qui ancora afflitto per la morte (violenta) della compagna Carolina e del figlio neonato. Un film – girato in digitale – sicuramente spettacolare (inseguimenti, fughe, esplosioni…), rumoroso ed esagerato. Gli amanti del genere non possono perderlo. Gli altri si fanno due risate e si rifanno gli occhi con cotanto cast…
(d.c.i.)

Stormbreaker

Alex Rider è un normale adolescente che frequenta il liceo. Un giorno suo zio muore in circostanze misteriose e la vita del ragazzo cambia improvvisamente. Scopre che il parente defunto in realtà non era un impiegato di banca ma un agente segreto della MI6 caduto al rientro da una missione. L’agenzia contatta Alex e gli propone un’assunzione: dovrà indagare intorno a un programma di realtà virtuale chiamato Stormbreaker.

A cena con gli amici

A Baltimora, cinque amici, lasciatisi ormai alle spalle l’adolescenza, si riuniscono periodicamente per ricordare con nostalgia le vecchie imprese. Qualcuno è maturato, qualcun’altro meno. Tutti, comunque, sono alle prese con i problemi che comporta inevitabilmente l’età adulta. Film d’esordio di Barry Levinson (e per gli attori Ellen Barkin e Paul Reiser), si distacca da altri prodotti del genere grazie a una sceneggiatura sufficientemente intelligente e alla discreta interpretazione corale degli attori, allora sconosciuti, ma di lì a poco destinati quasi tutti al successo. (andrea tagliacozzo)

I cancelli del cielo

Nel 1870, nel Wyoming, gli avvocati James e Billy, ex compagni di corso ad Harvard, si ritrovano su fronti opposti: il primo, diventato sceriffo, difende gli immigrati provenienti dell’Est europeo che aspirano a un pezzo di terra da coltivare, mentre il secondo cura gli interessi dei potenti allevatori di bestiame che li vorrebbero sopprimere. Il film fu un fiasco di proporzioni colossali e mandò in rovina la United Artist che lo aveva prodotto. Il risultato finale, però, è quasi ingiudicabile, dato che del film ne esistono numerose versioni (tra le quali una da 219 minuti, mentre l’originale arrivava fino a 325). Quel poco che ne resta è sicuramente notevole. Una nomination agli Oscar. (andrea tagliacozzo)

Nove settimane e mezzo

Incontratisi casualmente in un locale, John, mediatore d’affari, ed Elisabeth, direttrice di una galleria d’arte, iniziano un rapporto fatto di strani giochi erotici e misteri non svelati. Praticamente snobbata negli Stati Uniti, la pellicola riscosse un grande successo in tutta Europa e segnò l’affermazione definitiva di Mickey Rourke e Kim Basinger. Si tratta, in definitiva, di un videoclip prolisso, patinato e neanche troppo interessante. Del film verrà realizzato nel 1997 un sequel addirittura peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Animal Factory

La vita da carcerato di uno spacciatore che assiste a continue violenze sessuali. Cercherà protezione dal boss dei detenuti con il quale progetta un’evasione… Aumentano sempre più gli attori americani che con minore o maggiore assiduità si dedicano alla regia. Ma di Steve Buscemi, uno degli attori più cari ai fratelli Coen, avevamo già apprezzato l’opera prima
Mosche al bar
per non attendere con una certa impazienza e con interesse
Animal Factory
, tratto da un romanzo di Edward Bunker. Bunker, che co-firma anche la sceneggiatura, è stato autore dello script di
A 30 secondi dalla fine
di Andrej Konchalovskij e ha impersonato il Mr. Blue de
Le iene
di Quentin Tarantino. Insomma, è uno che di ambienti duri e di canaglie matricolate se ne intende, non foss’altro perché in carcere c’è stato davvero e ha potuto verificare di persona cosa voglia dire sopravvivere all’interno di strutture rieducative solo sulla carta. E infatti l’aspetto più convincente di
Animal Factory
, servito da un’inquietante e ossessiva colonna sonora di John Lurie, è proprio la capacità di riflettere con consapevolezza su un’esperienza vissuta. Decisamente più carente appare invece il lato registico. A differenza di
Mosche al bar
, Buscemi – che qui si ritaglia un piccolo ruolo positivo – non riesce a dare adeguato spessore visivo a una sceneggiatura estremamente solida, priva di concessioni banali agli stereotipi del genere carcerario oltre che aperta a diversi e sottili livelli di lettura. Peraltro lavora molto di più, e meglio, sulla recitazione, che è evidentemente un terreno sul quale si sente più sicuro: ne risulta una galleria di interpretazioni tutte memorabili, da quella del galeotto senior e intrallazzato Willem Dafoe, che fa da pigmalione al giovane delinquente Edward Furlong (già ottimo protagonista di
American History X
), al bravissimo e irriconoscibile Mickey Rourke – un attore che pochissimi registi hanno saputo valorizzare – nei panni del travestito.
(anton giulio mancino)

