Un marito ideale

Dall’omonima commedia di Oscar Wilde. In Inghilterra, un giovanotto, segretario di un importante politico, approfitta della propria posizione per arricchirsi e fare rapidamente carriera. Diversi anni più tardi, divenuto una personalità di spicco del governo britannico, l’uomo viene ricattato da una ragazza che minaccia di rivelare le sue malefatte. Il film è eccessivamente lento e risente di un’impostazione troppo teatrale.
(andrea tagliacozzo)

Il mondo di Suzie Wong

A Hong Kong, il pittore americano Robert Loma s’innamora di una bellissima prostituta, Suzie Wong, che decide di usare come modella per i suoi quadri. Quando scopre che la ragazza ha già un figlio i suoi sentimenti non cambiano. Anzi, l’uomo decide di trovare un lavoro stabile per mantenere Suzie e il suo bambino. Più che un film drammatico (o melodrammatico) è una insopportabile polpettone. Anche il bravo William Holden, in altri lavori spesso memorabile (
Stalag 17
su tutti), si salva a stento.
(andrea tagliacozzo)

Paura in palcoscenico

Un’aspirante attrice copre involontariamente un omicida che tenta di scaricare il peso del proprio crimine sulla consorte, primadonna teatrale. Dopo una serie di peripezie, il colpevole verrà smascherato sulla scena.

Celebre soprattutto per il falso flashback da cui prende l’avvio,
Paura in palcoscenico
è un piccolo gioiello hitchcockiano, nonostante lo scarso amore che il regista e Truffaut gli portavano. Certo, il racconto è strutturato come una delle odiate trame alla Agatha Christie, e indubbiamente Jane Wyman non è un’interprete ideale né Richard Todd risulta convincente nella parte del villain. Tuttavia il film marca il ritorno dell’ingombrante cineasta nella natia Inghilterra, e
Paura in palcoscenico
emana proprio quell’atmosfera famigliare che caratterizzò i suoi film del periodo britannico. Il sarcasmo sornione di Marlene Dietrich non fa che esaltare questa confidenza: la sua maniera di trattare la Wyman è impareggiabile.
(francesco pitassio)