Francesco

Risibile e inetto dramma storico, con un Rourke fuori parte che bofonchia nel ruolo di Francesco d’Assisi (!), il figlio di un ricco mercante italiano che passa attraverso una rinascita spirituale. La narrazione è spesso confusa, la regia è sciatta e il risultato è una vera noia.

L’anno del dragone

Il rude poliziotto Stanley White, reduce dal Vietnam, è deciso a fronteggiare il boss rampante di Chinatown con l’aiuto di una giornalista televisiva. Il primo film di Cimino dopo il grandioso flop del bellissimo I cancelli del cielo . Un’impresa non meno folle, controversa fin dal rapporto col produttore De Laurentiis e accusata di razzismo. In verità Cimino crea un personaggio ossessivo e maniacale (Mickey Rourke) e un suo doppio ambiguo e raffinato (John Lone, che sarà poi l’imperatore di Bertolucci e il/la Butterfly di Cronenberg) tuffandoli in una città fiammeggiante, con scene di massa barocchissime. Misantropo, misogino, nichilista, l’esatto contrario dell’epos del film precedente. Già un gran segnale di crisi, che si stagliava come un monolite nei leccati e squallidi anni Ottanta. Da rivedere oggi, per verificare l’effetto che fa. (emiliano morreale)

Harley Davidson & Marlboro Man

Tom, proprietario di un locale, si trova in difficoltà economiche. Gli amici Harley e Marlboro si propongono di aiutarlo organizzando, assieme ad altri complici, una rapina ai danni del furgone della Great Trust Bank. Il colpo riesce, ma i due, che hanno inconsapevolmente rubato un carico di droga, si ritrovano alle calcagna alcuni spietati killer. Buone le sequenze d’azione, ma tutto il resto è quasi da dimenticare. Il regista Simon Wincer aveva dato miglior prova di sé nel precedente Carabina Quigley . (andrea tagliacozzo)

Angel Heart – Ascensore per l’inferno

Il detective privato Harry Angel (Mickey Rourke) viene assoldato dall’enigmatico Louis Cyphre (Robert De Niro) per ritrovare Johnny Favorite, un cantante che diversi anni prima, dopo essere stato dimesso con uno stratagemma da un clinica psichiatrica, ha lasciato perdere ogni traccia di sé. Una volta iniziate le indagini, per l’investigatore inizia una lenta, ma inesorabile discesa verso l’inferno. Thriller satanico dalle grandi ambizioni, ma dai risultati tutto sommato modesti. Intrigante nelle premesse e splendidamente fotografato da Michael Seresin, il film alla lunga diventa sempre più manierato e involuto, fino a giungere a un finale a sorpresa non del tutto imprevedibile. Scritto dallo stesso Parker da un romanzo di William Hjortsberg intitolato
Falling Angel
.
(andrea tagliacozzo)

Orchidea selvaggia

Appena assunta in una società finanziaria, la giovane Emily accompagna Claudia, efficientissima manager, in un viaggio d’affari a Rio de Janeiro. In Brasile, le due donne incontrano il ricco e affascinante James Wheeler, che rimane colpito dalla bellezza di Emily. Erotismo patinato (e vagamente idiota) sulla falsariga di
9 settimane e mezzo
. Fa quasi rabbia vedere attori del calibro di Mickey Rourke e Jacqueline Bisset coinvolti in simili produzioni.
(andrea tagliacozzo)

Eureka

Un uomo (Hackman) molto ricco e ossessionato dal passato, vive in un isola delle Bahamas, chiuso in se stesso e in perenne contrasto sia con la figlia (Russell), che con il genero (Hauer). Storia drammatica sull’illusorio potere del denaro, girata ai limiti del virtuosismo dal regista Roeg (già noto per
L’uomo che cadde sulla terra
del 1976, con David Bowie).
(andrea tagliacozzo)